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domenica 3 novembre 2013

Ritorno al Futuro tra i film da preservare per l'eternità.

Copyright: Universal Studios

Ritorno al futuro è la mia trilogia preferita. Da sempre, di sempre. Senza mai un ripensamento. Non posso dunque che gioire leggendo che è entrata a far parte di un catalogo di film che, cito, "devono essere conservati per l'eternità. Questi film sono stati scelti perchè sono culturalmente, storicamente ed esteticamente rilevanti."

Copyright: Universal Studios

Tutti noi abbiamo un libro, un'opera, un film preferito. Tutti noi affidiamo pensieri, fotografie, lettere, commenti, a siti come Facebook, ma non pensiamo mai a come preservare nel tempo questi ricordi digitali. In pochi si rendono conto che stiamo affidando una parte della nostra vita ad una compagnia privata. Se domani Zuckeberg, fondatore di Facebook, impazzisse e decidesse di chiudere tutto, non avremmo nessuno a cui rivolgerci per recuperare i nostri dati (salvo aver fatto un backup, che comunque sarebbe limitato).

Per questo motivo accolgo con favore e promuovo tutti i tentativi, da parte di Stati ed enti pubblici, di preservare l'eredità storica e culturale dell'Umanità.

La più antica istituzione federale degli Stati Uniti è la Library of Congress (Biblioteca del Congresso), fondata nel 1800. Questo ente in pratica tenta di conservare parte della conoscenza umana, attraverso la conservazione di libri, manoscritti, film e oggetti da tutto il mondo. La collezione è visibile online.

Molti film sono perduti per sempre. In America, quasi la metà dei film prodotti prima del 1950, e quasi il 90% di quelli prodotti prima del 1920, hanno pellicole che si deteriorano a causa dell'invecchiamento e di processi chimici.

Dal 2007, la mitica trilogia di Ritorno al Futuro è conservata con cura, insieme ad altre opere, dalla National Film Registry statunitense, "non solo per onorare questi film, ma per assicurarsi che siano preservati affinchè le generazioni future possano goderseli".

Vi saluto con un'immancabile citazione, in perfetto tema:

Doc: Marty trovo giusto che noi si sia testimoni di tutto questo.
Marty: Peccato che non ho portato la mia macchina fotografica.
Fotografo: Pronti, signori?
Doc: L'unico problema è che non potremo mai farla vedere a nessuno.
Marty: Sorridi Doc!

Copyright: Universal Studios 

La news sul sito della Library of Congress: http://www.loc.gov/today/pr/2007/07-254.html

venerdì 31 agosto 2007

L'estate a Massa Lubrense

La penisola sorrentina è una famosa meta turistica che attira ogni anno migliaia di visitatori da ogni parte del mondo grazie alle sue bellezze naturali: mare e coste, sentieri, panorami mozzafiato, piccoli gioielli come le isole di Capri, Ischia e Procida. Sorrento, che dà il nome a tutta l'area, è città turistica per eccellenza, ricca di strutture ricettive, spesso al centro di servizi giornalistici di promozione turistica in stile "linea verde".

Troppe volte però gli si danno meriti che appartengono ad altri comuni dell'area, mai nominati nei servizi televisivi. L'esempio più recente riguarda un servizio di Linea Verde sulla penisola, in cui si è ampiamente fatta pubblicità a Sorrento pur parlando di località che appartengono invece ad un comune vicino, mai nominato dal presentatore, e cioè Massa Lubrense. E non è il solo caso: si parla di "Limoni di Sorrento" o "l'olio di Sorrento", prodotti tipici famosi in tutto il mondo, senza dire però che i limoni e le olive provengono soprattutto dalle fertili terre di Massa. Penso perciò sia giusto parlare un po' di questa realtà che, pur offrendo al turista molte opportunità, spesso viene trascurata.

Massa Lubrense è un comune di circa 13.000 abitanti, esteso su un'ampio territorio ricco di attrattive naturali come Punta Campanella, l'estremo braccio della penisola con resti archeologici a picco sul mare e con una splendida vista su Capri, o come l'incantevole Baia di Jeranto, zona protetta del Parco Marino locale e con la caratteristica torre Saracena. Il punto più alto del comune è la frazione di S.Agata sui Due Golfi che, come suggerito dal nome, ha la particolarità di affacciarsi sia sul golfo di Napoli che su quello di Salerno, con la sua incantevole costiera Amalfitana, altra eccellente e forse ancor più nota meta turistica.

Massa offre ai visitatori un soggiorno tranquillo, e secondo la ricerca del settimanale "Gente" è risultato essere il comune turistico più sicuro d'Italia[1], un riconoscimento importante in una regione, la Campania, che non brilla certo per la sicurezza. Da non dimenticare, infine, le tante caratteristiche frazioni sparse per il territorio, e i tanti sentieri naturalistici che permettono di scoprire zone altrimenti inaccessibili, come le piccole baie e punti panoramici.

Oltre alle bellezze naturalistiche, l'estate massese offre ai cittadini e ai turisti numerose occasioni di serate culturali. A fine luglio, ad esempio, una serie di incontri con autori hanno offerto la rara possibilità di conoscere e dibattere con personaggi come Magdi Allam, Alberto Bevilacqua, Piergiorgio Odifreddi e Luciano De Crescenzo.

Venerdi scorso si è invece conclusa la settimana dedicata alla Ottava edizione della rassegna musicale "Classica Estate"[2], che ha visto esibirsi giovani talenti della musica nella suggestiva cornice del Palazzo Vespoli.
La rassegna ha proposto musical su Napoli e la sua maschera più famosa, Pulcinella, suggestivi brani di chitarre classiche, corali che hanno interpretato famosi brani lirici e della tradizione napoletana, artisti che al pianoforte hanno fatto rivivere grandi autori come Chopin, Debussy e Mozart.

