Visualizzazione post con etichetta mass media. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta mass media. Mostra tutti i post

giovedì 16 luglio 2009

Tg1: da Riotta alla brace




In pochi mesi può cambiare un paese? Forse non può cambiare, ma si può definitivamente consolidare  e istituzionalizzare un modo di fare che è coltivato accuratamente da tempo. Cose prima inaccettabili diventano pian piano normali nella coscienza della gente, spesso distratta da altri problemi.
Oggi qui dalla Norvegia ho guardato il TG1 delle 13:30. Chi è informato sa che il Tg1 è un telegiornale politico che riflette molto chiaramente la maggioranza di governo, nonostante il fatto che si consideri come il Tg più imparziale. Sciocchezze.
Una volta era più difficile, più sottile, cogliere la parzialità delle notizie, il taglio dato all'intero TG. Oggi è talmente evidente che mi ha fatto davvero sobbalzare. Il paese che appare allo spettatore, durante tutti i 27 minuti di durata, sembra un paese guidato da un governo forte, deciso, con un percorso costellato di successi, che ha eliminato ogni piaga, dal'immigrazione alla crisi economica, dai problemi che tutti gli italiani conoscono da anni.

Maroni da Stoccolma assicura che il decreto sicurezza verrà applicato immediatamente, le ronde attivate, i respingimenti continueranno, il Governo è con voi, cittadini.
Napolitano ha confermato il decreto ma ha scritto una lettera, probabilmente contiene delle critiche e osservazioni, ma ai telespetattori non è dato percepire l'opposizione. Una manciata di secondi a Italia dei Valori e al PD, che poi spariscono per tutto il resto del telegiornale.

Berlusconi fa un sopralluogo all'Aquila, stiamo battendo tutti i record di velocità, stiamo costruendo case vere, eterne. Immagini del cantiere, stranamente manca il bagno di folla, chissà perchè? Cosa ne pensano gli aquilani della gestione del governo? Nessuna intervista, nessuna immagine...agli spettatori del Tg1 basta sapere che Silvio è entusiasta e contento.

Sacconi, ministro del welfare, presenta la riforma delle pensioni. Il Governo Italiano obbedisce alla sentenza della Corte di Giustizia europea, e aumenterà l'età pensionabile delle donne nel settore pubblico entro il 2018, evitando aumenti della spesa per le pensioni. Curioso che il governo italiani ignori le sentenze che non gli vanno a genio, come quella del 31 gennaio 2008 che dichiara il sistema televisivo italiano no nconforme alle normative europee, confermando l'illegalità di rete 4 che dovrebbe liberare la frequenza ad Europa 7. Ma si sa, Silvio-Mediaset ha la priorità sulla Corte di Giustizia.

Decreto anti-anticrisi. Ieri il TG1 ha riportato la notizia sui conti pubblici italiani: PIL meno 5,2%,deficit al 5,3%, debito a 115,4%. Un pezzo esemplare per ogni scuola di giornalismo: come far percepire al pubblico che il paese sta andando bene, nonostante i numeri siano terribili.
Dovrebbero imparare anche i giornalisti dell'altra parte politica, che durante il governo Prodi, che diminuì il debito pubblico, diminuì il deficit, non riuscirono nell'impresa. Gli italiani ogni giorno sentivano malumori, e le cifre della ripresa venivano completamente oscurate. Nessuno ricorderà Padoa Schioppa per i suoi meriti oggettivi nel migliorare i conti pubblici.
Nel Tg1 di oggi Italo Bocchino, impresentabile megafono del governo, difendeva lo scudo fiscale con una capriola linguistica incredibile. Lo Scudo fiscale è una misura che permette a chi ha capitali nei paradisi fiscali, di dichiararli e farli rientrare in Italia SENZA subire processi per i reati finanziari commessi (evasione fiscale, falso in bilancio, etc...).
Bene, quest'uomo è riuscito a dire che lo Scudo "non c'è alcuna sanatoria" ma un "sistema per portare denari freschi nelle casse dello Stato e far rientrare i capitali italiani che sono a creare ricchezza all'estero". Chiaro italiani? Imbrogliate, truffate, evadete, fregate gli altri italiani fessi, che prima o poi Tremonti vi aiuterà a farla franca senza pericolo.

Tornaimo all'Aquila. Il Ministro delle politiche Agricole, Zaia, promette di anticipare i fondi europei per aiutare gli agricoltori danneggiati dalle pioggie.

