Blog di politica, attualità, ambiente, società, e varie. Un'isola di riflessione in un mare mosso di informazione.
venerdì 20 ottobre 2006
Il giornalismo dello spettacolo
In questi giorni da sotto le lamiere del convoglio sta fuoriuscendo un polverone di notizie, anticipazioni, commenti, dibattiti, pareri di esperti di ogni tipo sulle dinamiche misteriose dell'incidente, riversate ad ogni ora e su tutti i canali televisivi, senza eccezioni. Una copertura mediatica eccezionale che, oltre ai consueti speciali dei TG, ha interessato tutta una serie di trasmissioni che non hanno perso tempo a speculare soprattutto sui particolari più raccapriccianti. Domande ridicole ai sopravvissuti, come “hai pensato di morire”?
In questa folle e insensata corsa vince chi prima arriva, chi prima può vedere da vicino i feriti ed il sangue, chi può vantare di essere stato presente e poter raccontare la tragedia ai microfoni dei giornalisti, mentre il resto d'Italia ascolta affamata di particolari, forse poco sensibile alla tragedia ma molto recettiva al suo spettacolo. Si, perchè un incidente così come è raccontato in questi giorni non è che uno spettacolo, una diretta di cattivo gusto; stamattina sul sito di Repubblica vi era addirittura una foto del recupero degli oggetti smarriti.
Abbiamo davvero bisogno di sapere tutto ciò? Di sapere che “qualcuno perde sangue dalla testa, altri meno gravi hanno preso colpi in testa, o agli arti e alle gambe”[2], oppure che molte persone sono incastrate tra le lamiere e soffrono, o che “Un cadavere è stato estratto dalle lamiere.“?[2]
No, io non penso che un giornalismo serio e una televisione moralmente più responsabile abbiano bisogno di trasformare un incidente in uno show, in un dibattito da salotto. O peggio, nelle solite polemiche italiane, come quella riportata dai giornali di stamattina sulla accusa di Sandro Curzi, consigliere del Cda, ai ritardi del servizio informativo Rai, battuto sul tempo da Sky. Stare lì a contare quanti minuti prima gli operatori Sky erano sul posto mi sembra davvero troppo. Purtroppo nel giornalismo spesso il rispetto per il dolore dei coinvolti e dei loro familiari è superato di gran lunga dalla "necessità" di fare audience.
La politica poi, non si smentisce mai. Ad aprire le danze stavolta sono stati Storace e Alemanno, esponenti di Alleanza Nazionale, che hanno accusato il sindaco di Roma di non essersi interessato in tempo della sicurezza dei trasporti pubblici. [3] Lo squallido scontro politico si è poi esteso alle coalizioni, mettendo ancora una volta alla luce la pochezza morale dei nostri politici, che non esitano di fronte a nulla pur di farsi pubblicità e lanciare calunnie gratuite.
In Italia abbiamo una pessima abitudine: aspettiamo sempre che succeda un incidente per attivarci e migliorare gli standard di sicurezza. Ogni tanto, come in questa occasione, ci si inizia a lamentare che si poteva prevenire, che se quel componente elettrico non fosse stato difettoso non sarebbe accaduto nulla, e altri mille se. Tutti discorsi che finiscono puntualmente nel dimenticatoio dopo pochi mesi.
Certamente la colpa principale è della politica, basta pensare alle autostrade, un servizio pubblico dato poco felicemente in concessione ad un privato su cui però dovrebbero vigilare i nostri rappresentanti politici. Le nostre autostrade, soprattutto in alcuni tratti tristemente famosi, sono di una pericolosità inaudita, e causano migliaia di morti ogni anno. Perchè i signori Storace e Alemanno hanno accusato il sindaco di Roma (che avrà anch'egli le sue colpe)[3] ma in 5 anni di governo non hanno fatto pressioni per migliorare la viabilità della Salerno-Reggio Calabria, tanto per dirne una? Il loro ex-collega Lunardi, come sappiamo, era troppo intento ad aprire grandi cantieri (senza soldi) che a migliorare le infrastrutture. Le responsabilità sono un po' di tutti, e le polemiche di questi giorni sono solo strumentali.
La sicurezza è nelle nostre mani, perchè chi deve controllare solitamente è una singola persona e non può o non vuole svolgere il suo lavoro in modo efficiente. Magari non c'è abbastanza interesse economico per controllare, e quindi si lasciano degradare le cose. Così non funziona, basta guardarsi intorno nel proprio piccolo per accertarsene.