L'estate massese si conclude il 31 agosto con l'ultimo appuntamenti della rassegna "Artisti di Strada". Il 29, nella caratteristica piazzetta di S.Agata, un gruppo indiano si è esibito in assoli di tamburi e piffero, con combattimenti, fuochi e danze acrobatiche, mentre il 31 la compagnia teatrale "Atmo" proporrà il mito di Proserpina[3] con una particolare coreografia ricca di artifici pirotecnici. Ma anche Settembre è una stagione particolarmente adatta a visitare Massa e tutta la penisola, visto il minor flusso di turisti e il clima solitamente più accogliente.

Naturalmente anche Massa ha i suoi problemi, che riguardano principalmente l'espansione edilizia mal regolata nei decenni passati, e qualche difficoltà nei trasporti dovuta all'inesistenza di fondi stradali adeguatamente mantenuti ed alla carenza di mezzi pubblici, riservati solo alle direttive principali e con orari non sempre accettabili. Con questo articolo vorrei invitare, e parlo a nome di tanti cittadini massesi, l'amministrazione locale ad attivarsi con decisione e volontà per ripristinare le strade e il territorio al fine di aumentarne la qualità e offrire, la prossima estate, un soggiorno ancora più piacevole ai visitatori.

[1] http://www.penisolasorrentina.info/index.php?option=com_content&task=view&id=812&Itemid=1
[2] http://www.positanonews.it/menu/default.asp?id=7306&pag=
[3] http://www.positanonews.it/menu/default.asp?id=7725&pag=

lunedì 23 luglio 2007

La storia siamo noi

(Pubblico questa riflessione di TenderSurrender, a mio parere molto interessante e con un tono, giustificato vista la gravità dei problemi sollevati, malinconicamente pessimista )

Salve gente, i miei occhi stanchi meritano di riposare.

Ma prima vi racconterò come ho passato le ultime due ore della mia vita. Cosa quegli occhi stanchi hanno osservato con la loro consueta acuta attenzione.

Durante gli anni 70 L'Italia era un paese in guerra. Precisamente era in guerra con Se stessa, con le sue contraddizioni politiche e sociali. C'era sangue ovunque lo sapete, C'era la P2 , una losca organizzazione economico-militare, c'erano gli attentati tra cui quello pazzesco alla stazione di Bologna, il sequestro Moro e la Democrazia Cristiana.

Anni di ***** direte voi.
Anni d'oro.

Durante gli anni 70 l'Italia era un paese in "Lotta". In lotta per la democrazia, per la democrazia e per la Repubblica, per la Repubblica e per la Libertà. Adesso questi sono "pseudo" sostantivi privi di qualsiasi riscontro oggettivo o nesso logico. Adesso che il Mondo è dominato dalle Corporations e l'Italia è solo una loro filiale, adesso che non siamo più in mezzo a due blocchi contrapposti ma ne facciamo parte di uno solo, Planetario.

C'erano tante cose che non andavano in quegli anni. Bisognerebbe però chiederci se non andavano le persone...
E io invece credo che le persone andavano, eccome che andavano...
Perchè vivevano quella realtà così tremenda e così angosciante nella consapevolezza di un futuro diverso. Perchè la gente all'epoca era in grado di organizzarsi e decidere della propria vita. Tutto l'opposto, oggi, facciamo noi esseri del nuovo millennio.
O mi sbaglio?

Bè durante gli anni 70 c'era voglia di cambiare, la voglia che oggi manca.
C'erano tanti spinelli certo, oggi ci sono lo stesso ma a parte provocarti gravi danni alla salute servono solo come lasciapassare...
C'era l'appartenenza politica, ti identificavi in qualcosa di sbagliato magari,in alcuni casi in qualcosa di terribilmente sbagliato....ma il bieco populismo di oggi è cosa giusta ? Cos'è meglio, una guerra civile o una civile arresa al sistema di cui noi piccole pedine facciamo parte non meno delle grandi manone che le muovono così a piacimento ?

Perchè se all'epoca lo Stato faceva i conti con se stesso e con le sue contraddizioni oggi fa i conti con noi esseri umani e con la nostra ingiustificata sottomissione.

Attenzione gente, Perchè i nostri giovani stanno crescendo in un mondo sempre più privo di senso. Un "nonsenso" pronto a catapultarci in un futuro fatto di Plastica.
Perchè i quindicenni all'epoca leggevano libri, oggi lo schermo di un pc ti dà mille informazioni al secondo, ma non basterebbero mille pc della tecnologia più avanzata per fare un libro di quelli.

Oggi la cultura non la si respira per strada, bisogna andarsela a cercare, per citare De Gregori " La storia siamo noi, e nessuno si senta escluso.."

Io preferivo gli anni 70 con tutto il trambusto che hanno fatto, al patetico e bigotto conformismo del presente.
L'idea di "cambiare il mondo" non fa più parte delle nostre priorità?

Prima che cambi lui per noi, una volta per tutte?

giovedì 10 maggio 2007

Stacchiamo la spina

Oggi Beppe Grillo ha dedicato un post alla violenza in televisione. "A 18 anni un ragazzo ha già assistito a 200.000 omicidi televisivi. E’ venuto su bene. Dove c’è abbondanza di armi, come negli Stati Uniti, non ci pensa su due volte. E fa la sua piccola strage". Gentilmente offerta dalla National Rifle Association, potente lobby economica.
E' un'assuefazione alla morte, al male verso altri esseri umani, insomma il contrario di quello che scuola, insegnanti e famiglia (perlomeno quelle formate da persone ragionevoli) cerca di insegnarci.

Basta fare un semplice test per renderci conto di quanto siamo abituati all'assassinio, e quanto questo ci è indifferente finchè non tocca persone a noi care. Accendiamo la tv e sintonizziamoci sul telegiornale della sera, uno qualsiasi. Ci sarà sicuramente una notizia dal medio oriente dove ogni giorno decine di persone perdono la vita a causa della guerriglia e di un'occupazione militare illegale secondo i diritto internazionale. Il tutto ci lascia indifferenti, stentiamo a percepire l'ampiezza della tragedia. Eppure quando sono state uccise 3000 persone nell'attentato dell'11 settembre l'accaduto ci ha colpiti profondamente. Perchè due pesi e due misure?

