domenica 7 novembre 2010

Santa Costituzione

Costituzione della repubblica Italiana. Articolo 7.

Lo Stato e la Chiesa cattolica sono, ciascuno nel proprio ordine, indipendenti e sovrani.


I loro rapporti sono regolati dai Patti Lateranensi. Le modificazioni dei Patti accettate dalle due parti, non richiedono procedimento di revisione costituzionale.


Programmazione TV di Rai e Mediaset, Domenica 7 novembre 2010, Italia.
 



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Non può bastarne una sola? E perchè non occupare questi spazi, a rendita minima perchè senza pubblicità, con quegli interessanti documentari che vengono trasmessi all'1 di notte? (Ultimo esempio ieri sera Tg3, documentario sulla situazione di Baghdad in Iraq). Andate in pace. Amen.

lunedì 1 novembre 2010

Elezioni USA di metà mandato - Il giorno dopo

Ho deciso di tradurre e condividere questo articolo di Robert Jensen, professore di giornalismo all'Università del texas, dal titolo "Elections, the day after", pubblicato sul portale Znet. Buona lettura.


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Il 2 novembre sta per diventare un grande giorno per la nostra vita politica.

Ma il 3 novembre sarà ancora più importante.

Nel giorno delle elezioni di medio-termine, gli elettori sceglieranno tra candidati con differenti posizioni sul tema dell'assicurazione sanitaria, il ritiro dall'Afghanistan, i livelli di CO2 che causano il riscaldamento globale. I politici che mandiamo negli uffici del potere esecutivo e legislativo prenderanno - o eviteranno di prendere - decisioni importanti. Il nostro voto conta.

Ma il giorno delle elezioni non si può considerare il momento più importante del nostro impegno politico. I cambiamenti radicali necessari a produrre una società giusta e sostenibile non sono sul tavolo dei politici del Partito Repubblicano o Democratico; ciò significa che i cittadini devono impegnarsi in un attività politica radicale che continui dopo le elezioni.

Uso il termine "radicale" - che ad alcuni potrebbe sembrare estremo o addirittura anti-americano - per sottolineare l'importanza di parlare chiaramente dei problemi. In un'arena politica dove il "Partito del Te" (Nda: Tea Party, un movimento conservatore nato nel 2009 negli USA per chiedere il taglio delle tasse) afferma di difendere la libertà, e dove i centristi Democratici sono considerati socialisti, i concetti importanti degenerano in slogan e insulti che confondono invece che chiarire. Col termine radicale dunque io intendo innanzitutto una politica che va alla radice e critica quei sistemi di potere che creano l'ingiustizia nel mondo, in secondo luogo un'agenda politica che offre delle proposte intese a cambiare tali sistemi.

In precedenti saggi che riguardavano l'economia, l'impero e l'energia[1], ho affermato che i dibattiti politici elettorali sono solo dei diversivi rispetto ai problemi reali, perché nell'informazione di massa non è possibile parlare delle vere cause di questi problemi e cioè: il capitalismo, che produce un'oscena ineguaglianza; i tentativi degli Stati Uniti di dominare il globo violando i più profondi principi morali; l'assenza di fonti energetiche accessibili e sicure in grado di sostenere l'opulento stile di vita del Primo Mondo.

Perché i politici non si impegnano a risolvere tali problemi? Parte della risposta è nel fatto che le campagne elettorali e i partiti politici sono finanziati principalmente da chi possiede la ricchezza e ha dunque interesse a mantenere quel sistema che gli ha permesso di arricchirsi. [2]
Un altro fattore cruciale è l'ideologia che pervade la società; persone che sono state soggette per decenni ad un'intensa propaganda che ha cercato di far sembrare il capitalismo predatorio, e la dominazione imperialista degli USA, come un fenomeno naturale e inevitabile.

