Blog di politica, attualità, ambiente, società, e varie. Un'isola di riflessione in un mare mosso di informazione.
lunedì 10 settembre 2018
Come siamo arrivati a questo punto (parte 1)
Per cambiare l'Italia non basta una legislatura. Nemmeno due. Curare è sempre più costoso che prevenire. I partiti che hanno dominato la scena politica per gli ultimi decenni hanno messo in piedi un complesso sistema che ha favorito inefficienza, ineguaglianza, evasione, corruzione, e ingabbiato l'Italia in una morsa chiamata debito pubblico. I confini tra centro-destra e centro-sinistra si sono sfocati, con un centro-destra degenerato intorno alla figura di Berlusconi, e con un centro-sinistra degenerato in un partito più efficace del centro-destra nell'attuare politiche di destra, a partire da privatizzazioni e un generale smantellamento della cosa pubblica. Tutti i partiti sono diventati ostaggio - e allo stesso tempo complici - di una letale dipendenza da cospicui finanziamenti privati.
Le conseguenze di queste politiche, portate avanti con ostinata lucidità da entrambi gli schieramenti, si osservano nell'immenso trasferimento di ricchezza dalla maggioranza della popolazione ad una minoranza che grazie a questo è stata in grado di accumulare un crescente potere economico e politico. Le conseguenze si osservano anche nell'efferato indebolimento dei presidi pubblici che dovrebbero garantire la difesa democratica (giustizia, scuola, sanità...), nella stagnazione dei salari reali per le persone comuni, nonchè nella distruzione ambientale alimentata da un consumismo fuori controllo.
Un simile fenomeno (l'appiattimento dei partiti tradizionali intorno all'ideologia economica neoliberista), pur con diverse sfumature, è accaduto in tutti i paesi industrializzati. In teoria, la reazione naturale a questa degenerazione sarebbe dovuta essere una presa di posizione nuova da parte della maggioranza della popolazione, per ribellarsi contro l'ineguaglianza e pretendere la rivalutazione del bene pubblico, l'indipendenza della politica dai poteri economici, il rafforzamento delle tutele democratiche, la redistribuzione della ricchezza. In teoria. Nella pratica, la rabbia della popolazione è stata sapientemente diretta verso un altro nemico, facile da vedere e sentire, soprattutto nelle vaste periferie urbane: lo straniero.
È molto più facile aizzare la popolazione contro masse di poveracci che sbarcano sulle nostre coste e che, a causa di come vanno le cose, stentano ad integrarsi. È molto facile far credere che se non ci sono soldi per i servizi sociali, per la sanità, per le scuole, è colpa dei troppi migranti.
È molto più impegnativo, invece, spiegare che il problema migranti è minuscolo se confrontato a quello dell'evasione fiscale e della ineguaglianza sociale. È impegnativo spiegare perchè le privatizzazioni a favore dei soliti noti hanno danneggiato l'interesse pubblico; perchè leggi varie hanno depotenziato la macchina della giustizia a favore di chi si può permettere stuoli di avvocati difensori; perchè la possibilità per lo stato di tutelare i cittadini è stata fortemente diminuito di fronte ad crescente potere di ricatto da parte delle sempre più potenti multinazionali.
È molto semplice (ed economico) fare un reality rinchiudendo un gruppo di imbecilli in una casa con telecamere. È molto più impegnativo fare un servizio di inchiesta stile Report.
(La parte 2 verrà pubblicata prima possibile)
domenica 19 dicembre 2010
Riflessioni serali su destra e sinistra
PD. Bersani parla di un grande programma che possa unificare un po' tutti, da Vendola a Casini, da Di Pietro a Fini. Ecco, il programma elettorale ha perso il suo significato, non è più un documento identitario, fatto di buone idee che si difendono con buoni argomenti. Un punto di partenza e di dialogo con i cittadini.
Piuttosto, oggi è diventato un patto di compromesso, un foglio di carta il cui unico fine è quello di contentare il maggior numero possibile di forze politiche in modo da riuscire a vincere le elezioni. Per poi ritrovarsi al governo divisi e senza idee, uniti solo dalla volontà di acquisire e governare il proprio potere e il proprio clientelismo.
E' in questo modo che la sinistra italiana e le sinistre un po' in in tutta Europa hanno perso il controllo della situazione e stanno rinunciando ai loro punti di forza, che pure esistono. Infatti molti di questi partiti di sinistra hanno fatto l'Europa, hanno costruito i migliori Stati al mondo, hanno inventato servizi e un stato sociale all'avanguardia, hanno governato per decenni alcuni degli Stati che oggi risultano con la più alta qualità della vita al mondo. Eppure dagli inizi di questo millennio sono stati tutti sostituiti da governi di centro-destra che vivono di rendita e ideologie liberiste, già fallite negli anni 80, e a cui non sono in grado di contrapporre una vera visione alternativa.
Come si spiega tutto ciò? Solitamente ci si appella alla mancanza di abilità politica, alla mancanza di leader forti (la giustificazione più diffusa), a problemi di comunicazione.
In realtà, a mio parere, il motivo di questo fallimento è che la sinistra è da tempo implicitamente consapevole di essere diversa dalla destra soltanto in superficie, ed è incapace di invertire la rotta. Infatti, seppur non evidente al pubblico, oggi destra e sinistra hanno gli stessi finanziatori: banche, imprese, sindacati, chiese e religioni. Con piccole differenze, ma sono gli stessi. In un paese come gli Stati Uniti, dove paradossalmente convivono una terribile interferenza dei poteri privati nella vita politica e, allo stesso tempo, una ampia trasparenza dei finanziamenti dati ai partiti e ai candidati, si può osservare chiaramente ciò che sto dicendo. Obama ha tra i suoi primi finanziatori grandi gruppi finanziari e banche, cosi come il suo "avversario" McCain. Certo, due personalità diverse, con alcune diffferenze importanti in merito ad alcuni temi. Ma temi che possiamo definire superficiali se consideriamo l'intera struttura di un paese.
In un multipolarismo fasullo, dove i due, tre o quattro poli sono finanziati dagli stessi gruppi di interesse, la sinistra ha perso il suo significato, e la deriva italiana ed europea lo dimostra. I cittadini sono solo la massa da convincere, da distrarre mettendo in atto scontri e polemiche che non si basano su idee contrapposte, ma che servono a mascherare tutto questo, e dare l'illusione che si sta scegliendo tra proposte radicalmente diverse.
Fonti di ispirazione
http://beta.partitodemocratico.it/doc/200974/bersani-alleati-con-chi-vuole-una-nuova-italia.htm
http://www.opensecrets.org/
http://www.chomsky.info/
domenica 2 agosto 2009
Scodinzolini Silvio
Scodinzolini, questo è il nomignolo affibbiato da Marco Travaglio al nuovo direttore del TG1 Augusto Minzolini (dichiarazioni varie). Nello scorso articolo abbiamo parlato di una puntata del TG1 che mi aveva particolarmente colpito per il taglio esplicitamente da dittatura sovietica o latinoamericana, a vostra scelta. Vedo che il trend prosegue e, anzi, peggiora.
Edizione delle ore 20:00, 1 agosto 2009. Il TG1 apre con la notizia del decreto anti-crisi, solito panino con dichiarazioni del governo, dell'opposizione, e del governo in chiusura col sempre sveglio e acuto Gasparri.
Le 5 stelle di questa puntata vanno al servizio dedicato alla proposta di legge di Walter Veltroni. Il servizio dura pochi secondi, col solo presentatore in studio che annuncia: "presentata una proposta di legge sul conflitto di legge che porta la firma dell'ex segretario del PD Veltroni [...]. Prevede che chi possiede un patrimonio di almeno 30 milioni di euro, o controlli una impresa che operi con licenza di stato, non possa più aspirare alla carica di primo ministro, ministro o sottosegretario."
Senza neanche prender fiato, il presentatore cambia completamente argomento: "Giornata da bollino rosso per gli italiani in partenza..."
Nessun commento sulla notizia, eppure la riapparizione dello scomparso Veltroni dovrebbe almeno farci porre qualche domanda: che vuole? perchè ha scritto una legge contro il conflitto di interessi? Ma, soprattutto, Silvio Berlusconi è compreso in queste limitazioni? Negli altri paesi realmente democratici come funziona?
Meglio non farsi certe domande...gli italiani potrebbero scoprire che un Premier che controlla media, imprese e giornali non potrebbe mai essere eletto in nessun paese d'Europa.
Segue il solito servizio sul traffico causato dalla insostenibile massa di automobili in viaggio, perchè si sa, gli italiani sono i maggiori amanti delle automobili, salvo poi lamentarsi come dannati quando si trovano bloccati nel traffico. Chi è causa del suo mal pianga sé stesso.
Dopo altri argomenti, tra cui il sempre idiota servizio dedicato al superenalotto con annesse interviste a vari personaggi provenienti dal background scaramantico, chissà perchè sempre ripreso da qualche quartiere napoletano, un lungo e molto dettagliato servizio spiega il procedere delle indagini a Bari per una vicenda di finanziamenti illeciti e appalti pilotati, i soliti intrecci tra politica e affari.
Vengono nominati i due più "famosi" indagati, Alberto Tedesco, ex assessore alla sanità, oggi deputato del Partito Democratico, e Gianpaolo Tarantini, imprenditore che veniva favorito negli appalti, su cui non si dice altro.
Le indagini sono state presentate, e questo è giustissimo, con cura, ed ogni giorno il TG1 fornisce precisi aggiornamenti che riguardano questa vicenda legata a partiti di sinistra, o almeno così pare. Bene! Non è una novità che gli intreccia tra criminalità e politica siano trasversali, e tocchino praticamente tutti i partiti da destra a sinistra. Ma Scodinzolini usa due pesi e due misure, perchè la stessa Procura sta indagando su Berlusconi e su Tarantini, proprio colui che ha fornito le ragazze per le notti calde del Premier, come si sente nelle registrazioni audio pubblicate in questi giorni. E' una notizia molto importante, ma su tutta questa storia, audio compreso, gli italiani nulla sanno e nulla sapranno, a meno che non accedino ad internet:
http://espresso.repubblica.it/dettaglio/intercettazioni/2104809//0
Silvio Berlusconi: ...io mi faccio una doccia anch'io... e poi, poi mi aspetti nel lettone se finisci prima tu?
