lunedì 26 marzo 2007

Copisteria - Una speranza dal sole

Oggi voglio inaugurare una mia rubrica fissa, che ho intitolato "Copisteria".
Perchè? Oggi abbiamo tanta informazione, seppur incompleta e spesso faziosa, leggiamo tante opinioni, abbiamo milioni di blog e ognuno dice la sua. E' troppo, ora bisogna passare dalle parole ai fatti. Ci sono tante persone che ottengono risultati e portano avanti esperienze positive, ritengo giusto parlarne per avere dei modelli da imitare. Basta copiare, ci sono già tante iniziative funzionanti che basterebbe semplicemente copiare, senza altri sforzi mentali.
Cercherò periodicamente esperienze concrete e buone notizie da raccontare.
Vi invito ad inviare le vostre segnalazioni, anche semplici. Ad esempio una buona iniziativa del vostro comune, o di una scuola, e di qualsiasi altro soggetto. Sono sicuro che, pur in questa Italia decadente e corrotta, guardandoci intorno troveremo anche molte cose positive, e mi sembra giusto parlarne.
Il primo argomento della rubrica tratta di una nuova scoperta, molto interessante, nel campo della produzione di energia elettrica dal sole. Buona lettura.

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L'Italia degli ultimi decenni non ha quasi mai saputo sfruttare le proprie potenzialità, sia umane che ambientali. Parliamo di sole, uno dei tanti elementi per cui il bel paese è ammirato e invidiato in tutto il mondo. Il sole produce energia, lo sappiamo, senza emissioni, senza scorie e quasi pulita, tenendo conto del processo che serve a costruire dei pannelli solari e fotovoltaici e a smaltirli. Potrà sembrare strano, ma nel 1996 l'Italia era al quarto posto nella produzione di energia elettrica dal sole, dopo aver costruito la centrale più grande al mondo[1] in Campania, a Serre (SA).

E oggi? Nel 2005 la produzione di energia solare in Italia era di appena 37 megawatt, mentre la Germania guidava la classifica con 1.429 MW e Tokyo seguiva con 1422 MW. L'energia solare, insieme all'efficienza energetica degli edifici, è la soluzione più verosimile per fronteggiare e frenare il riscaldamento climatico, e in Italia stenta ancora a decollare nonostante l'abbondanza di "materia prima".

Finora questa lentezza si può imputare a diversi ostacoli: prezzi alti per gli impianti, poca informazione e nessuna pubblicità e assistenza rivolta ai cittadini interessati: molti italiani continuano ad ignorare le potenzialità del sole. Infine, forse la causa principale, la scarsa volontà politica di favorire questo tipo di autoproduzione elettrica che metterebbe in discussione l'idea di produzione e profitti centralizzati: per intenderci, le classiche centrali elettriche che abbiamo oggi.

Il sole è la risorsa più abbondante sulla terra. e da diversi istituti di ricerca sulle energie vengono precisi inviti a utilizzare questa preziosa risorsa per soddisfare il fabbisogno di energia che aumenterà di oltre il 50% entro il 2050 secondo le stime del Dipartimento di Energia statunitense[2]. In contrasto con chi si ostina a parlare di nucleare come soluzione migliore, dimenticando aspetti chiave come costi, sicurezza e smaltimento delle scorie.

La stragrande maggioranza degli attuali pannelli fotovoltaici sono costituiti da silicio, un semiconduttore con vari svantaggi e attualmente il maggior ostacolo tecnico all'abbattimento dei costi.

Una speranza ancora una volta viene dagli USA. A "Tg Leonardo" del 19 marzo si è parlato del Premio Eni-Italgas 2006, che per la sezione Scienza e Ambiente ha premiato due scienziati per le loro scoperte [3].
Armand Paul Alivisatos, chimico, ha condotto studi su celle solari [4] ultrasottili costituite da nanocristalli inorganici sensibili alla luce del sole.
Alan Heeger, fisico e già premio Nobel per la Chimica nel 2000, ha scoperto un modo di produrre celle solari realizzate con polimeri di origine organica, un particolare materiale plastico che ha molti vantaggi: possono essere prodotte in pellicole sottili e a basso costo.