Io penso che se vogliamo davvero un cambiamento concreto dobbiamo prendere noi in mano le redini della nostra sicurezza, e responsabilizzarci, come già avviene in altri paesi europei.
La strada del proprio comune è piena di buche e costituisce un pericolo? Il ponte vicino casa ha fondamenta vecchie di 100 anni? Non aspettiamo che succeda l'ennesimo disastro, prendiamo in mano la situazione e segnaliamo a chi di competenza. Si potrebbero creare dei gruppi cittadini in ogni comune, per far valere con più forza le proprie richieste, e soprattutto far pressione sui politici affinché mantengano le promesse. Sarebbe sicuramente un buon inizio.
Mi farebbe piacere ascoltare il vostro parere su questa soluzione, e se possibile sentire l'esperienza di qualcuno impegnato su questo fronte, magari proprio in un gruppo cittadino.
Note
[1] http://www.ansa.it/main/collezioni/maincollection/awnplus_italia/2006-10-17_117955.html
[2]http://www.repubblica.it/
[3]http://www.corriere.it/Primo_Piano/Cronache/2006/10_Ottobre/18/fallai.shtml
domenica 15 ottobre 2006
Guardie e ladri
Oggi, mentre sfogliavo il libro di macroeconomia, mi sono imbattutto nei diagrammi di flusso, di cui si diceva: "la somma totale dei flussi in entrata deve essere uguale alla somma totale dei flussi in uscita.
Ciò che entra deve uscire".[2] Per fare un esempio semplificato, tutte le entrate dello Stato (cioè le tasse) devono essere uguali alle spese (acquisto di beni e servizi, pagamento delle pensioni, aiuti di disoccupazione, opere pubbliche)..
Se del denaro va perso per strada e non rientra nella contabilità evidentemente qualcosa non funziona a dovere..
Se 2+2 fa 4, possiamo concludere che lo Stato è un sistema pieno di bug, da cima a fondo, un vero colabrodo. Basti pensare al suo problema principale, l'uso dei fondi destinati ai lavori pubblici. Solitamente le notizie di fondi dirottati o sequestrati da mafie locali vengono date su giornali locali e nei tg regionali, ma sono una costante. L'ultimo caso famoso riguarda la truffa internazionale ai danni dei fondi europei in Calabria: per una volta non era una faccenda solo Italiana, ma è una magra consolazione..[3]
Probabilmente un sondaggio in Italia rivelerebbe che la maggioranza della popolazione è sicura che quasi tutti i politici e le persone che ricevono fondi statali imbroglino e si trattengano qualcosa. Se ne parla ovunque, per strada, negli autobus, al lavoro, a scuola e al bar, ma dopo un sacco di parole e lamentele l'unica reazione è una alzata di spalle, quasi a voler dire che è una cosa normale che ci riguarda poco.
Invece ci riguarda molto, per almeno due motivi: il primo è che i soldi dello Stato sono nostri, e penso che a nessuno vada bene che vengano sprecati a regalati al primo imbroglione che passa, il secondo è che non è il caso di farsi prendere in giro in questo modo, siete d'accordo? Parliamo tanto di orgoglio nazionale, soprattutto dopo i mondiali, ma a me sembrano tante chiacchiere e pochi, pochissimi, fatti.
L'atteggiamento più meschino, purtroppo molto diffuso al sud e nelle piccole città, riguarda le persone che sanno bene che un determinato politico locale ha commesso imbrogli o ha rubato soldi pubblici per lavori mai portati a termine; nonostante ciò, continuano a mostrargli rispetto con l'aria servile di chi ammira e teme il potere, e si aspetta qualcosa in cambio del suo appoggio..
Quali possono essere le soluzioni? Eleggere politici onesti? Impossibile finchè l'informazione continua a non fare il suo dovere, e i cittadini continuano a votare quasi alla cieca, per "simpatia" o perchè quel politico promette le cose più belle. In una recente intervista amatoriale il politico-filosofo Rocco Buttiglione, alla domanda di se si ci può fidare d un parlamento in cui siedono 25 condannati in via definitiva, ha risposto: "Li hanno eletti i cittadini italiani.Se li hanno eletti se li devono tenere." L'idea che gli italiani non fossero al corrente del problema non l'ha sfiorato nemmeno..[4]
Si potrebbe affidare a cittadini di particolare fiducia la gestione delle risorse dello stato? Oppure instaurare un sistema di polizia che scorta il denaro che lo stato dà per i lavori pubblici dalla partenza all'arrivo?