I risultati di questi sistemi economici e politici sono che il 20% della popolazione degli Stati Uniti controlla l'85% della ricchezza nazionale (Nda: in Italia il 25% della popolazione detiene il 71% della ricchezza)[3]
 e che metà della popolazione mondiale vive in completa povertà. Nulla di tutto ciò è naturale o inevitabile. Questa diseguaglianza è il prodotto di scelte umane che portano benefici ad una ristretta elite di persone e distribuiscono le briciole di questa ricchezza alle classi medie e lavoratrici. Questa situazione è il prodotto di politiche che sono state scelte consapevolmente, e che possono essere scelte in modo diverso.

Poiché queste questioni cruciali non rientrano nell'agenda politica dei due partiti dominanti che si sfideranno il 2 novembre, dobbiamo tutti impegnarci per un'agenda politica radicale il 3 novembre. Il primo passo è di costruire e rafforzare sia le istituzioni locali che nascono dal basso e che possono lavorare in modo indipendente dal potere, sia le reti di solidarietà sociale che saranno necessarie per sopravvivere al logorio dei sistemi in cui viviamo oggi.

Per questo lavoro, non rivolgetevi ai capi aziendali che assumono e pagano i politici. Guardate, piuttosto, alla persona che è seduta al vostro fianco.



Note (mie)

[1] I saggi, in lingua inglese, sono disponibili ai seguenti indirizzi:
http://www.utexas.edu/know/2010/10/07/jensen1/
http://www.utexas.edu/know/2010/10/14/jensen2/
http://www.utexas.edu/know/2010/10/21/jensen3/

[2] Per informazioni complete sui finanziamenti dei partiti e delle campagne elettorali statunitensi, consultate il sito: http://www.opensecrets.org/index.php

[3] Per approfondire l'argomento:
http://www.bancaditalia.it/pubblicazioni/econo/temidi/td04/td501_04/td501
http://www.rainews24.rai.it/it/news.php?newsid=87359
Secondo l'OCSE la diseguaglianza nel nostro paese è inferiore solo a Messico, Turchia, Portogallo, Stati Uniti e Polonia.

mercoledì 27 ottobre 2010

Gli amici comunisti


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La Cina è il nuovo gigante buono. Un regime totalitario di ispirazione comunista trasformato in un paese amico, definito quotidianamente come "opportunità" in quasi tutto l'occidente. Lo stesso Occidente che regolarmente denuncia quegli Stati sovrani che hanno la imperdonabile colpa di voler scegliere il proprio modello economico, la propria costituzione e la propria indipendenza politica. Vedi America Latina.
Il premier cinese è invece ormai assediato da visite dei capi di Stato che volano a Pechino ad ossequiarlo, insieme a nugoli di industriali armati di penna e pronti a firmare nuovi accordi commerciali.

Oggi si sono intrecciate 3 interessanti notizie che riguardano l'ipocrisia dell'Occidente nei confronti dei diritti umani in Cina.
La prima è che Giorgio Napolitano, in nome del popolo italiano, si è recato in Cina alla Scuola Centrale del Partito Comunista cinese per salutare l'amico Hu Jintao. Not in my name, ci tengo a precisare. Come prevede il copione ormai consolidato del teatrino degli incontri in Cina, il visitatore, in questo caso il nostro Presidente della Repubblica, non può esimersi dal pronunciare una frase sui diritti umani; il tutto per non apparire interessato unicamente al tema economico, ma per mostrare che noi occidentali ci teniamo ai diritti umani. Napolitano ha detto: "Il cammino intrapreso dalla Cina sulla via delle riforme politiche, del rafforzamento dello Stato di diritto, del rispetto dei dritti umani cosi' come dell'apertura e liberalizzazione de mercati e' di fondamentale importanza per una armoniosa integrazione in un sistema internazionale aperto e per una piena sintonia con l'Europa."[1]
Chiaro no? I diritti umani finiscono in un elenco di cose, seguiti prontamente dalla ammirevole "apertura e liberalizzazione dei mercati", che permette a noi e a loro di fare affari, fregandosene dei più elementari diritti umani e civili nel campo delle tutele della salute e del lavoro, nonchè della dignità umana.

