Blog di politica, attualità, ambiente, società, e varie. Un'isola di riflessione in un mare mosso di informazione.
domenica 31 marzo 2019
Gli intoccabili magna-magna
La società che gestisce le autostrade nel 2018 ha avuto profitti pari a 743 milioni, intascati in parte dagli investitori e in parte dalla famiglia Benetton. Nello stesso anno, gli investimenti sulla rete autostradale sono stati pari a 592 milioni.
Se le autostrade fossero gestite da una azienda pubblica, i 743 milioni sarebbero potuti essere reinvestiti ad esempio in manutenzione e miglioramento delle strade.
È ovviamente un ragionamento semplificato. Ma il principio di fondo resta valido, e in un paese con le finanze disastrate se ne dovrebbe discutere. Ne avete sentito parlare? Ne dubito. È dall'estate scorsa che c'è un silenzio quasi tombale di media e politici su tutto ciò che riguarda la privatizzazione delle autostrade, il ponte di Genova, etc. Meglio parlare delle gaffe e dei capelli di Toninelli, o di qualsiasi altra inutile notizia buona a riempire ore di dibattiti.
Il braccio di ferro sul TAV contribuisce a dimostrare un altro fatto. Quando una forza politica prova a fare qualcosa sul tema privatizzazioni, infrastrutture e grandi opere, si rivela, quasi fosse una apparizione mistica, il fronte dei magna-magna. Con parte del PD spesso in testa, purtroppo. Il fronte include partiti, giornalisti, imprenditori, intellettuali. È il fronte unico dell'ideologia neoliberista, è la P2 del falso libero mercato fatto sulle spalle della collettività. Il partito unico che difende un sistema in cui i costi sono scaricati sulla collettività, e i profitti sono intascati dai privati.
Un governo può fare molte cose, alcune di sostanza ma più spesso solo cosmetiche. È indiscutibile che qualcosa di buono si sia iniziato a fare: l'Italia ha finalmente una prima buona riforma contro la corruzione e una forma di reddito minimo per gli ultimi tra gli ultimi. E c'è l'intenzione di investire in piccole opere per la manutenzione diffusa del territorio, piuttosto che su opere come il TAV. Ma toccare il partito del cemento, la mangiatoia che alimenta il sistema Italia è off-limits, e se necessario i governi cadono.
Mi sono lamentato, e continuerò a farlo, degli errori che il Movimento 5 Stelle ha fatto e sta facendo a causa di compromessi e decisioni a tratti incomprensibili. Ma l'errore più grande è essersi illusi, ingenuamente, che la Lega potesse essere una forza di cambiamento pronta a voltare le spalle a interessi economici legati a privatizzazioni e infrastrutture. Un'illusione che sta costando carissimo. Fin dal primo giorno di questo governo la Lega - ben supportata dall'apparato mediatico e di propaganda del partito unico - sta agendo da cavallo di Troia, fiaccando quell'incredibile mandato politico di cambiamento che gli Italiani avevano affidato al Movimento 5 Stelle. Un capitale politico che ha fatto l'errore di minacciare proprio quegli interessi che il partito unico dei magna-magna aveva dichiarato intoccabili.
domenica 13 gennaio 2019
Un cambiamento annacquato: meglio di niente?
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| No TAP, bruciano le bandiere del Movimento (Fonte: www.ilfattoquotidiano.it) |
Questo cambiamento è meglio di niente, si dirà. Forse a ragione, soprattutto se quelle riforme elencate sopra diventino realtà iniziando ad incidere su problemi strutturali del paese. A volte però penso che sarebbe stato meglio il niente. Mi spiego: quando hai un capitale politico ENORME, frutto di anni di duro lavoro di Beppe e di tanti attivisti, che hanno messo insieme i pezzi di una società civile distrutta da decenni di aggressioni liberiste da parte di PD e PDL, e fatto un piano di riforme profonde per rimettere in sesto il paese, beh quel capitale politico non si ottiene facilmente e non si può annacquare. O quel cambiamento - radicale - si porta avanti senza troppi compromessi, oppure meglio saltare il turno. È dal giorno delle elezioni che sostengo che il Movimento avrebbe dovuto saltare questo turno e continuare a rafforzarsi fino a poter governare da solo (non mancava molto).
lunedì 10 settembre 2018
Come siamo arrivati a questo punto (parte 1)
Per cambiare l'Italia non basta una legislatura. Nemmeno due. Curare è sempre più costoso che prevenire. I partiti che hanno dominato la scena politica per gli ultimi decenni hanno messo in piedi un complesso sistema che ha favorito inefficienza, ineguaglianza, evasione, corruzione, e ingabbiato l'Italia in una morsa chiamata debito pubblico. I confini tra centro-destra e centro-sinistra si sono sfocati, con un centro-destra degenerato intorno alla figura di Berlusconi, e con un centro-sinistra degenerato in un partito più efficace del centro-destra nell'attuare politiche di destra, a partire da privatizzazioni e un generale smantellamento della cosa pubblica. Tutti i partiti sono diventati ostaggio - e allo stesso tempo complici - di una letale dipendenza da cospicui finanziamenti privati.
Le conseguenze di queste politiche, portate avanti con ostinata lucidità da entrambi gli schieramenti, si osservano nell'immenso trasferimento di ricchezza dalla maggioranza della popolazione ad una minoranza che grazie a questo è stata in grado di accumulare un crescente potere economico e politico. Le conseguenze si osservano anche nell'efferato indebolimento dei presidi pubblici che dovrebbero garantire la difesa democratica (giustizia, scuola, sanità...), nella stagnazione dei salari reali per le persone comuni, nonchè nella distruzione ambientale alimentata da un consumismo fuori controllo.
Un simile fenomeno (l'appiattimento dei partiti tradizionali intorno all'ideologia economica neoliberista), pur con diverse sfumature, è accaduto in tutti i paesi industrializzati. In teoria, la reazione naturale a questa degenerazione sarebbe dovuta essere una presa di posizione nuova da parte della maggioranza della popolazione, per ribellarsi contro l'ineguaglianza e pretendere la rivalutazione del bene pubblico, l'indipendenza della politica dai poteri economici, il rafforzamento delle tutele democratiche, la redistribuzione della ricchezza. In teoria. Nella pratica, la rabbia della popolazione è stata sapientemente diretta verso un altro nemico, facile da vedere e sentire, soprattutto nelle vaste periferie urbane: lo straniero.
È molto più facile aizzare la popolazione contro masse di poveracci che sbarcano sulle nostre coste e che, a causa di come vanno le cose, stentano ad integrarsi. È molto facile far credere che se non ci sono soldi per i servizi sociali, per la sanità, per le scuole, è colpa dei troppi migranti.
È molto più impegnativo, invece, spiegare che il problema migranti è minuscolo se confrontato a quello dell'evasione fiscale e della ineguaglianza sociale. È impegnativo spiegare perchè le privatizzazioni a favore dei soliti noti hanno danneggiato l'interesse pubblico; perchè leggi varie hanno depotenziato la macchina della giustizia a favore di chi si può permettere stuoli di avvocati difensori; perchè la possibilità per lo stato di tutelare i cittadini è stata fortemente diminuito di fronte ad crescente potere di ricatto da parte delle sempre più potenti multinazionali.
È molto semplice (ed economico) fare un reality rinchiudendo un gruppo di imbecilli in una casa con telecamere. È molto più impegnativo fare un servizio di inchiesta stile Report.
(La parte 2 verrà pubblicata prima possibile)
lunedì 3 novembre 2014
Monclair, l'ennesimo esempio di un sistema marcio.
Ci sono dei problemi però. Chi prende le notizie, le rimastica e le pubblica, spesso ha interesse a montare una campagna mediatica soffermandosi solo su alcuni aspetti per nasconderne altri. Inoltre, la memoria dei social network è corta, cortissima.
In questo caso, la crociata è partita contro Monclair. L'azienda ha perso in borsa, la pagina Facebook è piena di insulti, e migliaia di persone stanno affermando che non compreranno mai più un Monclair. Se questo trend continua vuol dire che, a meno di un giorno di distanza dalla messa in onda di Report, abbiamo già perso di vista il vero messaggio della trasmissione.
Infatti, con questa strategia mediatica purtroppo si finirà solo per parlare della azienda Monclair...come se fosse l'unica responsabile dei maltrattamenti. Report invece, che meriterebbe una diffusione planetaria, ci voleva far riflettere non sulla singola azienda, ma su alcuni aspetti fondamentali della nostra società. Informarci, e aiutarci a fare scelte diverse.
1) Il maltrattamento degli animali: vedo che quasi tutti pensano che lo spiumaggio delle oche vive sia una cosa intollerabile. Vorrei vedere la stessa indignazione per ciò che accade ogni giorno in tanti allevamenti (italianissimi e non) in cui gli animali sono mutilati, costretti in spazi angusti e maltrattati per produrre latte, formaggio, carne e uova. Le oche, a confronto, sono quasi fortunate. La buona notizia? È semplice non essere complici: basta non comprare cibi animali, soprattutto provenienti da allevamenti intensivi. La nostra dieta mediterranea, quella originale, è ricca di verdure, cereali, legumi, noci e frutta.