Patrizia D'Addario: quale lettone.. quello di putin?
SB: quello di Putin
PD: ah che carino..quello con le tende
Notiziuole, che Scodinzolini semplicemente ignora per non turbare gli italiani. Mai nomina fu più efficiente.
Il TG1 prosegue, elogiando la solita efficienza negli interventi del dopo-terremoto, oggi si parla della messa in protezione della cupola della Chiesa dell'Aquila, utilizzando strutture all'avanguardia, una sorta di "miracolo". E' da settimane che non si vede un servizio dalle tendopoli, che non si sente la voce degli aquilani. E' solo un caso? Sicuramente no, perchè se gli aquilani fossero così contenti, avrebbero tutti gli schermi a disposizione per poter urlare al mondo il loro apprezzamento per l'impegno del governo e di Silvio. Forse così contenti non sono, magari perchè il governo ha deciso di saltare una fase degli aiuti (cioè il trasferimento da tende a case, seppur provvisorie) per qualche strano motivo. Questa lettera
http://italianspot.wordpress.com/2009/06/19/terremoto-laquila-segregati-nelle-tendopoli-senza-piu-diritti/
di un'aquilana mi lascia molto perplesso. E' una sola voce, ma forse ci spiega perchè i Tg nazionali hanno cessato ogni copertura delle tendopoli.
Insomma, il TG1 di scodinzolini si china di nuovo al Re Silvio IV, relegando l'opposizione a pochi secondi del primo servizio, e dipingendo poi l'Italia dell'efficienza e del successo. Bravo Scodinzolini, anche per oggi ti sei meritato il biscottino.
giovedì 16 luglio 2009
Tg1: da Riotta alla brace
In pochi mesi può cambiare un paese? Forse non può cambiare, ma si può definitivamente consolidare e istituzionalizzare un modo di fare che è coltivato accuratamente da tempo. Cose prima inaccettabili diventano pian piano normali nella coscienza della gente, spesso distratta da altri problemi.
Oggi qui dalla Norvegia ho guardato il TG1 delle 13:30. Chi è informato sa che il Tg1 è un telegiornale politico che riflette molto chiaramente la maggioranza di governo, nonostante il fatto che si consideri come il Tg più imparziale. Sciocchezze.
Una volta era più difficile, più sottile, cogliere la parzialità delle notizie, il taglio dato all'intero TG. Oggi è talmente evidente che mi ha fatto davvero sobbalzare. Il paese che appare allo spettatore, durante tutti i 27 minuti di durata, sembra un paese guidato da un governo forte, deciso, con un percorso costellato di successi, che ha eliminato ogni piaga, dal'immigrazione alla crisi economica, dai problemi che tutti gli italiani conoscono da anni.
Maroni da Stoccolma assicura che il decreto sicurezza verrà applicato immediatamente, le ronde attivate, i respingimenti continueranno, il Governo è con voi, cittadini.
Napolitano ha confermato il decreto ma ha scritto una lettera, probabilmente contiene delle critiche e osservazioni, ma ai telespetattori non è dato percepire l'opposizione. Una manciata di secondi a Italia dei Valori e al PD, che poi spariscono per tutto il resto del telegiornale.
Berlusconi fa un sopralluogo all'Aquila, stiamo battendo tutti i record di velocità, stiamo costruendo case vere, eterne. Immagini del cantiere, stranamente manca il bagno di folla, chissà perchè? Cosa ne pensano gli aquilani della gestione del governo? Nessuna intervista, nessuna immagine...agli spettatori del Tg1 basta sapere che Silvio è entusiasta e contento.
Sacconi, ministro del welfare, presenta la riforma delle pensioni. Il Governo Italiano obbedisce alla sentenza della Corte di Giustizia europea, e aumenterà l'età pensionabile delle donne nel settore pubblico entro il 2018, evitando aumenti della spesa per le pensioni. Curioso che il governo italiani ignori le sentenze che non gli vanno a genio, come quella del 31 gennaio 2008 che dichiara il sistema televisivo italiano no nconforme alle normative europee, confermando l'illegalità di rete 4 che dovrebbe liberare la frequenza ad Europa 7. Ma si sa, Silvio-Mediaset ha la priorità sulla Corte di Giustizia.
Decreto anti-anticrisi. Ieri il TG1 ha riportato la notizia sui conti pubblici italiani: PIL meno 5,2%,deficit al 5,3%, debito a 115,4%. Un pezzo esemplare per ogni scuola di giornalismo: come far percepire al pubblico che il paese sta andando bene, nonostante i numeri siano terribili.
Dovrebbero imparare anche i giornalisti dell'altra parte politica, che durante il governo Prodi, che diminuì il debito pubblico, diminuì il deficit, non riuscirono nell'impresa. Gli italiani ogni giorno sentivano malumori, e le cifre della ripresa venivano completamente oscurate. Nessuno ricorderà Padoa Schioppa per i suoi meriti oggettivi nel migliorare i conti pubblici.
Nel Tg1 di oggi Italo Bocchino, impresentabile megafono del governo, difendeva lo scudo fiscale con una capriola linguistica incredibile. Lo Scudo fiscale è una misura che permette a chi ha capitali nei paradisi fiscali, di dichiararli e farli rientrare in Italia SENZA subire processi per i reati finanziari commessi (evasione fiscale, falso in bilancio, etc...).
Bene, quest'uomo è riuscito a dire che lo Scudo "non c'è alcuna sanatoria" ma un "sistema per portare denari freschi nelle casse dello Stato e far rientrare i capitali italiani che sono a creare ricchezza all'estero". Chiaro italiani? Imbrogliate, truffate, evadete, fregate gli altri italiani fessi, che prima o poi Tremonti vi aiuterà a farla franca senza pericolo.
Tornaimo all'Aquila. Il Ministro delle politiche Agricole, Zaia, promette di anticipare i fondi europei per aiutare gli agricoltori danneggiati dalle pioggie.
Voliamo per l'ultima notizia a Milano. L'ex ministro Moratti e il presidente della regione Formigoni parlano di Expo, Berlusconi ha promesso i fondi, si creeranno nuovi posti di lavoro. Nessun cenno ai problemi, alle proteste e ai rischi connessi alle infiltrazioni mafiose. Anche se si è a favore dell'Expo, non sarebbe compito di un Tg dare voce anche a chi è contrario?
Ovviamente l'informazione non deve essere per definizione contro il governo, ci mancherebbe. Riportare nel modo più oggettivo possibile dati e fatti è l'unico faro da seguire. Se ci sono meriti, evidenziarli. Il Tg1 però più che un telegiornale sembra uno strumento di propaganda, costruito per lasciare nello spettatore una precisa percezione. Lo era anche sotto Riotta, ma con il nuovo direttore Minzolini è diventato talmente evidente che ci fa rimpiangere la passata gestione e la sua propaganda morbida. Opposizione scomparse, che comunque si occupano di altro nella loro sterilità. Silenzio assordante sulle vere questioni della politica. Propaganda efficace e molto esplicita. La conclusione di un lungo percorso iniziato nel 1994?
mercoledì 3 giugno 2009
Alla scoperta del Parlamento Europeo (1° parte)
6 e 7 giugno, elezioni del Parlamento Europeo. Cos'è? a cosa serve? Conosciamo poco le istituzioni europee, e i media non ci aiutano certo nell'impresa, distratti come sono. La campagna elettorale per le elezioni europee in Italia è sempre concentrata su temi nazionali, con candidati che magari hanno qualcosa da dire in Italia, ma che non sanno nemmeno cosa dovranno fare nel parlamento europeo. La disattenzione verso l'Europa, però, non è un problema solo italiano.
La prima elezione diretta dell'assemblea comunitaria è avvenuta nel 1979, ed ha visto la partecipazione del 62% dei cittadini europei; nel 2004 la percentuale è scesa al 45,5%, con variazioni tra i paesi. Perchè? Innanzitutto proprio a causa di quella disattenzione di media e partiti, che utilizzano l'occasione per fare campagna elettorale su temi interni piuttosto che europei.
In secondo luogo, perchè il voto per il Parlamento Europeo non implica un cambio di governo, e quindi è percepito come inutile. In realtà le cose stanno diversamente. Ho la fortuna di studiare in una facoltà europeista e seguire corsi sull'UE, e sono sempre più convinto che l'Unione rappresenti uno strumento per migliorare questo paese arretrato da troppi punti di vista.
Andare a votare al parlamento europeo, indipendentemente da chi si vota, ha intanto una prima funzione fondamentale: dare legittimità all'unica istituzione realmente democratica tra quelle europee, perché è l'unica che viene eletta da cittadini e rappresenta quasi 500 milioni di persone.
Tra le istituzioni europee infatti ve ne sono alcune che rappresentano gli interessi dei singoli paesi membri, ed altre che cercano di rappresentare uno "spirito comune" europeo.
La Commissione Europea rappresenta questo spirito, e cerca di mantenere una certa neutralità rispetto ai singoli interessi nazionali. Uno dei problemi è che è piuttosto sensibile alle lobby e alle pressioni degli interessi organizzati e, dal mio punto di vista, si ispira troppo al modello degli Stati Uniti, fallimentare in campi come quello sociale ed ambientale.