Sono anni che constatiamo il fallimento degli organismi di controllo. La nostra è una democrazia formale, non sostanziale, basta guardarsi attorno. Capita sempre, e poche sono le eccezioni, che chi debba essere controllato sia anche il controllore. Io non so se questa sia un'assurdità tutta Italiana, certo non me ne meraviglierei, ma ho i miei dubbi che il curioso fenomeno sia ristretto al nostro "belpaese", Per quanto possa essere assurdo pensare che la guardia e il ladro siano la stessa persona, purtroppo questo è ciò che accade tutti i giorni nel paese dei Balocchi.
Note
[1] http://it.wikipedia.org/wiki/Bug
[2]Macroeconomia, Krugman Paul R., Wells Robin. Zanichelli 2006
[3]http://www.corriere.it/Primo_Piano/Cronache/2006/08_Agosto/17/macri.shtml
[4] http://www.beppegrillo.it/2006/10/il_dipendente_terapeutico.html#trackbacks
giovedì 5 ottobre 2006
Pubblicità...pubblica
E' così che la “telebasura”, la tv spazzatura che in Spagna sta venendo prontamente sostituita dopo la coraggiosa riforma televisiva di Zapatero,[1,2] in Italia resta e anzi aumenta di anno in anno, basta elencare qualcuno dei programmi che circolano al momento: sulla Rai abbiamo L'isola dei famosi e immancabili quiz vari, sulla Mediaset quella chicca che è “Pupe e Secchioni”, Reality Circus, la De Filippi che guida la classifica con Amici e C'è posta per te. Hanno tutti paura della cultura, di qualcosa che insegni alla gente cose utili e interessanti, e soprattutto che abitui la genter a ragionare con la propria intelligenza; la Rai ha inserito due documentari di RaiEdu rispettivamente alle 2 di notte su RaiUno e alle 23.40 su raiTre! Per fortuna Report costituisce un eccezione.
E' ampiamente constatato che non possiamo aspettarci nulla dall'alto, dobbiamo essere noi a fare richieste; mi meraviglio che tra milioni di Italiani siano pochi quelli che si lamentano e provano a fare qualcosa per migliorare questo servizio che, ricordo, è di tutti e non è gratuito. E non voglio credere che la maggioranza di chi paga il canone sia contento di ricevere in cambio programmi di quel livello.
Qualche mese fa si è conclusa una importante proposta di legge popolare [3] per proporre una riforma che liberi la tv pubblica dalla morsa dei partiti e dalla politica, e non si è riusciti a raggiungere le 50.000 firme,[4] a fronte di una popolazione nazionale di oltre 50milioni di persone. Il testo di legge è stato comunque depositato al parlamento, e forse sarebbe il caso di sollecitare il Ministro Gentiloni a prenderla in considerazione, magari con una veloce email.[5] Bastano poche righe.
Non è possibile pagare per guardare programmi demenziali in prima serata e qualcosa di decente alle 2 di notte, il tutto condito continuamente da pubblicità e interruzioni, senza che nessuno si lamenti ed esiga un minimo rispetto.
La televisione pubblica (questo è un discorso non solo italiano) oggi ha un urgente bisogno di liberarsi da due poteri, politico ed economico, che irrimediabilmente ne compromettono l'affidabilità. Finché ci saranno migliaia di imprese che pagheranno milioni di euro per trasmettere le proprie pubblicità, non ci sarà mai spazio per chi voglia mettere in discussione la bontà di un determinato prodotto, o addirittura dell'intero sistema economico su cui reggono le nostre società. Troveremo raramente un ingegnere che parla di un nuovo modo di costruire auto per risparmiare carburante, perché ci sarà sempre la minaccia di ritirare le pubblicità da parte di aziende come le compagine petrolifere. Non troveremo mai una persona come Beppe Grillo che parla di energie alternative attuabili subito, e rompe le scatole un po' a tutti e sopratutto alle imprese italiane.
Non troveremo mai un medico che ci illustra gli studi scientifici degli ultimi decenni che mostrano come il consumo di prodotti animali sia direttamente legato all'incidenza delle più diffuse malattie croniche, basta contare il numero impressionante di prodotti animali pubblicizzati.
I dirigenti di aziende televisive, come Confalonieri per Mediaset, nelle interviste parlano di introiti pubblicitari e accordi con le imprese, mentre i contenuti e la qualità del servizio sembrano non esistere: l'importante è aumentare gli introiti pubblicitari. L'informazione non è un servizio, è un imrpesa e il suo scopo è massimizzare i profitti, come l'economia ci insegna.