La seconda notizia è che 15 premi nobel della Pace hanno richiesto al prossimo G20 di Seoul di porre all'ordine del giorno la questione di Liu Xiaobo, insignito quest'anno del premio nobel per la pace e dissidente condannato a 11 anni di carcere per aver diffuso il documento "Carta 08", in cui si chiedono riforme politiche, libertà di riunione, di stampa e di religione. Amnesty international ha ricordato che i suoi avvocati hanno avuto soltanto 20 minuti di tempo per presentare la loro arringa, in un processo che è durato meno di tre ore. Tanto per restare in tema di diritti umani.[2]
La risposta di Napolitano? “Ma con tutto il rispetto per i premi Nobel per la Pace, nulla mi sembra più stravagante del proporre che si ponga come punto della riunione del G20 una questione di quella natura." Si può essere d'accordo sul fatto che porre una questione individuale non è corretto, perchè tutte le violazioni di diritti umani dovrebbero essere prese in considerazione; ma stiamo parlando di un premio Nobel, e di un'occasione unica per portare il problema in un forum dalla grande visibilità mediatica mondiale, e fare pressioni dirette sulla Cina che sarà presente al G20.

Stravagante, per il nostro capo dello Stato, non è invece chiedere, insieme al Vaticano e all'Unione Europea, all'Iraq di sospendere la pena di morte per impiccagione inflitta oggi all'ex vicepremier iracheno, Tarek Aziz. Che non è un dissidente politico, ma un condannato nel 2009 per il suo ruolo nell'omicidio di 42 commercianti e uomini d'affari a Baghdad nel 1992, e ad altri 7 anni per la deportazione dei curdi iracheni.[3]

Tre notizie che mostrano chiaramente il livello di sudditanza a cui siamo giunti nei confronti del gigante buono. Abbiamo a nostra disposizione soltanto pochi anni per costringere la Cina ad adottare un modello di sviluppo non basato sullo schiavismo e su un controllo sociale da regime totalitario. Sacrificando anche un po' del nostro sviluppo e del nostro consumismo sfrenato. Dopo sarà troppo tardi, e rischieremo di dover essere noi a doverci adeguare.

[1] http://www.rainews24.rai.it/it/news.php?newsid=146705
[2] http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2010-10-08/premio-nobel-pace-stato-112731.shtml?uuid=AYVznvXC
[3] http://www.corriere.it/esteri/10_ottobre_26/aziz-condanna-morte_91b39b6c-e0e1-11df-b5a9-00144f02aabc.shtml

venerdì 15 ottobre 2010

Il modello sbagliato


La Svezia è appena risultata essere la nazione con la migliore "rule of law", espressione che potremmo tradurre con "supremazia della legge", o meglio "rispetto della legalità". La notizia, riportata dalla stampa svedese[1], fa riferimento ad un approfondito studio condotto dal The World Justice Project [2]. L'Italia, per nostra fortuna, non è stata incluso nello studio, e ci siamo evitati una sicura umiliazione. Bastano infatti gli indici già esistenti per ricordarci quanto siamo indietro rispetto ai nostri cugini europei riguardo corruzione e rispetto della legge. Uno per tutti, l'indice di percezione della corruzione stilato da Transparency International, in cui l'Italia è 63°, dopo Turchia, Namibia, Macau, Botswana...ma mi fermo qui per non infierire [3]. Ovviamente è solo un indice soggettivo, ma coincide con altri indicatori oggettivi di corruzione e problemi correlati. Stendiamo un velo pietoso, e torniamo al Nord Europa.