Il Consiglio dei Ministri, o anche Consiglio dell'Unione Europea, è invece formato dai ministri dei singoli paesi, si occupa principalmente di elaborare i contenuti delle leggi, avvalendosi di un gran numero di comitati di supporto. Ad esempio, quando bisogna riformare la politica agricola comune, si riuniranno i ministeri dell'agricoltura tedesco, italiano, francese, svedese, etc...E' dunque un organo che media tra gli interessi dei singoli paesi, e non tanto a quelli dell'Unione.
Il Consiglio Europeo, a cui partecipano tutti i capi di governo, determina in qualche modo l'orientamento politico dell'Unione. Essendo composto dai capi dei singoli paesi, esprime posizioni comuni ma mediate tra le singole posizioni dei paesi. In politica ambientale, ad esempio, bisognerà cercare di giungere ad una decisione comune che metta d'accordo i paesi Scandinavi, all'avanguardia nel campo, e quelli arretrati come l'Italia e i paesi dell'Est.
E il Parlamento Europeo? Spero che i miei prof non se la prendano, ma provo a riassumere i punti principali in poche righe. L'assemblea europea nasce nel 1962 e ha oggi 3 funzioni principali:
- gode di un parziale potere legislativo e può proporre ed emendare leggi, ha un ruolo di consultazione delle proposte di legge, ed esercita quindi una funzione di controllo.
- può respingere o chiedere revisioni al bilancio dell'Unione, strumento fondamentale per le azioni comunitarie che poi riguarderanno tutti noi.
- controlla le altre istituzioni. Conferma le nomine dei Commissari europei, controlla gli atti, il bilancio, può fare interrogazioni e richieste, può istituire commissioni di inchiesta.
Nel Parlamento Europeo sono rappresentate una varietà di forze politiche. Il modo di lavorare è diverso da quello del parlamento italiano dove la divisione prevale e lo scontro è all'ordine del giorno. Gli euro-parlamentari eletti tendono a lavorare in modo più consensuale, cercando l'accordo anche tra forze politiche diverse. Non so voi, ma io penso che questo sia un miglior modo e più responsabile di fare politica nell'interesse collettivo. Nei prossimi giorni vedremo quali gruppio politici sono rappresentanti, quanti deputati eleggeremo, ed altre informazioni utili per qualsiasi cittadini consapevole.
giovedì 16 aprile 2009
Le potenzialità delle IPAB italiane (la mia tesi di laurea...)
Di cosa parla? Di IPAB, Istituzioni pubbliche di assistenza e beneficenza. Enti pubblici, misteriosi e sconosciuti, costituiti in gran parte da edifici, conservatori, complessi monumentali, fondi agricolti, beni di vario tipo, donati dai nobili di un tempo col fine di assistenza e beneficenza per i bisognosi. Nel 1888 se ne censirono 21.819, nel 1999 il numero è sceso a 4200. Che fine hanno fatto?
Svendute, regalate a privati, inutilizzate....le IPAB sono state oggetto di affari d'oro, collusioni e imbrogli, proprio sfruttando il silenzio che li circonda ancora oggi. Pensate solamente che Tangentopoli è iniziata con l'arresto di Mario Chiesa, presidente di una ricca IPAB milanese. I loro patrimoni, secondo una stima minima, ammontano a 53 miliardi di euro.
Nel 2000 la legge 328 inserisce le IPAB nella rete di servizi sociali regionali, e il decreto del 2001 n.207 prevede che ogni regione emani una propria legge per disciplinare la trasformazione delle IPAB in ASP, Aziende di Servizi alla Persona. In tal modo restano enti pubblici, con una gestione autonoma e più efficiente, e collaborano con le ASL nel fornire assistenza e servizi sociali ad anziani, bambini e categorie svantaggiate. L'Emilia Romagna, regione all'avanguardia nel welfare, ha emanato la sua legge nel 2004: nella tesi ho scelto di raccontare l'esempio della ASP di Imola e dei suoi servizi utili alla cittadinanza e anche innovativi, come il condominio solidale per anziani.
La Campania, invece, è una delle poche regioni, forse l'unica attualmente, a non avere la legge sulle IPAB, che restano ancora soggette alla legge Crispi del 1890. Il caso approfondito nella tesi riguarda l'IPAB del comune di Massa Lubrense (NA), che conta ben 3 Conservatori (non di musica...nascono come scuole per orfani) e un notevolissimo patrimonio. L'assistenza si è fatta fino al 1940 circa, periodo in cui amministratori accondiscendenti hanno iniziato a rinunciare ad ogni loro potere a favore di 3 congregazioni religiose diverse che hanno occupato i 3 edifici. Gli Statuti, che prevedevano l'obbligo di assistenza e beneficenza, sono stati ignorati e calpestati. E' così che enti pubblici sono diventati Conventi, spazi chiusi, inutilizzabili tuttora perchè occupati abusivamente, spariti dalle menti dei cittadini massesi che vivono in un territorio privo di servizi sociali. Nel 1997, con la nomina di un nuovo Presidente dell'IPAB, è iniziata una fase di risanamento, durata 8 anni, di riscoperta della storia, dei documenti, dei tanti vergognosi fatti accaduti, che ricostruisco nel modo più chiaro e documentato possibile nel testo. Attualmente, con una nuova amministrazione, il risanamento sembra essere sparito dal programma, e anzi recentemente sono state anche azzerate le voci di spesa per l'assistenza ai bambini: si corre il rischio, in tal modo, che l'IPAB cessi di esistere come ente, e che vada a far parte di quelle migliaia di IPAB sparite nel nulla in questi decenni.
Come cittadino non posso tollerare una situazione del genere, aggravata dal fatto che Massa Lubrense ha urgente bisogno di spazi e servizi. Ho deciso di scrivere questa tesi partendo dal risvolto economico delle IPAB, che secondo me possono costituire, se ben utilizzate, un mezzo virtuoso per aumentare i servizi sociali ai cittadini di tutta l'Italia, senza gravare sulla spesa dello Stato e sulla precaria situazione finanziaria di alto debito pubblico.
Per il capitolo dedicato all'IPAB massese ringrazio con affetto l'aiuto e il supporto insostituibile della dott.ssa Morvillo, ex-Presidente dell'IPAB e instancabile ricercatrice, protagonista del risanamento e di un'opera decisa e onesta per restituire ai bambini quello che gli spetta di diritto.
Per concludere, comunico che questa settimana è nato un Comitato di cittadini che si dedicherà all'IPAB, facendo pressione per continuare il risanamento e monitorando la situazione denunciando gli eventuali problemi agli organi di controllo, in primis la Corte dei Conti. Vi terrò aggiornati sugli sviluppi della nostra azione.
Per scaricare la tesi "Le potenzialità delle IPAB italiane: due casi a confronto":
1. Parte 1 (testo)
2. Parte 2 (appendice documentale) - 57MB
Per sfogliare online, in modo interattivo, la tesi,:
1. Parte 1 (testo)
2. Parte 2 (appendice documentale)

Le potenzialità delle IPAB italiane by Stefano Esposito is licensed under a Creative Commons Attribuzione-Non commerciale-Non opere derivate 2.5 Italia License
venerdì 13 giugno 2008
Lavagna della libertà - La Sicurezza secondo Silvio
(Il Giornale - 21 aprile 2008, prima delle elezioni)
Nell'inchiesta sulla clinica milanese Santa Rita, un ruolo fondamentale lo hanno avuto le intercettazioni telefoniche. A sostenerlo sono stati oggi gli stessi investigatori nel corso di una conferenza stampa. "Senza le intercettazioni non si sarebbero individuati i casi di omicidio volontario", ha spiegato il colonnella della Guardia di Finanza, Cesare Marangoni, al quale ha fatto eco il Pm Grazia Pradella: "al telefono - ha dichiarato - gli indagati parlavano molto esplicitamente della necessita' di operare per guadagnare".
(AGI - Milano, 9 giugno 2008)
Otto ordinanze di custodia sono state emesse nell'ambito di un'inchiesta condotta dalla procura di Torino, nei confronti di altrettante persone. Il reato contestato è quello di corruzione.
L'inchiesta è nata nel gennaio del 2006 e, all'inizio, riguardava medicinali messi in commercio senza i dovuti controlli. Non si pensò che ci fossero rischi di nocività per il consumatore: il punto era che la mancata sperimentazione poteva garantire illeciti guadagni milionari alle aziende del settore.
L'ordine di custodia cautelare, firmato dal gip Sandra Recchione, è di circa 400 pagine. Agli atti ci sono le trascrizioni di numerose conversazioni telefoniche intercettate dagli inquirenti.
(Sole 24 ore, 21 maggio 2008. scandalo, già dimenticato, di corruzione per legalizzare farmaci non testati)
In seguito alle intercettazioni telefoniche disposte dai magistrati sui dirigenti bianconeri - e su Luciano Moggi in particolare - una cascata di rivelazioni è precipitata sull’ambiente calcistico nazionale suscitando stupore e indignazione in addetti ai lavori e tifosi. Tre sono le procure - Torino, Napoli e Roma - che lavorano ai diversi rivoli di un'unica maxi inchiesta che sta approfondendo i movimenti del cosiddetto “sistema Moggi”, un’organizzazione dalle molte risorse e conoscenze che avrebbe esercitato - secondo le prime ricostruzioni degli inquirenti - una sorta di governo ombra del calcio italiano, manipolando direttori di gara e designatori arbitrali, società sportive, organi della federazione, procuratori e giocatori medesimi.
(Sole 24 Ore, 12 Maggio 2006, scandalo Calciopoli)
Arrivano le prime indiscrezioni sulle 73 intercettazioni trascritte da un perito e depositate dal Giudice delle indagini preliminari di Milano Clementina Forleo alle parti, relative all’inchiesta milanese sulle scalate bancarie, da Antonveneta alla Bnl. Ciò che sta emergendo è il contenuto di alcune telefonate effettuate nel luglio 2005 e che vedono come protagonisti Massimo D’Alema, Piero Fassino, Giovanni Consorte e Nicola La Torre. Protestano, intanto i Ds.