Avere informazioni chiare e basate sui fatti è possibile solo in quei media che non sono legati a vincoli commerciali o politici, e che ovviamente vogliono impegnarsi a fare vera informazione.
Ottenere questo dovrebbe essere il primo obiettivo di tutte le persone, gruppi e associazioni impegnate per il progresso civile, qualsiasi sia il campo in cui lavorano: ecologismo, animalismo, pacifismo, politica, diritti umani, etc.
Non propongo ovviamente di lasciar perdere questi ambiti e concentrarsi tutti su una riforma globale del sistema informativo. Dico però che tutti questi gruppi dovrebbero prendere coscienza del problema, discuterne, e riservare almeno una piccola parte del proprio tempo a battersi per un cambiamento in questo settore. Il perché voglio chiarirlo con un esempio.
In uno studio sui mass media, FAIR,[6] un gruppo americano per il controllo dell'informazione, ha esaminato tutte le interviste sulla guerra in Iraq (quando ancora se ne discuteva negli USA) trasmesse sui 4 principali notiziari: CBS evening news, NBC nightly news, ABC evening news e NewsHour. In due settimane, su 400 interviste soltanto 3 esprimevano un parere contrario alla guerra. 3 su 400.[7] Chi diceva che gli Stati Uniti vantano la stampa più libera e democratica?
E' chiaro che un sistema informativo nelle mani di questi poteri danneggia tutti i gruppi che si impegnano per il progresso civile e la pace, ed è necessario agire.
Ho iniziato a cercare alcune delle radio e tv indipendenti disponibili in rete, in lingua italiana e inglese (DemocracyNow è tra le più interessanti secondo me). Non sono certo tutte, vi invito dunque a fare le vostre segnalazioni in modo da avere a disposizione una serie di strumenti e risorse utili, e sopratutto più libere. Mi occuperò di tenere aggiornata la lista arricchendola di volta in volta.
Ovviamente anche su questi siti vanno sempre verificate le fonti e la veridicità di ciò che si legge o si scrive. La regola vale sempre.
In Italiano:
http://www.arcoiris.tv
http://italy.indymedia.org
In inglese:
http://www.democracynow.org/static/IMIATOW.shtml
http://www.alternativeradio.org/
http://www.indymedia.org/it/index.shtml
http://www.zmag.org/newvideos.htm
Note
[1] http://www.perunaltratv.it/index.php?id=10,29,0,0,1,0
[2] http://www.articolo21.info/notizia.php?id=2822
[3] Articolo 71, http://www.quirinale.it/costituzione/costituzione.htm
[4] http://www.perunaltratv.it/
[5]http://www.comunicazioni.it/it/index.php?Mn1=1
[6]http://www.fair.org/index.php
[7]http://www.democracynow.org/static/IMIATOW.shtml
sabato 30 settembre 2006
Incontrare il mondo...in una bandiera
Questa operazione in un mondo normale dovrebbe essere svolta da chi si occupa di informazione, che non dovrebbe limitarsi ad inondarci di discorsi, o peggio, di opinioni di dubbia affidabilità.
Oggi dopo aver visto qualsiasi telegiornale, Rai o Mediaset che sia, conoscerete le dichiarazioni e le idee dei politici appartenenti ai maggiori partiti italiani, al governo o alle istituzioni, saprete in che modo gli italiani stanno affrontando il “grande caldo” o il “grande freddo”, a seconda delle stagioni, i retroscena della cronaca rosa, nera, bianca e così via, gli ultimi gossip sul famoso di turno, e altri argomenti più o meno interessanti.
Se vi fermate a riflette però vi renderete conto che vi sta sfuggendo il contenuto della legge o del provvedimento su cui avete ascoltato le dichiarazioni di tutti i politici, saprete nulla o poco delle cause del pericoloso cambiamento climatico sulla terra, delle responsabilità e sulle cause umane, e sulle soluzioni possibili. Come amo ripetere spesso (non è mai abbastanza...), l'informazione utile va cercata, difficilmente qualcuno ce la preconfezionerà.
Qualcuno ha deciso di unire l'immediatezza comunicativa delle immagini alla più lenta ricerca di dati.