2) Il secondo tema, su cui nessun mezzo di informazione mainstream si soffermerà, è il modo in cui la nostra economia opera. L'esempio del Monclair che si acquista a 800-1000€ in negozio (cosi come tutti gli altri capi di lusso e non) ma che costa meno di 100€ da produrre, illustra bene come vanno le cose. Lavoratori sfruttati, per una qualità che non è nemmeno alta come si pensa, e chi si arricchisce? Il proprietario e poche altre persone.
Questo stesso sistema si applica al cibo, alla tecnologia, e a molti altri prodotti. La Monclair sceglie di produrre all'estero per risparmiare 20€ su un capo che vende a 1000€. Siamo tutti indignati, ma ci siamo già dimenticati che lo fanno tante altre aziende, come lo stesso Report ha spiegato in vari servizi negli anni scorsi?
La soluzione: noi consumatori. Iniziamo ad evitare qualsiasi prodotto che dipenda dallo sfruttamento animale, che è molto semplice, soprattutto nel settore alimentare. Per costringere il mercato a non sfruttare i lavoratori e l'ambiente, compriamo meno prodotti ma di migliore qualità (che non sempre significa di grandi marche), chiedendoci: da dove viene? chi lo ha fatto? ha una qualità vera, o è solo marketing? ma soprattutto, mi serve davvero? posso piuttosto acquistare qualcosa di artigianale da un produttore locale, o mi è indispensabile comprare questo prodotto fabbricato in chissà quali condizioni?
Scegliamo preferibilmente prodotti certificati fair trade o comunque che garantiscano un profitto a chi lavora, e non solo ai manager delle aziende. Non sempre è facile e non sempre è possibile, ma iniziamo da qualche parte (tra l'altro, Natale è alle porte).
giovedì 5 giugno 2014
Oltre i limiti dell'indecenza: l'informazione italiana e il caso Farage.
È davvero possibile rimpiangere la propaganda Berlusconiana, tremenda, ma almeno a suo modo "onesta" e trasparente? Stando a quanto la stampa di sinistra ha fatto e sta facendo, direi proprio di si.
Lo ammetto, tendo a dimenticare quanto scadenti siano i mezzi di informazione italiani, quanto siano spudorati nel servire una chiara agenda politica, quanto siano corrotti nell'impostare campagne mediatiche orchestrate a tavolino.
Tendo a dimenticare che l'Italia è al 64esimo per indipendenza della stampa, che è definita come "parzialmente libera". Ancora oggi, dopo che Berlusconi ha lasciato il trono, e i governi tecnici hanno dominato gli ultimi anni. Un risultato vergognoso che non ha eguali tra i paesi "ricchi".
Tendo a dimenticare. Eppure ora capisco meglio le continue critiche che Berlusconi faceva a Repubblica e altri giornali di sinistra. In parte aveva ragione. Io - da ingenuo - pensavo che La Repubblica fosse un giornale abbastanza imparziale, certamente con un orientamento politico, ma che basasse la sua posizione sui fatti, e che Berlusconi si lamentasse per nulla. In realtà La Repubblica e altri giornali hanno dimostrato, esplicitamente, durante questa campagna elettorale, di essere uno strumento al servizio di altri poteri.
Stampa e televisioni hanno usato tutti i modi possibili per indebolire il Movimento 5 Stelle, spaventare gli elettori, disinformare, influenzare la percezione che la gente ha dei problemi e delle posizioni in campo, presentando Renzi come promessa di cambiamento. Un lavoro ben fatto, visti i risultati delle elezioni.
L'aggressività con cui hanno costruito questa propaganda contro i 5 stelle ci conferma due cose: la prima, che i giornali sono appunto capaci di tutto. La seconda, che le elites che controllano l'informazione (non è un mistero, basta guardare chi possiede giornali e televisioni) hanno avuto tanta, tanta paura di Grillo, tanto da mettere da parte per un po' la maschera di "stampa indipendente".
Ma non basta. Dopo le elezioni si sono scatenati ancora di più, per provare a far crollare il castello 5 stelle. Il caso principale riguarda il dialogo tra Grillo e il partito inglese di Nigel Farage. Riassumendo brevissimamente, il M5S ha bisogno di fare alleanze in Europa (sono indispensabili per avere voce nel Parlamento europeo), Grillo incontra Farage, la stampa italiana inizia ad attaccarlo dichiarando che Farage è razzista, sessista, fascista, etc etc. e criticando il M5S per non aver provato ad allearsi con altri partiti più rispettabili come i Verdi.
Questa la propaganda. Se anche voi siete stati colpiti da questa ridicola disinformazione, vi invito a leggere questo breve articolo che vi chiarirà come stanno veramente le cose:
http://www.beppegrillo.it/2014/06/bastona_il_cane_finche_non_affoga.html
http://www.beppegrillo.it/2014/05/nigel_farage_la_verita.html
Per amor di verità.
sabato 24 maggio 2014
Europee 2014: perchè votare Movimento Cinque Stelle.
Le nostre società, anche le più ricche, sono destinate a collassare, non importa quanto ben governate esse siano. È il sistema che è insostenibile, tutti gli indicatori lo dicono, ma i partiti attuali si prendono e ci prendono in giro, non affrontano mai i problemi strutturali. Perché? O perché sono coinvolti (lobbies, corruzione, massoneria, siamo pieni di prove di questo tipo...), o perché sono incapaci.
L'Europa è il nostro futuro, ma bisogna andare nelle istituzioni e prenderne il controllo, prima che i partiti attuali, che giocano a fare la destra e la sinistra, continuino a trasformarla in una falsa democrazia controllata da banche e aziende, dove il bene pubblico non esiste. Sono sulla buona strada, purtroppo, perché noi cittadini non ci siamo mai interessati all'Europa. Questo deve finire. Interessiamoci, e andiamo a votare. Le Europee sono le elezioni più importanti. Per l'occasione, vi ripropongo una breve guida sull'Unione Europea che scrissi anni fa, ma ancora valida.
Non posso riassumere qui i tanti punti fondamentali che Grillo e il M5S affrontano. Grillo ha la capacità di mettere insieme idee, problemi e soluzioni nei suoi discorsi, quindi vi propongo la visione di questo video:
Per chi non ha tempo di guardarlo tutto, consiglio di partire dal minuto 21:00. Assolutamente da guardare dal minuto 35 alla fine).
Al di là di alcuni candidati discutibili, al di là degli errori suoi e di altri, io voterei M5S perché Grillo è l'unico che fa di questi punti un programma politico.
Se dovessi individuare alcuni dei motivi per cui votare M5S, e non altri partiti che pur si presentano con un bel programma, sono questi (ordine casuale, lista non esauriente):
"Questi qua parlano ancora di Pil, di queste cose qui, ma con la crescita non si creano posti di lavoro".
"Non serve crescita, serve SVILUPPO".
Grillo è l'unico che parla pubblicamente del lavoro affrontando i problemi FONDAMENTALI, e non di superficie. Nel prossimo futuro non possiamo continuare a basarci su una società in cui si dipende dal lavoro, questo la sinistra e i sindacati non lo riescono o non lo vogliono capire.
I posti di lavoro in buona parte spariscono, macchine e software sostituiscono l'uomo, e giganti come la Cina assorbono il lavoro tradizionale. Il lavoro manuale si sposterà di paese in paese, cosi funziona il capitalismo. Questo è un problema strutturale che nessun partito affronta, in Italia o in altri paesi europei. Ci ritroveremo il problema addosso senza accorgercene, se continuiamo a votare partiti collusi che non vogliono cambiare i fondamentali.
Grillo parla più nello specifico di una nuova idea di lavoro, e in particolare edilizia, riconversione, efficienza energetica, al minuto 35:00 e di reddito di cittadinanza al minuto 38:30.
2) Il M5S vuole un'Europa che sia una comunità, non una unione di banche e multinazionali che hanno più poteri dei governi. Io voglio un'Europa forte, è l'unico modo di imporre una nuova visione della società.
3) Le logiche del libero mercato sono folli. Problemi come le arance che restano nei campi perché costa meno importarle dalla Tunisia sono solo la punta dell'iceberg di un sistema insostenibile. Nessun partito, eccetto il M5S, riflette su questi problemi. Grillo parla spesso di queste cose.
4) L'Europa deve smetterla di distribuire fondi europei alle regioni del Sud, non servono a niente, finanziano solo le mafie e alimentano il clientelismo
5) Io penso che l'Unione Europea sia l'unica forza che può iniziare a smantellare questo sistema economico folle e inefficiente, e iniziare a realizzare la visione di un sistema economico che NON si basi sul produrre più possibile oggetti che si devono guastare prima possibile e diventare rifiuti. Come ha sempre detto Grillo da decenni, prima che ingegneri e filosofi iniziassero a parlarne, "se c'è un rifiuto vuol dire che c'è un difetto nella progettazione". Se per voi queste cose non hanno importanza, allora continuate pure a votare PD e compagni.
6) I partiti parlano di energia in modo generico. Qualcuno accenna alle energie rinnovabili, altri folli parlano di "shale gas", ovvero trivellare e iniettare tonnellate di fluidi inquinanti nel sottosuolo per estrarre gas dalle rocce. Follia.
Ma nessuno tocca un sistema energetico basato sulla centralizzazione, ovvero mega-aziende che producono elettricità, e cittadini passivi che pagano. Grillo e il M5S ribaltano questa idea, proponendo energia rinnovabile e DECENTRALIZZATA, ogni casa produce energia. Concetti che piano piano si stanno facendo strada.