La televisione contribuisce in tanti modi alla socializzazione, a farci interiorizzare quei valori che la società considera giusti e necessari all'integrazione, al mantenimento del sistema sociale, come teorizzato dal sociologo Parsons un po' di anni fa.
Però non si è costretti a subire e a far subire ai bambini questa ondata di valori come la violenza dei film, la stupidità umana dei reality e talk show, la superficialità dilagante e il disinteresse per ogni tipo di cultura e curiosità. Il televisore si può spegnere, rompere a martellate, chiudere in un armadio, o non possederlo affatto.

Stacchiamo la spina. I bambini li si può lasciare a giocare con i Lego, con il meccano, con i puzzle e tanti altri giochi che stimolano la curiosità e la fantasia. E se proprio si vuole avere la tv, perchè a volte non c'è tempo di badare ai bimbi, si possono utilizzare dvd e videocassette, magari con quei bei film disney di una volta, o documentari per bambini e altri programmi educativi. Se avessi registrato, tanto per dirne uno, l'albero azzurro un po' di anni fa, secondo me sarebbe un ottima cosa da riproporre a dei bambini oggi.

Beppe Grillo invita i genitori a portare i bimbi fuori e giocare con loro. Consiglio sacrosanto e di buonsenso, ma è praticabile solo da un elitè di italiani. La maggioranza delle coppie che è costretta a lavorare in due per sostenersi, magari con un affitto che in media assorbe il 70% dello stipendio, continua ad usare, volente o nolente, la tv come badante, perchè è efficace e tieni ipnotizzati i bimbi per ore.

Purtroppo questa è una conseguenza di uno Stato che non assiste come dovrebbe i bambini e i genitori che lavorano, di una società che sta perdendo il poco welfare che resta grazie a una classe politica che da destra a sinistra insiste ottusamente a liberalizzare e privatizzare in nome di quella splendida teoria che si chiama libero mercato, e in cui solo chi ha soldi può permettersi di trascorrere ore con i propri figli.
Il lavoro è un diritto di tutti, ma anche il tempo libero. Vivere una intera vita per lavorare, senza potersi mai dedicare alle cose che piacciono, è una condizione che una società democratica e civile non può e non deve tollerare.

mercoledì 25 aprile 2007

Il 25 aprile è di destra o di sinistra?

In Italia esistono anniversari nazionali di destra e di sinistra. Insolito, ma non c'è da meravigliarsene, dopo decenni di politica basata su ideologie e soprattutto su chiacchiere. Con l'avvento dei vari TG, della tv commerciale e di Bruno Vespa questa sterile quanto inutile dicotomia destra-sinistra si è consolidata nella nostra testa e continua a distrarre la gente e rovinare il paese.

Il 25 aprile è festa nazionale, anniversario della liberazione d'Italia. Ogni anno si svolgono attività in tutta Italia per ricordare questa data simbolo della liberazione dell'Italia dalla dittatura fascista e dall'esercito occupante nazista. Quei poveri "vecchi" che parteciparono sono invitati a parlare nelle scuole ad una generazione che ormai non ha i mezzi per capire l'importanza della resistenza e il pericolo di qualsiasi dittatura, sia essa comunista o fascista come in questo caso. Noi giovani siamo nati in pace e non abbiamo dovuto muovere un dito per ottenere quella libertà di cui tanto si parla.

Il mondo politico, con la sua polemica annuale, non aiuta certo la memoria. Anche grazie all'attività di appropriazione da parte della sinistra italiana, il 25 aprile è considerata ormai una festa di sinistra, spesso e volentieri ignorata dai politici di destra che continuano a considerarla una festa per comunisti, forse per non scontentare i partitini neofascisti che facevano parte della ex-Casa delle libertà. Basti ricordare che Berlusconi da quando è sceso in politica non ha mai partecipato ad alcuna manifestazione, nemmeno dietro invito dei vari presidenti della Repubblica.

Anni di disinformazione televisiva hanno fatto sì che oggi gli italiani credono davvero che la Resisteza sia stato un movimento comunista e politico. Eppure basta aprire un buon manuale di storia (o wikipedia), che tutti abbiamo in casa, per imparare che fu un movimento popolare trasversale, a prevalenza comunista ma che vide insieme cattolici, liberali, socialisti, azionisti, monarchici. Una repulsione fisiologica, spontanea, popolare e spesso apolitica, dopo anni di regime e guerra, che praticamente tutti i paesi del mondo hanno conosciuto dopo un periodo più o meno lungo di dittatura. Nè di sinistra nè di destra, ma un movimento naturale di coscienza.

Fu anche una guerra civile, con tutti i suoi errori ed orrori che è inutile negare perchè documentati. Ma ricordare la resistenza, ricordare i valori dell'antifascismo non significa automaticamente essere stalinisti o rivoluzionari, ed è questo il messaggio ridicolo e banale che una parte politica ha voluto far passare, riuscendoci, ed offuscando in tal modo il significato che questa lotta ha avuto per il nostro paese.

I movimenti e i partiti che hanno partecipato alla Resistenza infatti, dopo la vittoria contro i nazifascisti, hanno formato quel fronte politico che in qualche anno ha pensato e scritto la Costituzione del 1948. Costituzione che contiene principi innovativi e fondamentali, ma che purtroppo non è stata messa in atto concretamente nei decenni a venire.

Anche per questo è importante ricordare chi sacrificò la propria vita con l'unico scopo di superare la buia parentesi dittatoriale e dare un futuro migliore all'Italia. Il 25 aprile dovremmo festeggiarlo ogni giorno impegnandoci ad utilizzare bene questa libertà di cui, seppur con alti e bassi, godiamo.

martedì 6 febbraio 2007

Posso scriverne soltanto

Innanzitutto mi scuso per i pochi articoli inseriti nell'ultimo periodo, ricco di avvenimenti che meriterebbero più di un commento. Purtroppo a causa di vacanze natalizie ed esami è stato difficile trovare il tempo, soprattutto se non si vuole scrivere la solita opinione personale: per questo ci sono già migliaia di blog, in cui ognuno dice ciò che vuole. Lo scopo del nostro blog è invece di analizzare le vicende italiane e del mondo soffermandosi sui fatti e sui dati reali, e ciò richiede tempo.
Nei prossimi mesi inizierò ad inserire articoli interessanti su vicende internazionali, come il terremoto politico che interessa l'america latina, e nazionali, sul teatrino politico e gli scontri tra governo e opposizione. Sto inoltre lavorando al dossier su Cuba, e prossimamente aggiorneremo un po' la grafica del blog per rendere il tutto più funzionale e interessante. Spero continuate a seguirci, e a diffondere questo blog che al momento ha ancora poche visite. Se avete suggerimenti, potete scriverci al nuovo indirizzo email:
isoladikrino@gmail.com