Icaro Doria è un brasiliano che ha trovato un modo tanto originale quanto efficace di “far conoscere il mondo”, (Meet the world) sfruttando la consistenza delle diverse aree rappresentate dai colori delle bandiere degli stati. Infatti utilizzando le bandiere di alcuni paesi del mondo e alcuni dati rilevanti frutto di ricerce personali su siti come quello di Amnesty International e delle Nazioni Unite, il giovane artista ha prodotto una galleria di 8 bandiere ( Stati Uniti, Unione Europea, Somalia, Burkina, Brasile, Colombia, Angola, Cina, ) che illustrano in modo grafico e originale diversi problemi, dalle diverse opinioni dei cittadini statunitensi sulla guerra in Iraq ai dati sulla violenza contro le donne in Africa e le malattie che flagellano l'Angola. Anche se non proprio recente, a me l'iniziativa è piaciuta molto e ho deciso di proporla; se avete apprezzato anche voi l'idea diffondete liberamente questo articolo (e lasciate un commento indicandomi dove l'avete inserito). Inserisco un paio di bandiere qui sul blog, mentre le rimanenti le trovate all'indirizzo dell'autore. Buona visione, e buona riflessione...
Icaro Doria, Meet the World
domenica 24 settembre 2006
Un indovino mi disse - Tiziano Terzani
Dopo la prevista sospensione estiva e le impreviste difficoltà "logistiche" (di connessione) durante il mese di settembre, il nostro blog riprende la sua attività. Ci sono molte novità nella nostra piccola Italia e soprattutto nel mondo, e cercheremo di commentarle e analizzarle con la consueta attenzione per i fatti e con una visione il più completa possibile. Seguiteci e soprattutto partecipate attivamente commentando i nostri articoli, diffondendoli ovunque vogliate nel rispetto delle regole (vedi le regole di copyright) e criticandoci quando volete, ci contiamo! Ho deciso di riprendere l'attività proponendo la recensione di un libro, che spero possa cambiare il vostro modo di intendere il mondo e il viaggio. Grazie a tutti
***
Vi confesso che da tempo non provavo tanto piacere nel leggere, ed ero proprio alla ricerca di qualcosa che mi distraesse dal mio solito genere di letture quando mia madre, che approfitto per ringraziare, mi ha consigliato questo libro.
“Un indovino mi disse” è un libro davvero insolito, piacevolissimo. Descrive l'avventura dell'autore, Tiziano Terzani, giornalista e scrittore fiorentino scomparso nel 2004 e che, un po' per lavoro, un po' per passione, ha amato girare il mondo, specialmente le regioni dell'Asia orientale in cui è vissuto per vari decenni. Ci racconta di importanti avvenimenti storici che hanno interessato quelle zone negli ultimi decenni, di guerre e accordi di pace, di uomini politici e militari potentissimi che hanno determinato le sorti di interi popoli, e con cui ha avuto l'opportunità, in veste di cronista, di parlare. Il modo in cui ci rende protagonisti delle sue avventure è però molto coinvolgente, e molto distante dalla noiosa pacatezza di un classico libro di storia.
Il particolare titolo del libro introduce subito la scintilla che ha dato vita a tutto ciò, portando Terzani a vivere forse l'anno più interessante della sua vita e a fargli acquistare una prospettiva completamente nuova. Nel 1976, mentre si trovava per le strade di Hong Kong, un vecchio indovino cinese gli disse: “Attenzione! Nel 1993 corri un gran rischio di morire. In quell'anno non volare. Non volare mai!”. Terzani, pur sempre occidentale, era piuttosto scettico riguardo le profezie, ma ha infine deciso di seguire il consiglio del vecchio, rinunciando agli spostamenti aerei per tredici mesi; una decisione che ha reso il suo mestiere di giornalista una impegnativa sfida completamente nuova e originale, ma che gli ha permesso di venire a contatto con una realtà impossibile da notare spostandosi da un moderno aeroporto all'altro. E' così che nasce il racconto di questo incredibile periodo in cui l'autore viaggia per tutta l'Asia, dalla Thailandia dove vive al Vietnam, da Singapore “Un'isola ad aria condizionata”, alla Birmania, in treni sovraffollati e per stazioni piene di un'umanità povera e ai più sconosciuta, in auto sgangherate e su navi da carico. Alla ricerca di storie, di umanità vissuta e di...indovini: cartomanti, monaci astrologhi, sensitive. L'autore si diverte in questa ricerca, combattuto tra scetticismo e curiosità, che lo porterà ad avvicinarsi a questa cultura tradizionale impossibile da ignorare e che pervade profondamente ogni strada dell'Asia, spesso influenzando decisioni politiche, di lavoro o d'amore. Si ritroverà infine a scoprire la meditazione seguito da un curioso maestro, americano ex agente della Cia.
