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domenica 19 dicembre 2010

Riflessioni serali su destra e sinistra




PD. Bersani parla di un grande programma che possa unificare un po' tutti, da Vendola a Casini, da Di Pietro a Fini. Ecco, il programma elettorale ha perso il suo significato, non è più un documento identitario, fatto di buone idee che si difendono con buoni argomenti. Un punto di partenza e di dialogo con i cittadini.

Piuttosto, oggi è diventato un patto di compromesso, un foglio di carta il cui unico fine è quello di contentare il maggior numero possibile di forze politiche in modo da riuscire a vincere le elezioni. Per poi ritrovarsi al governo divisi e senza idee, uniti solo dalla volontà di acquisire e governare il proprio potere e il proprio clientelismo.

E' in questo modo che la sinistra italiana e le sinistre un po' in in tutta Europa hanno perso il controllo della situazione e stanno rinunciando ai loro punti di forza, che pure esistono. Infatti molti di questi partiti di sinistra hanno fatto l'Europa, hanno costruito i migliori Stati al mondo, hanno inventato servizi e un stato sociale all'avanguardia, hanno governato per decenni alcuni degli Stati che oggi risultano con la più alta qualità della vita al mondo. Eppure dagli inizi di questo millennio sono stati tutti sostituiti da governi di centro-destra che vivono di rendita e ideologie liberiste, già fallite negli anni 80, e a cui non sono in grado di contrapporre una vera visione alternativa.

Come si spiega tutto ciò? Solitamente ci si appella alla mancanza di abilità politica, alla mancanza di leader forti (la giustificazione più diffusa), a problemi di comunicazione.

In realtà, a mio parere, il motivo di questo fallimento è che la sinistra è da tempo implicitamente consapevole di essere diversa dalla destra soltanto in superficie, ed è incapace di invertire la rotta. Infatti, seppur non evidente al pubblico, oggi destra e sinistra hanno gli stessi finanziatori: banche, imprese, sindacati, chiese e religioni. Con piccole differenze, ma sono gli stessi. In un paese come gli Stati Uniti, dove paradossalmente convivono una terribile interferenza dei poteri privati nella vita politica e, allo stesso tempo, una ampia trasparenza dei finanziamenti dati ai partiti e ai candidati, si può osservare chiaramente ciò che sto dicendo. Obama ha tra i suoi primi finanziatori grandi gruppi finanziari e banche, cosi come il suo "avversario" McCain. Certo, due personalità diverse, con alcune diffferenze importanti in merito ad alcuni temi. Ma temi che possiamo definire superficiali se consideriamo l'intera struttura di un paese.

In un multipolarismo fasullo, dove i due, tre o quattro poli sono finanziati dagli stessi gruppi di interesse, la sinistra ha perso il suo significato, e la deriva italiana ed europea lo dimostra. I cittadini sono solo la massa da convincere, da distrarre mettendo in atto scontri e polemiche che non si basano su idee contrapposte, ma che servono a mascherare tutto questo, e dare l'illusione che si sta scegliendo tra proposte radicalmente diverse.

Fonti di ispirazione
http://beta.partitodemocratico.it/doc/200974/bersani-alleati-con-chi-vuole-una-nuova-italia.htm
http://www.opensecrets.org/
http://www.chomsky.info/

giovedì 15 gennaio 2009

Un po' di umanità

Questo intervento nasce su facebook, e lo condivido anche sul blog. La pagina che cito successivamente è la seguente: http://www.agireora.org/info/news_dett.php?id=685

I veri protagonisti non compaiono nelle pubblicità
. Non è bello essere presi per i fondelli, con pubblicità che distorcono la realtà nascondendo le conseguenza di un gesto che tanti fanno, come quello di comprare un etto di prosciutto. Eppure accade in Spagna come in Italia. Ci siamo evoluti abbastanza per vivere meglio senza consumare cibi animali, come è ampiamente dimostrato dalla medicina.Ci terrei che i miei amici dedicassero 5 minuti a guardare questo video (è duro per i sentimenti ma niente sangue) prodotto da un gruppo di spagnoli (sottotitoli in italiano) davvero in gamba. Link diretto al video: http://vimeo.com/2748075 oppure ecco direttamente la finestra del video.


Uguaglianza Animale risponde a pubblicità che ridicolizza il vegetarianismo from Igualdad Animal on Vimeo.