Saluto con affetto FakePlasticTree, che ci ha inviati un suo articolo, riflessivo, acuto e impegnativo, e per questo da leggere con attenzione. Buona lettura

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"ci sono tanti posti in cui sono stato...ma nessuno è come casa mia" (Lynyrd Skynyrd - All i can do is write about)

Bella affermazione che tutti vorremo ed, in buona parte, possiamo fare, (già è la buona parte che vuole e può) e se ci soffermassimo a pensare a chi la propria casa l'ha lasciata 10000 km fa imbracciando “armi e bagagli” famigerati, sperando di venire qui e raggiungere il desiderato benessere.
Un bel posto al sole, da migliaia di persone per isolato, che i barlumi di speranza li spegne piuttosto, perso com'è nel complicato intarsio di asfalto e cemento che ne rende l'aspetto come una reggia post-bellica.
L'ultimo esempio calza a pennello...
Una donna ed un infante sfollati con estrema accuratezza e metodo impeccabile: un bell'incendio nell'appartamento, che affaccia su una delle più trafficate vie del centro commerciale di Roma, nel nome della tanto caldeggiata evangelizzazione del tessuto sociale, attuata e riscontrabile in via Condotti e Piazza di Spagna passando per la periferia urbana.

Ma torniamo alla citazione iniziale, ricordando che una megalopoli ospita non soltanto cittadini stranieri ma anche una popolazione aborigena, la cui residenza ed il cui vivere è legittimato dal certificato di nascita; e perché al riguardo non soffermarci sul modo in cui conduce la propria esistenza chi a Roma, Napoli, Milano e Bologna c'è nato?

La loro vita sembra raffigurare il percorso tracciato dal volo del merlo che mi piace immaginare sempre tendente all'ascesa continua, poggiandosi ogni tanto per scrutare dall'alto il cammino giornaliero portato a termine, prima di spingersi nuovamente oltre il proprio limite precedente (e quello di tutti gli altri se possibile)... pieni di cose da fare, posti nuovi da conoscere, indaffarati all'assidua ricerca di una “posizione” più soddisfacente nel sociale (e non solo!). Una posizione che li rende liberi di prendere e lasciare in qualsiasi momento.

Le reti di amicizie protratte nel tempo si sa, sono quelle più valide, ma l'abitante della megalopoli può farne a meno!
Lui ha talmente tanto a disposizione per rinfarcire la serata, da poter mettere via senz' affanno l'unta e bisunta adolescenza, un ostacolo alla costante escalation in corso a cui non rimane che la soffitta, polverosa coltre per i ricordi da “una botta e via”.
Di integrazione in tutto questo non v'è traccia, alla metro quanto al mercato, ma allora viene da chiedersi: COME MAI il cittadino moderno va sempre più spesso nei ristoranti dal sapore esotICO, o alla bottega dell' etnICO?

Perché è giusto non privarsi di nulla, nell'ottica del tutto fa brodo; e se poi così facendo posso averne più di te, FIGURIAMOCI!!
Perché i rapporti umani sono accessori serali da dismettere come il buon vino che bevo alla salute del poverino che è rimasto indietro nella corsa ad accaparrare il possibile (Donne: voi non fate eccezione) ebbene si, è un melodramma dalle proporzioni gigantesche da contenere, persino per i discendenti di chi il mondo l'ha avuto in pugno per davvero: Roma “caput mundi”.
L' “aurea mediocritas” è forse un retaggio del passato? Che a questo scenario da “miseria e nobiltà” corrispondano realmente le nostre città, così amate oltralpe, oltre oceano e oltretutto, sogno degli universitari fuori sede e vanto di chi la sera vi fa ritorno a casa "da mammà"?

Non vi resta che scendere in strada e constatare con i vostri stessi occhi, perché Ognuno, è risaputo, da vita alla PROPRIA verità;
detto questo permettetemi, in questo caso, di dissentirne, sentendo quanto ho descritto un po' più vero di quanto possa trarne l'umana vista ingannatrice.

FakePlasticTree

giovedì 2 novembre 2006

Dossier su Cuba: introduzione

Cuba è un argomento trasversale, affrontato da media, intellettuali e personaggi di tutto il mondo e appartenenti a qualsiasi schieramento. C'è anche un'altra caratteristica , purtroppo molto diffusa in questo dibattito: la superficialità.

E' molto difficile parlare di Cuba senza che ogni tua parola possa farti finire nel girone dei comunisti pro-cubani o in quello opposto degli anti-cubani. A me piacerebbe parlarne senza pregiudizi, cercando di capire cos'è Cuba, la sua storia, come funziona e come si vive su questa isola, senza la superiorità morale di chi vive in occidente e pensa di avere il diritto di giudicare gli altri senza conoscerli. I pregiudizi negativi (e anche positivi) su Cuba sono tantissimi, le persone giudicano aspramente senza conoscere davvero i fatti, senza aver dedicato nemmeno un giorno della loro vita ad approfondire.

L'accusa principale rivolta a Cuba riguarda la repressione dei dissidenti, considerata molto più importante delle innegabili conquiste di Cuba in campo sociale e civile. Il tema è importantissimo, ma non capisco l'ipocrisia di chi continua a denigrare la scelta di Cuba per una diversa forma di governo puntando il dito proprio contro la repressione. Sia chiaro, è innegabile che questa esista, attualmente ci sono circa 300 dissidenti nelle carceri cubani. Ma chi critica è sicuro di conoscere davvero quali sono i fatti? Sa chi sono questi dissidenti, e cosa hanno fatto per meritarsi il carcere? Pensa che queste cose succedano solo a Cuba? Perchè si usano due pesi e due misure, ad esempio ignorando la Cina e tanti altri paesi del mondo con governi illiberali ma appoggiati dal mondo occidentale? Gennaro Carotenuto, ricercatore e studioso dell'America Latina, ha scritto che "Si esige la perfezione da Cuba perchè ha osato sfidare l'ordine naturale delle cose". E con questa citazione già si può rispondere in parte al problema.

