venerdì 31 agosto 2007

L'estate a Massa Lubrense

La penisola sorrentina è una famosa meta turistica che attira ogni anno migliaia di visitatori da ogni parte del mondo grazie alle sue bellezze naturali: mare e coste, sentieri, panorami mozzafiato, piccoli gioielli come le isole di Capri, Ischia e Procida. Sorrento, che dà il nome a tutta l'area, è città turistica per eccellenza, ricca di strutture ricettive, spesso al centro di servizi giornalistici di promozione turistica in stile "linea verde".

Troppe volte però gli si danno meriti che appartengono ad altri comuni dell'area, mai nominati nei servizi televisivi. L'esempio più recente riguarda un servizio di Linea Verde sulla penisola, in cui si è ampiamente fatta pubblicità a Sorrento pur parlando di località che appartengono invece ad un comune vicino, mai nominato dal presentatore, e cioè Massa Lubrense. E non è il solo caso: si parla di "Limoni di Sorrento" o "l'olio di Sorrento", prodotti tipici famosi in tutto il mondo, senza dire però che i limoni e le olive provengono soprattutto dalle fertili terre di Massa. Penso perciò sia giusto parlare un po' di questa realtà che, pur offrendo al turista molte opportunità, spesso viene trascurata.

Massa Lubrense è un comune di circa 13.000 abitanti, esteso su un'ampio territorio ricco di attrattive naturali come Punta Campanella, l'estremo braccio della penisola con resti archeologici a picco sul mare e con una splendida vista su Capri, o come l'incantevole Baia di Jeranto, zona protetta del Parco Marino locale e con la caratteristica torre Saracena. Il punto più alto del comune è la frazione di S.Agata sui Due Golfi che, come suggerito dal nome, ha la particolarità di affacciarsi sia sul golfo di Napoli che su quello di Salerno, con la sua incantevole costiera Amalfitana, altra eccellente e forse ancor più nota meta turistica.

Massa offre ai visitatori un soggiorno tranquillo, e secondo la ricerca del settimanale "Gente" è risultato essere il comune turistico più sicuro d'Italia[1], un riconoscimento importante in una regione, la Campania, che non brilla certo per la sicurezza. Da non dimenticare, infine, le tante caratteristiche frazioni sparse per il territorio, e i tanti sentieri naturalistici che permettono di scoprire zone altrimenti inaccessibili, come le piccole baie e punti panoramici.

Oltre alle bellezze naturalistiche, l'estate massese offre ai cittadini e ai turisti numerose occasioni di serate culturali. A fine luglio, ad esempio, una serie di incontri con autori hanno offerto la rara possibilità di conoscere e dibattere con personaggi come Magdi Allam, Alberto Bevilacqua, Piergiorgio Odifreddi e Luciano De Crescenzo.

Venerdi scorso si è invece conclusa la settimana dedicata alla Ottava edizione della rassegna musicale "Classica Estate"[2], che ha visto esibirsi giovani talenti della musica nella suggestiva cornice del Palazzo Vespoli.
La rassegna ha proposto musical su Napoli e la sua maschera più famosa, Pulcinella, suggestivi brani di chitarre classiche, corali che hanno interpretato famosi brani lirici e della tradizione napoletana, artisti che al pianoforte hanno fatto rivivere grandi autori come Chopin, Debussy e Mozart.

L'estate massese si conclude il 31 agosto con l'ultimo appuntamenti della rassegna "Artisti di Strada". Il 29, nella caratteristica piazzetta di S.Agata, un gruppo indiano si è esibito in assoli di tamburi e piffero, con combattimenti, fuochi e danze acrobatiche, mentre il 31 la compagnia teatrale "Atmo" proporrà il mito di Proserpina[3] con una particolare coreografia ricca di artifici pirotecnici. Ma anche Settembre è una stagione particolarmente adatta a visitare Massa e tutta la penisola, visto il minor flusso di turisti e il clima solitamente più accogliente.