Leggendo questo libro capiremo perchè noi occidentali stiamo guardando con l'occhio sbagliato allo sviluppo impressionante della Cina, dedicando pagine e pagine di informazione a questo miracolo economico e ignorando tutte le altre conseguenze. Da occidentale vissuto in Cina per anni e profondo conoscitore dell'Asia, Terzani ci aiuterà a scoprire un punto di vista diverso per cui dietro questo cambiamento, troppo rapido, si cela un'immensa cultura che sta scomparendo, vittima della ottusa corsa alla modernità e alla ricchezza. I vecchi valori della civiltà cinese sostituiti nel giro di una generazione da un nuovo dio, il denaro. Capire in che modo si sta sviluppando la Cina è forse l'insegnamento maggiore che questo libro, quasi indirettamente, ci lascia, e che ci riguarda tutti. Un passaggio mi è particolarmente piaciuto, e voglio proporverlo:
“Il Tibet, per proteggere la propria spiritualità, ha impedito per secoli s chiunque di varcare i suoi confini ed è così che ha mantenuto la sua specialissima aura. Lì, a rompere l'incanto è stata l'invasione cinese: anche quella avventura, ovviamente, in nome dello sviluppo. Una delle notizie più sconcertanti che ho letto di recente è che i cinesi, per facilitare l'accesso ai turisti, hanno deciso di “modernizzare” l'illuminazione del Potala, palazzo-tempio del Dalai Lama, e ci hanno introdotto il neon. Non l'hanno certo fatto a caso: il neon uccide tutto, anche gli dei. E con loro muore sempre di più anche l'identità dei tibetani. Il grande scrittore giapponese Tanizaki, in uno dei brani più commoventi sulla scomparsa del vecchio Giappone, spazzato via dalla modernità, fa l'elogio dell'ombra che così tanto contribuiva a creare l'atmosfera e con ciò l'anima, delle vecchie case di legno e di carta.
La penombra del Potala, la cattedrale-residenza del Dalai Lama, aveva la stessa funzione: bisognava entrare nei recessi di quello straordinario palazzo al buio, e solo lentamente scoprire, nella luce tremolante delle lampade al burro, le smorfie delle ogre e i sorrisi benevoli del Buddha. Il neon ora impedisce ogni scoperta, tarpa le ali a chi voglia ancora abbandonarsi ai voli dello spirito.”
In conclusione il suo è un affascinante libro d'avventura, un coinvolgente diario di viaggio condito da tanti spunti autobiografici, una descrizione accurata di quelle regioni e una documentata e attualissima visione di un mondo che cambia ciecamente, senza riflettere su ciò che sta perdendo, con tutte le sue contraddizione e i suoi problemi. E un invito a viaggiare con un occhio completamente diverso dal solito.
ISBN 88-502-0613-5
Editore: TEA Tascabili degli editori associati
Pubblicazione: 1995
Collana: Saggistica
Costo: € 8,00
Pagine: 429
lunedì 21 agosto 2006
Uno spunto di riflessione
Tranquilli, non siamo spariti, e il blog resta qui dov'è. Semplicemete siamo in vacanza, come avete potuto constatare nei giorni scorsi, non assicuriamo un "servizio" regolare, dipende come sempre da impegni, relax ed ispirazione! Un po' di tregua per ricaricarsi e tornare con nuovi articoli (ci auguriamo anche interessanti) non guasta mai. Insomma, continuate a seguirci per avere un punto di vista diverso e un po' più approfondito su quello che succede in Italia e nel mondo. Un compito tutt'altro che facile, ma che cerchiamo di portare avanti. Grazie.
***
Il "berlusconismo" sociale degli ultimi 30 anni ha cambiato il volto del nostro paese in modo così determinante che oggi tornare indietro e riprendere la strada del progresso sembra a tratti una missione impossibile.
Capita così, che la giustizia sportiva che doveva restituire dignità allo sport più amato dagli italiani viene condizionata palesemente dalla classe politica-dirigenziale. E quasi contemporaneamente ci vediamo decretare dal nostro parlamento la riforma sull'indulto, che facendosi dipindegere come apologeta di clemenza e misericordia, altro non fa che celare l'illegalità che regna sovrana anche in un luogo sacro come il Quirinale.
Ben 25 politici condannati, altri prescritti oppure salvati da pseudo leggi ad hoc. Se questa è la situzione, se questo è il sistema "mafia" che decide delle nostre vite siam messi non male, malissimo. Talmente male, che nonostate il 9 e il 10 aprile abbiam impresso una svolta importante al nostro paese, scaricando su berlusconi parte delle nostre insoddisfazioni economiche, siam qui a discutere di un governo amico, di sinistra, più vicino ai nostri ideali democratici di quanto lo sia stato il precedente, ma tremendamente insoddisfacente e inconcludente visti i primi mesi di attività.