A scuola dovrebbero insegnarci che la prima cosa da fare prima di aprir bocca su temi del genere è studiare il contesto storico e ambientale, non per avere scuse per giustificare certi comportamenti, ma per capirli a fondo ed evitare critiche non ragionate.
Prima di invocare la caduta di Fidel Castro, leader del governo cubano, bisogna forse rendersi conto del fatto che questa isola è sottoposta da decenni a pressioni politiche di ogni tipo, ad un durissimo embargo economico e ad azioni di terrorismo fisico e mediatico per distruggere il turismo, l'unica fonte di guadagno per l'economia di Cuba. Bisogna approfondire la realtà dei gruppi di anti-castristi della Florida che hanno attaccato per decenni l'isola, contaminando i raccolti, diffondendo virus negli allevamenti, abbattendo aerei di linea, il tutto col tacito appoggio degli Stati Uniti. Bisogna capire perchè si è arrivati a reprimere le voci di dissenso, e non condannare senza prima averne capito le eventuali ragioni.

Come è chiaro leggendo questo blog e i miei articoli, penso sia giusto denunciare la repressione del governo Cubano verso i dissidenti e auspicare un miglioramento delle condizioni attuali; non farlo sarebbe ipocrita e contrario al principio che vogliamo diffondere, e cioè della libertà di espressione e della democrazia partecipativa effettiva, che ricordo neanche nel nostro paese è ben sviluppata. Ma penso sia anche giusto non omettere alcun particolare, e spiegare tutta la storia, e non solo la parte che fa comodo alla nostra posizione.

Nei prossimi mesi approfondirò tutti i punti di questa introduzione e molti altri, dando vita ad una sota di "Dossier su Cuba". La mia idea è soprattutto di avere dei contatti con persone che sono nate e vivono a Cuba, appartenenti a diversi ceti sociali, e sentire direttamente, grazie alla comunicazione via internet, le loro esperienze e le loro idee. Penso sia un modo efficace e interessante, e pubblicherò le eventuali "interviste" su questo blog. A tal proposito, è gradito l'aiuto di qualche lettore che conosce un po' di spagnolo e può aiutare con la traduzione, oltre a domande, consigli o proposte che sono sempre gradite.

sabato 30 settembre 2006

Incontrare il mondo...in una bandiera

Oggi viviamo un paradosso (anzi, uno dei tanti...): abbiamo a disposizione una quantità pressocchè illimitata di informazioni, dati e opinioni, ma ci sfugge quasi sempre una visione globale dei fenomeni. Mettere insieme fatti solo apparentemente locali, intrecciare le singole dinamiche per avere il quadro complessivo è un lavoro più difficile, che richiede più tempo, memoria e attenzione.
Questa operazione in un mondo normale dovrebbe essere svolta da chi si occupa di informazione, che non dovrebbe limitarsi ad inondarci di discorsi, o peggio, di opinioni di dubbia affidabilità.
Oggi dopo aver visto qualsiasi telegiornale, Rai o Mediaset che sia, conoscerete le dichiarazioni e le idee dei politici appartenenti ai maggiori partiti italiani, al governo o alle istituzioni, saprete in che modo gli italiani stanno affrontando il “grande caldo” o il “grande freddo”, a seconda delle stagioni, i retroscena della cronaca rosa, nera, bianca e così via, gli ultimi gossip sul famoso di turno, e altri argomenti più o meno interessanti.
Se vi fermate a riflette però vi renderete conto che vi sta sfuggendo il contenuto della legge o del provvedimento su cui avete ascoltato le dichiarazioni di tutti i politici, saprete nulla o poco delle cause del pericoloso cambiamento climatico sulla terra, delle responsabilità e sulle cause umane, e sulle soluzioni possibili. Come amo ripetere spesso (non è mai abbastanza...), l'informazione utile va cercata, difficilmente qualcuno ce la preconfezionerà.

Qualcuno ha deciso di unire l'immediatezza comunicativa delle immagini alla più lenta ricerca di dati.
Icaro Doria è un brasiliano che ha trovato un modo tanto originale quanto efficace di “far conoscere il mondo”, (Meet the world) sfruttando la consistenza delle diverse aree rappresentate dai colori delle bandiere degli stati. Infatti utilizzando le bandiere di alcuni paesi del mondo e alcuni dati rilevanti frutto di ricerce personali su siti come quello di Amnesty International e delle Nazioni Unite, il giovane artista ha prodotto una galleria di 8 bandiere ( Stati Uniti, Unione Europea, Somalia, Burkina, Brasile, Colombia, Angola, Cina, ) che illustrano in modo grafico e originale diversi problemi, dalle diverse opinioni dei cittadini statunitensi sulla guerra in Iraq ai dati sulla violenza contro le donne in Africa e le malattie che flagellano l'Angola. Anche se non proprio recente, a me l'iniziativa è piaciuta molto e ho deciso di proporla; se avete apprezzato anche voi l'idea diffondete liberamente questo articolo (e lasciate un commento indicandomi dove l'avete inserito). Inserisco un paio di bandiere qui sul blog, mentre le rimanenti le trovate all'indirizzo dell'autore. Buona visione, e buona riflessione... 