Naturalmente anche Massa ha i suoi problemi, che riguardano principalmente l'espansione edilizia mal regolata nei decenni passati, e qualche difficoltà nei trasporti dovuta all'inesistenza di fondi stradali adeguatamente mantenuti ed alla carenza di mezzi pubblici, riservati solo alle direttive principali e con orari non sempre accettabili. Con questo articolo vorrei invitare, e parlo a nome di tanti cittadini massesi, l'amministrazione locale ad attivarsi con decisione e volontà per ripristinare le strade e il territorio al fine di aumentarne la qualità e offrire, la prossima estate, un soggiorno ancora più piacevole ai visitatori.

[1] http://www.penisolasorrentina.info/index.php?option=com_content&task=view&id=812&Itemid=1
[2] http://www.positanonews.it/menu/default.asp?id=7306&pag=
[3] http://www.positanonews.it/menu/default.asp?id=7725&pag=

domenica 19 agosto 2007

L'intolleranza del tifo Italiano

Mi scuso per la lenta (e prevista) frequenza di aggiornamento del blog, ma come un po' tutti anche noi ci stiamo godendo le brevi vacanze estive, ridotte ormai al solo mese di Agosto.
Pubblico questa riflessione sulla violenza negli stadi inviatami da TenderSurrender. Buona lettura, e buon proseguimento di vacanze.


Ormai quasi tutte le partite che si giocano all'Olimpico e che vedono impegnate le romane nell'ambito di manifestazioni internazionali sono teatro di spiacevoli scontri fra clan di tifosi o ancor peggio fra tifosi e forze dell'ordine. Gli accoltellamenti non si contano, così com' è impossibile fare ammenda di tutte le tragedie finora sfiorate. Le diffide del campo e le multe a Roma e Lazio sembrano inutili tentativi di risolvere questa orribile tendenza. Si dovrebbe andare alla radice del problema e combattere definitivamente questa piaga sociale, a mio parere, tipica di Roma e della sua cultura sportiva quantomai insesistente.

Molti politici, pervasi dalla loro capacità imbonitoria ed inclini per natura ad esaltare solo la merce più pregiata per mostrarla in giro per le piazze, finiscono per dimenticarsi con altrettanta futilità di quante figuracce sono capaci di collezionare ogni anno. Peccato che propio nella terra dove si dice sia nata la civiltà occidentale oggi si registri un degrado sociale, almeno nell'ambito sportivo, tanto deprimente e preoccupante.

Senza fare del facile qualunquismo o del prevedibile associazionismo, vi sembra normale che ancora oggi la maggior parte del tifo Laziale sia connivente con frange dell'estrema destra o rifiuti quantomeno l'idea di combatterle?

Vi sembra mai possibile e al tempo stesso tollerabile che dopo i fatti della monetina [http://www.aicovis.it/legginews.asp?Id=526&macroarea=] che videro coinvolto l'arbitro Frisk non si siano attuate le dovute precauzioni e che un vile gesto del genere sia ancora potenzialmente replicabile?

Domande, amici miei, che non trovano una facile risposta. Quesiti destinati a rieccheggiare a lungo in questo limbo dantesco sperando che un giorno un anima candida come quella di Virgilio c'illumini d'immenso mostrandoci la via della speranza.

domenica 5 agosto 2007

Auto accessoriate

L'automobile è un bene di consumo particolare, che il marketing è riuscito a diffondere in modo efficiente in quasi tutta la popolazione mondiale. La crescita nella vendita di auto in un paese di solito ne indica lo "sviluppo" economico secondo il modello liberista dell'economia: più imprese, più privati, sulla carta meno impedimenti statali ma nella realtà più sussidi pubblici all'economia, e così via. Una ricetta già sperimentata, che impone di crescere e crescere sempre e comunque, ad ogni costo, anche se gli effetti per la popolazione e l'ambiente sono spesso nulli o addirittura negativi.
L'auto in questo contesto è stata presentata come un bene indispensabile, unico, personale, col risultato che oggi nei nostri paesi ci sono milioni di automobili che ogni giorno si spostano, trasportando una sola persona invece che 4-5, inquinando e intasando le strade e i centri delle nostre città. E i mezzi pubblici spesso sono trascurati o vittime di traffico e ritardi. L'auto è spesso indispensabile, è vero, ma in moltissime occasioni se ne abusa, e moltiplicando i songoli abusi per milioni di persone si ha un effetto devastante.
Questa idea dell'auto è però forse giunta alla saturazione, e il marketing ha bisogno di nuove idee e nuovi stili per accattivarsi l'adorazione delle nuove generazioni di consumatori.