L'eccellente risultato della Svezia non è certo isolato: regolarmente infatti vi è una notizia del genere per gli svedesi, beati loro! Tanto per citare due recenti esempi, la Svezia è risultata la nazione più rispettata, stimata e ammirata tra 39 paesi del mondo secondo il Reputation Institute [4]; per quanto riguarda la competitività economica, risulta la 2° al mondo (5° gli USA), dopo la Svizzera, secondo i dati del Global competitiveness Report forniti dal World Economic Forum.[5] L'Italia è 48°...dopo Portogallo, Barbados, Bahrain, Porto Rico, Tunisia.

Il risultato svedese, e in genere degli stati scandinavi (Norvegia, Danimarca e Finlandia), mi ha portato a riflettere su una questione. Si parla continuamente di "modelli" da seguire: perchè il modello americano (e, similmente, quello inglese) è sempre sulla bocca della maggioranza di politici, economisti, politologi e commentatori di vario tipo? Perchè da decenni si invoca il modello americano come un sistema quasi perfetto, da seguire sempre e comunque? E perchè si tende invece a considerare il modello scandinavo come impossibile da imitare?
Non voglio nè posso rispondere a questa domanda ora, ma voglio sottolineare le differenti performance della Svezia e degli USA emerse in questo studio.

La definizione di Rule of Law del World Justice Project si basa su 4 principi universali:
- la responsabilità di fronte alla legge di chi governa e di chi amministra lo Stato
- leggi chiare, pubbliche, stabili e giuste, e che proteggono i diritti fondamentali
- il processo legislativo è giusto, efficiente e trasparente
- è garantito l'accesso alla giustizia

Gli indicatori considerati nella classifica sono 9. Facciamo il confronto tra Svezia e Stati Uniti:
1) Limite ai poteri del governo: Svezia 1°, USA
2) Assenza di corruzione: Svezia 1°, USA 10°
3) Leggi chiare, stabili e trasparenti: Svezia 1°, USA
4) ordine e sicurezza: Svezia 4°, USA 11°
5) Diritti fondamentali: Svezia 2°, USA 11°
6) Apertura del governo: Svezia 1°. USA
7) Capacità di far applicare le leggi: Svezia 1°, USA
8) Accesso alla giustizia civile: Svezia 2°, USA
9) Effettiva giustizia criminale: Svezia 3°, USA

Servono altri commenti? Non penso. La Svezia non è un paese perfetto, ma è uno dei "più perfetti" (perdonatemi) che esista oggi.  E' dunque chiaro quale dovrebbe essere il modello da seguire, ovviamente non copiandolo tal quale in modo meccanico, ma prendendone il meglio e adattandolo alla nostra realtà. Intanto, continuiamo a seguire (e votare) chi ancora sogna l'America, in attesa che un giorno si svegli e torni alla realtà. Speriamo solo che non sarà troppo tardi per scegliere il modello giusto.

[1] http://www.thelocal.se/29628/20101015/
[2] http://www.worldjusticeproject.org/rule-of-law-index/
[3] http://www.transparency.org/policy_research/surveys_indices/cpi/2009/cpi_2009_table
[4] http://www.thelocal.se/29506/20101008/
[5] http://www.weforum.org/en/initiatives/gcp/Global%20Competitiveness%20Report/index.htm

martedì 7 settembre 2010

Gheddafi show: dalla padella alla brace?


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(Premessa: questo articolo potrebbe offendere la sensibilità di cattolici e musulmani.)