L'unione di queste scoperte ha permesso lo sviluppo di celle solari "ibride", ad alto rendimento, facilmente stampabili su pellicole come avviene in una tipografia, e molto più durature dei pannelli solari attuali, che comunque hanno già una garanzia media di 20-25 anni. La commercializzazione è più vicina di quanto si ci possa aspettare, infatti inizierà nel 2008 negli Stati Uniti.

Heeger in un intervista ha detto che "Siamo riusciti a trovare la strada per sfruttare la fonte energetica più abbondante e rinnovabile di tutte, ora abbiamo la tecnologia, ma è stato un lavoro molto lungo e molto difficile." Mi auguro che, dopo il duro lavoro svolto dai team di scienziati, non sia la politica a bloccare e impedire la diffusione di queste tecnologie che rappresentano il futuro del nostro pianeta.

Note

[1] http://enelgreenpower.enel.it/en/green_tour/centrali/serre_salerno.html
[2] http://www.energy.gov/energysources/solar.htm
[3] http://www.digitalidentity.it/eventi/el20070319torino/motivazione.html
[4] http://it.wikipedia.org/wiki/Modulo_fotovoltaico

martedì 20 marzo 2007

Simulatori di emozioni

Per fortuna l'inviato di Repubblica è stato rilasciato dalle milizie talebane che lo tenevano in ostaggio. Dopo il rapimento del giornalista italiano in pochi si sono accorti della morte dell'autista locale del reporter . Non solo è stato ucciso barbaramente, ma la moglie che era in attesa di un pargolo, alla notizia della morte del marito ha perso il bambino. Fatto alquanto grave , ma soltanto citato approssimativamente dalla maggior parte delle tv.Ma questo è solo uno dei mille esempi di ridimensionamento di morti altrui, che non ci riguardano da vicino ,certo.
Non la nostra amata Italia almeno.
La guerra al terrorismo è tortuosa come lo è il principio che l'ha innescata nel 2003. Ormai ci avviamo a varcare la soglia del Milione di morti nel solo stato di Bagdad. Nella capitale irachena gli attentati si susseguono e i morti sono ogni giorno decine e decine, raccontati il più delle volte con freddezza nei nostri tg. "Esplode autobomba nel mercato di Bagdad, 60 morti..." E via, alla notizia successiva.

Eppure se ci soffermassimo un attimo soltanto a pensare a quanto dolore a quanto odio può provocare la morte di un caro amico o parente e moltiplicassimo il tutto per 60, 70, 100 , ne uscirebbe un desiderio di vendetta tale che ipotizzare un futuro di pace non sarebbe soltanto una mera utopia, ma un azzardo di quelli mai visti.
E' come se la civiltà umana si dimenticasse degli errori commessi e riazzerasse continuamente il timer del proghesso...
Tuttavia con questo mondo ci si convive quotidianamente, il distacco latente da quella realtà così diversa e caotica è solo un abbaglio, una fragile illusione apparente. Ci ripiombiamo non appena la tragedia ci colpisce da vicino. E così si sprecano titoli e pagine di giornale, la solidarietà nazionale che un attimo prima sembrava perduta ricompare all'improvviso come per magia: la politica è unita più che mai e le istituzioni si complimentano a vicenda per la vittoria ottenuta.

E sempre come per incanto siamo pronti a riallontanarci dai motivi e dalle origini di quella tragedia, come se d'un tratto non ci riguardasse più, ma appartenesse a un mondo lontano dal nostro. Siamo pronti a passare il testimone , a liberarcene purchè non ci pesi come un macigno sulle spalle.

Perchè nell'italia cattolica contemporanea il dolore è scomodo, è poco fashion, soprattutto per i media, troppo impegnati a rilassare il telespettatore con argomenti divertenti e che esulino dalla realtà. Lo show in tv è cosa sacra, col seguito di donne svestite e rifatte che umiliano continuamente la figura della donna per sedurre l'italiano medio in tv o le risse che esplodono come se niente fosse sulle stupidaggini più insensate , ma che servono a catturare l' audience, unico vero obiettivo dei manager di rete.

Ma quella stessa trasmissione della domenica, perbenista e bigotta allo stesso tempo, verrà immediatamente interrotta se dovessero giungere notizie dall'Afghanistan, notizie italiane s'intende...