Qualche giorno fa la rubrica del Tg2 "Costume e società" ha trasmesso un servizio sulle ultime tendenze in fatto di automobili. Un misto tra lusso e divertimento, auto accessoriate negli interni fino all'inverosimile, con impianti stereo esagerati, televisori al plasma un po' ovunque, joystick di playstation che sbucano dal cruscotto, lettori mp3, navigatori satellitari che, ovviamente, nella mente dei produttori devono avere molte altre funzioni come quella di riprodurre film in dvd. Musica ad alto volume, film e videogames sono le novità con cui l'industria automobilistica cerca di lanciare la nuova idea di auto. Tutte cose essenziali per la guida. Con le velocità che si raggiungono oggi sulle autostrade basta una frazione di secondo per incorrere in un incidente, ed è richiesta sempre la massima concentrazione. Ma il mercato ha bisogno di vendere, e quindi ben vengano questi inutili quanto pericoloso accessori alla guida, ideati proprio per distrarre.

L'aspetto più macabro del servizio è che è stato immediatamente seguito da un breve commento sui morti sull'asfalto, che ogni giorno sono numerosi, specialmente nei weekend quando i giovani escono per divertirsi in tutti i locali e le discoteche d'Italia. Un messaggio di prudenza che sembra non raggiungere alcun risultato, forse proprio perchè sovrastato da centinana di pubblicità giornaliere di nuove auto, più veloci, e di accessori che distraggono sempre più dalla guida, come quelli prima presentati.
Due servizi che esprimono il contrasto tra interessi diversi: quello dell'informazione pubblica, civica, che invita alla prudenza sulle strade, e quella di chi produce auto e deve venderne sempre di più, sempre più veloci e accessoriate. Inutile dire che al primo viene riservato uno spazio infintesimale rispetto al secondo.

Sento sempre più persone che parlano della velocità, in auto o in moto, come di un fine, una realizzazione personale. Andare veloce significa vivere, chi va piano non si diverte ed è un povero stupido. Saranno concezioni diverse della vita, ma personalmente penso che vivere sia tutt'altra cosa. Troppe persone smettono di vivere proprio a causa della velocità, e penso che ci siano buoni motivi per considerare responsabili di questo chi produce auto sempre più veloci e invita a distrarsi al volante.
La responsabilità va ricercata anche nella società, che evidentemente non riesce a contrastare la prepotenza della propaganda pubblicitaria, e fallisce nel diffondere un senso della vita più pieno, che consideri importanti valori diversi da quelli dell'apparenza e del possedere beni, siano essi vestiti firmati o auto veloci.

lunedì 23 luglio 2007

La storia siamo noi

(Pubblico questa riflessione di TenderSurrender, a mio parere molto interessante e con un tono, giustificato vista la gravità dei problemi sollevati, malinconicamente pessimista )

Salve gente, i miei occhi stanchi meritano di riposare.

Ma prima vi racconterò come ho passato le ultime due ore della mia vita. Cosa quegli occhi stanchi hanno osservato con la loro consueta acuta attenzione.

Durante gli anni 70 L'Italia era un paese in guerra. Precisamente era in guerra con Se stessa, con le sue contraddizioni politiche e sociali. C'era sangue ovunque lo sapete, C'era la P2 , una losca organizzazione economico-militare, c'erano gli attentati tra cui quello pazzesco alla stazione di Bologna, il sequestro Moro e la Democrazia Cristiana.

Anni di ***** direte voi.
Anni d'oro.