Sembra che sia imperativo parlare soltanto di Fini, che come prevedibile ha monopolizzato il dibattito pubblico di inizio Settembre. Non si può però dimenticare Gheddafi, che anche quest'anno ha imbastito il consueto show; è evidente che in Italia trova terreno fertile per lanciarsi in pagliacciate. Tra i prossimi eventi in programma, imperdibile serata di barzellette insieme al presidente del Consiglio Silvio Berlusconi. La cittadinanza, soprattutto se di sesso femminile, altezza minima 1,70, misure da top model, è invitata caldamente a partecipare.
Doveroso riassumere brevemente i fatti: il leader libico, in visita a Roma, ha organizzato uno show in cui ha predicato l'islamizzazione dell'Europa ("L'Islam dovrebbe diventare la religione di tutta l'Europa"[1]) di fronte a circa 500 ragazze selezionate da un'agenzia e pagate 80 euro a testa[2]. Pare che alla richiesta di convertirsi all'Islam ben 3 di esse si siano fatte avanti con tanto di chador. E basterebbe questo per chiudere con un no comment.
Ma Gheddafi mi lancia il LA per scrivere due parole, inevitabilmente brevi e superficiali, sull'Islam, giusto per non parlare sempre e solo della povera Chiesa Cattolica. E veniamo al suo discorso.
Gheddafi ha innanzitutto tentato di convincere i presenti che è stato Maometto l'ultimo profeta, e non Gesù, che sarebbe il secondo[1]. Ha poi continuato affermando che "dunque l’unica sacra scrittura valida rimane il Corano, perché è l’unica che è arrivata a noi autentica". Sarà, a me risulta che del Corano, come di quasi tutti i testi sacri delle religioni del mondo, esistano decine di versioni. Immancabile l'invito a convertirsi sotto la sempreverde minaccia del giudizio universale: "Chi non sarà convertito entro quel giorno sarà perdente"[1]. Certo, cosi come affermano altre centinana di religioni nel mondo. Chissà chi avrà ragione? A chi credere per evitare di stare dalla parte sbagliata nel momento dell'apocalisse?
In un altro passaggio profetico, il leader libico afferma che "ogni religione, anche quella cristiana cattolica, ha avuto il suo periodo. Perché il messia Gesù era quello che precedeva l’ultimo, Maometto. Ora la religione musulmana le deve rimpiazzare tutte"[1]
Chissà perchè, pur essendo piuttosto intollerante nei confronti della Chiesa Cattolica, non mi consola il fatto di sapere che secondo questo signore (e non è il solo, gli inviti ad una islamizzazione del mondo sono onnipresenti nei media) dovremmo diventare tutti musulmani.
Ora, Gheddafi ci insegna che la religione Cattolica ha fatto il suo corso e può lasciare il posto all'Islam. Non mi sembra un grande passo avanti: se infatti il cristianesimo è ancorato ad un libro scritto a partire da circa 3000 anni fa (forse), l'Islam è fermo ad un testo del 600 a.C. Insomma, non proprio un'edizione fresca di stampa. Non è forse un po' azzardato affermare che l'Islam è la religione del futuro? A me sembra piuttosto di passare dalla padella alla brace.

Il problema, quando si parla di Islam, è che solitamente si è influenzati dalla posizione di "pensatori" come Oriana Fallaci, e di esponenti politici che ne hanno abbracciato il pensiero, che di fronte al pericolo islamico invitano tutti a rafforzare i valori cristiani/cattolici. Ecco, forse è il caso di uscire allo scoperto, e mi riferisco a quella parte della popolazione (quanto grande non si sa, ma in crescita a quanto pare), non rappresentata nella politica e nel dibattito pubblico, che considera come presenza negativa SIA la Chiesa Cattolica (fatte salve le rare eccezioni di clerici illuminati e socialmente impegnati), SIA l'Islam e i suoi predicatori, nella versione moderata (che non si capisce bene quale dovrebbe essere) ed, a maggior ragione, estremista.