E tutto questo mentre l'odore dei soldi trasuda al di fuori del corpo del presentatore che inscena una rissa in diretta e gli si vede stampata in faccia quell'espressione di incredulità chissà quante volte studiata prima.

venerdì 16 marzo 2007

Quei bravi ragazzi

Non so voi, ma a me dà tristezza vedere persone che un tempo avevano la forza di lottare per alcune idee mentre oggi sono diventate serve di una parte. Di esempi del genere ce n'è a bizzeffe, e forse studiando un po' i dati salta anche fuori che rappresentano la maggioranza di chi "conta" qualcosa. Vogliate definirli più pesantemente traditori o voltafaccia, o in modo più "soft" incoerenti e ipocriti, esse restano persone che hanno cambiato, più o meno radicalmente idea nella loro vita. Sia chiaro, non c'è niente di male nel cambiare idea, anche radicalmente, di fronte a nuovi elementi o a nuove conoscenze; anzi penso sia un dovere essere sempre pronti a farlo.

Il problema sorge quando si parla di personaggi che cambiano sponda a seconda della corrente, e si gettano sempre ai piedi del potente di turno. E non solo politici, ma anche giornalisti, cioè chi dovrebbe essere sempre e solo da un'unica parte, quella dei fatti, dei dati e documenti.

Giovedi sera ad Annozero ho trovato molto triste sentir parlare Stefano Menichini, direttore del quotidiano della Margherita "Europa"[1], una volta giornalista al Manifesto. Anche il nostro Vauro deve aver trovato la cosa triste, avendo commentato con la sua caratteristica ironia: "il mio vecchio amico Menichini, ora lo trovo un bravo ragazzo, sereno, moderato. Son quelle cose che aprono il cuore."
Sarà stata una mia impressione, ma Menichini nei suoi interventi sembrava quasi costretto a dover difendere a tutti i costi il suo partito di riferimento e quindi l'attuale governo. Poichè si parlava di Vicenza, la sua era la parte dell'avvocato suicida, che tenta di difendere l'indifendibile. Ma lui, imperterrito, continuava il suo discorso, cercando di mettere insieme parole per dire e non dire. Parole che stridevano troppo con il precedente intervento di un suo collega, Marco Travaglio, che invece è solito raccontare i fatti senza dover difendere nessuno. Colleghi si, ma di due pianeti diversi. Lo Stesso Ordine, ma due modi opposti di fare giornalismo.

Ho citato Menichini ed "Europa" solo come esempio, non ho nulla contro questo signore il suo quotidiano. Il mio discorso infatti va esteso a tutti quei giornalisti e quei giornali cosiddetti "di partito". Un giornalista non può fungere da semplice ufficio stampa di un partito, per quello ci sono le agenzie che prendono e trasmettono il comunicato così com'è. I giornali di partito non hanno ragione di esistere, ma servono solo ad assicurarsi i soldi pubblici dedicati all'editoria. Non sono contrario agli aiuti ai giornali, ma a patto che questi soddisfino alcuni requisiti che dovrebbero essere elementari: indipendenza da partiti e politici, e indipendenza da imprese e privati. Un giornalista deve poter fare il suo lavoro di ricerca e analisi senza interferenze nè politiche nè pubblicitarie. E' necessario finanziare questo tipo di giornali, proprio per la loro scelta di non avere introiti pubblicitari e quindi nessuna interferenza da parte di imprese private.
Questi che definirei i "minimi requisiti per un informazione credibile" sono merce rara, che neanche i maggiori giornali nazionali, Corriere e Repubblica, hanno. Il motivo? Costano, costano molto. Significa rinunciare all'appoggio politico e soprattutto agli introiti pubblicitari, che per i mass-media rappresentano la maggiore entrata economica. L'inserzionista viene prima del lettore, e si può dimostrare conducendo un accurato studio sui media.

Il giornalismo che sogno e ritengo valido invece incontra sempre più difficoltà, come dimostra l'esperienza del manifesto, nuovamente in crisi finanziaria [2]. Il manifesto non è di certo un quotidiano perfetto, ma alcuni requisiti li ha già, e lo ritengo un modello valido da migliorare e a cui ispirarsi se si vuole davvero dare una svolta a questo modo "clientelare" di fare informazione.