Ho sempre mal tollerato le battute sul prosciutto, considerando che i maiali sono animalipiù intelligenti dei cani e molto più puliti a parità di condizioni. Vi immaginate un cane in 2 metri quadrati tenuto rinchiuso un mese? Diventerebbe fetido e ricoperto di escrementi. L'unica scusante che ho trovato all'indifferenza è che quasi nessuno conosce questa realtà, in TV non ha nemmeno lo 0,1% di spazio, nessuno sa nulla degli animali che non siano i soliti gattini e cagnolini (che palle!!!!!!!!!!! ma perchè a mangiare cani e gatti ci troviamo qualcosa di disumano?? un velo di ipocrisia...), e non sa cosa succede quando ingerisce determinati cibi. Il nutrizionista Cannella in TV non lo dirà mai, e ve lo dice uno che ci ha discusso direttamente via posta senza che lui sia stato in grado di argomentare in qualche modo e difendere il consumo di carne. Semplicemente non è scientificamente possibile, e lui lo sa ma non lo dice. Ma per una volta voglio lasciar stare l'aspetto medico, e parlare dell'aspetto umano.

Se siamo davvero "umani" allora bisogna un po' aprire gli occhi e comportarsi concretamente da esseri rispettosi degli altri, senza rifugiarsi dietro scuse futili o ragionamenti filosofici che crollano miseramente dietro la realtà rappresentata da un video come questo (ed è solo uno dei tanti). Mi piace credere che nessuna delle persone che conosco, dopo aver visto certe cose ed essersi informato, non sia in grado di rinunciare o almeno provare a rinunciare a prosciutto e carne, invitando amici e parenti a fare lo stesso. Salvare l'africa sofferente è una impresa che va fatta ma non da soli; salvare milioni di animali sofferenti invece è molto molto molto semplice, si può iniziare senza sforzi e senza scuse oggi stesso. Io resto a disposizione di chiunque per aiutare nel cambiamento, anche dal punto di vista culinario (affatto trascurabile e ricchissimo di gusti e ricette al contrario di quanto si creda!! Nella pubblicità del video quei poverini fanno la parodia dei vegetariani che mangiano "insalata e sedano, sedano e insalata", siamo proprio a livelli di ignoranza pietosa).

giovedì 22 maggio 2008

Propaganda e vittoria elettorale

Pubblico questa bella riflessione dell'amico TenderSurrender, su un tema che ultimamente ho affrontato e che anche alla luce dei recenti fatti (Travaglio, etc...) acquista sempre maggiore importanza: la propaganda. Buona lettura.


La propaganda è caratteristica principe di un totalitarismo. Errata corrige: una delle parti che lo nutrono. La Cina censura internet, il governo ne detiene il controllo. Google, in Cina, non è la homepage a cui siamo abituati, tutt’altro. You Tube non è l'arsenale di cultura che conosciamo, non è un occhio sul mondo, come da noi.

Lì la propaganda è a livelli altissimi. Serve ai Cinesi per continuare a produrre. Serve a noi occidentali per continuare a ricevere.

In Italia la propaganda non serve a niente, eccetto che a vincere. Passo indietro.
In Italia la propaganda serve a vincere.

Le ultime elezioni hanno sancito il successo della Lega. Il successo della Lega ha sancito lo stra-successo di Berlusconi.
Senza la Lega Berlusconi non avrebbe mai vinto.

Domanda: come ha fatto la Lega ad ottenere un successo così ampio ?

Per i più, il partito di Bossi ha intercettato la richiesta di sicurezza degli Italiani.
Se fosse stato presente sarebbe stato votato anche al Sud. Dove però è stato ben sostituito dall' MPA.

Da dove deriva la “domanda di sicurezza” ?

La domanda sotto forma di richiesta alle classi dirigenti, trae origine dai ripetuti fatti di cronaca susseguitisi nel biennio Prodi.

Dal 2001 al 2006 c'era una calo della "domanda sicurezza". Chi produceva (l'informazione), ha messo la sicurezza a piè di pagina.
Così i consumatori (i telespettatori) ne hanno richiesta a piccole dosi.
Dal 2006 al 2008, biennio Prodi, la domanda subisce una brusca impennata. Un Boom di vendite. I consumatori non sentono altro in tv, non leggono altro sui giornali. Non discutono d'altro.

L'informazione influenza l'opinione pubblica, ne determina il giudizio. Il giudizio dell'opinione pubblica è inequivocabilmente legato all'Informazione. La gente assorbe informazioni che da lì a poco saranno analizzate sottoforma di giudizi.

Il tema sicurezza, durante i due mesi di campagna elettorale, è stato affrontato e discusso come mai prima d'ora, fino ad essere vivisezionato. E' stato, discusso, affrontato, richiesto e giudicato, soprattutto, o quasi del tutto, dalle televisioni e dai giornali che appartengono a colui che di fatto da lì a poco sarebbe divenuto per la quarta volta presidente del consiglio. L'alleato di Bossi, che fa del tema sicurezza la base di tutto.

Ricapitolando. Berlusconi vince grazie alla Lega, la Lega vince grazie ad un opinione pubblica fortemente condizionata dall'informazione. Un informazione che cavalca l'onda di stupri perseguiti da immigrati.