7) PD e PDL hanno svenduto il paese in vari modi. La sinistra italiana ha privatizzato più che della destra. Privatizzare vuol dire svendere beni pubblici a privati, e spesso scaricare i costi sulla collettività. Renzi è solo l'ultimo tra i tanti al servizio di colossi privati che acquistano industrie, banche e ben presto patrimonio artistico.
8) Ridefinire il problema del debito, abolire il fiscal compact e procedere con gli eurobond. Agire a livello europeo su queste tematiche è fondamentale.
L'unico punto del programma M5S su cui non sono d'accordo è il referendum sull'euro. Una follia secondo me.
9) Grillo ha sempre detto, fin da tempi non sospetti quando nessuno le criticava, che le banche devono tornare a fare le banche, ovvero prendere i risparmi e rimetterli in circolo. Niente attività finanziarie, ricchezza virtuale. E, ovviamente, alta tassazione sulle operazioni finanziarie.
Mi fermo qui. Chiaramente ci sono altri gruppi politici che hanno idee simili, anche se solitamente manca l'analisi dei problemi fondamentali e delle soluzioni. Questo perché spesso sono partiti e persone integrate nel sistema, che guadagnano dal sistema e servono la funzione di creare una falsa democrazia. Le elites non vogliono la democrazia, questo è dimostrato dalla storia, dai fatti, e da documenti ufficiali (leggete Noam Chomsky). La democrazia infastidisce le elites, lo dicono esplicitamente.
Per questo e tanti altri motivi, e nonostante cose che non mi convincono appieno, invito a votare M5S e a partecipare attivamente per controllare che gli eletti lavorino bene.
P.S. Progressisti in buona fede che ancora credono nel PD? Leggete questo: http://www.tzetze.it/redazione/2014/05/renzi_e_berlinguer_il_commento_di_travaglio/index.html
domenica 3 novembre 2013
Ritorno al Futuro tra i film da preservare per l'eternità.
Ritorno al futuro è la mia trilogia preferita. Da sempre, di sempre. Senza mai un ripensamento. Non posso dunque che gioire leggendo che è entrata a far parte di un catalogo di film che, cito, "devono essere conservati per l'eternità. Questi film sono stati scelti perchè sono culturalmente, storicamente ed esteticamente rilevanti."
Tutti noi abbiamo un libro, un'opera, un film preferito. Tutti noi affidiamo pensieri, fotografie, lettere, commenti, a siti come Facebook, ma non pensiamo mai a come preservare nel tempo questi ricordi digitali. In pochi si rendono conto che stiamo affidando una parte della nostra vita ad una compagnia privata. Se domani Zuckeberg, fondatore di Facebook, impazzisse e decidesse di chiudere tutto, non avremmo nessuno a cui rivolgerci per recuperare i nostri dati (salvo aver fatto un backup, che comunque sarebbe limitato).
Vi saluto con un'immancabile citazione, in perfetto tema:
Doc: Marty trovo giusto che noi si sia testimoni di tutto questo.
Marty: Peccato che non ho portato la mia macchina fotografica.
Fotografo: Pronti, signori?
Doc: L'unico problema è che non potremo mai farla vedere a nessuno.
Marty: Sorridi Doc!
La news sul sito della Library of Congress: http://www.loc.gov/today/pr/2007/07-254.html
domenica 29 luglio 2012
Il pianto dell'industria farmaceutica
"Questo è un attacco all'industria farmaceutica. Saremo davvero costretti, a questo punto e per effetto di tali norme a chiudere le nostre aziende", "ci si serve del decreto sulla Spending review per lanciare un attacco all'industria farmaceutica".
Cosa avra' mai potuto scatenare tale reazione da parte di Farmindustria, associazione che rappresenta il settore farmaceutico italiano?
Un recente emendamento del governo Monti propone di favorire l'acquisto dei farmaci generici, con identico principio attivo rispetto a quelli di marca, ma dai prezzi piu' contenuti. Non mi soffermero' sulla vicenda, che potete approfondire sui giornali, a partire dal Corriere.
Vorrei invece approfittare della notizia e presentare un dato fondamentale per capire una volta per tutte come l'industria farmaceutica, sia essa italiana o mondiale, utilizzi false minacce per difendere i suoi interessi. Mi spiego: quando si discutono provvedimenti atti a permettere un accesso universale alle cure farmaceutiche, o si denunciano i prezzi astronomici e ingiusitificati di molti farmaci, la reazione delle industrie e' sempre la stessa: bisogna proteggere i nostri profitti per alimentare la ricerca scientifica e lo sviluppo di nuovi prodotti. In pratica, dicono, se abbassiamo i prezzi dei farmaci non ci conviene piu' investire in ricerca, e le persone resteranno senza cure.
Sapendo quanto questo settore abbia abitudine a mentire, a partire dalla manipolazione dei risultati scientifici per far autorizzare la vendita di farmaci, mi sono sempre chiesto se questa cosa sia vera. Oltre ad articoli vari, abbiamo finalmente uno studio scientifico, riguardante il mercato americano, che ci dimostra un semplice fatto: L'industria farmaceutica spende in MARKETING E PROMOZIONE un ammontare di denaro DUE VOLTE SUPERIORE a quello che investe nella RICERCA di nuove cure!
L'articolo, pubblicato nel 2008 sulla rivista Plos Medicine, e' accessibile online in formato integrale, e magari ci torneremo su integrandolo con nuovi dati: http://www.plosmedicine.org/article/info:doi/10.1371/journal.pmed.0050001
Cosa si intende per marketing e promozione? La parola ad un informatore farmaceutico: "io spesso per convincere un medico a prescrivere certi farmaci uso metodi come le cene, i regalini, i congressi, etc...". Potete approfondire la vicenda riguardando un servizio di Report del 2011 intitolato "Il Marketing del farmaco".
Lo studio su Plos Medicine conclude: "Dalle nostre stime emerge che le compagnie farmaceutiche spendono almeno il doppio in promozione rispetto alla ricerca. Tali dati mostrano chiaramente come la spesa per promozione predomini su quella dedicata a Ricerca e Sviluppo nell'industria farmaceutica, CONTRARIAMENTE A QUANTO L'INDUSTRIA AFFERMA."
Quando farmindustria piagnucola e minaccia di "chiudere le nostre aziende, bisognerebbe chiedergli quanto spende in marketing e promozione, e quanto davvero il suo interesse coincida con quello del pubblico.
domenica 25 settembre 2011
La crisi del debito in Europa e i cattivi maestri
Se i media riportano certe notizie con naturalezza, senza batter ciglio o farsi qualche domanda, vuol dire che siamo davvero giunti ad un livello di assurdità esagerato, quasi schizofrenico.
Oggi abbiamo appreso da giornali e TV che il segretario del tesoro americano, Timothy Geithner, parlando al meeting annuale del Fondo Monetario Internazionale a Washington, ha tirato le orecchie all'Europa: «L'Europa deve fare di più per contrastare la crisi ed evitare la minaccia di default a catena».
Parole sensate, se fossero pronunciate dal leader di un paese virtuoso. Dovrebbero invece far ridere, o indignare, se dette dal rappresentante di un'economia, quella statunitense, che a causa della sua irresponsabile ed estrema finanziarizzazione ha già causato una grave crisi economica, quella del 2008, che è ancora in pieno corso, e i cui responsabili sono ancora in libertà e stanno anzi tornando a fare affari. Un paese che già da tempo ha deciso di consegnare le chiavi del governo alle principali istituzioni finanziarie e alle banche. E che preferisce tagliare quel poco di stato sociale che ha (misero, quasi da paese del terzo mondo) invece che introdurre una tassa normale sui ricchi, o dare finalmente un taglio alle esorbitanti spese militari. E invece una parte della popolazione cosa fa? Piuttosto che ribellarsi, crea un movimento, il Tea Party, con idee ancora più estremiste di quelle di chi governa. E guadagnandosi un certo seguito, a quanto pare.
Comunque non si deve dimenticare che anche l'Europa ha le sue colpe. La Grecia ha preso in giro mezzo mondo truccando i bilanci pubblici con l'aiuto di grandi banche, anche americane, come la Goldman Sachs, e vivendo al di sopra delle proprie possibilità. Francia e Germania hanno tacitamente permesso tutto ciò acquistando a piene mani titoli di stato greci, e ora non vogliono lasciare che il paese fallisca e non possa ripagare i propri debiti.
L'Italia, altra fonte di problemi, continua a mostrare una irresponsabilità fuori dal comune, ignorando l'enorme debito pubblico che si è andato accumulando negli ultimi decenni, e preferendo interessarsi di altre vicende, spesso sfociando nel puro gossip politico. L'elite politica, finanziaria e industriale che governa il nostro paese (dicasi oligarchia) ha preferito dedicarsi ai propri affarrucci - favori e appalti, corruzione, voto di scambio - piuttosto che porre fine alla follia di un debito crescente a fronte di zero investimenti. E l'informazione? L'opinione pubblica? Lasciamo stare...
Dunque, qual è la ricetta per uscire da questa situazione? E, soprattutto, chi decide gli ingredienti? Ovviamente, giusto per restare in tema di assurdo, notiamo che chi è responsabile, direttamente o indirettamente, del disastro in cui ci troviamo, è anche lo stesso che propone le soluzioni.