Perchè Berlusconi ha permesso all'amico Gheddafi di organizzare una tale provocazione in Italia, paese ospite (ogni riferimento alla simbiosi tra parassita e ospite è puramente casuale) del potente Stato Vaticano? Le possibili spiegazioni sono due:
a) è talmente dipendente dagli interessi commerciali Italia-Libia che ha accettato supinamente il progetto di Gheddafi? E' plausibile, dati i tanti interessi esistenti tra grandi aziende italiane (Eni, Unicredit, Finmeccanica, Impregilo, Astaldi), nonchè la stessa Fininvest, e la Libia.[3]
b) ha accettato di proposito, ben consapevole delle reazioni mediatiche che avrebbe provocato? Probabile anche questo. Infatti il pericolo Islam è in grado di ricompattare i tanti cattolici e credenti intorno ai quali alcune forze politiche, a parola, fanno quadrato, affermando di difendere le radici cristiane. In vista di probabili elezioni, ciò potrà sempre tornare utile.[3] E Berlusconi, in quanto a costruire il consenso con show e trucchi vari, non è secondo a nessuno, nemmeno al caro amico Gheddafi.

Note

[1] http://www.corriere.it/cronache/10_agosto_29/gheddafi-roma-cavalli-amazzoni-tenda-beduina_fed80874-b344-11df-ac3b-00144f02aabe.shtml
[3] http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2010-08-30/visita-gheddafi-giornali-stranieri-151006.shtml
[2] http://www.corriere.it/cronache/10_agosto_29/hostess-infiltrata-gheddafi-la-stella_4c2a6afe-b39f-11df-ac3b-00144f02aabe.shtml

domenica 25 aprile 2010

Il nostro viaggio oltre il circolo polare artico norvegese, isoleLofoten - Ultimo giorno

6° giorno (Martedi 23 febbraio 2010) - Å - Moskenes - Bodø - Trondheim - Oslo



La settimana di relax per i norvegesi colpisce ancora noi poveri italiani. Il traghetto che da Moskenes ci porterà nuovamente a Bodø parte alle 7:00 del mattino. Il bus previsto da Å non c'è, e dunque armati di torce e fasce catarifrangenti partiamo alle 5:30 per percorrere i 5 km che separano i due villaggi. In effetti, le torce le indossiamo solo perchè ci danno un'aria da professionisti dell'escursione, mentre in realtà sono praticamente inutili perchè tutto il tratto di strada è ben illuminato.
L'aria è fresca e piacevole, e la forzata passeggiata mattuttina si rivela affatto spiacevole. Il traghetto è silenzioso, stabile e semivuoto, quasi tutti dormono, e approfittiamo anche noi dei comodi sedili, senza però rinunciare ad una incursione all'esterno, dove lasciamo il nostro messaggio di pace.



Alle 11 in punto siamo a Bodø, dove la differenza di clima rispetto alle isole Lofoten subito si fa sentire. In effetti quel giorno si è anche registrata la temperatura minima dell'anno, cioè -15.1 °C! E' un arrivederci come si deve alla regione del Nordland e al circolo polare artico.
Ci dirigiamo alla stazione ferroviaria, non prima di aver fatto provviste per il lungo viaggio che ci attende. Avete capito bene, ferrovia. Un piccolo treno composto da due soli vagoni passeggeri dal sapore ottocentesco, ma puliti e comodissimi, più altre 2 carrozze con ristorante e servizi; la motrice a diesel ci guiderà attraverso le immense distese di neve in direzione sud, verso Trondheim, la terza maggiore città della Norvegia.



Il viaggio dura 10 ore, dalle 12:15 alle 22:10, ma il tempo trascorre piuttosto velocemente. Il paesaggio è a dir poco surreale, e il pensiero quasi si ferma osservando quelle immense distese di neve con pochissima vegetazione, al contrario del sud dove i boschi regnano onnipresenti. Ci imbattiamo anche in diversi gruppi di alci, animali simbolo della Norvegia.




A Trondheim di sera abbiamo appena il tempo di fare un giro in stazione, comprare qualcosa da bere all'immancabile chiosco, e....inserire una monetina in un magnifico plastico ferroviario per far girare il trenino, che subito attira un certo numero di bambini. E' sempre bello regalare un sorriso ad un bambino, piccoli o cresciutelli essi siano!