Note

[1] http://www.europaquotidiano.it/
[2]http://www.ilmanifesto.it/sottoscrizione2006/campagna.html

lunedì 12 marzo 2007

Per una politica etica


Politica ed etica sono due parole che non riescono ad andare d'accordo, e la situazione in Italia su questo fronte è davvero tra le peggiori al mondo. Il nostro parlamento sembra un istituto di recupero, con 1 deputato su 10 che ha guai con la giustizia, il 10% dell'intero parlamento. Sembra una favola, ma è la realtà.
La soluzione a questa vergogna non potrà mai venire dal parlamento, nè da nessuna maggioranza di destra o di sinistra. Tutti i maggiori partiti hanno i loro rappresentanti "diversamente onesti", da Forza Italia che guida la classifica ai Democratici di Sinistra, passando per il "grande centro" di pregiudicati vari. Questa classe politica non farà mai leggi per abolire i propri privilegi e la propria impunità, quindi non ci resta che agire.

Nessuna persona di buonsenso può tollerare che al parlamento ci siano persone condannate per i più vari reati, che continuano a percepire stipendi astronomici senza lavorare per il paese. E che hanno diritto ad una altissima pensione garantita a vita dopo soli 30 mesi, MESI, di legislatura! Mentre le persone che portano avanti davvero il paese, dagli insegnanti agli operai, devono lavorare per 40 anni e chissà se avranno mai una pensione decente. Privilegi che non esistono in altri paesi europei, che sappiamo chiamare in causa solo quando dobbiamo giustificare le nostre cose peggiori.

Comincia L'Italia è un quotidiano online con una redazione formata da liberi cittadini, professionisti e non, a cui partecipo da alcuni mesi pubblicando gli articoli che appaiono anche su questo blog.
E' stata lanciata una importante petizione rivolta al parlamento italiano che chiede:

- che gli stipendi vengano adeguati ai parametri dei parlamentari europei
- che gli aumenti futuri siano collegati agli aumenti delle più rappresentative categorie del Paese, secondo le norme vigenti del C.C.N.L.
- che al termine del mandato tornino ad essere cittadini normali e si attui il medesimo trattamento di fine rapporto che si ha per qualsiasi altro cittadino.
- che siano abolite quelle forme di diarie forfettarie che si prestano ad innumerevoli abusi. Le spese sostenute verranno rimborsate a fronte della presentazione di documenti di spesa
- che sia abolito il GETTONE DI PRESENZA (o sua estensione a TUTTI i lavoratori), sostituito da una PENALE in caso di mancata partecipazione alle seduta senza giustificato motivo. Dopo un tot di assenza ingiustificate, il mandato decade
- LE CONDIZIONI PER ANDARE IN PENSIONE e le possibilità di cumuli di stipendi, DEVONO ESSERE UGUALI A QUELLE DEI CITTADINI ITALIANI
- le buste paga devono essere dichiarate pubblicamente affinché qualunque cittadino che lo desideri possa controllarle

Richieste normalissime, basiliari per dare una svolta alla nostra democrazia decadente. In pochi giorni ha raggiunto quota 1200 firme, ma come sempre più sono meglio è. La petizione è perfino arrivata al presidente della Camera Fausto Bertinotti, che ha risposto alla segnalazione di un autore del quotidiano facendo notare i recenti tagli alla spesa del parlamento.
Ma non vogliamo chiedere soltanto un taglio ai privilegi parlamentari, il messaggio è più completo: noi cittaini siamo stufi di una classe politica strapagata che lavora poco e male. Vogliamo rispetto e maggiore partecipazione.

Voglio perciò segnalare l'iniziativa e invitare tutti voi a firmare e a diffondere questo appello.

Politica vuol dire "scienza e arte di governare". Etica è quella branca della filosofia che studia i fondamenti di ciò che viene vissuto come buono, giusto, moralmente corretto.
Impegniamoci tutti affinchè queste due splendide parole, che hanno impegnato pensatori di tutte le epoche, possano finalmente andare d'accordo per il bene comune.

Note

[1] http://www.comincialitalia.net/default.asp
[2] http://www.comincialitalia.net/petizioni.asp?id_petizione=3
[3] http://www.comincialitalia.net/interna.asp?id_tipologia=2&id_articolo=2157

giovedì 8 marzo 2007

Il mio augurio alle donne

Oggi è la giornata delle donne. Molte la riconoscono, altre no. Non mi addentrerò nella diatriba, ma voglio dedicare qualche pensiero a tutte coloro che vorranno accettarli.

Quando si parla di donne, soprattutto nei paesi ricchi, si pensa alla discriminazione sul lavoro e alle "quote rosa". Io voglio invece soffermarmi su altri aspetti che rendono la vita di tante donne una continua sofferenza.