Prodi è un puntino piccolino piccolino. Per ora, in questo mondo, senza favoritucci e compromessi non vai da nessuna parte. Basta un ministro che si dimette e tutto salta, premier e governo.
Elezioni anticipate.
Bellachioma messo a nuovo.
E' il sistema. E' Berlusconi. Sembra strano, ma alla fine lui c'è sempre. E' dappertutto e da nessuna parte. Lo vedi poco in tv, ma intanto il suo milan, non si sa come, riamane totalmente illeso da calciopoli. Lo vedi poco in parlamento, ma per fortuna c'è Mastella con l'indulto pronto per l'uso.
Non si sa come, ma siamo l'unico paese al mondo che uno così ce l'ha sempre in mezzo ai piedi.
E se ne combina una delle sue, ecco che Fede ne prende le difese, inorgoglito come sempre metterà in bella vista le sue foto più belle..Come lui non c'è nessuno..Solo lui poteva far diventare la protesta dei taxisti, la voce del popolo...
Solo i suoi colleghi di studio aperto potevano riportare Beppe Grillo
che bacchetta Prodi, dopo tutte le volte che è stato censurato...
A volta mi chiedo se in fondo siamo mafiosi dentro noi italiani, furbetti fin dal principio. Preferiamo le scorciatoie dell'illegalità, le tangenti ai partiti, gli arbitri di calcio rinchiusi e umiliati negli spogliatoi, e ancora i tg corrotti, le imprese che falliscono. E poi quando all'estero ci denigrano o ci descrivono per quelli che siamo, ecco che allora venati di patriottismo prendiamo a spadatratta le difese di Materazzi. E' una vergogna ! Cosa? Essere razzisti o dare una testata?
Questione di opinioni..
Senza rispetto e dignità per le istituzioni, le università italiane han perso ormai quell'appeal culturale e storico che le ha contraddistinte a lungo.
Con sempre meno ingegneri e matematici siamo in coda all'europa, con una "ricerca" che è hai minimi storici.
E se la sinistra creò l'abbozzo (il progamma di 300 pagine) di un progetto di rinascita, esso è destinato a rimaner tale fin quando a cambiare non sarà quella mentalità mafiosa che, come il cancro, persiste nei ranghi del nostro paese da ormai troppi lunghi misarabili anni.
lunedì 31 luglio 2006
I furbetti dell'indultino
Cos'ha da temere Berlusconi da questa sinistra? Poco e niente, ma in realtà sappiamo che non ha mai dovuto temere nulla. Il suo impero aziendale non è stato mai messo in pericolo dagli ultimi governi dei ”comunisti” (ma voi ci credete ancora a questa storia?), che anzi è stato aiutato a crescere, tra un inciucio e un dibattito tv. La sua è la fissazione di un povero (per modo di dire...) uomo, e soprattutto un ottimo stratagemma propagandistico, un ritornello che suona ridicolo ma che lui e la sua combriccola ripetono ossessivamente da quando il "partito delle libertà" è sceso in campo.
Cos'è successo ancora nel paese dei Balocchi? In questi giorni il Parlamento Italiano, l'organo che ci dovrebbe rappresentare, ha votato a grande maggioranza (alla Camera 460 sì, 94 no e 18 astenuti,[2] al Senato 245 favorevoli, 56 contrari[3]) il disegno di legge sull'Indulto[4], che prevede la riduzione della pena per 3 anni, applicabile ad una serie di reati e che ne esclude, giustamente, altri considerati dal legislatore più gravi, come i reati di terrorismo, strage, banda armata, prostituzione minorile, produzione, traffico e detenzione di sostanze stupefacenti, etc. Il testo della legge è disponibile a questo indirizzo, è molto breve ed è costituita da un unico articolo.[5]
Il provvedimento è stato sbandierato ufficialmente come una soluzione al problema del sovraffollamento delle carceri (per la serie “dacci oggi la nostra buona azione quotidiana”...); in realtà la favola del parlamento caritatevole non se l'è bevuta nessuno, e infatti si è subito scoperto un'incredibile retroscena.