Il treno notturno, quello vero, collega Trondheim ad Oslo (dalle 23:05 alle 6:43), ed è un'ottima soluzione di viaggio in Norvegia. Economico, piuttosto comodo con sedili fortemente reclinabili, e soprattutto l'imperdibile kit di viaggio in regalo. Un souvenir che non potete lasciarvi sfuggire: un morbido pile grigio con cuciture arancioni, mascherina per gli occhi, tappi per le orecchie, e cuscinetto gonfiabile! Quando, in giro per il mondo, vi capiterà di vedere qualcuno coprirsi con quel morbido pile grigio, saprete che è stato in questo meraviglioso paese..

Dopo circa 18h di viaggio arriviamo ad Oslo. Stavolta ci possiamo permettere di visitare un po' la città che è visitabile praticamente tutta a piedi, nonostante la stanchezza. Se pensate di trascorrere uno o due giorni, consigliatissima la Oslo Card, che vi dà accesso gratuito a quasi tutti i musei ed attrazioni, nonchè a tutti i mezzi pubblici. Se studiate per bene la giornata risparmierete parecchio.



La temperatura è piuttosto bassa, il cielo è coperto, ma non possiamo perderci il Vigelandsparken (a circa 3km dalla stazione), famoso parco che è stato adornato interamente da ben 212 statue in bronzo e pietra create dall'artista norvegese Gustav Vigeland. Le figure, che rappresentano uomini, donne e bambini, fotografano diversi momenti della vita, e sono davvero curiose da vedere oltre a trasmettere allo spettatore una strana sensazione. Ho sempre trovato questo parco un luogo di riflessione, non so perchè.





Il tempo, comunque, è poco e ci incamminiamo verso la stazione per il ritorno. Uno dei membri del team lofoten partirà da Oslo Torp, che ora sapete dov'è (vedi report del 1° giorno). Per raggiungerlo, potete scegliere tra il comodo treno (224 nok per adulti, 168 nok per studenti) o un bus diretto (180nok).
Il nostro viaggio finisce qui. Spero che nel resoconto sia riuscito a trovare il giusto equilibrio tra dettagli di viaggio, informazioni pratiche, e notizie su usi e costumi locali, senza annoiare nessuno. Se proprio vi siete annoiati, commentate e datemi consigli costruttivi su come raccontare il (spero) prossimo viaggio. Ciao!

Per vedere tutte le fotografie del viaggio, in alta qualità (circa mille, scattate con una Canon reflex EOS350D 18-55, per gli appassionati di fotografia) cliccate qui.

domenica 18 aprile 2010

Il nostro viaggio oltre il circolo polare artico norvegese, isole Lofoten - Giorno 5


5° giorno (Lunedi 22 febbraio 2010) - Sørvågen - Reine - Sakrisøy - Hamnøy

Lunedi, finalmente la tabella orario dei bus si arricchisce di corse e pianifichiamo una visita a due paesi più lontani, ben recensiti dalla guida.
 






Uno di questi è Reine, indicato  come punto di partenza di molte escursioni tra cui una che si profila davvero interessante; purtroppo i piani saltano per due motivi: il primo è che d'inverno alcuni sentieri sono difficilmente praticabili, il secondo è che...dopo giorni di sole, le nuvole iniziano a coprire l'area e ben presto neve e vento ci accompagnano nel cammino!
Il bus (39 nok) ci lascia alla prima destinazione, la più distante dal nostro campo base, e cioè Hamnøy: poche case su un isolotto all'imboccatura dell' omonimo fiordo. In teoria sarebbe un bel punto di osservazione, ma col cielo coperto rende poco e diamo solo un occhiata al Mar del Nord dalla scogliera.