Durante gli anni 70 l'Italia era un paese in "Lotta". In lotta per la democrazia, per la democrazia e per la Repubblica, per la Repubblica e per la Libertà. Adesso questi sono "pseudo" sostantivi privi di qualsiasi riscontro oggettivo o nesso logico. Adesso che il Mondo è dominato dalle Corporations e l'Italia è solo una loro filiale, adesso che non siamo più in mezzo a due blocchi contrapposti ma ne facciamo parte di uno solo, Planetario.

C'erano tante cose che non andavano in quegli anni. Bisognerebbe però chiederci se non andavano le persone...
E io invece credo che le persone andavano, eccome che andavano...
Perchè vivevano quella realtà così tremenda e così angosciante nella consapevolezza di un futuro diverso. Perchè la gente all'epoca era in grado di organizzarsi e decidere della propria vita. Tutto l'opposto, oggi, facciamo noi esseri del nuovo millennio.
O mi sbaglio?

Bè durante gli anni 70 c'era voglia di cambiare, la voglia che oggi manca.
C'erano tanti spinelli certo, oggi ci sono lo stesso ma a parte provocarti gravi danni alla salute servono solo come lasciapassare...
C'era l'appartenenza politica, ti identificavi in qualcosa di sbagliato magari,in alcuni casi in qualcosa di terribilmente sbagliato....ma il bieco populismo di oggi è cosa giusta ? Cos'è meglio, una guerra civile o una civile arresa al sistema di cui noi piccole pedine facciamo parte non meno delle grandi manone che le muovono così a piacimento ?

Perchè se all'epoca lo Stato faceva i conti con se stesso e con le sue contraddizioni oggi fa i conti con noi esseri umani e con la nostra ingiustificata sottomissione.

Attenzione gente, Perchè i nostri giovani stanno crescendo in un mondo sempre più privo di senso. Un "nonsenso" pronto a catapultarci in un futuro fatto di Plastica.
Perchè i quindicenni all'epoca leggevano libri, oggi lo schermo di un pc ti dà mille informazioni al secondo, ma non basterebbero mille pc della tecnologia più avanzata per fare un libro di quelli.

Oggi la cultura non la si respira per strada, bisogna andarsela a cercare, per citare De Gregori " La storia siamo noi, e nessuno si senta escluso.."

Io preferivo gli anni 70 con tutto il trambusto che hanno fatto, al patetico e bigotto conformismo del presente.
L'idea di "cambiare il mondo" non fa più parte delle nostre priorità?

Prima che cambi lui per noi, una volta per tutte?

martedì 10 luglio 2007

World is yours

(Pubblico questo articolo di TenderSurrender, che ha problemi ad inserirli autonomamente. Buona lettura.)

L'uomo da più di un secolo diffonde nell'atmosfera quote di anidride carbonica, CO2 ,che col passare del tempo hanno gravemente destabilizzato l'Ozono, quella parte dell'atmosfera necessaria a mantenere la temperatura terrestre a livelli sopportabili per noi esseri umani. In breve, con le emissioni di Gas Serra ,stiamo mettendo a dura prova l'unica cosa che ci rende certi di essere la razza dominante di questo pianeta: l'adattabilità.

Negli ultimi anni il surriscaldamento del clima s'è finalmente tolto di dosso quell'alone di scettiscimo che aleggiava nell'aria. Finalmente anche noi ci siamo resi conto che le cose stanno cambiando, gli inverni caldi che ci siamo lasciati alle spalle ne sono la testimonianza diretta.

Dunque Il Pianeta ha la febbre...ma,.. come un essere umano può essere curato, anche se in questo caso, non del tutto.

Infatti le proiezioni su larga scala effettuate alla Texas University lo scorso Giugno, dimostrano che un eventuale riduzione dell'emissioni di anidride carbonica entro i limiti stabiliti nell'Ultimo G8, non basterebbero ad invertire la tendenza in atto del riscaldamento globale, bensì ne rallenterebbero soltanto la corsa, vanificando però ogni lecito tentativo di salvare le future generazioni dall'ormai imcombente catastrofe.

Perchè dunque i "Potenti della Terra" non fanno tutto il possibile per evitare che una cosa simile possa accadere?