Questo vale solo per la Lega.
Potrei continuare, e ricordarvi di come il Tg5 abbia tirato lo sprint elettorale al Popolo delle Libertà, calpestando i temi legati all'inflazione , alla crescita, al precariato.
Inculcando nell'opinione pubblica l'idea di un paese allo sbando, il cui cambiamento sarebbe dipeso solo dal voto. Il voto come ultima speranza.
Il voto contro Prodi per come ha ridotto l’Italia.

Il Biennio Prodi , dati alla mano, ha risollevato i conti. Ora da parte dell’Europa non vi è più alcuna procedura.
Il fatto è che nel frattempo si è già votato.

sabato 5 aprile 2008

Dichiarazione di voto di Marco Travaglio

Vi siete chiesti perchè i principali esponenti del Partito della Libertà provano cosi tanto terrore e orrore nei confronti di Antonio di Pietro e del suo partito? Sandro Bondi qualche settimana fa a Ballarò gli ha addirittura gridato in faccia "Lei mi fa orrore". Ma perchè?
La dichiarazione di voto di Marco Travaglio direi che ne spiega bene le ragioni, e sostiene con buoni argomenti la sua scelta. La sottoscrivo, perchè basata su realismo politico che è quello che per me conta in questo particolare momento.  Buona lettura.

"Due anni fa votai per l’Italia dei Valori, soprattutto perché nel mio Piemonte candidava Franca Rame, persona straordinaria che sono felice di aver contribuito a mandare al Senato. Credo proprio che anche stavolta tornerò a votare per il partito di Antonio Di Pietro. Conosco le obiezioni dei critici: la gestione padronale e personalistica del partito, da cui molti si sono allontanati; la caduta di stile di far prendere al partito una sede in affitto in uno stabile di proprietà dello stesso Di Pietro; la candidatura di personaggi come Sergio De Gregorio e Federica Rossi Gasparrini, puntualmente usciti dall’Idv dopo pochi mesi dall’elezione; l’adesione di Di Pietro, come ministro delle Infrastrutture, al progetto del Tav per le merci in Valsusa (sia pure dialogando con le popolazioni e discutendo di un possibile nuovo tracciato, alternativo al famigerato «buco» da 54 km a Venaus); la decisione di non chiudere la società Stretto di Messina, pur con la contrarietà ribadita al progetto del ponte; il no alla commissione parlamentare d’inchiesta sui fatti del G8 (secondo me sacrosanto, visto che le commissioni parlamentari in Italia servono a confondere le acque e a ostacolare le indagini della magistratura; ma maldestramente motivato con la richiesta di indagare anche sulle violenze dei black bloc, quasi che il parlamento dovesse occuparsi dei reati dei cittadini comuni). Per essere chiari: voterei molto più volentieri per un Einaudi o un De Gasperi redivivi. Ma, in attesa che rinasca qualcuno di simile e riesca a entrare in politica, penso che l’astensione – da cui sono stato a lungo tentato – finisca col fare il gioco della casta

, anzi della cosca. Il non voto, anche se massiccio, non viene tenuto in minimo conto dalla partitocrazia: anche se gli elettori fossero tre in tutto, i partiti se li spartirebbero in percentuale per stabilire vincitori e vinti. E infischiandosene degli assenti, che alla fine hanno sempre torto. Dunque penso che si debba essere realisti, votando non il «meno peggio», ma ciò che si sente meno lontano dai propri desideri.
A convincermi a votare per l’Idv sono le liste che ha presentato Di Pietro, che ospitano diverse persone di valore, alcune delle quali sono amici miei, di MicroMega, dei girotondi e di chi ha combattuto in questi anni le battaglie per la legalità e la libertà d’informazione. Ne cito alcuni.



C’è Beppe Giulietti, animatore dell’associazione Articolo 21 contro ogni censura ed epurazione, dunque scaricato dal Pd che gli ha preferito addirittura Marco Follini, ex segretario dell’Udc ed ex vicepremier di Berlusconi, come responsabile per l’Informazione: quel Follini che ha votato tutte le leggi vergogna, compresa la Gasparri che è il principale ostacolo alla libertà d’informazione. C’è Pancho Pardi, che ho incontrato la prima volta al Palavobis, poi in tutti i girotondi e che mi auguro di reincontrare quando – se, come temo, rivincerà Berlusconi – ci toccherà tornare in piazza. C’è la baronessa Teresa Cordopatri, simbolo della lotta alla ’ndrangheta in Calabria. C’è, a Napoli, un sindaco anticamorra come Franco Barbato, che ha militato nel progetto di lista civica nazionale insieme a tanti altri amici. C’è Leoluca Orlando, che in quanto ad antimafia non teme confronti. Non ci sono, in compenso, alcuni personaggi discutibili che si erano avvicinati all’Idv, e che sono stati respinti o non ricandidati. E poi ci sarebbero anche Beppe Lumia e Nando Dalla Chiesa, ai quali Di Pietro aveva offerto un posto nella sua lista in Sicilia dopo l’estromissione (nel primo caso provvisoria, nel secondo definitiva) da quelle del Pd, che in compenso ospitano elementi come