Voliamo per l'ultima notizia a Milano. L'ex ministro Moratti e il presidente della regione Formigoni parlano di Expo, Berlusconi ha promesso i fondi, si creeranno nuovi posti di lavoro. Nessun cenno ai problemi, alle proteste e ai rischi connessi alle infiltrazioni mafiose. Anche se si è a favore dell'Expo, non sarebbe compito di un Tg dare voce anche a chi è contrario?

Ovviamente l'informazione non deve essere per definizione contro il governo, ci mancherebbe. Riportare nel modo più oggettivo possibile dati e fatti è l'unico faro da seguire. Se ci sono meriti, evidenziarli. Il Tg1 però più che un telegiornale sembra uno strumento di propaganda, costruito per lasciare nello spettatore una precisa percezione. Lo era anche sotto Riotta, ma con il nuovo direttore Minzolini è diventato talmente evidente che ci fa rimpiangere la passata gestione e la sua propaganda morbida. Opposizione scomparse, che comunque si occupano di altro nella loro sterilità. Silenzio assordante sulle vere questioni della politica. Propaganda efficace e molto esplicita. La conclusione di un lungo percorso iniziato nel 1994?

giovedì 4 ottobre 2007

V-Day, io c'ero

Iscriviti al Vaffanculo Day


E' passato quasi un mese dal V-Day, l'iniziativa promossa da Beppe Grillo e ormai nota in Italia e oltre. Ho avuto la possibilità di partecipare proprio a Bologna, dove si è svolto lo spettacolo principale che ha visto un inaspettato e come sempre piacevole Grillo conduttore, e tanti altri ospiti alternarsi sul palco per brevi discorsi.

La copertura mediatica successiva all'evento francamente mi ha molto stupito, dal momento che fino al 7 settembre i media avevano completamente taciuto la notizia, e solo su internet c'era un gran fermento di gruppi, volontari e persone comuni che organizzavano i tanti eventi in giro per l'Italia.

Ho ascoltato pazientemente e in silenzio le inevitabili polemiche e discussioni trasmesse dai media nazionali per le settimane successive, e che hanno infiammato animi e telegiornali. Compresi i direttori, vedi il prevedibile Emilio Fede (Tg4) o la rivelazione Mauro Mazza (Tg2) che in un editoriale video ha commentato il V-day accusando Grillo di fomentare violenza e addirittura ha messo in guardia da un nuovo pericolo di terrorismo contro la classe politica. Altri commenti sono inutili.[1]

Anche i politici, primi destinatari del v-day, hanno reagito quasi tutti negativamente. Critiche costruttive al V-day e alla proposta di legge popolare non se ne sono viste, e alcune accuse infondate e al limite della diffamazione sono state amplificate, approfondite e rese serie, credibili, da giornalisti e commentatori vari. Sono le magie dell'informazione italiana.

Grillo non ha certo bisogno di difese, il suo blog ha più di 200.000 lettori al giorno, il mio 10 se va bene, ma anche io ero in quella piazza, e quindi voglio difendere me stesso e gli altri presenti. Non voglio aggiungermi alle migliaia di commenti sul V-day, ma vorrei concentrarmi sul caso di "magia dell'informazione" più grottesco di tutti, perchè contiene tutti gli elementi più notevoli per capire come funziona il meccanismo della disinformazione in Italia.

Senza dubbio la palma d'oro va all'accusa, lanciata da Casini [2] e ripresa a ruota da altri, secondo la quale Beppe Grillo e la piazza del V-day avrebbero insultato e offeso la persona di Marco Biagi.[3 ] Una pura fantasia. L'8 settembre si è parlato della LEGGE Biagi, e non si è mai nominato il signor Biagi. Se la legge si chiama così è solo colpa del governo Berlusconi che intitolò abusivamente la legge, scritta da Maroni, al professore assassinato.[4 ] Biagi, tral'altro, prima di morire aveva scritto a vari politici tra cui Casini, dicendosi preoccupato e chiedendo invano la scorta.[3 ] Ovviamente i tg hanno evitato di riportare questi particolari non da poco.

Queste polemiche mostrano molto bene come l'informazione è capace di strumentalizzare e distrarre il discorso per evitare di parlare dei contenuti del V-Day, dei problemi che ha sollevato, e delle proposte che sono sorte con forza da tutte le piazze.
E si, perchè il V-Day non è stato solo un grande "vaffanculo" ad una classe politica per la maggiore corrotta, clientelare, chiusa su se stessa. Ha proposta una legge popolare, che ha raccolto oltre 300.000 firme, per licenziare dal parlamento tutti i politici condannati, per limitare a 2 il numero di legislature possibili, e per tornare alla elezione diretta dei politici. Ma non solo, Grillo ci ha anche ricordato che un anno fa si è presentato da Prodi portando un libro di proposte concrete fatte da esperti e cittadini. Una "fabbrica del programma" parallela a quella dell'Unione che invece ha prodotto un programma fatto di illusioni. I Tg non hanno mai parlato di questi contenuti, che avrebbero presentato il V-day per quello che è stato: un importante momento di partecipazione popolare alla vita pubblica, e che quindi riguarda tutti noi.