(La Stampa, 11 giugno 2007 - scandalo delle scalate bancarie)
Alla fine, alle dieci di sera, Berlusconi cede, ma incassa comunque un risultato importante: dopodomani, al consiglio dei ministri, ci sarà il ddl per limitare le registrazioni. L'aveva promesso in campagna elettorale, l'aveva annunciato una settimana fa davanti agli industriali.
(La Repubblica - 11 giugno 2008)
Nel suo intervento davanti alla platea di imprenditori, riuniti a Santa Margherita ligure, Silvio Berlusconi annuncia un'iniziativa del governo destinata a far discutere: il divieto di ordinare ed eseguire intercettazioni, anche nell'ambito di indagini giudiziarie. Un provvedimento da cui saranno escluse, prosegue il premier, solo le inchieste che riguardano la criminalità organizzata, la mafia, la camorra e il terrorismo.
(la Repubblica - 7 giugno 2008)
Intercettazioni: "Un attacco criminale alla privacy"
(Silvio Berlusconi, 20 dicembre 2007)
Silvio Berlusconi ne è consapevole e, proprio in questi giorni in cui si sta discutendo della composizione del nuovo esecutivo, torna a ribadire che "uno dei primi provvedimenti del governo sarà incentrato sulla sicurezza".
(Il Giornale - 21 aprile 2008)
sabato 31 maggio 2008
Reato di clandestinità? Non Pervenuto (parte 2)
Le argomentazioni a supporto di questo scenario le voglio affidare ad un articolo del procuratore aggiunto di Torino Bruno Tinti, già autore del libro "Toghe Rotte", dove spiega al cittadino qualunque perchè in Italia il sistema giudiziario non funziona, e perchè l'impunità è la norma.
(La Stampa - 26 maggio 2008)
Riassumo i punti principali.
Se oggi l'espulsione è un atto amministrativo, che quindi potrebbe essere affidato ai sindaci (come già chiesto da molti), ai prefetti o ai questori, dopo il decreto diventerà un atto giudiziario, e quindi la competenza passerà al sistema giudiziario. Una macchina già lenta e in difficoltà, che rischia di implodere. Anche l'Associazione Nazionale Magistrati ha espresso questo timore.
I costi del decreto saranno enormi: basti pensare che per ogni processo ad un immigrato servirà mobilitare un Pubblico Ministero, un giudice, due segretari, vari poliziotti e la Polizia penitenziaria, un funzionario amministrativo, e ovviamente un interprete. Moltiplicate questo per il numero di immigrati clandestini, e avrete una misura di quanto costerà il tutto, ammesso che la macchina non si inceppi prima.
L'efficacia è il punto più scandaloso. Nello scorso articolo avevo fatto questo esempio: "E' come se parlassimo di cani randagi e scrivessimo una legge sui gatti". Perchè?
Semplice, basta leggere il testo del decreto: "Lo straniero che fa ingresso nel territorio dello Stato in violazione delle disposizioni del Testo Unico è punito etc etc...".
Quindi, gli immigrati clandestini già presenti in Italia non saranno considerati nel reato, ma solo quelli che entreranno in futuro. Che ovviamente si metteranno al riparo dichiarando che erano già presenti in Italia prima del 2008, e sarà difficile provare il contrario.
Insomma, studiando a fondo il problema vediamo che la realtà è ben diversa dalla percezione diffusa dai mezzi di informazione, che hanno lasciato intendere che tutti i clandestini saranno perseguiti; ancora una volta la macchina sforna propaganda, più che di verità.
martedì 27 maggio 2008
Reato di clandestinità? Non Pervenuto
Titolone in prima pagina del Giornale, 21 maggio 2008: "La svolta: galera per i clandestini". "L'immigrazione clandestina diventa reato (da 6 mesi a 4 anni di carcere". E il giorno dopo rincara la dose: "Parola d'ordine, rigore e fermezza" (con annessa foto di Silvio), "Via libera al pacchetto sicurezza: linea dura contro i clandestini." Fantastico. Finalmente un governo del fare, che decide di affrontare un problema vero in modo efficace. Via tutti i clandestini irregolari dall'Italia (si accontenti, per ora, chi proprio non tollera gli stranieri, siano essi tedeschi o albanesi)!
Ma il Giornale, da anni megafono di Berlusconi (e di proprietà della stessa famiglia), sembra che dialoghi a distanza con gli altri quotidiani, che partecipano alla pubblicità:
La Repubblica, super titolone: "Carcere per i clandestini". Poi però, per fortuna, approfondisce un po' più seriamente la cosa all'interno, con un articolo del Procuratore Torinese Bruno Tinti, che conosce bene il sistema giudiziario.
Il Corriere, più seriamente, riporta: "Il governo: sarà reato l'immigrazione clandestina", riconoscendo nel Governo la responsabilità di chi fa certe affermazioni.
La Stampa, altro titolone: "Un reato essere clandestini". "Berlusoni: lo Stato torna Stato"..."e batte il pugno sul tavolo".
Sole 24 Ore: "Il reato di clandestinità resta, ma non nel decreto"
Il Messaggero: "Maroni, la clandestinità sarà reato". E sullo stesso quotidiano, il 22 maggio, Carlo Fusi scrive: "Governo del fare: Silvio centra il primo obiettivo.[...] La sensazione trasmessa ai cittadini, infatti, è quella di un esecutivo che prende di petto alcune emergenze innegabili e di forte impatto sull'opinione pubblica".
E sul versante TV, lo spazio non si conta: via a talk-show, TG, commenti di esperti, Bruno Vespa. Una massa di comunicazione che serve a sostenere e dare forza alla scelta del governo. Prendo davvero un esempio a caso, tra i mille: un editoriale in prima pagina, di una persona seria come Angelo Panebianco, che sul Corriere, in una riflessione più ampia sul ruolo dello Stato, fa questa affermazione: "Anche la discussione sul reato di clandestinità ha molto a che fare con il livello di statualità ritenuto accettabile, opportuno, nonchè compatibile con la democrazia. Il reato, di clandestinità, com'è noto, è vigente in altre democrazie occidentali. Da noi alcuni vi si oppongono solo per ragioni pragmatiche."
A me pare che invece, la maggioranza di chi si oppone, lo faccia per ragioni ideologiche. Un rifiuto, che fa parte di una corrente di pensiero tipicamente di sinistra, che vede nel multiculturalismo una cosa sempre positiva, anche se viene affrontato in modo disordinato, confuso e senza regole come in Italia. Un atteggiamento che però è stato adottato da tutti i governi negli ultimi 10 anni, compreso i 5 anni di governo Berlusconi.
Ora, che la clandestinità debba essere punita riflettendoci sembra quasi ovvio, nel termine stesso è compresa una situazione di illegalità. Nel caso di stranieri, la pena dovrebbe coincidere con l'espulsione o la regolarizzazione. Ogni anno devono essere ammessi solo il numero di stranieri compresi nei flussi migratori calcolati, e cioè che il nostro paese è capace di assorbire e integrare nel mondo del lavoro. Altrimenti il resto inizia a delinquere, non c'è scelta. Come qualsiasi italiano disperato e senza lavoro.
Il problema quindi non è nell'obiettivo dichiarato dal governo "Via tutti gli irregolari", che personalmente condivido, ma è nel fatto che l'intervento in programma non solo è discutibile, ma è totalmente inefficace perchè non si occuperà degli immigrati clandestini che si trovano già in Italia. E' come se parlassimo di cani randagi e scrivessimo una legge sui gatti. Vedremo la prossima volta perchè la strada scelta non solo non risolverà il problema, ma sarà controproducente e comporterà anche un costo per tutti i contribuenti.
sabato 10 maggio 2008
Lavagna della Libertà - Micci-chi?
"Io sarò sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega al Mezzogiorno e al Cipe."
(GianFranco Micciché - Repubblica.it - 25 Aprile 2008)
Indagini per droga
"L'11 gennaio 1988 GianFranco Micciché, che all'epoca lavorava presso Publitalia, venne interrogato nell'ambito di un'inchiesta sul traffico di droga a Palermo, in quanto sospettato di essere uno spacciatore. Miccichè rispose: "Non sono uno spacciatore ma solo un assuntore di cocaina". Non comportando il fatto reato, la posizione venne archiviata mentre gli spacciatori vennero arrestati il successivo 14 aprile.L' 8 agosto 2002 venne invece diramata un'informativa dei Carabinieri che sostanzialmente accusava Gianfranco Micciché di farsi recapitare periodicamente della cocaina presso gli uffici del ministero delle Finanze, in cui all'epoca ricopriva il ruolo di vice ministro. L'informativa fu emessa in seguito ad indagini testimonianti, anche tramite supporti audiovisivi, le "visite" che il presunto corriere Alessandro Martello faceva indisturbato presso il ministero, pur non essendo un soggetto accreditato ad entrarvi. Anche le intercettazioni confermerebbero la versione degli organi di polizia. Dal canto suo, Miccichè ha smentito categoricamente, avanzando a sua volta l'ipotesi di un servizio d'ordine deviato. "
(Wikipedia + Repubblica.it - 9 agosto 2002 )
Nell'ottobre 2007 ha affermato che l'intitolazione dell'aeroporto di Palermo a Falcone e Borsellino trasmette a chiunque arrivi per la prima volta nell'isola un'immagine negativa della Sicilia. Dopo le proteste provocate dalle sue tesi, Miccichè si è scusato e ha ritirato la frase, placando solo in parte le polemiche.
Aeroporto Falcone-Borsellino. Che immagine negativa trasmettiamo subito col nome dell'aeroporto"
(Da Wikipedia - 11 Ottobre 2007)
"Noi trasmettiamo sempre un messaggio negativo. Se qualcuno in viaggio per Palermo in aereo, non ricorda che l’immagine della Sicilia è legata alla mafia, noi lo evidenziamo subito già con il nome dell’Aeroporto di Punta Raisi."