Chi finanzia le campagne elettorali di questi Presidenti, chi, in alcuni casi, le loro guerre in giro per il mondo, sono gli stessi per cui ci possono essere tante "Columbine" ma tanto la legge sul possesso delle armi da fuoco subirà al massimo qualche inutile modifica...Gli stessi che aiutano paesi che sono nemici del loro...gli stessi che nell'oscurità e all'insaputa decidono delle sorti del mondo. Gli Americani che incolpano i Cinesi e i Cinesi che se la prendono coi Russi in realtà non sono altro che entità astratte accomunate da un unico filo conduttore: La Corporation.

Ma per fortuna , per quanto potenti possano essere le mer.de che decidono della nostra vita e per quanto infinita possa essere la rete della Globalizzazione, al futuro ci possiamo pensare noi stessi già da ora.

Se ad esempio prima di gettare una bottiglia di plastica in un contenitore per solo vetro pensassimo alle conseguenze disastrose che un piccole gesto tanto innocuo potrebbe innescare, ci sentiremmo bene con noi stessi a tal punto da fregarcene e ripetere quel gesto all'infinito?
Se prima di prendere la macchina per andare a comperare l'ultimo modello della Nike ci chiedessimo se non sarebbe il caso di farli a piedi quei "fatidici" 200 metri non ci semplificherebbe la riuscita di quest'impresa?

Una frase divenuta leggenda diceva "The World is Yours"...
Farla diventare atto pratico non sarebbe male...

Anche perchè....con che coraggio andremo mai un giorno al battesimo dei nostri nipoti se ad attanderli ci sarebbe un Pianeta instabile , soggetto a terrificanti sbalzi di temperatura, tempeste magnetiche e catasfrofici scioglimenti di ghiacciai?

Verrebbero al mondo già da morti, non credete?

martedì 3 luglio 2007

La buona Sanità

Mi scuso con chi in queste settimane ha aperto il blog notando sempre lo stesso articolo, ma come potete notare sono rimasto solo a scrivere e questo è periodo di esami e problemi vari. La frequenza durante l'estate sarà minore, ma l'Isola di Krino continua sempre la sua opera di informazione. Oggi ho deciso di introdurre l'argomento Sanità, che merita molti approfondimenti.

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Stamattina a "Cominciamo bene", il programma condottoda Michele Mirabella, si è parlato di "Luci e ombre" della sanità Italiana. Un' informazione molto importante e che mancava. Siamo troppo abituati a ricevere notizie di cronaca nera dei telegiornali, che alla ricerca degli ascolti propongono soltanto le storie di mala-sanità: un paziente morto per un operazione all'appendice, un altro per un errore nel tubo dell'ossigeno, un altro a cui il medico non aveva diagnosticato una grave malattia.

E' giusto raccontare gli errori della sanità pubblica, che esistono e secondo la stampa costano 32.000 vite ogni anno. Ma parlarne unilateralmente, ignorando o relegando in seconda pagina gli errori del settore privato, significa usare due pesi e due misure. A chi fa comodo un informazione del genere? Un po' a tutti.

Alla classe politica, che in generale da destra a sinistra, esclusi alcuni partiti minori, ignora le qualità e le potenzialità del sistema sanitario pubblico italiano e preferisce riempirsi la bocca di parole come "privato", "sistema americano", rincorrendo il mito assurdo della "concorrenza" applicato ad un settore delicato come la sanità.
Nulla di più irresponsabile, visto che negli Stati Uniti prima di soccorrerti controllano che tu abbia la tessera assicurativa, che di base costa 300$ al mese. Lascio a voi immaginare cosa succederebbe se in Italia si dovesse pagare una "tassa" mensile di 250 euro per garantirsi l'accesso all'assistenza sanitaria.

Un'informazione unilaterale fa comodo ovviamente alle strutture sanitarie private, che spesso senza meritarselo vengono associate alla parola "qualità". Non dimentichiamo inoltre gli inevitabili legami tra la burocrazia e la politica locale (regioni, provincie, comuni) e i privati che richiedono permessi, convenzioni, sussidi, che convengono sia all'imprenditore che al politico, e danneggiano esclusivamente il cittadino.
Basti pensare alla situazione della sanità in Campania o in Sicilia, patria delle cliniche private in mano alla mafia in cui è impossibile curarsi nel pubblico senza conoscenze e raccomandazioni. Questo nessuno lo dice mai.