Gli abusi sessuali, spesso perpetrati dai partner o altri familiari, sono una vera e propria piaga mondiale. Una donna su tre in tutto il mondo ha subito almeno una violenza durante la sua vita, e in Italia secondo l'Istat 10 milioni di donne hanno subito abusi sessuali.[1] Questo è un fenomeno diffuso ovunque, senza distinzione tra paesi sviluppati e non, ma che osserva un vertiginoso aumento quando ci si sposta in paesi sconvolti da una guerra o da forte instabilità politica e militare.

Il fenomeno degli stupri e uccisioni delle donne durante i conflitti è sistemico e va di pari passo alle altre forme di violenza belliche. Oltre alla violenza diretta, la guerra porta molte donne a perdere i propri mariti e figli, ritrovandosi sole, senza casa e senza assistenza se non di qualche rara quanto coraggiosa associazione umanitaria. Il resto entra in un tunnel senza uscita, fatto di sfruttamento e vendita del proprio corpo, spesso l'unica attività che permette di "vivere".

La stragrande maggioranza delle volte alle donne è negata anche la giustizia, soprattutto in paesi dove il sistema giudiziario è corrotto o smantellato dalla guerra, e dove i colpevoli riescono spesso a ottenere l'impunità da tribunali controllati da eserciti paramilitari.

In questi giorni si parla tanto di Afghanistan. E' ironico che a distanza di vari anni dalla "liberazione" del paese le donne afghane abbiano il secondo tasso di mortalità materna al mondo, con 1.600 donne morte ogni 100.000 nascite, e soffrano ancora di pesanti discriminazioni.
Secondo il Lancet circa il 90% delle morti può essere evitato con maggiore educazione sessuale e un più facile accesso ai contraccettivi.[3] Provvedimenti semplici, che però risultano inesistenti in tanti stati in via di sviluppo dove, secondo l'Unicef, quasi una bambina su 5 iscritta alla scuola primaria non completa gli studi. E, cosa ancora peggiore, molte di queste vanno a formare quel vergognoso esercito di 120.000 bambine-soldato in tutto il mondo.[4]

Non voglio terminare questa riflessione dicendo che le donne sono sempre buone, o che il problema della politica è che ci sono troppi uomini. Serve un maggiore equilibrio nei numeri, certo, ma questo sono sicuro che risolverà ben poco, visto che le donne attualmente in politica il più delle volte sono uguali, se non peggio, agli uomini che tanto critichiamo. Le cose non cambieranno finchè non si inizierà a rispettare profondamente la donna e le sue potenzialità, avendo naturalmente l'onestà di riconoscere gli errori. E' questo l'augurio che faccio, ed è questo che dobbiamo e possiamo iniziare a fare ognuno nella propria vita.

Concludo non solo con le parole, ma segnalando 4 appelli promossi di Amnesty International[5] e che è possibile sottoscrivere online. Come tutte le petizioni, più sono le firme più la voce sarà forte, quindi vi invito caldamente a leggere e firmare per qualcosa di concreto, grazie.


Campagna lanciata da Shirin Ebadi, premio Nobel per la pace 2003, per raccogliere firme a sostegno della richiesta di eguale trattamento delle donne in Iran: una richiesta particolarmente urgente, come dimostra l’arresto, avvenuto il 4 marzo, di 30 donne che prendevano parte a una manifestazione pacifica nella capitale Tehran.
http://www.amnesty.it/appelli/azioni_urgenti/iran_080307

Campagna per invitare il governo della Repubblica Democratica del Congo a mettere fine all’impunità per gli stupri commessi dalle forze armate e dalla polizia durante un conflitto che finora ha causato 4 milioni di morti dal 1998. In particolare, risolere il caso di Bitondo Nyumba, stuprata l’11 marzo 2005 da soldati appartenenti alle forze governative. Per ora, nessuno dei responsabili è stato assicurato alla giustizia e la sua famiglia ha subito minacce e intimidazioni.
http://www.amnesty.it/appelli/appelli/rdc_donne?page=appelli