(Gianfranco Micciché, FI, Presidente Assemblea Regionale Siciliana, 10 ottobre 2007)
"Uomo ottimista e positivo che associa all'isola, piuttosto, il pensiero del latte di mandorle e dei fichi d'India oltre che quello dei milioni di voti con cui è stato eletto, recordman di preferenze e artefice del celebre 61 a 0, tutti voti antimafia fino all'ultimo, va da sé. Poi, quando Maria Falcone sorella del magistrato ucciso, una donna che da anni passa le mattine nelle scuole dell'isola a parlare ai ragazzi di legalità, gli ha fatto con fermezza notare che l'aeroporto non è intitolato a Riina o a Provenzano "ma a due eroi italiani che credevano nel riscatto della nostra terra combattendo le cosche" persino Micciché si è reso conto. Si è scusato della "frase infelice", l'ha "ritirata".
(Repubblica.it - Ottobre 2007 - )
"E in queste ore si conferma che la delega sarà affidata a Gianfranco Micciché, che lunedi sarà nominato sottosegretario alla Presidenza del Consiglio o, in alternativa, al Ministero dell'economia.[...] A palazzo Chigi Micciché dovrebbe avere anche la delega al mezzogiorno"
(Sole 24 Ore - 9 maggio 2008)
"Io sarò sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega al Mezzogiorno e al Cipe."
(Gianfranco Micciché - Repubblica.it - 25 Aprile 2008)
Note
1. http://www.repubblica.it/online/cronaca/cocafinanze/verbali/verbali.html
2. http://www.repubblica.it/2007/10/sezioni/cronaca/micciche/micciche/micciche.html
3. http://www.corriere.it/Primo_Piano/Cronache/2002/08_Agosto/09/micciche.shtml
4.http://www.repubblica.it/2008/04/sezioni/politica/formazione-governo/squadra-governo/squadra-governo.html)
lunedì 28 aprile 2008
Economia fai da te? Ahi ahi ahi...
La rete in quest'ottica è uno strumento che permette in tempo reale di verificare se un'affermazione è realistica o no, ottenendo un enorme quantitativo di dati senza fare lunghe domande burocratiche o recarsi fisicamente in biblioteche o uffici.
In campo economico, ad esempio, permette di consultare banche dati di ogni tipo, da quelle dell'Istat al Fondo Monetario Internazionale. Nonostante questa relativa facilità, siamo abituati da anni a vedere politici lanciarsi in appassionati duelli televisivi basandosi su due Pil, due deficit, insomma, sulla macroeconomia "fai da te". Nessuno li smentisce in diretta, se non rare volte.
La percezione di ciò che succede ai conti pubblici del nostro paese risulta quindi diversa a seconda dell'appartenenza politica. L'esempio più lampante: il governo Berlusconi, durato 5 anni dal 2001 al 2006, ha lasciato una percezione piuttosto positiva dell'azione di governo, senza particolari ricordi nefasti. I 2 anni del governo Prodi invece sono apparsi come i più disastrosi secondo il punto di vista mediatico, tant'è che Silvio e i suoi hanno puntato la campagna elettorale anche su una fantomatica eredità negativa nei conti pubblici ed essere tranquillamente creduti. Questo è sicuramente l'esempio migliore di quali risultati possa avere la propaganda ripetuta, giorno per giorno, sull'opinione pubblica. E' indubbio che il tema ha aiutato il Pdl a vincere le elezioni, quindi merita un'analisi approfondita. Queste cose in TV non si fanno, si preferisce chiacchierare. Ci proviamo noi.
Ho cercato un po' di documenti e serie storiche riguardanti l'andamento dei principali indicatori macroeconomici in Italia, per vedere se tutto questo battage sia stato giustificato o meno. E' emerso un quadro che stride col senso comune, influenzato dalla propaganda, e in particolare due punti:
- il Governo Berlusconi non è assolutamente stato virtuoso in campo macroeconomico, come invece si è portati a pensare oggi. E che dunque le accuse lanciate in campagna elettorale sono basate sul nulla.
- il Governo Prodi lo si può accusare di tanti errori, tranne quello di non aver fatto nulla per risanare i conti pubblici.
Vediamo perchè. Premetto che le variabili economiche prese in considerazione non dipendono in tutto e per tutto dai governi, e risentono ovviamente anche di situazioni economiche globali. Inoltre l'Istat presenta delle stime e periodicamente rivede i suoi conti, e quindi potrebbe saltar fuori qualche variazione importante.
Paragonare i conti del periodo di crisi mondiale 2001-2002 al 2007 ovviamente non sarebbe corretto. Perciò teniamo maggiormente in considerazione gli anni 2004-05-06 per i risultati del governo Berlusconi, e l'anno 2007 per quelli del governo Prodi. Il 2006 è un anno a metà, ma risente per la maggior parte di misure prese nella ultima finanziaria del governo Berlusconi.
L'indebitamento è il saldo annuale del conto economico delle Pubbliche Amministrazioni, cioè la differenza tra entrate e uscite. Se è negativo vuol dire che lo Stato ha speso più di quanto ha incassato, ed è in deficit. Vediamo la serie storica di questo indicatore, dal 1996 al 2007:
L'Italia entra nel nuovo millennio con un ottimo rapporto deficiti/Pil (0,8), anche grazie alle pesanti manovre fatte dai governi in quegli anni per soddisfare i requisiti di Maastricht, che impongono di mantenersi su un valore inferiore al 3% [1]. Dopo lo shock del 2001, che ha colpito tutte le maggiori economie europee, l'Italia ha mantenuto sostanzialmente stabile il suo saldo su un valore superiore al 3%, peggiorando visibilmente nel 2005 (4,2%).
Mentre nel 2006 gli altri paesi hanno risanato il proprio deficit, il governo Berlusconi in vista delle elezioni ha preferito ignorare il risanamento dei conti per non scontentare il proprio elettorato, e scaricare la responsabilita di Maastricht sul successivo governo. Non ha alzato le tasse, costringendo Prodi a farlo al posto suo. Mossa geniale.
Il risultato è che il rapporto tra indebitamento netto e Pil dell'Italia, nel 2006, ultimo anno di governo Berlusconi, è di -3,4%, cioè più del doppio di quello della media dei paesi dell' Unione Europea. (-1,6%). Nel 2005 l'Unione Europea denuncia la situazione italiana e apre una procedura di infrazione per deficit eccessivo [2], un risultato molto negativo per il governo Berlusconi e che avrebbe portato l'Italia a dover pagare una sanzione pecunaria.
Se non fossero state effettuate forti misure correttive, secondo le stime Ocse, il deficit 2007 sarebbe arrivato al 5,1%. Da qui nasce la manovra finanziaria 2007 del Governo Prodi, fortemente osteggiata dai media e dall'opposizione per l'importanza della cifra e l'aumento della pressione fiscale. Si possono poi criticare tanti altri punti, ma un risultato resta: dopo 6 anni il deficit torna sotto il 3% soddisfando ampiamente le condizioni del Patto di Stabilità europeo.
Il Commissario europeo Joaquin Almunia ha affermato che "Quella sul deficit italiano nel 2007 è una notizia molto buona, soprattutto se si considera che la crescita economica nel 2007 è stata più bassa del previsto", e confermato che "alla fine di aprile sarà chiusa la procedura per deficit eccessivo nei confronti dell'Italia".
Facciamo un piccolo sforzo di fantasia, e immaginiamo la situazione a ruoli invertiti; cosa sarebbe successo se un ipotetico governo Prodi nel 2005 avesse ricevuto la procedura di infrazione europea per deficit eccessivo, mentre un governo Berlusconi nel 2007 avesse riportato i conti in ordine con tanto di complimenti da parte dell'UE? A voi la risposta.
Nelle prossime "puntate" vedremo altri indicatori economici. Restate sintonizzati sull'Isola di Krino.
[1] http://it.wikipedia.org/wiki/Patto_di_stabilit%C3%A0_e_crescita
[2] http://it.wikipedia.org/wiki/Procedura_di_infrazione
giovedì 24 aprile 2008
Gasparri, l'uomo senza antenne
Se fosse davvero un uomo della strada, potremmo ignorarlo felicemente. Ma siamo in Italia, e queste persone fanno carriera: dirigente MSI, sottosegretario all'interno, onorevole parlamentare dal 1992 ad oggi, Ministro (avete letto bene) delle Comunicazioni dal 2001 al 2005. Incuriosito, e spinto dall'invidia, ho cercato quali sono i ministri rispettivamente in Francia e Svezia: ho scoperto che sono due donne, con ottime competenze nel proprio campo di lavoro. Il curriculum di Gasparri, invece, è molto vagheggiante e pare si fermi al liceo: "Si forma attraverso studi classici e presto è assorbito da due forti passioni: il giornalismo e la politica". Mah.
Di Gasparri ho il ricordo delle geniali imitazioni di Neri Marcoré, che esasperano i suoi caratteri: incompetenza e ignoranza nel suo lavoro, aria tonta, linguaggio ripetitivo e basato sulla ripetizione di concetti e slogan senza fondamento.
Nel dibattito di ieri sera Gasparri ha purtroppo mostrato ancora una volta che la satira di Marcorè è tutt'altro che lontana dalla realtà. L'ex Ministro ha ripetuto, praticamente in ogni intervento, che "gli italiani ci hanno premiato" e quindi ora abbiamo ragione noi su tutto. La capacità di ragionare e argomentare è completamente inesistente. Le risposte di Gasparri a domande sulla sua Legge, sulla bocciatura della UE, sulle elezioni, e quant'altro, si basavano sempre e solo su quello slogan: noi abbiamo vinto, punto.
Un solo esempio: Gasparri stava rispondendo ad un ragazzo del Meetup di Grillo di Novara in studio:
Gasparri: "[Grillo] E' stato un fallimento, ha votato l'80% in questo paese.