Mirello Crisafulli, l’amico del boss di Enna: alla fine, grazie anche all’Idv, Lumia è rientrato nel Pd, mentre Nando ha rispettabilmente deciso di declinare l’offerta. E poi c’è Di Pietro che, pur con tutti i suoi difetti, ha saputo pronunciare – da ministro e da leader di partito – una serie di «no» molto pesanti contro le vergogne del centro-sinistra. No all’indulto extralarge salva-Previti, salva-furbetti, salva-corrotti e salva-mafiosi. No al segreto di Stato e al ricorso alla Consulta sul sequestro Abu Omar contro i giudici di Milano. No alla depenalizzazione strisciante della bancarotta tentata da qualche ministro furbetto. No agli attacchi contro De Magistris e Forleo. No al salvataggio di Previti alla Camera (il deputato Idv Belisario, per un anno e mezzo, è stato il solo con il Pdci a chiedere la cacciata del pregiudicato berlusconiano, mentre gli altri facevano i pesci in barile). No al salvataggio di D’Alema e Latorre da parte della giunta per le autorizzazioni a procedere della Camera (lì il dipietrista Palomba s’è pronunciato per autorizzare le intercettazioni Unipol-Antonveneta-Rcs, senza se e senza ma). No all’inciucio mastelliano sulla controriforma dell’ordinamento giudiziario e a tutte le altre porcate del cosiddetto ministro della Giustizia ceppalonico.


No all’inciucio in commissione Affari costituzionali per la legge-truffa di Franceschini e Violante sul conflitto d’interessi (anche qui, solo il Pdci con Licandro e l’allora Ds Giulietti han tenuto botta con l’Idv). No alla limitazione delle intercettazioni telefoniche e no – dopo un’iniziale esitazione alla Camera – alla legge-bavaglio di Mastella & C. contro la pubblicazione delle intercettazioni e degli altri atti d’indagine fino al processo. No all’aumento del finanziamento pubblico dei partiti e al colpo di mano tentato in tal senso dai tesorieri di tutti i partiti (tranne quelli dell’Idv,

Silvana Mura, e della Rosa nel pugno, Fabrizio Turco). No al comma Fuda che assicurava la prescrizione agli amministratori pubblici indagati dalla Corte dei conti per infrazioni contabili.
Come ministro delle Infrastrutture, poi, Di Pietro ha bonificato quel lombrosario che era prima il vertice dell’Anas, cacciando gli inquisiti e i condannati e denunciando i responsabili di certi ammanchi. Ha razionalizzato la miriade di progetti faraonici ereditati da Lunardi, concentrando le poche risorse disponibili su alcune opere davvero necessarie. E, in campagna elettorale, è stato il solo a dire papale papale che Rete 4 deve andare sul satellite e che bisogna applicare immediatamente la sentenza dell’Alta Corte di Giustizia europea di Lussemburgo che, dichiarando illegittime le proroghe concesse a Mediaset dal 1999, privano da nove anni Europa 7 di Francesco Di Stefano delle frequenze necessarie per trasmettere. Infine, last but not least: sia che vinca Berlusconi sia che Pdl e Pd arrivino al pareggio e magari tentino un bel governissimo di larghe intese, mi auguro che arrivi in parlamento una pattuglia di guastatori capaci di fare opposizione con fermezza e competenza sui due temi cruciali, la libertà d’informazione e la giustizia uguale per tutti. Di gente così ce n’era anche nel Pd, ma è stata scientificamente eliminata con una specie di pulizia etnica. Ricordiamoci quel che accadde nel 2001, quando l’Idv mancò il quorum per un soffio: l’unica vera opposizione al regime berlusconiano non era in parlamento (a parte i cani sciolti alla Dalla Chiesa e alla De Zulueta, ora scomparsi dalle liste), ma in piazza. Se stavolta entrano in parlamento Di Pietro, Orlando, Pardi, Giulietti, Cordopatri, Mura e qualcun altro come loro, è meglio per tutti."

http://www.antoniodipietro.com/2008/03/dichiarazioni_di_voto_marco_tr.html#more

venerdì 14 marzo 2008

Rubrica - Il TG è servito (2) -





Lo ammetto, ci ho preso gusto. Guardare i TG è già un appuntamento più o meno fisso, che risparmierei volentieri se non fosse per i motivi "professionali" che mi impongono di buttare giù il pappone ed essere aggiornato. Ma guardare i Tg Mediaset era una rara eventualità, mentre ora è diventata una passione. (Ndr: ho scoperto come visualizzare i video sul sito Mediaset col browser Firefox: scaricate questo pacchetto e installatelo)

Dedicherò una rubrica a tutti i commenti che riguardano la propaganda elettorale, gli articoli saranno contrassegnati dalla bella immagine, fatta in casa, che vedete all'inizio. Per ricordare, come dicevo nel primo articolo di questa serie, che bisogna aprire gli occhi per completare il puzzle e capire come vanno le cose.