Mario Draghi, prossimo governatore della Banca centrale Europea e rappresentante di spicco del mondo finanziario pubblico e privato, ben riassume questa ricetta: "irrobustire la competitività, attraverso riforme strutturali da realizzare in tempi stretti». Tradotto: privatizzazioni; vendita del patrimonio pubblico; deregolamentazione; riduzione del welfare state: cose da fare in tempi di crisi presentandole come inevitabili. In modo da, pensano i nuovi leader, rilanciare la crescita, tirare una boccata d'aria e continuare cosi, nel modo sbagliato, fino alla prossima crisi.
E in Italia quali sono le ricette? Il nostro mago dell'Economia, Giulio Tremonti, ha appena varato una manovra che ha effetti recessivi sull'economia. Infatti, le ultime stime hanno rivisto al ribasso la crescita prevista, e di fatto annullano l'efficacia della manovra. Geniale, complimenti.
D'altro lato, abbiamo Silvio che pare non vada molto d'accordo con Giulio. E annuncia: riforma della giustizia e delle intercettazioni. Come dire: la casa va a fuoco e noi, invece di chiamare i Vigili del Fuoco, accendiamo il nostro lettore mp3, mettiamo su le cuffie, ci giriamo e passeggiamo, pensando ad altro, come se nulla fosse.
Fonti
- http://www3.lastampa.it/economia/sezioni/articolo/lstp/421906/
- Il Sole 24 Ore
- Foto di gruppo al meeting della Banca Mondiale e del Fondo Monetario Internazionale a Washington, Settembre 2011. Copyright UPI/Roger L. Wollenberg
sabato 17 settembre 2011
Inchiesta Cassiopea e rifiuti tossici: arriva la prescrizione.
La notizia è di quelle gravi, gravissime. Eppure, provate a fare una ricerca sui principali motori di ricerca, e noterete che praticamente nessuno quotidiano rilevante, da Repubblica al Corriere, al Fatto, ha pensato di dedicarle un articolo, o addirittura una prima pagina. Qualche riferimento solo su Corriere Napoli, e sul Mattino, ovviamente.
Ma di che si tratta? In breve, una delle più importanti e maggiori inchieste sullo smaltimento illecito di rifiuti tossici, denominata Cassiopea, e a cui si è ispirato Roberto Saviano per il suo "Gomorra", iniziata nel 2003 è finita oggi in prescrizione. Liberi 95 imputati, tra cui imprenditori, autotrasportatori e proprietari terrieri, accusati di aver smaltito illegamente tonnellate di rifiuti nocivi nelle campagne di Caserta. Il meccanismo è semplice: industrie soprattutto del Nord Italia (Lombardia, Piemonte, Emilia Romagna, Veneto e Toscana) si sono liberate dei loro rifiuti tossici industriali affidandoli a ditte che li trasferivano in Campania e li smaltivano illegalmente. Perchè? Per risparmiare, ovviamente, rispetto ai costi di uno smaltimento legale presso centri autorizzati. Cassiopea è solo una delle decine di inchieste che hanno svelato un sistematico sistema criminale di trasferimento di rifiuti tossici in Campania, che va avanti da anni.
Questo è quello che gli imprenditori chiamano necessità di essere "competitivi". Quando Confindustria parla di competitività, ricordatevi anche di questo.
Per maggiori informazioni e dettagli, potete leggere questi due articoli:
- http://affaritaliani.libero.it/cronache/rifiuti_tossici_casssiopea170911.html
- http://corrieredelmezzogiorno.corriere.it/napoli/notizie/cronaca/2011/16-settembre-2011/fa-flop-inchiesta-che-ispiro-gomorranon-luogo-procedere-95-imputati-1901559458946.shtml
Questi 95 criminali sono stati accusati solo di disastro ambientale e avvelenamento di acque; per questi due reati, i più gravi, la prescrizione non è ancora scattata, ma a quanto pare non si procederà col processo per mancanza di prove. Certo, non è facile provare i collegamenti tra imprenditori lontani centinaia di chilometri e discariche abusive che nascono come funghi in una sola notte. Ci si può rifare a qualche intercettazione, e poco più.
Ora, cosa è più grave? Il fatto che queste notizie passano inosservate su tutti i media nazionali? Il fatto che queste 95 persone non saranno mai processate?
Queste sono certamente cose gravissime. Ma mi permetto di aggiungere una considerazione. Tra i reati ipotizzati non c'è nulla che riguardi la vita delle persone. Chi sversa illegalmente rifiuti tossici, come amianto, fanghi industriali, rifiuti sanitari e radioattivi, è direttamente colpevole della morte di migliaia di persone, che verranno contaminate inconsapevolmente, magari mangiando una carota o una patata coltivata in quei terreni, e svilupperanno malattie e tumori negli anni successivi. Ovviamente il collegamento diretto tra questi eventi e di conseguenza i reati collegati sono molto difficili da dimostrare, ma mi chiedo: è possibile che non esista un reato connesso alla morte di persone innocenti? E' possibile che reati come questi godano della prescrizione? E, soprattutto, è normale che in questo paese il sistema di smaltimento dei rifiuti industriali sia un segreto di Stato, ben protetto da politici e media?
sabato 23 luglio 2011
Attacco terroristico ad Oslo: la fine dell'innocenza?

Come sapete sono molto legato alla Norvegia, paese che amo, a cui sono molto legato, e dove ho trascorso una parte, forse la più bella, dei miei studi universitari. Sono molto scioccato da ciò che è successo e dall'entità della tragedia, dalle dinamiche, e dalle persone coinvolte, principalmente giovani uccisi a sangue freddo da un folle estremista di destra con l'aiuto, pare, di altri criminali. Penso che non sia ancora il momento delle riflessioni. Voglio semplicemente proporvi la traduzione di un articolo della BBC che mi è molto piaciuto.
Per quanti di voi vogliano avere informazioni aggiornate sui fatti accaduti ad Oslo e ad Utøya, consiglio i siti della CNN e della BBC:
- http://www.bbc.co.uk/news/world-europe-14260205
- http://news.blogs.cnn.com/2011/07/23/norway-attacks-latest-developments/
Attacco terriristico ad Oslo: la fine dell'Innocenza?
di Jorn Madslien
22 Luglio 2011, BBC News
http://www.bbc.co.uk/news/world-europe-14256438
La Norvegia non è stata mai, prima d'ora, oggetto di seri attacchi terroristici.
E ciò non perchè il paese sia stato particolarmente efficace nel proteggersi, ma perchè si è tenuto a distanza dai conflitti internazionali.
Sebbena sia un membro della NATO fin dall'inizio, la Norvegia ha aumentato solo recentemente il suo supporto alle missioni militari come quella in Afghanistan e in Siria.
Per questo, la sua politica estera non le ha procurato molti nemici; pensate che i diplomatici Norvegesi spesso citavano la caccia alla balena come uno dei temi più controversi con cui avere a che fare.
Accesso pubblico
La Norvegia è una società incredibilmente aperta.
La famiglia reale è libera di muoversi con una scorta limitata, sia nelle città del paese, relativamente piccole e pacifiche, sia in vacanza tra le montagne o lungo la costa.
I politici e grandi uomini d'affari si mischiano liberamente con le persone ordinarie, in una maniera che è raramente osservata altrove nel mondo.
Poche persone hanno indirizzi o numeri telefonici riservati - aprite l'elenco telefonico online e troverete collegamenti non solo a immagini aeree delle abitazioni private e mappe che indicano dove vivono, ma anche dettagli degli indirizzi email e dei luoghi di lavoro.
Questa è una società in cui i politici di più alto rango, amministratori delegati e altri personaggi famosi spesso includono i loro numeri telefonici privati e gli indirizzi di casa sui loro biglietti da visita.
Anche gli stipendi e la ricchezza sono resi pubblici dall'Agenzia delle Tasse una volta all'anno, per poi spesso essere diffuse su tutti i quotidiani.
I giornali locali fanno lo stesso con i politici locali, i negozianti e gli sportivi. Il pubblico è libero di usare il motore di ricerca online per "ficcanasare" negli affari economici di amici e vicini.[1]
La posta, che nel Regno Unito viene solitamente inserita nella fessura del portone, in Norvegia normalmente viene messa in cassette postali non chiuse poste all'esterno delle case, rendendo facile a chiunque abbia intenzioni criminali di rubare qualsiasi cosa, dalle ricevute bancarie a registri medici.
Obiettivo raggiunto?
Al mondo esterno, il modo di vivere dei norvegesi, sia delle elites che delle persone normali, potrà sembrare da sprovveduti. Nonostante fino ad oggi non abbiano avuto nessuna ragione per proteggersi.
Così come la Svezia prima dell'assassinio del primo ministro Olof Palme nel 1986, il popolo norvegese ha collettivamente resistito alla tentazione di aumentare la sicurezza interna.
Per loro, vivere in una società aperta non è stato solo un privilegio, ma anche una dichiarazione verso il resto del mondo: una dimostrazione di come sia possibile vivere insieme in pace.
Tali sentimenti furono messi in discussione dopo che l'editore norvegese che pubblicò i "Versi Satanici" di Salman Rushdie, William Nygaard[2], fu ferito da un colpo di arma da fuoco vicino la sua casa ad Oslo nel 1993, dopo che l'Ayatollah Khomenei emanò una fatwa contro di lui[3].