In studio: "Ma Grillo non si è candidato"
Gasparri: "Ma come non si è candidato, è andato in giro a fare i comizi. Ha detto non votate e ha votato l'80%. Ma si è votato, lei lo sa? Ha visto chi ha vinto? Quelli erano dei cittadini veri che sono andati alle urne, ne prenda atto"
In studio: "Ma prenda anche atto che la Rai non ha dato lo spazio dovuto al v-day, nè al primo nè al secondo"
Gasparri: "Ma c'erano candidati che hanno preso lo 0,1 e hanno avuto ore intere in trasmissione per la parcondicio, su dai..."
Riepiloghiamo i concetti ripetuti da Gasparri per tutta la trasmissione: nessuno segue quello che dice Grillo, perchè la partecipazione alle elezioni è stata alta nonostante il suo appello a non votare e nonostante la par condicio abbia permesso a tutti di avere spazio in TV. Un'argomentazione completamente fuori dal mondo; sarebbe bastato fargli notare due cose, ma nessuno l'ha fatto:
a) Grillo non si è candidato in nessuna lista, e di conseguenza la par condicio non c'entra assolutamente niente. La legge garantisce solo un'equa distribuzione dei tempi televisivi per i candidati politici. Il ragazzo faceva notare un dato di fatto, cioè un silenzio totale di Rai e Mediaset sui due V-Day promossi da Grillo. Gasparri non ci è arrivato.
b) Se davvero Grillo si fosse candidato (come ha affermato più volte Gasparri), perchè mai avrebbe dovuto farsi del male invitanto a non andare a votare?
c) Grillo non è mai stato nemmeno 1 minuto in Tv per spiegare le sue ragioni, a differenza di tutti gli altri candidati.
Non è difficile, un Ministro delle Comunicazioni dovrebbe capirle al volo queste cose, e trovare argomenti più solidi. Ma senza un'informazione che metta in difficoltà questi personaggi, il cervello non si sforza più di tanto. Caro Gasparri, forse futuro ministro, un consiglio: sintonizzi le antenne sulla realtà.
P.S: So che ne avete abbastanza, ma ad ulteriore prova di quanto detto, vi invito a guardare questa breve intervista e notare le risposte di Gasparri. Non credo servano ulteriori commenti.
P.P.S. Domani 25 aprile, oltre a partecipare alle manifestazioni ufficiali per la liberazione, cerchiamo i banchetti del referendum popolare per migliorare lo stato dell'informazione. Sono in tutta italia: http://www.beppegrillo.it/v2day/mappa/. Non è antipolitica, non è demagogia, ma buonsenso: «L'informazione è il cuore della democrazia. Se l'informazione diventa strumento di interessi privati e dei partiti non c'è democrazia».
mercoledì 16 aprile 2008
Mamma li brogli!
Nell'aprile 2006, Silvio Berlusconi, oltre a non aver mai telefonato Prodi per congratularsi, subito dopo la sconfitta lanciava accuse a destra e a manca: «Brogli a non finire», «brogli unidirezionali», «in diversi posti e in tutta Italia", "Tutti a danno della Cdl", "Tante novità, ci sono tanti brogli". I voti contestati «non sono distribuiti equamente, ma sono unidirezionali. Ne stanno venendo fuori di tutti i colori». E per finire, "Ci sono un milione e centomila schede annullate,secondo me è assolutamente necessario che venga verificato questo dato."
La Corte di Cassazione il 19 aprile dichiarava valide le elezioni, ma venivano contestate 43.000 schede nulle, che se fossero state assegnate alla ex-casa della Libertà avrebbero ribaltato il risultato della Camera. La palla passò alla Giunta per le elezioni, che iniziò le prime verifiche: il numero delle schede contestate risultò gonfiato, e diminuì da 43.028 a 2.131 per la Camera dei deputati, e da 39.822 a 3.135 per il Senato. Nel dicembre 2006 "Gli esponenti della maggioranza della giunta affermano che dai dati delle 26 relazioni circoscrizionali non emergono novità o anomalie particolari. I dati, in sostanza, combaciano sia con quelli diramati dal Viminale, sia con quelli della Corte di Cassazione". Insomma, tanta agitazione rischiava solo di far collassare il cuore dei tanti onorevoli ultrasessantenni. L'Unione si confermava vincitrice seppur con un margine molto esiguo, ma ormai il governa era percepito da buona parte del paese come illegittimo. Un po' come succede in certi paesi del terzo mondo.
Silvio non era però l'unico a parlare di brogli: anche Enrico Deaglio, giornalista di Diario, denunciò delle anomalie, ma in senso opposto, a favore della casa delle libertà. Le indagini successive dichiararono archiviate le accuse, ma non si può ignorare che in quella tornata elettorale emersero 3 fatti che perlomeno appaiono anomali, e sembrano essere stati dimenticati: il ritardo dell'arrivo dei dati definitivi, il ministro dell'Interno Pisanu che corre a casa del primo ministro Berlusconi invece di stare al Viminale e soprattutto il crollo delle schede bianche. Per capire di cosa si parla, basta guardare questo inquietante grafico:
Nel 2006 praticamente tutti i sondaggi davano l'Unione vincitrice col 52% e la Cdl al 46-47%, con un distacco quindi di 5-6 punti. Anche gli exit poll, per quanto inaffidabili, confermavano il risultato con L'Unione avanti di 5 punti percentuali sulla Casa delle Libertà. Eppure, come si vede dall'andamento del grafico, l'ampio vantaggio dei primi risultati andò assottigliandosi sempre più, portando la Cdl da una netta sconfitta ad un sostanziale pareggio. Insomma, Berlusconi in quelle elezioni avrebbe fatto meglio a tacere, visto che le anomalie giocavano tutte e suo favore. Ma la campagna sui brogli andò avanti impunemente per mesi, mentre i giornalisti che avevano esposto le loro tesi finirono per essere accusati di "diffusione di notizie false e tendenziose atte a turbare l'ordine pubblico". La legge è uguale per tutti?
Nel 2008 gli ultimi sondaggi disponibili prima del silenzio pre-elettorale davano il PD da un minimo di 5 punti (sondaggio Swg) ad un massimo di 8,6% (Euromedia) di svantaggio. I risultati definitivi hanno visto, alla Camera, il Pdl al 46,8% e il PD al 37,5 %,mentre al Senato il Pdl a 47,3% e il PD a 38,0%: 9 punti di vantaggio in entrambe le camere.
Veltroni avrebbe potuto accendere un po' il proprio elettorato, come fece Silvio, sollevando il dubbio di brogli: qualche elemento strano c'era, anche se non tali da pregiudicare l'esito delle elezioni. Avrebbe potuto tirar fuori dal cappello magico qualche suo sondaggio misterioso che li dava a pochi punti di distacco dall'avversario prima del voto, avrebbe potuto accusare brogli mirati in regioni come la Liguria, che è da sempre rossa, ma che in questa tornata ha visto vincere il Pdl. E invece è già pronto a fare opposizione, credendo (un po' ingenuamente) che Silvio, con 30 senatori di vantaggio, gli darà retta.
Berlusconi invece, da grande stratega della comunicazione qual è, aveva già preparato il terreno per l'accusa di brogli in caso di sconfitta. «C'è un problema grandissimo, quello dei brogli» (16 marzo), «Chi se la sente - ha detto ad un comizio a Como - di passare il sabato a confrontarsi con i rappresentanti di lista della sinistra si può mettere in lista per far parte dell'esercito dei difensori della libertà». Una missione militare.
Ma la sua nettissima vittoria ha fatto ovviamente dimenticare tutto. Silvio è così, un po' come i bambini quando giocano: "se vinci tu hai imbrogliato, se vinco io sono il più bravo". Che dire: buon lavoro, Presidente.
giovedì 10 aprile 2008
Rubrica - Il TG è servito (3)
Ultimi giorni di campagna elettorale. Studio Aperto decide di rinunciare anche a quel poco di rispetto per l'imparzialità dell'informazione che gli era rimasto, per lanciarsi spassionatamente in un ultimo appello a favore di Silvio. Fare un analisi della propaganda a questo punto diventa anche superfluo, perchè è evidentissima.
Il servizio parte con Bertinotti che compete sia contro il Pdl che soprattutto contro il Pd, a cui punta ovviamente a sottrarre voti.
In studio poi vengono presentate le ultime tappe di Veltroni, a Napoli e Bologna, introducendo il tema: la partecipazione di Prodi alla manifestazione di Bologna. Parte il video, con i filmati delle dichiarazioni di Prodi dal palco "quindi Walter, a te la parola, a te la vittoria, a te il Partito democratico" e quelle di Veltroni, che ringrazia Prodi per il lavoro svolto nella formazione del PD e come servitore dello Stato. Il servizio omette tutte le altre dichiarazioni che potevano interessare gli elettori, come quella sulle condizioni economiche dell'ultimo anno di governo Berlusconi e sui risultati ottenuti da Prodi in 4 anni di governo: ingresso in Europa prima e risanamento dei conti oggi.
Un aspetto non secondario riguarda le immagini: si vedono solo i leader abbracciarsi e parlare, nemmeno un fotogramma invece della piazza, che era stracolma di gente. Ma questo stratagemma l'abbiamo già individuato negli scorsi articoli.
La seconda parte del servizio è esemplare. In studio il giornalista parla di una delle principali accuse mosse a Veltroni, e cioè di aver ricandidato tutti i ministri del governo Prodi.
Parte il video, con Berlusconi che rilancia l'accusa e la replica di Veltroni che dice: "Molti ministri hanno deciso di non ricandidarsi.".