Termino riportando il post di Beppe che secondo a mio parere meglio risponde a tutte le accuse mosse finora. Poche frasi, ma chiare e incisive.

Ieri sera a "Porta a Porta", il presidente del Consiglio, definito ormai dagli stessi giornalisti "Valium-Prodi" parlava seduto dietro a una gigantografia con la mia faccia. Belin, è come se la BBC trasmettesse un discorso alla nazione di Gordon Brown che si rivolge a Mr. Bean.
Prodi mi ha colpito, ha detto una cosa qualunquista: "I cittadini non sono migliori dei politici". Credo che intendesse tutti i cittadini e tutti i politici. Insomma, siamo un Paese senza speranza.
Valium ha poi continuato dicendo di me: "Ora cambia perchè dalla critica deve arrivare alla proposta?.
Qui mi sono molto preoccupato.
Le proposte infatti ci sono: quelle dei cittadini che per mesi hanno scritto commenti e mail al blog. Non sono mie, sono dei datori di lavoro di Prodi. Le ho consegnate personalmente a Alzheimer-Prodi a Palazzo Chigi l'8 giugno del 2006. Gli lasciai una lettera di licenziamento nel caso non le avesse tenute in considerazione. Mi rassicurò che le avrebbe trasmesse ai ministri competenti. Ho il filmato integrale.
Il programma lo hanno scritto i cittadini, non Grillo.
L'Italia cambierà grazie ai suoi cittadini, non grazie a Grillo.

Si parla di vuoto da riempire, ma chi l'ha creato se non l'assenza della politica? Se non la partitocrazia? Attaccano me, ma in realtà attaccano il loro (ex) elettorato.
Sono dei pugili suonati.


http://www.beppegrillo.it/2007/09/le_proposte_dei_cittadini.html

Note

[1] http://www.beppegrillo.it/2007/09/informazione_di.html
[2] http://www.repubblica.it/2007/08/sezioni/cronaca/grillo-v-day/v-day-reazioni/v-day-reazioni.html
[3] http://it.wikipedia.org/wiki/Marco_Biagi
[4] http://www.beppegrillo.it/2007/09/gli_intellettua.html

domenica 5 agosto 2007

Auto accessoriate

L'automobile è un bene di consumo particolare, che il marketing è riuscito a diffondere in modo efficiente in quasi tutta la popolazione mondiale. La crescita nella vendita di auto in un paese di solito ne indica lo "sviluppo" economico secondo il modello liberista dell'economia: più imprese, più privati, sulla carta meno impedimenti statali ma nella realtà più sussidi pubblici all'economia, e così via. Una ricetta già sperimentata, che impone di crescere e crescere sempre e comunque, ad ogni costo, anche se gli effetti per la popolazione e l'ambiente sono spesso nulli o addirittura negativi.
L'auto in questo contesto è stata presentata come un bene indispensabile, unico, personale, col risultato che oggi nei nostri paesi ci sono milioni di automobili che ogni giorno si spostano, trasportando una sola persona invece che 4-5, inquinando e intasando le strade e i centri delle nostre città. E i mezzi pubblici spesso sono trascurati o vittime di traffico e ritardi. L'auto è spesso indispensabile, è vero, ma in moltissime occasioni se ne abusa, e moltiplicando i songoli abusi per milioni di persone si ha un effetto devastante.
Questa idea dell'auto è però forse giunta alla saturazione, e il marketing ha bisogno di nuove idee e nuovi stili per accattivarsi l'adorazione delle nuove generazioni di consumatori.

Qualche giorno fa la rubrica del Tg2 "Costume e società" ha trasmesso un servizio sulle ultime tendenze in fatto di automobili. Un misto tra lusso e divertimento, auto accessoriate negli interni fino all'inverosimile, con impianti stereo esagerati, televisori al plasma un po' ovunque, joystick di playstation che sbucano dal cruscotto, lettori mp3, navigatori satellitari che, ovviamente, nella mente dei produttori devono avere molte altre funzioni come quella di riprodurre film in dvd. Musica ad alto volume, film e videogames sono le novità con cui l'industria automobilistica cerca di lanciare la nuova idea di auto. Tutte cose essenziali per la guida. Con le velocità che si raggiungono oggi sulle autostrade basta una frazione di secondo per incorrere in un incidente, ed è richiesta sempre la massima concentrazione. Ma il mercato ha bisogno di vendere, e quindi ben vengano questi inutili quanto pericoloso accessori alla guida, ideati proprio per distrarre.