A quel tempo, l'elite politica ed intellettuale sottolineò l'importanza di resistere alla tentazione, che si stava diffondendo velocemente tra la popolazione, di reagire alla paura attraverso l'aumento dell'intolleranza verso coloro che provenivano dal mondo esterno.
Potrebbe accadere la stessa cosa ora, sebbene questa volta potrebbe essere diverso.
L'atteggiamento della Norvegia nei confronto del rischio potrebbe ora cambiare, velocemente e in maniera drammatica, se i privati cittadini si ritirassero e se le autorità centrali rinforzassero la sicurezza.
Se così fosse, un possibile obiettivo degli autori degli attacchi terroristici sarebbe stato raggiunto, poichè avrebbero privato la Norvegia della sua innocenza.
Note
[1] In realtà i Norvegesi non "ficcanasano" tra le dichiarazioni dei redditi dei vicini e degli amici. La pubblicazione dei redditi e delle tasse pagate è considerata assolutamente normale poichè si vive in una stessa comunità ed è considerato giusto pagare le tasse. Infatti i norvegesi sanno che ciò significa finanziare quei servizi pubblici indispensabili a vivere insieme ed a godere di qualità della vita tra le più alte al mondo.
[2] I versi Satanici è un romanzo fantastico dell'autore Salman Rushdie, pubblicato nel 1988 e parzialmente ispirato alla vita di maometto. Il titolo è ispirato ai cosiddetti versetti satanici, un presunto gruppo di versi del corano che la tradizione considera ispirati da satana. Per maggiori info: http://it.wikipedia.org/wiki/I_versi_satanici
[2] Nel Febbraio del 1989 l'Ayatollah Khomeini, leader supremo dell'Iran, emanò una fatwa in cui invitava tutti i "buoni musulmani" ad uccidere Rushdie e i suoi editori.
lunedì 11 luglio 2011
L'inafferabile finanza
E' Lunedì, riaprono le borse e tutti temono un crollo dell'Euro e un aumento della pressione sui paesi con debiti pubblici elevati, tra cui l'Italia. Eppure cosa è cambiato in una settimana nell'economia reale? Nulla. Vi siete mai chiesti com'è possibile che sia considerato normal affidare la nostra vita ad un sistema finanziario che si basa sulla speculazione, non è controllabile, e gioca con numeri e ricchezza virtuale?
La Grecia ha fatto e fa tuttora tribolare l'Unione Europea, portandola a creare nuove istituzioni che potessero fare da cuscinetto in caso di emergenza, e che vedranno la luce nei prossimi anni. Eppure la Grecia, con tutto il rispetto, è solo un paese marginale dal punto di vista economico, e rappresenta meno del 3% del PIL europeo. Il suo pur elevatissimo debito pubblico è solo una briciola se visto dall'Europa. L'Italia invece, nonostante tutti i problemi che la affliggono, è la quarta economia europea dopo Germania, Regno Unito e Francia. E il suo debito pubblico è imponente, pari al 119% del PIL (Eurostat 2010). Ciò vuol dire che se la Grecia fallisse avremmo un terremoto tutto sommato di piccole dimensioni, mentre il fallimento dell'Italia provocherebbe probabilmente il crollo dell'Euro, o comunque avrebbe gravissime conseguenza sulla società come la conosciamo: un terremoto, con tanto di tsunami e incidente nucleare.
Ma torniamo al punto iniziale: cosa è cambiato dalla settimana scorsa ad oggi che giustifichi una tale schizofrenia dei mercati? Nulla. E non parliamo di esagerazione mediatica, visto che il rischio debito dell'Italia stamattina è schizzato al suo massimo storico, 287 punti base (Reuters, Lunedi 11 Luglio 2011, ore 14:16). E il Presidente del Consiglio Europeo Herman van Rompuy ha convocato un vertice d'urgenza prima della riunione ufficiale dei 27 Ministri delle finanze europei, in cui si discuterà della Grecia e del "contagio". Se non fosse una situazione rischiosa verrebbe da ridere; queste persone hanno permesso negli ultimi decenni che la finanza si sviluppasse senza regole e diventasse talmente potente da determinare il destino e le scelte delle maggiori economie del mondo, e ora si preoccupano e convocano vertici cercando di riparare, o almeno cosi dicono. Hanno contribuito a spostare il baricentro decisionale dalle arene politiche e democratiche, come i Parlamenti e i Governi, verso un'arena virtuale, inafferrabile, indefinita e privata.
Il Sole24Ore di oggi titola "I gestori temono un tentativo di affossare l'euro" e riporta l'opinione di un esperto: "Il vero rischio che vedo sui mercati oggi e che temo per le prossime settimane è il tentativo di affossare l'euro. È evidente che ci sono forti spinte in questo senso. Dai paesi anglosassoni può svilupparsi una pericolosa concertazione in tal senso. (Mario Spreafico, responsabile di Schroeder Italia Investimenti).
Concertazioni da parte di chi? Speculazione da parte di chi? Chi è che sta portando avanti un tentativo di affossare l'Euro?
Ora, mi chiedo e vi chiedo: vi sembra normale che siano attori non definiti a decidere il destino economico e sociale di un paese? Perchè siamo tutti, media e cittadini, tanto appassionati di politica e politici, e nel dibattito pubblico nessuno si preoccupa di discutere di un sistema che è folle, pericoloso e irrazionale?
Fonti
http://www.ilsole24ore.com/art/finanza-e-mercati/2011-07-11/balzo-record-debito-italia-123054.shtml
http://it.reuters.com/article/topNews/idITMIE76A02L20110711
domenica 19 dicembre 2010
Riflessioni serali su destra e sinistra
PD. Bersani parla di un grande programma che possa unificare un po' tutti, da Vendola a Casini, da Di Pietro a Fini. Ecco, il programma elettorale ha perso il suo significato, non è più un documento identitario, fatto di buone idee che si difendono con buoni argomenti. Un punto di partenza e di dialogo con i cittadini.
Piuttosto, oggi è diventato un patto di compromesso, un foglio di carta il cui unico fine è quello di contentare il maggior numero possibile di forze politiche in modo da riuscire a vincere le elezioni. Per poi ritrovarsi al governo divisi e senza idee, uniti solo dalla volontà di acquisire e governare il proprio potere e il proprio clientelismo.
E' in questo modo che la sinistra italiana e le sinistre un po' in in tutta Europa hanno perso il controllo della situazione e stanno rinunciando ai loro punti di forza, che pure esistono. Infatti molti di questi partiti di sinistra hanno fatto l'Europa, hanno costruito i migliori Stati al mondo, hanno inventato servizi e un stato sociale all'avanguardia, hanno governato per decenni alcuni degli Stati che oggi risultano con la più alta qualità della vita al mondo. Eppure dagli inizi di questo millennio sono stati tutti sostituiti da governi di centro-destra che vivono di rendita e ideologie liberiste, già fallite negli anni 80, e a cui non sono in grado di contrapporre una vera visione alternativa.
Come si spiega tutto ciò? Solitamente ci si appella alla mancanza di abilità politica, alla mancanza di leader forti (la giustificazione più diffusa), a problemi di comunicazione.
In realtà, a mio parere, il motivo di questo fallimento è che la sinistra è da tempo implicitamente consapevole di essere diversa dalla destra soltanto in superficie, ed è incapace di invertire la rotta. Infatti, seppur non evidente al pubblico, oggi destra e sinistra hanno gli stessi finanziatori: banche, imprese, sindacati, chiese e religioni. Con piccole differenze, ma sono gli stessi. In un paese come gli Stati Uniti, dove paradossalmente convivono una terribile interferenza dei poteri privati nella vita politica e, allo stesso tempo, una ampia trasparenza dei finanziamenti dati ai partiti e ai candidati, si può osservare chiaramente ciò che sto dicendo. Obama ha tra i suoi primi finanziatori grandi gruppi finanziari e banche, cosi come il suo "avversario" McCain. Certo, due personalità diverse, con alcune diffferenze importanti in merito ad alcuni temi. Ma temi che possiamo definire superficiali se consideriamo l'intera struttura di un paese.
In un multipolarismo fasullo, dove i due, tre o quattro poli sono finanziati dagli stessi gruppi di interesse, la sinistra ha perso il suo significato, e la deriva italiana ed europea lo dimostra. I cittadini sono solo la massa da convincere, da distrarre mettendo in atto scontri e polemiche che non si basano su idee contrapposte, ma che servono a mascherare tutto questo, e dare l'illusione che si sta scegliendo tra proposte radicalmente diverse.
Fonti di ispirazione
http://beta.partitodemocratico.it/doc/200974/bersani-alleati-con-chi-vuole-una-nuova-italia.htm
http://www.opensecrets.org/
http://www.chomsky.info/
martedì 16 novembre 2010
Il mio elenco per "Vieni via con me"
"Vieni via con me", il programma di Fabio Fazio e Roberto Saviano, ha chiesto ai telespettatori di inviare elenchi che raccontino di un pezzo di vita italiana. Io ho inviato il mio.
Si tratta di cifre che ho cercato di mettere a confronto in modo da far emergere più chiaramente i responsabili, tra gli altri, dello sfascio di questo paese. Penso sia importante farlo perchè quella dei numeri, dei volumi, è una dimensione che sfugge totalmente all'opinione pubblica, e che i TG e i talk-show certo non aiutano a chiarire, fornendo cifre in modo sparso, isolato e confuso.