Icaro Doria, Meet the World


mercoledì 14 giugno 2006

Il coniglio e la luna

Scuola ed università non son solo luoghi dove imparare a memoria date e numeri, autori e biografie. Oggi invece è tristemente così. L'unica cosa che conta è riuscire a prendere un buon voto sapendo ciò che il professore ti chiede, scritto su quel libro di testo che scorderai appena finito il compito o l'esame. La conoscenza vera, però, è tutt'altra cosa. Ed anche lo scopo delle istituzioni scolastiche, a mio avviso, dovrebbe esser diverso, soprattutto l'università. Un polo che fornisca mille spunti diversi per ampliare il proprio sapere, come una reazione a catena, una miccia che subito ne accende altre. Tutto questo preambolo per introdurre ciò che è successo alla sottoscritta: di fronte alla diapositiva di un arazzo tibetano, complice lo spunto iniziale del mio professore, sono stata vittima di una piacevolissima digressione mentale che, seppur abbia portato altrove la mia concentrazione, allo stesso tempo ha dato vita ad un pensiero che vorrei condividere con voi.

Negli angoli superiori dell'arazzo in questione, erano raffigurati due dischi bianchi con un coniglio all'interno del primo, ed un corvo a tre zampe nel secondo. Come celermente ci ha spiegato il professore, entrambi derivano da influenze taoiste e, tralasciando la leggenda del corvo, ci siamo soffermati sulla ben più interessante storia del coniglio (o lepre), li raffigurato difianco ad un albero, con un mortaio tra le zampe intento nella preparazione dell'elisir di "Giada", d'immortalità. Ma non è l'unica leggenda asiatica che ci narra di questi roditori sul romantico satellite. Nel narrare una toccante leggenda, con le ovvie variazioni nazionali, si parte dall'India per raggiungere la Cina e far capolino in Giappone. Riassumendola in poche parole concordanti per tutte le tradizioni mitologiche di questi luoghi, questa storia narra d'un coniglio generoso, pronto al sacrificio di se stesso (gettandosi nel fuoco) per dar di che sopravvivere ad un uomo affamato, che ben presto si dimostra essere una divinità o il Buddha in persona. Elogiando il povero animale difronte ad altri mammiferi che gli avevano portato le più svariate prede, la divinità salva appena in tempo il coniglio dal fuoco e lo porta sulla luna, da dove si può osservare nelle notti serene di plenilunio (versione Giapponese) oppure ricorda il nobile gesto del coniglio facendo si che le sue sembianze siano visibili osservando la luna (versione Indiana).

Sorvolando sull'aspetto che permea tutta la cultura orientale, quello del sacrificio, è interessante il fatto che la maggior parte della gente che vive ad oriente veda nella luna un tenero roditore motivando la sua presenza con questa toccante leggenda, mentre noi occidentali vi scorgiamo il volto di un uomo. E questo, se ci si riflette, rispecchia i nostri differenti modi di vedere la realtà: ovviamente la natura antropocentrica è priorità di noi "uomini bianchi". L'uomo è al centro di ogni cosa, essere superiore tra tutti gli altri presenti nel pianeta, essere che può decidere il destino della Terra senza nemmeno accorgersene, troppo preso dall'accumular ricchezze. Ma è questa l'ottica giusta nella quale posizionarci, unici eletti in una selva di bestie "senz'anima"? L'essere occidentale ha deciso arbitrariamente dove scaricare i rifiuti -come se non sapesse che prima o poi lo spazio finirà-, ha deciso quali esseri non-umani allevare, squartare e gustare e quali invece tenere in casa, coccolati, viziati, spazzolati -come se solo quest'ultimi provassero delle emozioni-, ha deciso quali paesi e popoli schiavizzare per ricavarne risorse, vestiti, divertimenti -come se non fossero uguale a loro-, ha deciso che quando è lui a muover guerra ha sempre ragione ed è un atto "preventivo", mentre i nemici sono sporchi assassini -come se loro non uccidessero poveri innocenti-. Fa il suo comodo con il pianeta perchè pensa sia di sua esclusiva proprietà, non preoccupandosi di come lo troveranno i posteri. Tanto più che non si rende conto che, se questo giocattolo si rompe, non lo si può rimpiazzare. Si sa, l'occidentale è abituato a tirar fuori la grana per ogni cosa, il suo dio "dollaro sonante". Ma è questo il modo giusto di considerarsi? É questo il modo giusto di considerarci? Non penso. Forse dovremmo imparare a criticare di meno coloro che hanno usanze diverse dalle nostre e che per questo consideriamo "incivili". Molto spesso sono proprio questi popoli a darci le lezioni migliori.

Se l'uomo occidentale guardasse la luna con gli occhi del cuore,
forse il coniglio si mostrerebbe anche al suo sguardo.
Aerelin

giovedì 8 giugno 2006

Il Codice: realtà o finzione ?


Il Codice Da Vinci ha venduto quasi 50 milioni di copie in tutto il mondo, facendo la fortuna di editori e commercianti.
Letto da ogni tipo di lettore ha segnato le coscienze di cattolici e non, ma soprattutto messo in risalto il problema dei problemi: l’ignoranza !

Infatti se da un lato ha affrontato le barbarie della chiesa in nome di Cristo, dall’altro, basandosi su fatti di dubbio valore storico ha indotto gran parte dei lettori, specie i giovani, a conclusioni affrettate e ingenue, dimostrando qualora ce ne fosse bisogno, la regressione etica e culturale di una società che induce alla massificazione
delle idee.

L’idea che il Cristo abbia condotto una vita terrena con tutto ciò che ne deriva non ha lasciato per nulla indifferente il Vaticano. La chiesa antica si è fatta promotrice di iniziative diaboliche, come la famosa inquisizione e le famigerate guerre sante.
Tutto in nome di Dio…


La storia di Maria Maddalena, sposa di Gesù e madre dei suoi figli, narrata con un fare che definire romanzesco è dir poco, rimette in discussione la versione comune accettata nei secoli. E' quindi chiaro che per un numero esorbitante di anti-cristiani si sia realizzato il grande sogno: scuotere alle fondamenta il cristianesimo organizzato.
Personalmente lessi il Codice Da Vinci quando ai più era ancora sconosciuto e prima che diventasse quel fenomeno di massa che è oggi. La caratteristica principale del manoscritto è la curiosità che di capitolo in capitolo ti assale e accompagnata dal fascino della storia ti conduce alla conclusione del romanzo nel giro di pochi giorni. E proprio la voglia di scoprire come va a finire tiene il lettore letteralmente incollato alle pagine, sorvolando magari su macroscopici errori storici ed evidenti azzardi letterari.
Classici canoni di cultura di bassa lega, qualunquista e menefreghista…
Così, come spesso accade, il lettore trova nel “misterioso” e nell’esoterico e in generale in tutto ciò che è sconosciuto, le risposte ai dilemmi della vita quotidiana, contribuendo all’aumento spropositato del budget editoriale e alla fortuna spropositata dell’autore.