Nuovo giorno, nuovo servizio sfacciatamente propagandistico. Devono essere molto distratti gli oppositori di Berlusconi per far finta di niente, mentre le sue 3 reti sparano cannonate a sinistra e a manca tutti i giorni, raggiungendo milioni di telespettatori che si apprestano ad andare a votare senza alcuna ricerca individuale, convinti solo da ciò che vedranno in TV. Evidente vincere è solo un'opzione, non un obiettivo da perseguire con impegno. ma veniamo a noi.

Studio Aperto ieri, 12 marzo, fa il punto sul tour elettorale dei due principali candidati: Un breve cenno al caso Ciarrapico, che ha sollevato un diverbio interno al Pdl e la protesta della Lega e di Fini; la vicenda, già minimizzata nei giorni precedenti, è posta ad inizio servizio e verrà sommersa dai video successivi. Silvio Berlusconi ha infatti presentato i camper della libertà, con cui continuerà la sua campagna elettorale, e il TG si lancia subito a trasmettere il discorso: i 3 obiettivi dei camper, l'arruolamento per la "missione militare di democrazia", etc...E fin qui, ci siamo. A sorpresa però l'arzillo presidente decide di fermarsi in piazza ed assaporare il "bagno di folla"; trasmesse prontamente allegre immagini di Silvio superstar che fa foto, battute e scherza circondato da qualche fan.

E ora veltroni, che si trova a Verona e propone il suo piano sicurezza, ridotto dal commentatore ad "un portachiavi per tutti collegato con le forze dell'ordine". Nulla di entusiasmante. Il commento prosegue citando le parole di Veltroni che vuole dare vita ad un nuovo rapporto tra centro-sinistra e il Nord-Est, ma che viene prontamente smentito dalle immagini di un gruppo di manifestanti che lo fischiano in strada. Il contrasto tra il bagno di folla per Berlusconi e la contestazione per Veltroni è una tipica ed efficace mossa dei professionisti della propaganda, che hanno già utilizzato questo stratagemma il giorno prima. L'11 marzo infatti, nel solito servizio dedicato alla campagna elettorale, hanno accostato una panoramica aerea di un gremito convegno del Popolo della Libertà, che non c'entrava nulla col resto, alle immagini della contestazione del comitato No Dal Molin, all'arrivo di Veltroni a Verona.
Come dire: quando l'occhio vuole la sua parte...e a Studio aperto lo sanno bene.

venerdì 7 marzo 2008

Il TG è servito

Silvio Berlusconi, salvato dall'isolamento politico da Veltroni nei mesi precedenti la caduta del governo Prodi, è tornato più arzillo (e ingrato) che mai. Non passa giorno che non lanci il suo attacco alla Par Condicio e all'informazione, ovviamente tutta schierata contro di lui. Martedi 4 marzo ha detto, ad esempio, che «è vigente una ridicola legge sulla par condicio, che, dando lo stesso spazio a tutti i partiti rischia di dare una spinta al frazionamento della politica». Evidentemente se avesse le mani libere le sue 3 reti televisive private potrebbero lanciarsi senza pudore in campagna elettorale e servire da potenti armi mediatiche. Ma chi ci dice che non lo facciano già?

E' credenza diffusa che le reti Mediaset siano imparziali, non favoriscano il suo Presidente e anzi lo critichino duramente perchè libere da ogni vincolo. Dopotutto, la libertà è un valore importante per Silvio. Io non credo che ci siano forme di censura diretta nell'azienda, salvo rari casi. Ma non serve, perchè a garantire la linea politica basta l'auto-controllo dei giornalisti che dipendono dallo stipendio. Non gliene faccio una colpa, nessuno nasce ricco, ma questa condizione basta da sola a far sì che le reti funzionino nella maggior parte dei casi come strumenti di propaganda politica.

Ieri (6-3-08), casualmente, ho avuto il piacere di vedere Studio Aperto delle 12.30, che ha dedicato 2 servizi alla campagna elettorale. Purtroppo non mi è possibile rivedere il video perchè il sito MediasetVideo lascia a desiderare, per non dire altro. Potete tentare di visualizzarlo, se siete fortunati, a questo indirizzo. Io cercherò di analizzare i servizi a memoria, perdonate quindi qualche imprecisione.