Il ministro Antonio Di Pietro ha poi immediatamente denunciato la disdicevole ma volontaria "dimenticanza" da parte di chi ha presentato la legge, e cioè il collega Mastella, ahi-noi ministro della Giustizia. Secondo il testo, l'indulto infatti si applica anche a reati contro la pubblica amministrazione (corruzione, concussione, peculato, abuso, etc.), reati finanziari (falso in bilancio, frode fiscale, appropriamento indebito, aggiotaggio, etc.) e societari (fallimento etc.).
Certo, chi conosce il nostro parlamento, i nostri partiti e i deputati che ci rappresentano non si scomporrà più di tanto. L'Italia, si sa, è sempre prima nelle classifiche negative, e nel campo della giustizia non facciamo eccezione; nel nostro parlamento siedono 25 condannati definitivi, 10 prescritti, 8 condannati in primo grado, 17 imputati in primo grado, 19 indagati, 1 imputato in udienza preliminare, 1 prosciolto per immunità parlamentare, 1 colpevole assolto per legge. La documentazione dettagliata relativa alla situazione giudiziaria di chi ci rappresenta è stata raccolta da Marco Travaglio e Peter Gomez nel loro ultimo libro, “Onorevoli Wanted”.[6] Ora risulta quindi tutto più chiaro, capiamo perchè i partiti, ad eccezione di Italia dei Valori, Lega Nord e parte di Alleanza Nazionale, abbiano votato per questa vergognosa proposta di legge. Possiamo capirlo certo, ma personalmente non posso affatto condividere che questa situzione continui a restare sconosciuta e impunita. Se i furfanti continuano a farsi le leggi è finita.
E' indicativo che sia stato il solo Di Pietro a protestare vivamente e scendere in piazza, scrivendo lettere inascoltate ai colleghi del governo, o pubblicando sul suo blog l'elenco dei votanti a favore.[7] Bertinotti ha definito questa scelta “deplorevole”, forse non sa che le liste dei votanti sono pubbliche e accessibili a tutti, si trovano sul sito della Camera. Caro Fausto, la poltrona ti ha dato alla testa, o forse anche Rifondazione ha i suoi pregiudicati nell'armadio? Enrico Buemi, Rosa nel pugno, relatore del provvedimento, ha detto in un'intervista: “Di Pietro è ministro di un governo che noi sosteniamo e ci accusa di essere collusi con la mafia, oltre che di favorire i corrotti... Ma come si fa?”. Caro Buemi, regalare 3 anni di pena in meno non significa forse favorire i corrotti?
Un plauso personale va a Di Pietro sia per l'opposizione che ha mantenuto sia per l'utilizzo che fa, già da tempo, di internet tramite il suo ottimo blog. Qualche giorno fa chiedeva consiglio ai suoi lettori sulla scelta di dimettersi o no. Il mio invito è a restare e lavorare al suo ministero, e continuare a combattere per cercare di cambiare le cose, dall'interno. Perlomeno avremo un ministero che lavora in modo serio e trasparente[8], nei limiti delle sue possibilità, (vedi caso Anas) il che è una rarità a cui non sarebbe giusto rinunciare.
Si parla di migliorare l'Italia, abbiamo votato un programma di governo che si chiama “Per il bene dell'Italia”, e non “Per il bene di chi corrompe”. Non si potrà mai migliorare nulla se prima non ci si dà una regola semplice, elementare e che qualsiasi paese civile dovrebbe far propria: chi ha problemi con la giustizia non deve sedere in parlamento. Tutto il resto viene dopo.
Il grande Travaglio ha fatto una bella osservazione, con cui vorrei concludere: “il nostro Parlamento ha una lunga tradizione che lo porta a negare regolarmente l’autorizzazione all’arresto dei suoi membri, di qualunque reato siano accusati e qualunque faccia portino. È come i conventi del Medioevo, dove i furfanti si rifugiavano sicuri dell’intoccabilità.”
Note
[1] http://www.repubblica.it/2005/g/sezioni/politica/nuovacdl3/nuovacdl3/nuovacdl3.html
[2] http://www.repubblica.it/2006/07/sezioni/politica/indulto-di-pietro/mastella-camera/mastella-camera.html?ref=hpsez
[3] http://www.repubblica.it/2006/07/sezioni/politica/indulto2/senato-approva/senato-approva.html
[4] http://it.wikipedia.org/wiki/Indulto
[5] http://www.cittadinolex.kataweb.it/article_view.jsp?idArt=43715&idCat=120
[6] http://www.marcotravaglio.it/libri/onorevoliwanted.htm
[7] http://www.antoniodipietro.com/2006/07/chi_ha_votato_a_favore_dellind/index.html
[8] http://www.antoniodipietro.com/2006/07/ministeri_trasparenti.html