Non bisogna generalizzare, è vero, perchè nel settore pubblico, soprattutto nelle regioni del sud, la qualità è pessima. Ed è anche vero che ci sono cliniche private efficienti e di qualità.
Ho citato il programma di Mirabella perchè oggi sono emerse delle considerazioni molto importanti, che la TV presenta di rado. In particolare un medico chirurgo degli Ospedali riuniti di Bergamo ha sintetizzato efficacemente la differenza tra strutture private e pubbliche.
Lo scopo di un chirurgo in un ospedale pubblico è quello di DIMINUIRE il numero di pazienti che, ad esempio, dopo l'intervento debbano ricorrere alla dialisi. Lo scopo è DIMINUIRE le malattie della cittadinanza, ed è la cosa più naturale e ovvia.
Il settore privato invece ha, per sua stessa natura e non per chissà quale programma occulto, lo scopo di AUMENTARE gli interventi, le terapie, le malattie, in modo da poter aumentare il fatturato annuo. Più si sta in ospedale e più si paga. Questo non significa che il paziente non venga curato, ma che spesso si ricorre a interventi non necessari, che un ospedale pubblico avrebbe evitato.

La logica del profitto oggi si applica, ed è discutibile, a tanti settori che vanno dai beni di consumo ai servizi domestici. Ma la sanità deve restare un servizio pubblico, collettivo ed egualitario, garantito dalle tasse di tutti i cittadini, nessuno escluso. Noi Italiani abbiamo il pessimo difetto di disprezzare le cose buone che abbiamo, e di preferire quelle degli altri che in realtà sono peggiori.

L'informazione deve aiutarci a capire quali sono le cose buone da difendere, e il sistema sanitario nazionale (o meglio, quello efficiente del centro-nord italia) è una di queste.
La politica deve invece impegnarsi a preservare il nostro sistema eccellente, invidiatoci da tanti altri paesi, USA in primis, e considerato secondo al mondo secondo l'Organizzazione Mondiale della Sanità. Va tenuto sotto una campana di vetro, e bisogna fornire gli strumenti affinchè si colmi il divario tra sud e nord, e la qualità generale aumenti ancora.

martedì 12 giugno 2007

Edgar Lee Masters - Antologia di Spoon River

(Pubblico questa recensione scritta da FakePlasticTree.)


Quando ho deciso di acquistare questo libro, c’erano diversi pensieri nella mia testa che mi spingevano a compiere questo gesto alquanto insolito, per me, ovvero il comprare e successivamente leggere un libro intero fatto solo di poesie. Ma il verso recitato da quella ragazza la sera prima, ad una serata commemorativa della grande arte di Fabrizio De André, mi aveva colpito troppo: “ mentre la baciavo con l’anima sulle labbra, l’anima d’improvviso mi fuggì” e ancora di più mi colpì la possibilità di catturarlo sopra un foglio di carta per poterlo rivivere nel mio piccolo almeno con qualcun altro..quella sera infatti l’oggetto dei miei desideri, mi era proprio sfuggito, e con lei la possibilità di condividere un momento (ed uno spettacolo) così ricco di significati.

Ognuna delle canzoni raccolte nell’album “Non al denaro, non all’amore, né al cielo” riprende una delle poesie dell’Antologia, che sotto diverse spoglie – il verso sopra citato appartiene al “Malato di Cuore” Francis Turner – viene raccontata dalla musica e dalle parole del cantautore genovese; ed in quello spettacolo il tutto veniva accompagnato ad hoc da una mostra di quadri surreali, ciascuno raffigurante un brano, ad opera di un artista locale. Non vi parlo dell’ambientazione, veramente troppo romantica, con candele dalle luci soffuse ad illuminare ognuna delle tele disposte su speciali lapidi al cui nome rispondevano i 9 personaggi dell’immaginario di Spoon River.