La voce del giornalista replica, con tono ironico, "in effetti molti ministri non si sono ricandidati: ben tre", e inizia a scorrere puntigliosamente le liste del PD elencando tutti i ministri e le rispettive posizioni per le candidature. Totale? Diciannove ministri in lista, "non ne restano poi molti". Veltroni contraddetto in diretta. E' un esempio di come dovrebbe essere il giornalismo. Il problema è che è una rara eccezione, usata contro il partito di opposizione, e non vedremo mai qualcosa di lontanamente simile per Berlusconi. Se avessimo ogni giorno un informazione che contraddice, invece di servire, i politici, oggi non avremmo il paese in queste condizioni, e Berlusconi non sarebbe mai diventato quello che è.
Il colpo finale a Veltroni arriva facendo notare che almeno Prodi non è ricandidato, è vero, ma "è pur sempre il presidente del PD".
Un servizio illuminante che dimostra come a Studio Aperto, se volessero, potrebbero fare perfino del buon giornalismo, ma è la propaganda il fine ultimo delle "libere e autonome" reti Mediaset.
Ora è il turno di Berlusconi. In studio, mentre il giornalista introduce la notizia, campeggia sullo sfondo, come sempre, l'enorme simbolo del Popolo della Libertà. Da notare che quando invece si introduce il PD non è mai presente il simbolo, ma immagini casuali. Studio Aperto sfodera una graziosa intervista fatta dal proprio direttore del TG al Cavaliere: finalmente possiamo vedere il volto del responsabile di questo scempio.
Le domande ovviamente sono elettorali, da salotto, fatte per permettere al candidato di dire cio' che vuole: "Mi dà 3 motivi per votare il Pdl?", Che cosa significherebbe votare il Partito Democratico?", "il suo messaggio ai giovani". Silvio elenca le cose che vuole fare: chiudere le frontiere agli immigrati, formare i giovani con le tre I; si, di nuovo loro: Informatica, Inglese e un'altra lingua, Impresa e mondo del lavoro. Vi ricorda qualcosa? Come se nei 5 anni del suo solido governo lui fosse stato su un altro pianeta.
sabato 5 aprile 2008
Dichiarazione di voto di Marco Travaglio
Vi siete chiesti perchè i principali esponenti del Partito della Libertà provano cosi tanto terrore e orrore nei confronti di Antonio di Pietro e del suo partito? Sandro Bondi qualche settimana fa a Ballarò gli ha addirittura gridato in faccia "Lei mi fa orrore". Ma perchè?
La dichiarazione di voto di Marco Travaglio direi che ne spiega bene le ragioni, e sostiene con buoni argomenti la sua scelta. La sottoscrivo, perchè basata su realismo politico che è quello che per me conta in questo particolare momento. Buona lettura.
"Due anni fa votai per l’Italia dei Valori, soprattutto perché nel mio Piemonte candidava Franca Rame, persona straordinaria che sono felice di aver contribuito a mandare al Senato. Credo proprio che anche stavolta tornerò a votare per il partito di Antonio Di Pietro. Conosco le obiezioni dei critici: la gestione padronale e personalistica del partito, da cui molti si sono allontanati; la caduta di stile di far prendere al partito una sede in affitto in uno stabile di proprietà dello stesso Di Pietro; la candidatura di personaggi come Sergio De Gregorio e Federica Rossi Gasparrini, puntualmente usciti dall’Idv dopo pochi mesi dall’elezione; l’adesione di Di Pietro, come ministro delle Infrastrutture, al progetto del Tav per le merci in Valsusa (sia pure dialogando con le popolazioni e discutendo di un possibile nuovo tracciato, alternativo al famigerato «buco» da 54 km a Venaus); la decisione di non chiudere la società Stretto di Messina, pur con la contrarietà ribadita al progetto del ponte; il no alla commissione parlamentare d’inchiesta sui fatti del G8 (secondo me sacrosanto, visto che le commissioni parlamentari in Italia servono a confondere le acque e a ostacolare le indagini della magistratura; ma maldestramente motivato con la richiesta di indagare anche sulle violenze dei black bloc, quasi che il parlamento dovesse occuparsi dei reati dei cittadini comuni). Per essere chiari: voterei molto più volentieri per un Einaudi o un De Gasperi redivivi. Ma, in attesa che rinasca qualcuno di simile e riesca a entrare in politica, penso che l’astensione – da cui sono stato a lungo tentato – finisca col fare il gioco della casta
, anzi della cosca. Il non voto, anche se massiccio, non viene tenuto in minimo conto dalla partitocrazia: anche se gli elettori fossero tre in tutto, i partiti se li spartirebbero in percentuale per stabilire vincitori e vinti. E infischiandosene degli assenti, che alla fine hanno sempre torto. Dunque penso che si debba essere realisti, votando non il «meno peggio», ma ciò che si sente meno lontano dai propri desideri.
A convincermi a votare per l’Idv sono le liste che ha presentato Di Pietro, che ospitano diverse persone di valore, alcune delle quali sono amici miei, di MicroMega, dei girotondi e di chi ha combattuto in questi anni le battaglie per la legalità e la libertà d’informazione. Ne cito alcuni.
C’è Beppe Giulietti, animatore dell’associazione Articolo 21 contro ogni censura ed epurazione, dunque scaricato dal Pd che gli ha preferito addirittura Marco Follini, ex segretario dell’Udc ed ex vicepremier di Berlusconi, come responsabile per l’Informazione: quel Follini che ha votato tutte le leggi vergogna, compresa la Gasparri che è il principale ostacolo alla libertà d’informazione. C’è Pancho Pardi, che ho incontrato la prima volta al Palavobis, poi in tutti i girotondi e che mi auguro di reincontrare quando – se, come temo, rivincerà Berlusconi – ci toccherà tornare in piazza. C’è la baronessa Teresa Cordopatri, simbolo della lotta alla ’ndrangheta in Calabria. C’è, a Napoli, un sindaco anticamorra come Franco Barbato, che ha militato nel progetto di lista civica nazionale insieme a tanti altri amici. C’è Leoluca Orlando, che in quanto ad antimafia non teme confronti. Non ci sono, in compenso, alcuni personaggi discutibili che si erano avvicinati all’Idv, e che sono stati respinti o non ricandidati. E poi ci sarebbero anche Beppe Lumia e Nando Dalla Chiesa, ai quali Di Pietro aveva offerto un posto nella sua lista in Sicilia dopo l’estromissione (nel primo caso provvisoria, nel secondo definitiva) da quelle del Pd, che in compenso ospitano elementi come
Mirello Crisafulli, l’amico del boss di Enna: alla fine, grazie anche all’Idv, Lumia è rientrato nel Pd, mentre Nando ha rispettabilmente deciso di declinare l’offerta. E poi c’è Di Pietro che, pur con tutti i suoi difetti, ha saputo pronunciare – da ministro e da leader di partito – una serie di «no» molto pesanti contro le vergogne del centro-sinistra. No all’indulto extralarge salva-Previti, salva-furbetti, salva-corrotti e salva-mafiosi. No al segreto di Stato e al ricorso alla Consulta sul sequestro Abu Omar contro i giudici di Milano. No alla depenalizzazione strisciante della bancarotta tentata da qualche ministro furbetto. No agli attacchi contro De Magistris e Forleo. No al salvataggio di Previti alla Camera (il deputato Idv Belisario, per un anno e mezzo, è stato il solo con il Pdci a chiedere la cacciata del pregiudicato berlusconiano, mentre gli altri facevano i pesci in barile). No al salvataggio di D’Alema e Latorre da parte della giunta per le autorizzazioni a procedere della Camera (lì il dipietrista Palomba s’è pronunciato per autorizzare le intercettazioni Unipol-Antonveneta-Rcs, senza se e senza ma). No all’inciucio mastelliano sulla controriforma dell’ordinamento giudiziario e a tutte le altre porcate del cosiddetto ministro della Giustizia ceppalonico.
No all’inciucio in commissione Affari costituzionali per la legge-truffa di Franceschini e Violante sul conflitto d’interessi (anche qui, solo il Pdci con Licandro e l’allora Ds Giulietti han tenuto botta con l’Idv). No alla limitazione delle intercettazioni telefoniche e no – dopo un’iniziale esitazione alla Camera – alla legge-bavaglio di Mastella & C. contro la pubblicazione delle intercettazioni e degli altri atti d’indagine fino al processo. No all’aumento del finanziamento pubblico dei partiti e al colpo di mano tentato in tal senso dai tesorieri di tutti i partiti (tranne quelli dell’Idv,
Silvana Mura, e della Rosa nel pugno, Fabrizio Turco). No al comma Fuda che assicurava la prescrizione agli amministratori pubblici indagati dalla Corte dei conti per infrazioni contabili.
Come ministro delle Infrastrutture, poi, Di Pietro ha bonificato quel lombrosario che era prima il vertice dell’Anas, cacciando gli inquisiti e i condannati e denunciando i responsabili di certi ammanchi. Ha razionalizzato la miriade di progetti faraonici ereditati da Lunardi, concentrando le poche risorse disponibili su alcune opere davvero necessarie. E, in campagna elettorale, è stato il solo a dire papale papale che Rete 4 deve andare sul satellite e che bisogna applicare immediatamente la sentenza dell’Alta Corte di Giustizia europea di Lussemburgo che, dichiarando illegittime le proroghe concesse a Mediaset dal 1999, privano da nove anni Europa 7 di Francesco Di Stefano delle frequenze necessarie per trasmettere. Infine, last but not least: sia che vinca Berlusconi sia che Pdl e Pd arrivino al pareggio e magari tentino un bel governissimo di larghe intese, mi auguro che arrivi in parlamento una pattuglia di guastatori capaci di fare opposizione con fermezza e competenza sui due temi cruciali, la libertà d’informazione e la giustizia uguale per tutti. Di gente così ce n’era anche nel Pd, ma è stata scientificamente eliminata con una specie di pulizia etnica. Ricordiamoci quel che accadde nel 2001, quando l’Idv mancò il quorum per un soffio: l’unica vera opposizione al regime berlusconiano non era in parlamento (a parte i cani sciolti alla Dalla Chiesa e alla De Zulueta, ora scomparsi dalle liste), ma in piazza. Se stavolta entrano in parlamento Di Pietro, Orlando, Pardi, Giulietti, Cordopatri, Mura e qualcun altro come loro, è meglio per tutti."
http://www.antoniodipietro.com/2008/03/dichiarazioni_di_voto_marco_tr.html#more
giovedì 27 marzo 2008
Quel confronto Tv non s'ha da fare!