Sono numeri che messi vicino appaiono paradossali, incredibili, surreali. Ho cercato il più possibile le fonti ufficiali, ho creato un documento con tutti riferimenti per chi volesse approfondire, verificare o proporre correzioni (sempre ben accette). Le fonti le trovate a questo indirizzo.
Nella prima parte dell'elenco, "le cause", la maggior parte delle cifre si riferiscono all'ultimo anno di rilevazione, il 2009.
Nella seconda parte, invece, ho riassunto alcuni dei tagli più significativi previsti per i prossimi anni, ma essendo riferiti anche a misure in via di discussione parlamentare, bisognerà vedere se alcune di esse subiranno modifiche nelle prossime settimane.
Tra legge di stabilità (che è il nuovo nome della legge finanziaria...) e maxi-emendamenti correttivo (una cosa abominevole) si crea davvero una confusione notevole, sicuramente voluta, che rendere difficile, se non impossibile, comprendere la vera direzione delle manovre in atto.
Spero che questo breve elenco possa dare un primo, minimo contributo a chiarire le idee.
Le cause
Stima minima dellevasione fiscale: 125 miliardi di euro
Un italiano ufficialmente paga il 43,2% di tasse.
Un italiano onesto, a causa dell'evasione, paga il 51,4% di tasse
Il danno economico causato dalla corruzione: 60 miliardi
Gli Interessi pagati sul debito pubblico: 70 miliardi
Stima dell'evasione doganale per sottofatturazione: 30 miliardi.
Presunta evasione delle società concessionarie delle slot machine: 98 miliardi
Fatturato delle mafie: 90 miliardi, il 7% del PIl
Costo di evasione, corruzione e interessi sul debito per ogni cittadino italiano: oltre 6000 euro all'anno.
Totale evasione e corruzione annuale: 380 miliardi di euro
Le conseguenze (qualcosa è ancora riparabile...)
Finanziaria 2010: 11 miliardi
Finanziaria 2011: 25 miliardi
Pacchetto per lo sviluppo: mancano i fondi, si passa da 7 a 5,7 miliardi.
Taglio al Ministero per l'ambiente: 680 milioni
Taglio al fondo per interventi sul rischio idrogeologico: 143 milioni
Fondi per le scuole private: aumentati da 150 a 245 milioni
Taglio alla ricerca pubblica: 95 milioni
Fondi per il diritto allo studio: circa 100 milioni...mentre Francia e Germania spendono 1,4 miliardi.
Taglio delle risorse per le università: 276 milioni
Rifinanziamento delle missioni dell'esercito per altri 6 mesi: 750 milioni
Lombardia, "Dimezzate le risorse per la spesa sociale: Sfogo di Formigoni"
Taglio previsto sui fondi dedicati a Politiche sociali, famiglia, pari opportunità e non autosufficienza: circa 3 miliardi nel periodo 2011-2013
Azzeramento del Fondo Nazionale per le non autosufficienze
Fondo famiglia: da 100 milioni nel 2010 a 31 milioni nel 2013.
domenica 7 novembre 2010
Santa Costituzione
Lo Stato e la Chiesa cattolica sono, ciascuno nel proprio ordine, indipendenti e sovrani.
I loro rapporti sono regolati dai Patti Lateranensi. Le modificazioni dei Patti accettate dalle due parti, non richiedono procedimento di revisione costituzionale.
Programmazione TV di Rai e Mediaset, Domenica 7 novembre 2010, Italia.
Non può bastarne una sola? E perchè non occupare questi spazi, a rendita minima perchè senza pubblicità, con quegli interessanti documentari che vengono trasmessi all'1 di notte? (Ultimo esempio ieri sera Tg3, documentario sulla situazione di Baghdad in Iraq). Andate in pace. Amen.
lunedì 1 novembre 2010
Elezioni USA di metà mandato - Il giorno dopo
Il 2 novembre sta per diventare un grande giorno per la nostra vita politica.
Ma il 3 novembre sarà ancora più importante.
Nel giorno delle elezioni di medio-termine, gli elettori sceglieranno tra candidati con differenti posizioni sul tema dell'assicurazione sanitaria, il ritiro dall'Afghanistan, i livelli di CO2 che causano il riscaldamento globale. I politici che mandiamo negli uffici del potere esecutivo e legislativo prenderanno - o eviteranno di prendere - decisioni importanti. Il nostro voto conta.
Ma il giorno delle elezioni non si può considerare il momento più importante del nostro impegno politico. I cambiamenti radicali necessari a produrre una società giusta e sostenibile non sono sul tavolo dei politici del Partito Repubblicano o Democratico; ciò significa che i cittadini devono impegnarsi in un attività politica radicale che continui dopo le elezioni.
Uso il termine "radicale" - che ad alcuni potrebbe sembrare estremo o addirittura anti-americano - per sottolineare l'importanza di parlare chiaramente dei problemi. In un'arena politica dove il "Partito del Te" (Nda: Tea Party, un movimento conservatore nato nel 2009 negli USA per chiedere il taglio delle tasse) afferma di difendere la libertà, e dove i centristi Democratici sono considerati socialisti, i concetti importanti degenerano in slogan e insulti che confondono invece che chiarire. Col termine radicale dunque io intendo innanzitutto una politica che va alla radice e critica quei sistemi di potere che creano l'ingiustizia nel mondo, in secondo luogo un'agenda politica che offre delle proposte intese a cambiare tali sistemi.
In precedenti saggi che riguardavano l'economia, l'impero e l'energia[1], ho affermato che i dibattiti politici elettorali sono solo dei diversivi rispetto ai problemi reali, perché nell'informazione di massa non è possibile parlare delle vere cause di questi problemi e cioè: il capitalismo, che produce un'oscena ineguaglianza; i tentativi degli Stati Uniti di dominare il globo violando i più profondi principi morali; l'assenza di fonti energetiche accessibili e sicure in grado di sostenere l'opulento stile di vita del Primo Mondo.
Perché i politici non si impegnano a risolvere tali problemi? Parte della risposta è nel fatto che le campagne elettorali e i partiti politici sono finanziati principalmente da chi possiede la ricchezza e ha dunque interesse a mantenere quel sistema che gli ha permesso di arricchirsi. [2]
Un altro fattore cruciale è l'ideologia che pervade la società; persone che sono state soggette per decenni ad un'intensa propaganda che ha cercato di far sembrare il capitalismo predatorio, e la dominazione imperialista degli USA, come un fenomeno naturale e inevitabile.
I risultati di questi sistemi economici e politici sono che il 20% della popolazione degli Stati Uniti controlla l'85% della ricchezza nazionale (Nda: in Italia il 25% della popolazione detiene il 71% della ricchezza)[3]
e che metà della popolazione mondiale vive in completa povertà. Nulla di tutto ciò è naturale o inevitabile. Questa diseguaglianza è il prodotto di scelte umane che portano benefici ad una ristretta elite di persone e distribuiscono le briciole di questa ricchezza alle classi medie e lavoratrici. Questa situazione è il prodotto di politiche che sono state scelte consapevolmente, e che possono essere scelte in modo diverso.
Poiché queste questioni cruciali non rientrano nell'agenda politica dei due partiti dominanti che si sfideranno il 2 novembre, dobbiamo tutti impegnarci per un'agenda politica radicale il 3 novembre. Il primo passo è di costruire e rafforzare sia le istituzioni locali che nascono dal basso e che possono lavorare in modo indipendente dal potere, sia le reti di solidarietà sociale che saranno necessarie per sopravvivere al logorio dei sistemi in cui viviamo oggi.
Per questo lavoro, non rivolgetevi ai capi aziendali che assumono e pagano i politici. Guardate, piuttosto, alla persona che è seduta al vostro fianco.
Note (mie)
[1] I saggi, in lingua inglese, sono disponibili ai seguenti indirizzi:
http://www.utexas.edu/know/2010/10/07/jensen1/
http://www.utexas.edu/know/2010/10/14/jensen2/
http://www.utexas.edu/know/2010/10/21/jensen3/
[2] Per informazioni complete sui finanziamenti dei partiti e delle campagne elettorali statunitensi, consultate il sito: http://www.opensecrets.org/index.php
[3] Per approfondire l'argomento:
http://www.bancaditalia.it/pubblicazioni/econo/temidi/td04/td501_04/td501
http://www.rainews24.rai.it/it/news.php?newsid=87359
Secondo l'OCSE la diseguaglianza nel nostro paese è inferiore solo a Messico, Turchia, Portogallo, Stati Uniti e Polonia.
mercoledì 27 ottobre 2010
Gli amici comunisti
La Cina è il nuovo gigante buono. Un regime totalitario di ispirazione comunista trasformato in un paese amico, definito quotidianamente come "opportunità" in quasi tutto l'occidente. Lo stesso Occidente che regolarmente denuncia quegli Stati sovrani che hanno la imperdonabile colpa di voler scegliere il proprio modello economico, la propria costituzione e la propria indipendenza politica. Vedi America Latina.
Il premier cinese è invece ormai assediato da visite dei capi di Stato che volano a Pechino ad ossequiarlo, insieme a nugoli di industriali armati di penna e pronti a firmare nuovi accordi commerciali.
Oggi si sono intrecciate 3 interessanti notizie che riguardano l'ipocrisia dell'Occidente nei confronti dei diritti umani in Cina.