Di fronte a tanto non ho potuto non dare un altro calcio in faccia alla vita e alla cultura; avevo acquisito definitivamente una prospettiva nuova sulla poesia d’autore e sulla musica di De Andrè, prima vissuta con soggezione a causa della sua fama di essere complessa ed eccessivamente pesante nei concetti e nella scrittura.
Mettiamo questa sensazione di entrare in uno scenario poetico per la prima volta sentito MIO a tutti gli effetti, con la volontà di renderne partecipi gli altri al più presto..ecco, più o meno, con questi pensieri in corpo mi apprestavo a leggere l’Antologia di Spoon River.

La prima parte, nell’edizione pubblicata dalla Einaudi nel ’71, contiene la prefazione di Fernanda Pivano, una studiosa di letteratura e scrittrice contemporanea che per prima si interessò della traduzione e della diffusione in Italia del capolavoro di Lee Masters. In origine allieva di Pavese, dal quale ricevette la copia del libro nell’edizione americana, la Pivano difende apertamente la scelta degli epitaffi greci come forma letteraria, che definisce qualcosa “..meno del verso ma più della prosa…” ma che funge da ottima “..rappresentazione della vita moderna..”

Le poesie, se da una parte descrivono la passione e il romanticismo che personaggi infelici come il farmacista Trainor (“Un Chimico” in De Andrè) VISSERO, dal momento che a parlare è l’iscrizione sulla loro lapide, dall’altra racchiudono in aneddoti tutta la serie di comportamenti gretti e meschini che caratterizzarono la vita di un paesino della provincia americana di inizio secolo.

In certi casi la successione delle poesie sembra descrivere una narrazione vera e propria in cui diversi tasselli si incastrano a formare un episodio, contrapponendo i punti di vista dei vari personaggi che vi prendono parte.
Il magistrato che temeva il giudizio di Dio, avendo in vita prevaricato più volte il diritto e le leggi umane in nome dei propri interessi, il medico che aveva iniziato la professione per “curare i ciliegi” e si arrende di fronte all’ingranaggio che spersonalizza chi assume una carica sociale, riconoscendone soltanto l’aspetto remunerativo e non l’apporto emotivo al benessere di una comunità. È evidente il tentativo ben riuscito di smascherare le contraddizioni che stanno aldiquà dell’atmosfera tranquilla di paese. I tanti personaggi diversi su vari fronti, dal lavoro che svolgono, all’amore/odio per i propri cari dal grado di aspettative che nutrono verso loro stessi che li porterà -soddisfatti o meno, pronti oppure no- ad unica destinazione finale, quella cantata in maniera solenne ed inquietante allo stesso tempo da De Andrè in “Dormono sulla Collina”.

Sembra che quella collina dove inevitabilmente risiedono tutti accanto questi personaggi d’invenzione, vinti tutti insieme dalla morte che accomuna e livella (Totò) senza tenere conto di quel che sono stati, ma dando loro l’opportunità di un ultimo messaggio al mondo, a chi ora può ascoltarli leggendone l’iscrizione.
Alcuni colgono quest’occasione per redimersi dalle proprie malefatte, altri per vivere quello che non avevano potuto fare fino in fondo, e altri per denunciare verità troppo pesanti da portare appresso nella tomba.

L’unica figura che si differenzia da questo generale panorama, a cui nel disco è appositamente riservata l’ultima traccia, è il suonatore Jones. Egli è quello a cui “la terra suscita vibrazioni nel cuore” poiché ha un dono in più rispetto agli altri, il “saper suonare” che entra nelle vite altrui donando armonia all’ascolto – “se la gente sa che sai suonare, suonare ti tocca per tutta la vita”-

La sua rinuncia agli affanni della vita in nome di questi principi lo risparmia dalle vicende in cui i piccoli uomini rimangono impigliati a causa della loro eccessiva dedizione al dio denaro, al sentimento o ad un’esistenza in nome di un ideale..per cui Jones è l’unico di Spoon River ad aver giocato davvero, fino infondo la partita, riuscendo nell’intento di andarsene “senza nemmeno un rimpianto”.

FakePlasticTree