La costellazione di opinioni e discussioni aperte dal libro e proseguite col film è una fatto senza precedenti.

Il famoso Cenacolo di Leonardo ,raffigurante gli eventi antecedenti alla crocifissione , meglio conosciuti come “Ultima Cena” è così entrato nell’immaginario di tutti come rivelatore di nuove incredibili verità!
Già, perché il genio del rinascimento, che secondo l’autore sarebbe appartenuto a una setta di tipo massonico denominata Priorato di Sion, avrebbe disegnato “volontariamente” una figura femminile alla destra del Cristo: appunto la suddetta Maddalena. Gesù, sempre stando alle intuizioni stravaganti del nostro Brown, non sarebbe affatto morto in croce ma unitosi in matrimonio avrebbe dato inizio a una dinastia di discendenti reali protetti nel corso dei tempi prima da un corpo militare, famoso e conosciuto come i Templari e poi appunto dall’organizzazione del priorato Di Sion di cui lo stesso Leonardo Da Vinci, insieme a personalità eccellenti come Newton e Botticelli, avrebbe fatto parte!

Mistero, complotti, templari, guerre sante e sette massoniche. Ingredienti, che miscelati insieme costituiscono un cocktail esplosivo e avvincente che porta a lettura finita a sentirsi depositari di chissà quali verità e conoscenze. In realtà questo dimostra che in fondo ciò che manca per costruire una critica costruttiva a questo libro è proprio la conoscenza molto scarsa nei ragazzi, soprattutto per ciò che concerne i testi evangelici e biblici. Criticare si, sempre e comunque, questo nessuno lo mette in discussione, ma a volte sarebbe opportuno informarsi prima (e meglio ! ).

La prova del Cristo non single, ma anzi “coniuge”, si fonda in gran parte su questo quadro di Leonardo Da Vinci. Quando giunsi alla lettura di quel tratto lì per lì rimasi abbastanza interdetto e sconvolto. “ Come è possibile che una cosa che è sotto gli occhi di tutti si sia così sottovalutata ? “. Mi domandavo in effetti come mai nessuno si fosse accorto per tutto questo tempo che una donna fosse stata immortalata tra i dodici apostoli, tutti maschi per definizione. Chiesi addirittura chiarimenti alla mia insegnante di Arte. Disse che quella persona , che tutti sappiamo essere l’apostolo Giovanni, era sempre stata al centro di dibattiti circa la sua presunta misoginia e che quindi non mi dovevo tanto sorprendere se Leonardo (attento a questi aspetti anche nella celeberrima Monna Lisa) gli avesse messo in risalto dei lineamenti così palesemente femminili.
Assolutamente non curante della tesi della saggia prof., lasciai perdere e quasi mi convinsi.
Leonardo ci ha rivelato il gran segreto. Il Santo Graal non è altro che il sangue reale di Cristo !


Sarà anche così, ma una cosa sembra certa: quella di Leonardo non è una prova !
Infatti, mettendomi alla ricerca delle altre ,famose e non, rappresentazioni delle ultime cene sono venuto a conoscenza di una verità, questa si assoluta: già da molto prima di Leonardo l’apostolo Giovanni è raffigurato in modo ambiguo e misterioso . Le opere e gli artisti sono rappresentazione di diversi periodi storici e alcune di esse sono antecedenti al cenacolo Leonardesco. Su tutte quella di Taddeo Gaddi risalente al 1340 in cui emerge la figura di un S. Giovanni Evangelista “chino” sulle ginocchia di Gesù , oppure l’ultima cena di Andrea del Castagno, anch’essa raffigurante un Giovanni ambiguo ed effemminato.
Quindi Leonardo non aveva introdotto alcuna novità!

Pare che in realtà, in tutti questi dipinti gli autori abbiano deciso di descrivere il momento successivo alle parole di Gesù “Uno di voi mi tradirà”. E’ il momento più drammatico della Cena: ogni apostolo si domanda, e domanda agli altri, chi può essere il traditore. Leonardo si concentra sull’effetto che le parole di Gesù provocano sugli apostoli, sulla loro reazione. E’ uno dei motivi per cui si vede spuntare una mano minacciosa nei confronti dell’apostolo Giovanni. Tutti si sospettano a vicenda ignari della colpevolezza di Giuda. Leonardo Da Vinci, che non aveva alcun motivo all’epoca per avercela con la Chiesa (basta leggere una qualsiasi seria biografia su Leonardo) ha proiettato nel dipinto proprio l’atmosfera descritta da tutti i testi evangelici.

Altro che codice segreto da custodire nel corso dei tempi…
Ma non è finita…

Per rafforzare le sue tesi circa il presunto legame fra la Maddalena e Gesù, Brown ci racconta la storia dei vangeli apocrifi, dichiarati gnostici dalla chiesa dei primi secoli.

Lo scrittore cita un brano dello gnostico Vangelo di Tommaso, dove Gesù ammette la Maddalena tra gli apostoli contro le obiezioni di Pietro. Ma dimentica di citarne la parte finale, dove della Maddalena Gesù afferma: «La guiderò in modo da farne un maschio, affinché ella diventi uno spirito vivo uguale a voi maschi. Perché ogni femmina che si fa maschio entrerà nel Regno dei cieli”

Ciò smentisce un'altra tesi tanto proclamata da Dan Brown: la centralità assoluta della donna (per gli appassionati il famoso “culto della dea”) nella sfera del cosmo.

Basta una conoscenza elementare dei primi secoli cristiani per sapere che la divinità di Cristo era riconosciuta dai credenti fin dai tempi apostolici, che il cristianesimo delle origini ha dato alle donne una dignità nuova e sconosciuta nel mondo precristiano, e che è semmai presso gli gnostici riabilitati da Dan Brown che si trova un sistematico disprezzo per la donna.