Non ho però resistito a guardare Ballarò martedi sera, con Floris trattato come uno zerbino (quello almeno si sporca e ti costringe a lavarlo); ogni tanto mi piace immaginare che reagisca, afferrando l'onorevole per il bavero e dicendogli :"senta, lei ora risponde alla mia domanda, e senza dire balle, altrimenti la sbugiardo in diretta TV"; uno spruzzo di giornalismo anglosassone.
Invece è il solito pastone, con confronto tra i vecchi (Dini, Casini, Fassino, Boselli) e nuovi politici che fanno rimpiangere i vecchi (Brambilla e Colaninno). La Rossa si è confermata provocatrice e disturbatrice a pagamento, vuota di contenuti e idee, raccontaballe (ricordate le balle sulla Sardegna?) e nel complesso davvero penosa. La "best performance" della serata va sicuramente a lei.
In casa "Studio Aperto" prosegue la campagna elettorale per "El Presidente". Il Tg delle 12.30, dopo un'apertura con 3 servizi di cronaca nera, è passato al servizio sulla campagna elettorale. In studio, durante la presentazione, campeggiava come sempre l'enorme simbolo del Popolo della libertà, giusto per facilitare gli anziani nel momento del voto; chissà perchè non si è mai visto il simbolo del Partito democratico, visto che è un telegiornale imparziale.
Il servizio riportava lo scontro tra Berlusconi e Veltroni sul confronto TV. I fatti sono ben descritti in questo paragrafo del Corriere, che vi riporto: "Il segeretario del Pd aveva reso noto di partecipare alla trasmissione di Bruno Vespa solo se ci fosse stato un confronto diretto con il candidato premier del Pdl, il quale però non ha accettato: «Se facessi il confronto televisivo con Veltroni, dovrei farlo con gli altri dodici candidati che hanno gli stessi diritti», ha detto il Cavaliere. A questo punto Veltroni ha risposto che non sarebbe andato nemmeno a una trasmissione in cui egli avrebbe risposto da solo alle domande dei giornalisti. Quindi la Rai è stata costretta, per la par condicio, anche ad annullare la puntata in cui Berlusconi avrebbe risposto da solo ai giornalisti."
Studio Aperto è riuscito nell'impresa di far passare il messaggio che sia stata tutta colpa di Veltroni, che vigliaccamente si è tirato indietro nascondendosi dietro la par condicio. Geniale.
Ma lasciamo da parte il nostro povero e malato paese. Voglio proporvi una serie di banner a cui dedicare qualche minuto e da diffondere il più possibile.
Come sapete in Tibet in questi giorni ci sono stati gli ennesimi scontri tra la polizia cinese e gli indipendentisti. Il Tibet è una regione che da decenni è occupata dalla Cina, poichè ha risorse molto importanti come l'acqua, vitale per la crescita cinese. In questi giorni il sito di attivismo Avaaz ha raccolto oltre 1 milione di firme, un vero record. Aiutiamo a raggiungere i 2 milioni:
E, visto che siamo in tema, mandiamo la nostra protesta contro le olimpiadi di Pechino. La vergogna del mondo occidentale che di fronte al crescente capitalismo cinese chiude gli occhi su diritti umani, condizioni di lavoro e totalitarismo, fornendo un enorme legittimazione con le Olimpiadi.
Altro appello non meno importante. Ogni anno vengono brutalmente massacrati, a colpi di bastone, i cuccioli di foche per poterne ricavare pellicce. Oltre a boicottare ovviamente la vendita di tali prodotti, e a desiderare le peggiori sciagure per quelle bestie umane immeritevoli di ogni diritto, mettiamo qualche firma per cercare di bandire per sempre questa pratica più che barbara. Il link NON porta ad immagini crude, quindi cliccate tranquillamente.
Inoltre possiamo firmare un'altra petizione a questo indirizzo in italiano: http://www.agireora.org/info/news_dett.php?id=460
E per ricordare ogni tanto (visto che le TV non lo fanno quasi mai e i medici sono fortemente disinformati) che la dieta migliore per la salute umana, la cura e la prevenzione di molte malattie è una dieta a base di cibi vegetali, non guasta una visita sul sempre aggiornato sito della:
Infine, vi ricordo che il 25 aprile a Torino ci sarà il V-2 day. Si può considerare Grillo un qualunquista, un buffone, o come preferite. Però questa è una battaglia fondamentale, che riguarda la vera libera informazione. Senza quella, l'Italia non va avanti. Io mi sono già iscritto, e parteciperò quasi sicuramente a
Torino.
mercoledì 19 marzo 2008
Attenti al..Ciarrapico
Inutili le proteste, Berlusconi che si sente tutti i media avversi (evidentemente tre reti televisive e un mucchio di giornali non gli bastano) ha zittito gli alleati affermando che "Dobbiamo fare una campagna elettorale per vincere. L'editore Ciarrapico ha giornali importanti a noi non ostili ed è meglio che continuino a esserlo, visto che tutti i grandi giornali stanno dall'altra parte". E fin qui, non ci meravigliamo più di tanto, conoscendo l'individuo. Perlomeno ne possiamo apprezzare la sincerità. Questa vicenda è stata in scena un paio di giorni sui Tg nazionali, e ora è rientrata insieme alla polemica.
Il caso ha però permesso ad alcuni giornalisti di non fermarsi a questo fatto, e di approfondire un attimo la storia di questo personaggio. Naturalmente tutte queste interessanti informazioni non sono passate in TV, forse per non turbare le coscienze degli italiani che si apprestano a votare.
Dunque, quali orrori si nascondono dietro il Ciarrapico?
Al di là del la sua passione per il fascismo, trascorso a stampare volantini e libri ideologici nella sua tipografia di Cassino, su cui ognuno può avere la sua opinione personale, sarebbe utile informare gli elettori delle sue invece affatto trascurabili avventure giudiziarie che non si possono ignorare.
Giuseppe Ciarrapico [2] può già vantare 4 condanne definitive, per reati che vanno dalla bancarotta fraudolenta alla ricettazione fallimentare, dallo sfruttamento del lavoro minorile alla truffa pluriaggravata.
A questo punto un cittadino normale si chiede: perchè non è in carcere? La risposta è "grazie al codice penale italiano", costruito per non punire i criminali e soprattutto per salvare chi può permettersi di pagare i 3 gradi di giudizio. Risultato: questo delinquente (termine tecnico per chi delinque) è libero e pronto ad entrare in Parlamento.
Un tale curriculum non poteva certo essere ignorato da Berlusconi, vista la sua particolare affezione ai tribunali. Solidarietà tra pregiudicati.
L'ultima vicenda che coinvolge il delinquente riguarda l'evasione fiscale, ed è recentissima. A quanto risulta il primo giornale a parlarne è stato "Italia Oggi" il 12 marzo 2008 [3]. Secondo l'articolo, Ciarrapico sarebbe stato scoperto dal fisco italiano per non aver pagato 1,4 milioni di euro, anticipati gentilmente dai contribuenti italiani onesti. L'editore per fortuna ha riconosciuto quello che, a voler essere un po' ingenui, è stato un errore involontario, e ha fatto domanda a Equitalia (agenzia pubblica che riscuote i tributi) per avere la possibilità di pagare la somma dovuta in 72 rate, un po' come nei centri commerciali; tutto ciò in nome di un nuovissimo decreto, il "milleproroghe", approvato il 28 febbraio.[4] Questo testo prevede, tra i tanti provvedimenti, che “L’agente della riscossione, su richiesta del contribuente, può concedere, nelle ipotesi di temporanea situazione di obiettiva difficoltà dello stesso, la ripartizione del pagamento delle somme iscritte a ruolo fino ad un massimo di settantadue rate mensili“; insomma, aiutiamo chi è rimasto indietro...col fisco; almeno paga, ed è già una vittoria per le tasche dei contribuenti onesti.
Per chi avesse voglia di approfondire, oltre alle specifiche delle 4 condanne definitive, tutte le altre condanne pendenti, processi vari e altri orrori, segnalo 3 articoli completi [5,6,7]. Uno al giorno a stomaco vuoto.
"Attenti al Lupo", cantava Lucio Dalla. I lupi oggi sono in parlamento. Io voglio ancora sperare, in uno slancio di ottimismo, che gli italiani non vogliano gente di questo tipo nel paese, e soprattutto non in parlamento, né con la destra né con la sinistra. Voglio sperare che, se avessimo un'informazione corretta, questa persona sarebbe costretta a nascondersi e non ad essere candidata in Parlamento. Voglio sperare...e, come diceva un tale, "la speranza è l'ultima ad evadere".
Note
[1] http://www.repubblica.it/2008/03/sezioni/politica/verso-elezioni-9/reazioni-ciarrapico/reazioni-ciarrapico.html
[2] http://it.wikipedia.org/wiki/Giuseppe_Ciarrapico
[3] http://rassegna.governo.it/testo.asp?d=29279565
[4] Legge 28 febbraio 2008, n.31 - http://www.camera.it/parlam/leggi/08031l.htm
[5] http://vivamarcotravaglio.splinder.com/post/16318407/Ciarrapico%3A+camicia+nera%2C+fedi
[6] http://vivamarcotravaglio.splinder.com/post/16367734/Il+Ciarra+del+vincitore
[7] http://www.lavocedellevoci.it/inchieste.php?id=137