Il tutto era sfacciatamente costruito ad hoc. Il giornalista iniziava in studio accennando a come il problema rifiuti sia affrontato in questi giorni nella campagna elettorale, e lanciando il video del "nostro Presidente Silvio Berlusconi" nel salotto di Porta a Porta: comodamente cullato tra le braccia del Vespone, Silvio parla della compromessa immagine dell'Italia all'estero, del commercio che rischia di subire un rallentamento, del ristorante di lusso di un suo amico che è stato costretto a chiudere per mancanza di clienti. Ovviamente neanche una parola sulla salute dei campani, sulle responsabilità delle imprese, sulla camorra, sui rifiuti tossici. Argomenti fondamentali completamente ignorati.

Il servizio continua, non si capisce bene perchè, sull'argomento tasse e sull'affluenza ai gazebo della libertà, mostrando immagini di Berlusconi circondato da folle di credenti. Poi si passa a Veltroni, e qui si notano le differenze: immagini di Veltroni su un palco, un ghigno sul volto, da solo con 2 altri uomini, tutto sommato un'immagine abbastanza triste. Niente bagni di folla. Non si sente la voce live di Veltroni, ma è il giornalista a commentare fuori campo la notizia, che mette ben in risalto i problemi del PD: Le proteste dei radicali, i dubbi di Parisi, etc..

La sensazione che rimane dopo aver visto i servizi è di compattezza, decisione, forza e appoggio popolare per il Popolo della libertà e il suo presidente, che occupa tutta la scena politica. Mentre il Partito democratico, dal tono un po' spento, è alle prese con divisioni, problemi, critiche e scioperi dei radicali. Agli spettatori viene da pensare: quale delle due coalizioni sarà in grado di risolvere, ad esempio, il problema rifiuti? Non c'è bisogno di rispondere.

Questo singolo esempio non dimostra che le reti mediaset facciano propaganda. Ovviamente è solo un tassello di un puzzle più grande, e servirebbe condurre uno studio più approfondito per dimostrarlo accuratamente. Per ora ci basta seguire con attenzione i Tg quotidiani per capire che la campagna elettorale si gioca in televisione, e nei prossimi giorni riporterò altri casi analoghi. Per capire meglio le reali dinamiche elettorali, e per completare il puzzle.

martedì 19 febbraio 2008

Obama, aria di vero cambiamento?

Obama...Osama...Hussein...Saddam? Il nome lascia spazio all'immaginazione, è "piccolo e nero", ma Barack Hussein Obama sta correndo alle presidenziali rivoluzionando gli Stati Uniti d'America; sarà il primo presidente nero? Forse, ma anche se fosse sconfitto a sostituirlo non sarebbe un tipico presidente bianco, bensì una donna, Hillary Clinton.

E' chiaro che gli USA stanno, consapevolmente o no, cercando di incrinare quella storica abitudine ad avere solo presidenti maschi e bianchi, cosa che non sorprende data la connotazione in parte razzista e sessista della società americana [1], come rilevato da una certa mole di articoli e commenti sull'argomento.[2,3]
D'altronde in un paese dove le imprese private, controllate per la maggiore da maschi bianchi, dettano legge, non c'è da meravigliarsene.

Mi inserisco anche io tra i sostenitori di Obama, non solo per questo motivo, ma per curiosità. Finora ho ritenuto che le differenze nella politica dei democratici e dei repubblicani non siano tali da giustificare campagne elettorali milionarie, dal momento che qualunque candidato avesse vinto sarebbe stato costretto comunque a portare avanti determinate scelte politiche, soprattutto in campo economico. Mi piace citare un pensiero di Noam Chomsky, che con una solida base teorica alle spalle afferma:
“Vedete, finché ci sarà il controllo privato dell'economia non importano le forme di governo, perché i governi sono impotenti. Si potranno avere partiti a cui la gente aderisce mobilitandosi per determinare una linea d'azione, ma sulla politica questo avrà sempre un ruolo assolutamente marginale. Il fatto è che il potere sta sempre altrove”.

Insomma, nessuna differenza sostanziale, e solo diverse politiche superficiali per giustificare la presenza di due partiti e dare un senso formale alla democrazia.

Può sembrare una visione estrema, ma è confermata da un'analisi soprattutto della politica estera statunitense del secolo appena trascorso: nè il presidente più democratico nè quello repubblicano hanno mai tolto il loro supporto, ad esempio in america latina, ai regimi dittatoriali che permettevano alle imprese americane di sfruttare le risorse dei paese a scapito della popolazione.

Obama ha preso posizioni importanti, distinguendosi anche dalla collega democratica Hillary; quella che più mi ha colpito riguarda la volontà di ammorbidire l'embargo economico che da 45 anni ostacola l'indipendenza e il libero sviluppo di Cuba [4] e di normalizzare i rapporti tra i due Stati. Chi conosce la storia statunitense sà che non è una decisione da poco, ma radicale  e innovativa.