La prima è che Giorgio Napolitano, in nome del popolo italiano, si è recato in Cina alla Scuola Centrale del Partito Comunista cinese per salutare l'amico Hu Jintao. Not in my name, ci tengo a precisare. Come prevede il copione ormai consolidato del teatrino degli incontri in Cina, il visitatore, in questo caso il nostro Presidente della Repubblica, non può esimersi dal pronunciare una frase sui diritti umani; il tutto per non apparire interessato unicamente al tema economico, ma per mostrare che noi occidentali ci teniamo ai diritti umani. Napolitano ha detto: "Il cammino intrapreso dalla Cina sulla via delle riforme politiche, del rafforzamento dello Stato di diritto, del rispetto dei dritti umani cosi' come dell'apertura e liberalizzazione de mercati e' di fondamentale importanza per una armoniosa integrazione in un sistema internazionale aperto e per una piena sintonia con l'Europa."[1]
Chiaro no? I diritti umani finiscono in un elenco di cose, seguiti prontamente dalla ammirevole "apertura e liberalizzazione dei mercati", che permette a noi e a loro di fare affari, fregandosene dei più elementari diritti umani e civili nel campo delle tutele della salute e del lavoro, nonchè della dignità umana.
La seconda notizia è che 15 premi nobel della Pace hanno richiesto al prossimo G20 di Seoul di porre all'ordine del giorno la questione di Liu Xiaobo, insignito quest'anno del premio nobel per la pace e dissidente condannato a 11 anni di carcere per aver diffuso il documento "Carta 08", in cui si chiedono riforme politiche, libertà di riunione, di stampa e di religione. Amnesty international ha ricordato che i suoi avvocati hanno avuto soltanto 20 minuti di tempo per presentare la loro arringa, in un processo che è durato meno di tre ore. Tanto per restare in tema di diritti umani.[2]
La risposta di Napolitano? “Ma con tutto il rispetto per i premi Nobel per la Pace, nulla mi sembra più stravagante del proporre che si ponga come punto della riunione del G20 una questione di quella natura." Si può essere d'accordo sul fatto che porre una questione individuale non è corretto, perchè tutte le violazioni di diritti umani dovrebbero essere prese in considerazione; ma stiamo parlando di un premio Nobel, e di un'occasione unica per portare il problema in un forum dalla grande visibilità mediatica mondiale, e fare pressioni dirette sulla Cina che sarà presente al G20.
Stravagante, per il nostro capo dello Stato, non è invece chiedere, insieme al Vaticano e all'Unione Europea, all'Iraq di sospendere la pena di morte per impiccagione inflitta oggi all'ex vicepremier iracheno, Tarek Aziz. Che non è un dissidente politico, ma un condannato nel 2009 per il suo ruolo nell'omicidio di 42 commercianti e uomini d'affari a Baghdad nel 1992, e ad altri 7 anni per la deportazione dei curdi iracheni.[3]
Tre notizie che mostrano chiaramente il livello di sudditanza a cui siamo giunti nei confronti del gigante buono. Abbiamo a nostra disposizione soltanto pochi anni per costringere la Cina ad adottare un modello di sviluppo non basato sullo schiavismo e su un controllo sociale da regime totalitario. Sacrificando anche un po' del nostro sviluppo e del nostro consumismo sfrenato. Dopo sarà troppo tardi, e rischieremo di dover essere noi a doverci adeguare.
[1] http://www.rainews24.rai.it/it/news.php?newsid=146705
[2] http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2010-10-08/premio-nobel-pace-stato-112731.shtml?uuid=AYVznvXC
[3] http://www.corriere.it/esteri/10_ottobre_26/aziz-condanna-morte_91b39b6c-e0e1-11df-b5a9-00144f02aabc.shtml
venerdì 15 ottobre 2010
Il modello sbagliato
La Svezia è appena risultata essere la nazione con la migliore "rule of law", espressione che potremmo tradurre con "supremazia della legge", o meglio "rispetto della legalità". La notizia, riportata dalla stampa svedese[1], fa riferimento ad un approfondito studio condotto dal The World Justice Project [2]. L'Italia, per nostra fortuna, non è stata incluso nello studio, e ci siamo evitati una sicura umiliazione. Bastano infatti gli indici già esistenti per ricordarci quanto siamo indietro rispetto ai nostri cugini europei riguardo corruzione e rispetto della legge. Uno per tutti, l'indice di percezione della corruzione stilato da Transparency International, in cui l'Italia è 63°, dopo Turchia, Namibia, Macau, Botswana...ma mi fermo qui per non infierire [3]. Ovviamente è solo un indice soggettivo, ma coincide con altri indicatori oggettivi di corruzione e problemi correlati. Stendiamo un velo pietoso, e torniamo al Nord Europa.
L'eccellente risultato della Svezia non è certo isolato: regolarmente infatti vi è una notizia del genere per gli svedesi, beati loro! Tanto per citare due recenti esempi, la Svezia è risultata la nazione più rispettata, stimata e ammirata tra 39 paesi del mondo secondo il Reputation Institute [4]; per quanto riguarda la competitività economica, risulta la 2° al mondo (5° gli USA), dopo la Svizzera, secondo i dati del Global competitiveness Report forniti dal World Economic Forum.[5] L'Italia è 48°...dopo Portogallo, Barbados, Bahrain, Porto Rico, Tunisia.
Il risultato svedese, e in genere degli stati scandinavi (Norvegia, Danimarca e Finlandia), mi ha portato a riflettere su una questione. Si parla continuamente di "modelli" da seguire: perchè il modello americano (e, similmente, quello inglese) è sempre sulla bocca della maggioranza di politici, economisti, politologi e commentatori di vario tipo? Perchè da decenni si invoca il modello americano come un sistema quasi perfetto, da seguire sempre e comunque? E perchè si tende invece a considerare il modello scandinavo come impossibile da imitare?
Non voglio nè posso rispondere a questa domanda ora, ma voglio sottolineare le differenti performance della Svezia e degli USA emerse in questo studio.
La definizione di Rule of Law del World Justice Project si basa su 4 principi universali:
- la responsabilità di fronte alla legge di chi governa e di chi amministra lo Stato
- leggi chiare, pubbliche, stabili e giuste, e che proteggono i diritti fondamentali
- il processo legislativo è giusto, efficiente e trasparente
- è garantito l'accesso alla giustizia
Gli indicatori considerati nella classifica sono 9. Facciamo il confronto tra Svezia e Stati Uniti:
1) Limite ai poteri del governo: Svezia 1°, USA 9°
2) Assenza di corruzione: Svezia 1°, USA 10°
3) Leggi chiare, stabili e trasparenti: Svezia 1°, USA 9°
4) ordine e sicurezza: Svezia 4°, USA 11°
5) Diritti fondamentali: Svezia 2°, USA 11°
6) Apertura del governo: Svezia 1°. USA 3°
7) Capacità di far applicare le leggi: Svezia 1°, USA 8°
8) Accesso alla giustizia civile: Svezia 2°, USA 7°
9) Effettiva giustizia criminale: Svezia 3°, USA 5°
Servono altri commenti? Non penso. La Svezia non è un paese perfetto, ma è uno dei "più perfetti" (perdonatemi) che esista oggi. E' dunque chiaro quale dovrebbe essere il modello da seguire, ovviamente non copiandolo tal quale in modo meccanico, ma prendendone il meglio e adattandolo alla nostra realtà. Intanto, continuiamo a seguire (e votare) chi ancora sogna l'America, in attesa che un giorno si svegli e torni alla realtà. Speriamo solo che non sarà troppo tardi per scegliere il modello giusto.
[1] http://www.thelocal.se/29628/20101015/
[2] http://www.worldjusticeproject.org/rule-of-law-index/
[3] http://www.transparency.org/policy_research/surveys_indices/cpi/2009/cpi_2009_table
[4] http://www.thelocal.se/29506/20101008/
[5] http://www.weforum.org/en/initiatives/gcp/Global%20Competitiveness%20Report/index.htm
martedì 7 settembre 2010
Gheddafi show: dalla padella alla brace?
(Premessa: questo articolo potrebbe offendere la sensibilità di cattolici e musulmani.)
Sembra che sia imperativo parlare soltanto di Fini, che come prevedibile ha monopolizzato il dibattito pubblico di inizio Settembre. Non si può però dimenticare Gheddafi, che anche quest'anno ha imbastito il consueto show; è evidente che in Italia trova terreno fertile per lanciarsi in pagliacciate. Tra i prossimi eventi in programma, imperdibile serata di barzellette insieme al presidente del Consiglio Silvio Berlusconi. La cittadinanza, soprattutto se di sesso femminile, altezza minima 1,70, misure da top model, è invitata caldamente a partecipare.
Doveroso riassumere brevemente i fatti: il leader libico, in visita a Roma, ha organizzato uno show in cui ha predicato l'islamizzazione dell'Europa ("L'Islam dovrebbe diventare la religione di tutta l'Europa"[1]) di fronte a circa 500 ragazze selezionate da un'agenzia e pagate 80 euro a testa[2]. Pare che alla richiesta di convertirsi all'Islam ben 3 di esse si siano fatte avanti con tanto di chador. E basterebbe questo per chiudere con un no comment.
Ma Gheddafi mi lancia il LA per scrivere due parole, inevitabilmente brevi e superficiali, sull'Islam, giusto per non parlare sempre e solo della povera Chiesa Cattolica. E veniamo al suo discorso.