Dal 1993, più di 400 donne e ragazze sono state assassinate nelle città di Ciudad Juárez e Chihuahua, nell’omonimo Stato del Messico. Nella maggior parte dei casi, le vittime, ragazze povere di età compresa tra 13 e 22 anni, sono state sequestrate, stuprate, strangolate e poi abbandonate in discariche o in fosse poco profonde; 140 di esse sono state sottoposte a brutale violenza sessuale prima di essere uccise.
Si chiede di intervenire alle autorità messicane che hanno fatto decisamente poco per indagare in modo adeguato su questi crimini.
http://www.amnesty.it/appelli/appelli/ciudad_juarez_donne?page=appelli

Per Amnesty International il governo della Bielorussia non sta facendo abbastanza per proteggere i diritti fondamentali delle donne in relazione alla violenza domestica e sollecita le autorità bielorusse ad adempiere agli obblighi di protezione delle donne secondo gli standard e le norme internazionali sui diritti umani.
http://www.amnesty.it/appelli/appelli/bielorussia?page=appelli

Note


[1] http://unimondo.oneworld.net/article/view/142956/1/
[2] http://unimondo.oneworld.net/article/view/143691/1/
[3] ZNet Commentary - International Women's Day 2007: We Stand with the Women of the World* March 03, 2007 By Lucinda Marshall
[4] http://www.un.org/womenwatch/
[5] http://www.amnesty.it/campagne/donne/index.html

lunedì 5 marzo 2007

Salute senza Frontiere

Circa 400 milioni di nuovi casi di malaria e 1 milione di morti ogni anno, con un tasso di mortalità infantile che è raddoppiato dal 1990 al 2002. 1,7 milioni di persone nel 2006 sono state curate da Medici senza Frontiere (MSF), associazione internazionale che offre assistenza sanitaria nei paesi poveri. Sono numeri ancora troppo piccoli, e dimostrano come il lavoro di questi gruppi sia fondamentale, ma non basta se i paesi sviluppati non rilanciano un nuovo tipo di economia con valori e obiettivi diversi e sostenibili.

Tra gli ostacoli maggiori che incontrano le organizzazioni umanitarie vi è il prezzo dei farmaci, spesso proibitivo per i paesi poveri, e i brevetti che impediscono ad industrie locali di produrre un farmaco ad un prezzo inferiore. Un sistema giuridico di protezione che impedisce la tanto declamata concorrenza e lo sviluppo e che permette invece alle industrie dei paesi sviluppati di aumentare sempre più i profitti.

Nel 2003 MSF ha avviato un progetto per conciliare gli interessi delle varie parti: da un lato chi necessita di farmaci a basso costo, dall'altro chi deve proteggere i propri guadagni. L'Organismo DNDI (Drugs for Neglected Diseases Initiative)[1] è formato da MSF, 5 istituzioni pubbliche e monitorata dall'Organizzazione Mondiale della Sanità. Il suo scopo è di coordinare e finanziare la ricerca scientifica per sviluppare farmaci contro quelle malattie dimenticate[2] dalle industrie farmaceutiche perchè non c'è possibilità di fare profitti, ma che mietono milioni di vittime ogni anno nel mondo. Quello di DNDI è un modo di operare "collaborativo", che mette insieme realtà frammentate per lavorare insieme su obiettivi comuni. I fondi per i primi 5 anni di attività provengono da MSF e in futuro saranno raccolti da altre istituzioni.

Quest'anno il primo importante risultato.[3] Il 1 marzo a Parigi è stato presentato il nuovo farmaco antimalaria denominato ASAQ che associa due principi attivi, l'amodiachina e l'artesunato, semplificando la somministrazione (sono sufficienti 2 pillole al giorno contro le 8 della terapia attuale) e riuscendo ad agire anche su casi gravi di malati che non rispondono ai farmaci tradizionali. Nonostante la lunga lotta di MSF contro i brevetti sui farmaci, la produzione avverrà in Marocco ed è affidata al quarto maggior gruppo farmaceutico al mondo, la Sanofi-Aventis.
Il prezzo sarà pari al costo di produzione e quindi molto basso, del 50% rispetto al trattamento attuale: in tutto meno di un dollaro per ogni ciclo di trattamento. La novità più interessante è che questo farmaco non è protetto da brevetto, e quindi permetterà ad altre industrie di produrlo favorendo la concorrenza e abbassando ulteriormente i costi per i paesi poveri e le organizzazioni umanitarie.

Un esempio da seguire? Sicuramente è un possibile compromesso tra massima protezione della proprietà intellettuale tramite brevetti e totale apertura della stessa e vedremo se il progetto porterà a nuovi risultati e soprattutto ad un maggiore diritto alla salute nei paesi poveri.