Hamnoy è collegato da due bei ponti, che attraversiamo a piedi sulla E10 in direzione sud, verso Sakrisøy, un altro piccolo villaggio su un'altra piccola isoletta. Qui lasciamo la strada e passeggiamo sul versante interno, per avere una migliore vista sul fiordo e le montagne. Una leggera collina ci offre l'irresistibile occasione di rotolare giù stile sacco di patate...divertente, ma ci riempiamo di neve! Poco vicino c'è un tavolino con panchine, un posto che d'estate deve essere fantastico per un picnic con vista su mare e monti. E' inverno, nuvolo e tira vento, ma non resistiamo ad uno spuntino.








Dopo la pausa ci incamminiamo sulla ormai usuale E10 in direzione Reine; pochi passi, inizia a nevicare e il vento si fa più forte. Per fortuna non fa freddo, quando nevica la temperatura di solito aumenta, ma si cammina coperti il più possibile, con solo un'apertura per scrutare la strada. Poco dopo Sakrisøy troviamo un supermercato Coop (non è la nostra Coop...) che ci invita ad una breve sosta! Scopriamo che ha anche delle belle cartoline e souvenir, e ne approfittiamo dato che tutti gli uffici turistici erano chiusi nel weekend. Riprendiamo il cammino nel bel mezzo della bufera, giungendo a Reine quando inizia a smettere. Reine è l'ultimo paese, andando verso sud, dove trovate alcuni servizi come un bancomat, da cui potete ritirare corone norvegesi con qualsiasi carta di credito o ricaricabile (Postepay inclusa). C'è anche un bel chiosco con panini caldi e souvenirs. In attesa del bus passeggiamo fino alla scogliera e al faro, anch'esso in ferro e anch'esso bianco e rosso. Forse l'ho già detto, ma questi fari, che punteggiano la lunghissima costa norvegese da sud a nord, hanno un fascino particolare. Son lì, soli contro il vento e le onde, sulla punta di bellissime scogliere, o su piccoli isolotti in mezzo al mare, e funzionano. Sono ben tenuti, e possiamo dire che rappresentano l'efficienza scandinava che, nonostante il clima, è impeccabile.
 






Tornando ci imbattiamo in un enorme blocco di ghiaccio ancorato al suolo...che volete, è stupido, ma non resistiamo, e iniziamo ad ingegnarci su come staccarlo e farlo rotoralre in mare. Il primo intento riesce, al secondo rinunciamo quando ci rendiamo conto di dover correre a prendere il bus. Bus che, purtroppo, non c'è. Un errore nel sistema dei trasporti? Chiedo alla gentile signora del chiosco, che mi spiega che in realtà quella settimana le scuole sono chiuse, e quindi gli orari sono ridotti. Perchè? Perchè è una settimana di vacanza per l'inverno.....ecco, i norvegesi possono improvvisare vacanze semplicemente perchè è inverno, c'è neve, è bel tempo e quindi...tutti a sciare! Un popolo più rilassato di questo, in un paese occidentale, è impossibile da trovare.
A noi stressati italiani non resta che incamminarci a piedi. Sono 7km di strada, e dopo una giornata in giro ne faremmo volentieri a meno. Subito dopo Reine c'è anche una breve galleria, ma i previdenti norvegesi hanno costruito un passaggio pedonale esterno. Proviamo invano a chiedere uno strappo alle rare auto di passaggio, finchè a metà strada la stessa signora del chiosco, di ritorno dal lavoro, si ferma impietosita. La sera prendiamo armi (macchine fotografiche, siamo pacifici) e bagagli e ci trasferiamo per l'ultima volta in un altro alloggio, poichè il rorbu del 1850 ha da esser liberato. Stavolta il proprietario ci porta ad Å, che abbiamo visitato il 4° giorno, in un rorbu più grande e nuovo, dove trascorreremo l'ultima sera, e l'ultima cena, meritata, a base di fusilli tricolore e sugo italiano "Taste of Sorrento", preceduta da inno nazionale e omaggio alla bandiera.