Gheddafi ha innanzitutto tentato di convincere i presenti che è stato Maometto l'ultimo profeta, e non Gesù, che sarebbe il secondo[1]. Ha poi continuato affermando che "dunque l’unica sacra scrittura valida rimane il Corano, perché è l’unica che è arrivata a noi autentica". Sarà, a me risulta che del Corano, come di quasi tutti i testi sacri delle religioni del mondo, esistano decine di versioni. Immancabile l'invito a convertirsi sotto la sempreverde minaccia del giudizio universale: "Chi non sarà convertito entro quel giorno sarà perdente"[1]. Certo, cosi come affermano altre centinana di religioni nel mondo. Chissà chi avrà ragione? A chi credere per evitare di stare dalla parte sbagliata nel momento dell'apocalisse?
In un altro passaggio profetico, il leader libico afferma che "ogni religione, anche quella cristiana cattolica, ha avuto il suo periodo. Perché il messia Gesù era quello che precedeva l’ultimo, Maometto. Ora la religione musulmana le deve rimpiazzare tutte"[1]
Chissà perchè, pur essendo piuttosto intollerante nei confronti della Chiesa Cattolica, non mi consola il fatto di sapere che secondo questo signore (e non è il solo, gli inviti ad una islamizzazione del mondo sono onnipresenti nei media) dovremmo diventare tutti musulmani.
Ora, Gheddafi ci insegna che la religione Cattolica ha fatto il suo corso e può lasciare il posto all'Islam. Non mi sembra un grande passo avanti: se infatti il cristianesimo è ancorato ad un libro scritto a partire da circa 3000 anni fa (forse), l'Islam è fermo ad un testo del 600 a.C. Insomma, non proprio un'edizione fresca di stampa. Non è forse un po' azzardato affermare che l'Islam è la religione del futuro? A me sembra piuttosto di passare dalla padella alla brace.
Il problema, quando si parla di Islam, è che solitamente si è influenzati dalla posizione di "pensatori" come Oriana Fallaci, e di esponenti politici che ne hanno abbracciato il pensiero, che di fronte al pericolo islamico invitano tutti a rafforzare i valori cristiani/cattolici. Ecco, forse è il caso di uscire allo scoperto, e mi riferisco a quella parte della popolazione (quanto grande non si sa, ma in crescita a quanto pare), non rappresentata nella politica e nel dibattito pubblico, che considera come presenza negativa SIA la Chiesa Cattolica (fatte salve le rare eccezioni di clerici illuminati e socialmente impegnati), SIA l'Islam e i suoi predicatori, nella versione moderata (che non si capisce bene quale dovrebbe essere) ed, a maggior ragione, estremista.
Perchè Berlusconi ha permesso all'amico Gheddafi di organizzare una tale provocazione in Italia, paese ospite (ogni riferimento alla simbiosi tra parassita e ospite è puramente casuale) del potente Stato Vaticano? Le possibili spiegazioni sono due:
a) è talmente dipendente dagli interessi commerciali Italia-Libia che ha accettato supinamente il progetto di Gheddafi? E' plausibile, dati i tanti interessi esistenti tra grandi aziende italiane (Eni, Unicredit, Finmeccanica, Impregilo, Astaldi), nonchè la stessa Fininvest, e la Libia.[3]
b) ha accettato di proposito, ben consapevole delle reazioni mediatiche che avrebbe provocato? Probabile anche questo. Infatti il pericolo Islam è in grado di ricompattare i tanti cattolici e credenti intorno ai quali alcune forze politiche, a parola, fanno quadrato, affermando di difendere le radici cristiane. In vista di probabili elezioni, ciò potrà sempre tornare utile.[3] E Berlusconi, in quanto a costruire il consenso con show e trucchi vari, non è secondo a nessuno, nemmeno al caro amico Gheddafi.
Note
[1] http://www.corriere.it/cronache/10_agosto_29/gheddafi-roma-cavalli-amazzoni-tenda-beduina_fed80874-b344-11df-ac3b-00144f02aabe.shtml
[3] http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2010-08-30/visita-gheddafi-giornali-stranieri-151006.shtml
[2] http://www.corriere.it/cronache/10_agosto_29/hostess-infiltrata-gheddafi-la-stella_4c2a6afe-b39f-11df-ac3b-00144f02aabe.shtml
domenica 25 aprile 2010
Il nostro viaggio oltre il circolo polare artico norvegese, isoleLofoten - Ultimo giorno
La settimana di relax per i norvegesi colpisce ancora noi poveri italiani. Il traghetto che da Moskenes ci porterà nuovamente a Bodø parte alle 7:00 del mattino. Il bus previsto da Å non c'è, e dunque armati di torce e fasce catarifrangenti partiamo alle 5:30 per percorrere i 5 km che separano i due villaggi. In effetti, le torce le indossiamo solo perchè ci danno un'aria da professionisti dell'escursione, mentre in realtà sono praticamente inutili perchè tutto il tratto di strada è ben illuminato.
L'aria è fresca e piacevole, e la forzata passeggiata mattuttina si rivela affatto spiacevole. Il traghetto è silenzioso, stabile e semivuoto, quasi tutti dormono, e approfittiamo anche noi dei comodi sedili, senza però rinunciare ad una incursione all'esterno, dove lasciamo il nostro messaggio di pace.
Alle 11 in punto siamo a Bodø, dove la differenza di clima rispetto alle isole Lofoten subito si fa sentire. In effetti quel giorno si è anche registrata la temperatura minima dell'anno, cioè -15.1 °C! E' un arrivederci come si deve alla regione del Nordland e al circolo polare artico.
Ci dirigiamo alla stazione ferroviaria, non prima di aver fatto provviste per il lungo viaggio che ci attende. Avete capito bene, ferrovia. Un piccolo treno composto da due soli vagoni passeggeri dal sapore ottocentesco, ma puliti e comodissimi, più altre 2 carrozze con ristorante e servizi; la motrice a diesel ci guiderà attraverso le immense distese di neve in direzione sud, verso Trondheim, la terza maggiore città della Norvegia.
Il viaggio dura 10 ore, dalle 12:15 alle 22:10, ma il tempo trascorre piuttosto velocemente. Il paesaggio è a dir poco surreale, e il pensiero quasi si ferma osservando quelle immense distese di neve con pochissima vegetazione, al contrario del sud dove i boschi regnano onnipresenti. Ci imbattiamo anche in diversi gruppi di alci, animali simbolo della Norvegia.
A Trondheim di sera abbiamo appena il tempo di fare un giro in stazione, comprare qualcosa da bere all'immancabile chiosco, e....inserire una monetina in un magnifico plastico ferroviario per far girare il trenino, che subito attira un certo numero di bambini. E' sempre bello regalare un sorriso ad un bambino, piccoli o cresciutelli essi siano!
Il treno notturno, quello vero, collega Trondheim ad Oslo (dalle 23:05 alle 6:43), ed è un'ottima soluzione di viaggio in Norvegia. Economico, piuttosto comodo con sedili fortemente reclinabili, e soprattutto l'imperdibile kit di viaggio in regalo. Un souvenir che non potete lasciarvi sfuggire: un morbido pile grigio con cuciture arancioni, mascherina per gli occhi, tappi per le orecchie, e cuscinetto gonfiabile! Quando, in giro per il mondo, vi capiterà di vedere qualcuno coprirsi con quel morbido pile grigio, saprete che è stato in questo meraviglioso paese..
Dopo circa 18h di viaggio arriviamo ad Oslo. Stavolta ci possiamo permettere di visitare un po' la città che è visitabile praticamente tutta a piedi, nonostante la stanchezza. Se pensate di trascorrere uno o due giorni, consigliatissima la Oslo Card, che vi dà accesso gratuito a quasi tutti i musei ed attrazioni, nonchè a tutti i mezzi pubblici. Se studiate per bene la giornata risparmierete parecchio.
La temperatura è piuttosto bassa, il cielo è coperto, ma non possiamo perderci il Vigelandsparken (a circa 3km dalla stazione), famoso parco che è stato adornato interamente da ben 212 statue in bronzo e pietra create dall'artista norvegese Gustav Vigeland. Le figure, che rappresentano uomini, donne e bambini, fotografano diversi momenti della vita, e sono davvero curiose da vedere oltre a trasmettere allo spettatore una strana sensazione. Ho sempre trovato questo parco un luogo di riflessione, non so perchè.
Il tempo, comunque, è poco e ci incamminiamo verso la stazione per il ritorno. Uno dei membri del team lofoten partirà da Oslo Torp, che ora sapete dov'è (vedi report del 1° giorno). Per raggiungerlo, potete scegliere tra il comodo treno (224 nok per adulti, 168 nok per studenti) o un bus diretto (180nok).
Il nostro viaggio finisce qui. Spero che nel resoconto sia riuscito a trovare il giusto equilibrio tra dettagli di viaggio, informazioni pratiche, e notizie su usi e costumi locali, senza annoiare nessuno. Se proprio vi siete annoiati, commentate e datemi consigli costruttivi su come raccontare il (spero) prossimo viaggio. Ciao!
Per vedere tutte le fotografie del viaggio, in alta qualità (circa mille, scattate con una Canon reflex EOS350D 18-55, per gli appassionati di fotografia) cliccate qui.