E' necessario però analizzare concretamente la situazione e i dati per risolvere una situazione che in decine di paesi del mondo resta insostenibile, per fare in modo che la salute nostra e di milioni di persone non sia determinata dall'esistenza o meno di un interesse economico da parte di privati.

Note

[1]http://www.dndi.org/
[2]http://www.msf.it/cosafacciamo/accesso/malattie.shtml
[3]http://www.msf.it/msfinforma/comunicati_stampa/01032007.shtml

venerdì 2 marzo 2007

La sfilata dei senatori

E anche al Senato si è concluso l'ennesimo teatrino della politica, con la "sfilata" dei senatori chiamati a dar la loro fiducia ad un nuovo governo Prodi. Nuovo per modo di dire.

Una cosa accomuna le tante dichiarazioni da ambo le parti: tanta ipocrisia. I senatori a vita sono stati decisivi per questo governo fin dalle elezioni dello scorso anno e questo sollevò nel centrodestra un movimento contro il loro diritto di voto. Dimenticando che questi furono indispensabili [1,2]anche al primo governo Berlusconi, nel 1994.

Alla caduta di Prodi hanno concorso fondamentalmente due fattori. Il primo: una legge elettorale indecente e antidemocratica, che ha esattamente centrato l'obiettivo voluto. A dirlo è il suo stesso creatore, che la definì una legge "porcata, fatta volutamente per mettere in difficoltà una destra e una sinistra che devono fare i conti con il popolo che vota". Il secondo: il voto di alcuni deputati della sinistra e, a pari merito, dei senatori a vita Andreotti, Cossiga e Pininfarina. Complotto o meno che sia stato, questi ultimi saranno sempre più importanti, qualsiasi sia il governo in carica. Pur cambiando legge elettorale, la tendenza riscontrabile in tutti gli altri paesi del mondo è di avere un margine sempre minore tra vincitori e vinti, e in Italia l'ago della bilancia si sposta a seconda del voto di pochi senatori.

La figura di senatore a vita è previsto dalla Costituzione, ma questa all'art.59 specifica anche che "Il Presidente della Repubblica può nominare senatori a vita cinque cittadini che hanno illustrato la Patria per altissimi meriti nel campo sociale, scientifico, artistico e letterario."[3] Intrattenere relazioni con mafiosi non sembra dunque rientrare nella categoria.

Come può dunque governare un qualsiasi governo che dipende, tra gli altri, dal voto di Andreotti, un matusalemme della politica condannato per mafia [4] e che rappresenta il peggio che la storia politica di questo paese ha avuto?

Che senso ha un'istituzione come il Senato, attualmente blindata e in cui si è praticamente costretti a votare sempre a favore delle proposte della propria maggioranza, pena crisi politiche come questa? E i senatori a vita, hanno ancora un senso?

Essere già tutti d'accordo è innaturale. Quando si esce con un gruppo di amici non si è mai d'accordo su tutto. Perfino gli strumenti musicali vanno accordati prima di ogni concerto. Una certa dissidenza è fisiologica in un buon sistema democratico e dovrebbe essere prevista, senza che questo faccia necessariamente cadere un governo e destabilizzare il sentiero politico di una maggioranza.

Il paese non ha bisogno di senatori strapagati e privilegiati, che votano in base ad accordi e senza convinzione. Così come non ha bisogno di nuovi partiti, di nuove associazioni, di nuovi sindacati: se il sistema di clientele e corruzione resta lo stesso, essi degenereranno inevitabilmente. L'unica soluzione per rendere la democrazia più effettiva e diminuire le possibilità di corruzione è estendere la partecipazione, diretta e trasparente, a tutti i cittadini, ognuno nel proprio comune. E non a rappresentanti che, prima o poi, inizieranno a difendere ed a cercare sempre più privilegi.

Note

[1] http://www.ilsole24ore.com/fc?cmd=art&codid=20.0.1906313828&chId=30&artType=Articolo&DocRulesView=Libero
[2] http://it.wikinews.org/wiki/Cossiga_scrive_a_Berlusconi_sulle_polemiche_contro_i_senatori_a_vita
[3] http://www.quirinale.it/costituzione/costituzione.htm
[4] http://www.societacivile.it/primopiano/articoli_pp/andreotti.html