Dietro una posizione del genere c'è più che il particolare rapporto tra Cuba, paese socialista, e gli Stati Uniti, patria del liberismo. L'embargo rappresentava nient'altro che l'intolleranza, e anche la prepotenza, che gli Stati Uniti avevano nei confronti di un paese che con tutti i suoi difetti aveva deciso di scegliere un diverso modello di sviluppo ed era stato punito per questo.
L'ONU vota annualmente per togliere l'embargo su Cuba, che è illegale, e puntualmente gli USA pongono il veto opponendosi alla volontà di tutte le altre nazioni del mondo. Se Obama vincerà forse l'anno prossimo avremo qualche sorpresa, chissà.

Note

[1] http://en.wikipedia.org/wiki/Racism_in_the_United_States
[2] http://www.citylights.com/book/?GCOI=87286100508640&fa=author&person_id=4975&publishergcoicode=87286
[3] http://www.zmag.org/sustainers/content/2007-02/11jensen.cfm
[4] http://www.zmag.org/italy/herrera-embargocuba.htm
http://www.repubblica.it/2007/10/sezioni/esteri/cuba-embargo/cuba-embargo/cuba-embargo.html

lunedì 31 dicembre 2007

Napoli, festeggia per una nuova mentalità

La tragedia di Torino sembra aver portato alla luce un problema che esiste da decenni ma di cui gli italiani non erano informati a dovere: i morti sul lavoro, migliaia ogni anno.

Oggi è deceduto il settimo operaio ferito alla Thyssenkrupp. Il sindaco di Torino Sergio Chiamparino ha detto che "In segno di rispetto per il dolore della famiglia, degli amici, dei compagni di lavoro e della comunità cittadina, ho disposto l'annullamento dei festeggiamenti per la notte di S.Silvestro - il concerto in piazza Castello e lo spettacolo pirotecnico. Invito la nostra comunità cittadina ad una moderazione nei festeggiamenti privati per dare un segnale del grande dolore che questo mese di dicembre ci ha portato."[1]

Mi sembra una decisione di civiltà e di buonsenso, che condivido in pieno. La solidarietà si esprime anche attraverso decisioni come queste, che a qualcuno potrà sembrare eccessiva ma che almeno è concreta e con una certa valenza simbolica capace di attirare l'attenzione su un problema esistente.

A Napoli invece ci si prepara al capodanno contando altri morti, oltre a quelli sul lavoro: 115 morti ammazzati dalla mafia nel 2007, 18 faide aperte attualmente tra le varie cosche della città [2] e provincia che continueranno a fare morti non solo tra i membri della mafia, ma anche tra persone civili che si troveranno nel posto sbagliato al momento sbagliato.

Non si possono inoltre dimenticare i problemi di vivibilità quotidiana di questa grande città, e il cronico permanere ormai da anni di una situazione intollerabile per quel che riguarda i rifiuti.

Insomma, una situazione non certo positiva, e che non presenta forti segni di cambiamento. Ma allora, che motivi ci sono per festeggiare in modo cosi plateale, quasi provocatorio, come solo Napoli sa fare?
L'immagine della città avvolta dalla nebbia dei fumi e dallo scintillio dei botti accompagna ogni anno le cronache televisive. I “botti”, che sono in altre città una tradizione marginale, a Napoli sono il simbolo stesso del capodanno, e ne evidenziano tutte le contraddizioni. La voglia di festeggiare, nonostante la situazione in cui si vive, forse riflette la mentalità dell'”arrangiarsi”, del tirare avanti, che da sempre accompagna gli abitanti di queste zone.

Un nuovo modo di pensare, che porti a responsabilizzarsi e ad organizzarsi collettivamente per affrontare i problemi, e non a festeggiare per scongiurarli aspettando l'intervento dall'alto che non verrà mai, forse è l'unica strada per risolvere i problemi: dalla corruzione, al clientelismo, alla camorra infiltrata in ogni ambito della società, fino al problema rifiuti.

Questo nuovo modo di pensare deve partire dalle istituzioni, dallo Stato, che deve riacquistare il significato perso in questi territori abbandonati. Stato come strumento della collettività per il benessere di tutti.
Se il sindaco di Napoli avesse seguito l'esempio di Torino, sarebbe stato un segnale forte e importante in questa direzione e forse avrebbe scosso un po' di coscienze. Si sarebbe dovuto presentare a fine anno per dire che “non possiamo festeggiare in un modo cosi ostentato e appariscente, mentre sulle nostre strade giacciono tonnellate di rifiuti che compromettono per sempre le nostre vite e la salubrità dell'ambiente. Napoli quest'anno deve festeggiare in silenzio e riflettere sul da farsi”.