Dunque, a quanto pare, l’autore ha furbescamente selezionato solo una parte della storia..

Personalmente non seguo il Cristianesimo, ma rispetto chi crede.

La fede è ciò di più intimo e profondo che relaziona l’uomo al soprannaturale.

Quante sono le cose che crediamo di sapere ma che realtà a mala pena mastichiamo?

Chissà, forse qualcuno un giorno ci rivelerà incredibili segreti

Ma a torto o ragione,
costui difficilmente sarà l’autore del più “venduto” Best Seller della Storia…

T3nd3rSurr3nd3r

lunedì 24 aprile 2006

L’antropologia: relativismo culturale o estetica razziale?

L’antropologia come scienza trae spunto dal naturale senso di curiosità per i popoli remoti andando ad analizzarne gli aspetti più indicativi: cultura, linguaggio e religione. Come vengono evolvendosi? Seguiamo la classificazione dei popoli e delle razze.
È l’ambiente ad influenzare le caratteristiche di una razza modificandole in maniera adattiva ad esso oppure queste costituiscono la prova inconfutabile di un’eredità lineare? Fino al 18° secolo i popoli esotici (il mito del selvaggio) venivano considerati come tassello mancante all’interno della sacra disposizione biblica uomo – scimmia. Dal 18° secolo in poi lo studio della razza è prerogativa laica e viene spiegata in base a criteri empirici mossi da intenti che di scientifico avevano davvero poco.

Lo scienziato francese Lamarck sosteneva il carattere peculiare dell’adattamento all’ambiente come vera e propria discriminante nell’evoluzione della specie e al suo interno fra le varie razze.
Questa concezione figlia delle conquiste rivoluzionarie (liberté egualité fraternité) e del materialismo critico proprio dell’Illuminismo aveva portato anche all’eliminazione del concetto di anima tradizionalmente inteso: ora esso viene concepito come un fluire di energia nervosa che si materializza in termini di intelligenza e di attitudine a determinati comportamenti, lasciando aperta, però, la possibilità al mutamento di queste qualità.
Con Buffon si passa dalle teorie ambientali all’Estetismo.
Piano piano prende piede la vena spirituale e soggettiva del pietismo che rileva la dimensione riflessiva ed empirica dell’illuminismo dando vita ad un approccio spiccatamente sentimentale.

Lineo (Von Lineè) sottopone la descrizione a giudizi soggettivi dei requisiti, diventando così il pioniere della classificazione razziale tendente al soggettivismo (la direzione del futuro)
Prende piede la contrapposizione fra bianchi (inventiva e ingenuità e rettitudine) e negri (pigrizia inettitudine e indisciplina). In questa suddivisione i bianchi rispecchiavano i valori della borghesia mentre i neri quelli delle classi sociali più infime come i sanculotti.
Opinioni che avendo perso le connotazioni scientifiche andarono diffondendosi proprio all’interno della classe media con valore discriminatorio in base al quale si procedeva alla suddivisione della società (l'apparenza esteriore si tramuta in ordine e valori). Perdura comunque la caratterizzazione ambientale e priva di riferimenti all’ereditarietà. Accanto alle considerazioni socio-estetiche.


Blumenbach fondatore dell’antropologia moderna fu il primo a sottomettere le considerazioni di tipo scientifico al giudizio estetico. A suo avviso il modello al quale equipararsi era quello greco: la perfezioni nei lineamenti del volto ed il senso di proporzione e simmetria evincibile dalle parti anatomiche rappresentava bene i canoni di moderazione e ordine a cui aspirava la classe media europea.
Anno 1789 data del suo definitivo passo verso la classificazione umana in base a criteri estetici; sebbene questa stessa posizione non privilegiasse ancora una specifica razza.
Influenzato dalle opere di Camper egli sostenne la purezza razziale del ceppo indoeuropeo. In tale accezione egli includeva anche gli abitanti dell’Africa settentrionale dell’India oltre all’Europa (nella fattispecie il georgiano) nobilitati da una notevole proporzione nel raffronto fra misurazioni craniche e facciali.
L’escalation finale verso la pura speculazione estetica si ha con Lavater il quale riduceva le competenze dello scienziato/ antropologo all’intuizione visiva avente come obiettivo di base il riconoscere i vari livelli di grazia del volto e del corpo. In seguito furono messe appunto varie teorie speculative aventi come obiettivo quello di definire anzitutto dei criteri in base ai quali definire il tipo ideale di razza.
In questa fase non avendo ancora chiaro il concetto, si tende a sovrapporne il significato a quello di nazionalità creando un’identità che ben si adatterà allo spirito romantico e idealistico tedesco.
Il concetto di bello ideale, quello greco, verrà definito attraverso la teoria dell’angolo facciale di Camper prima, passando per le valutazioni fisiognomiche di Lavater e Della Porta (paralleli con gli animali) e quelle frenologiche (studiò la forma del cranio) di Gall, fino a giungere in ultima analisi, con il tedesco Carl Gustav Canus, al riconoscimento, nella pelle chiara, nel colorito biondo e nella purezza degli occhi celesti, della razza europea come quella diurna o “baciata dal sole” e pertanto superiore alle razze notturne o crepuscolari (neri e asiatici).


Un capitolo a parte meritano gli ebrei, a lungo esentati da una difficile classificazione, data la somiglianza eccessiva con la razza bianca: essi risentirono delle teorie fisiognomiche secondo le quali ai lineamenti del volto seguono delle precise inclinazioni caratteriali.
In tal modo gli ebrei vennero tacciati di poca moderatezza e di avidità, nonché di slealtà e disaffezione al valore della persona umana così come veniva concepito dalla cultura europea.
Questi pregiudizi venivano perfettamente incarnati a livello fisico dai nasi adunchi e dalle orecchie appuntite con cui essi venivano frequentemente rappresentati

Di lì a poco sarebbe avvenuta l’esplosione di tutte queste teorie più o meno scientifiche che avrebbero trovato terreno fertile all’interno del disegno di sterminio della cosiddetta razza ebrea, ben pianificato dal regime nazionalsocialista in Germania.