Il festeggiamento può rimandare i problemi per un poco. Problemi che però torneranno il giorno dopo, più gravi che mai, e che bisogna affrontare e non evitare.
Il mio augurio è che nel prossimo anno la mentalità inizi a cambiare in questa direzione, e chissà che prima o poi non se ne vedranno anche i risultati.

P.S. Parlo e di Napoli e ne critico la mentalità essendo nato in questa provincia, e non da osservatore esterno.

Note

[1] http://www.comune.torino.it/torinoplus/italiano/news/Torinoplus-CapodannodelDesign.html
[2] http://www.internapoli.it/articolo.asp?id=10388

sabato 20 ottobre 2007

Graffiti, libertà di scegliere




Questo è un articolo di opinione, quindi vi invito fortemente a dire cosa pensate dell'argomento lasciando un commento , grazie. Ancora meglio se qualcuno di voi appartiene al "movimento" di cui parlo, e può spiegarci meglio il suo punto di vista.


In una puntata di Annozero giorni fa hanno intervistato una "graffitara" per ascoltare le sue idee su questo movimento. Definire chi sono i graffitari,[http://it.wikipedia.org/wiki/Graffiti_writing] non è semplice e rischia di essere riduttivo: possiamo dire che sono persone che da soli o in gruppo tracciano simboli e disegni sulle mura delle città, delle case, dei treni, etc.

Ovviamente tutto ciò è illegale, loro lo sanno, dunque queste azioni avvengono solitamente di notte.

Ammetto che fino a pochi anni fa non avevo mai sentito sentito il problema, vivendo in un piccolo comune di provincia dove di scritte sui muri se ne vedevano raramente e al massimo riguardavano qualche vittoria calcistica. Ora però vivendo a Bologna posso osservare ogni giorno questo fenomeno.

Curioso di ascoltare l'intervento della graffitara, ho prestato particolare attenzione alle sue parole, ma devo dire che ciò che ha detto mi ha colpito molto, in modo negativo. Ho trovato il suo ragionamento fortemente insensato.

In breve, lei ha spiegato che la loro è una forma di protesta contro le pubblicità che vengono imposte, a pagamento, dalle aziende, e che riempiono ogni angolo delle nostre strade. Questo mi sembra un punto più che condivisibile. Però bisogna tener presente che le pubblicità vengono affisse, secondo la legge, nelle apposite bacheche, e non sulla parete sotto casa tua.

Il problema è nella ricerca di una soluzione. Secondo lei andar di notte a disegnare sui muri è legittimo ed è la giusta risposta al problema. Di fatto invece è un'assurdità, e per capire il perchè basta rifletterci su pochi secondi.

Si può essere d'accordo che la pubblicità a pagamento sia una forma invasiva e che la maggior parte dei cittadini probabilmente non vuole, io sono tra questi. E' dunque un tema su cui si ci può mobilitare e far pressione per migliorare la situazione, ad esempio diminuendo le aree disponibili o vietandola del tutto in zone particolari delle città o dei paesaggi. La pubblicità si può considerare, secondo i punti di vista, un grave problema sociale e culturale ma allora si deve affrontare in modo concreto, e non utilizzarlo in modo strumentale come giustificazione. E' questo che sembrano fare i graffitari, stando alle parole della ragazza.

Andare in giro a disegnare o semplicemente scrivere non fa altro che aggiungersi ai già presenti manifesti pubblicitari, e come risultato finale noi cittadini ci troviamo di fronte due problemi invece che uno. Cosa si è ottenuto agendo in questo modo? Nulla.
Il degrado è causato in buona misura proprio dai graffiti, questo è oggettivo come dimostra anche la foto all'inizio dell'articolo.

Capisco che il graffito sia anche una forma di arte, ma a questo punto si può chiedere di predisporre pareti dedicate ai veri artisti, non al primo che passa e scrive il suo nome con caratteri gotici credendosi un artista. Alcuni comuni, come Firenze, l'hanno fatto anche se penso con scarsi risultati.

Chi cerca però di difendersi dietro l'etichetta di “artista” si sta solo giustiicando, perchè basta fare un giro in qualsiasi centro per scoprire che la maggior parte dei graffiti sono semplici scritte, che il senso estetico comune trova decisamente brutte e insensate. Le opere d'arti che avvalorano la città sono rare.

Non si parla però solo delle città. I Graffiti sono ovunque, dal centro storico alle stazioni ferroviarie di periferia.
Quando viaggio in un treno regionale, con i graffiti che ricoprono tutti i vagoni e impediscono di guardare il paesaggio esterno, penso. E penso che preferirei poter guardare fuori il paesaggio, e ignorare qualche eventuale mega cartellone pubblicitario. Ma almeno sarei libero di scegliere, e non vittima passiva di una purtroppo ottusa e inutile “forma di protesta”.