L'aspetto più macabro del servizio è che è stato immediatamente seguito da un breve commento sui morti sull'asfalto, che ogni giorno sono numerosi, specialmente nei weekend quando i giovani escono per divertirsi in tutti i locali e le discoteche d'Italia. Un messaggio di prudenza che sembra non raggiungere alcun risultato, forse proprio perchè sovrastato da centinana di pubblicità giornaliere di nuove auto, più veloci, e di accessori che distraggono sempre più dalla guida, come quelli prima presentati.
Due servizi che esprimono il contrasto tra interessi diversi: quello dell'informazione pubblica, civica, che invita alla prudenza sulle strade, e quella di chi produce auto e deve venderne sempre di più, sempre più veloci e accessoriate. Inutile dire che al primo viene riservato uno spazio infintesimale rispetto al secondo.

Sento sempre più persone che parlano della velocità, in auto o in moto, come di un fine, una realizzazione personale. Andare veloce significa vivere, chi va piano non si diverte ed è un povero stupido. Saranno concezioni diverse della vita, ma personalmente penso che vivere sia tutt'altra cosa. Troppe persone smettono di vivere proprio a causa della velocità, e penso che ci siano buoni motivi per considerare responsabili di questo chi produce auto sempre più veloci e invita a distrarsi al volante.
La responsabilità va ricercata anche nella società, che evidentemente non riesce a contrastare la prepotenza della propaganda pubblicitaria, e fallisce nel diffondere un senso della vita più pieno, che consideri importanti valori diversi da quelli dell'apparenza e del possedere beni, siano essi vestiti firmati o auto veloci.

venerdì 16 marzo 2007

Quei bravi ragazzi

Non so voi, ma a me dà tristezza vedere persone che un tempo avevano la forza di lottare per alcune idee mentre oggi sono diventate serve di una parte. Di esempi del genere ce n'è a bizzeffe, e forse studiando un po' i dati salta anche fuori che rappresentano la maggioranza di chi "conta" qualcosa. Vogliate definirli più pesantemente traditori o voltafaccia, o in modo più "soft" incoerenti e ipocriti, esse restano persone che hanno cambiato, più o meno radicalmente idea nella loro vita. Sia chiaro, non c'è niente di male nel cambiare idea, anche radicalmente, di fronte a nuovi elementi o a nuove conoscenze; anzi penso sia un dovere essere sempre pronti a farlo.

Il problema sorge quando si parla di personaggi che cambiano sponda a seconda della corrente, e si gettano sempre ai piedi del potente di turno. E non solo politici, ma anche giornalisti, cioè chi dovrebbe essere sempre e solo da un'unica parte, quella dei fatti, dei dati e documenti.

Giovedi sera ad Annozero ho trovato molto triste sentir parlare Stefano Menichini, direttore del quotidiano della Margherita "Europa"[1], una volta giornalista al Manifesto. Anche il nostro Vauro deve aver trovato la cosa triste, avendo commentato con la sua caratteristica ironia: "il mio vecchio amico Menichini, ora lo trovo un bravo ragazzo, sereno, moderato. Son quelle cose che aprono il cuore."
Sarà stata una mia impressione, ma Menichini nei suoi interventi sembrava quasi costretto a dover difendere a tutti i costi il suo partito di riferimento e quindi l'attuale governo. Poichè si parlava di Vicenza, la sua era la parte dell'avvocato suicida, che tenta di difendere l'indifendibile. Ma lui, imperterrito, continuava il suo discorso, cercando di mettere insieme parole per dire e non dire. Parole che stridevano troppo con il precedente intervento di un suo collega, Marco Travaglio, che invece è solito raccontare i fatti senza dover difendere nessuno. Colleghi si, ma di due pianeti diversi. Lo Stesso Ordine, ma due modi opposti di fare giornalismo.

Ho citato Menichini ed "Europa" solo come esempio, non ho nulla contro questo signore il suo quotidiano. Il mio discorso infatti va esteso a tutti quei giornalisti e quei giornali cosiddetti "di partito". Un giornalista non può fungere da semplice ufficio stampa di un partito, per quello ci sono le agenzie che prendono e trasmettono il comunicato così com'è. I giornali di partito non hanno ragione di esistere, ma servono solo ad assicurarsi i soldi pubblici dedicati all'editoria. Non sono contrario agli aiuti ai giornali, ma a patto che questi soddisfino alcuni requisiti che dovrebbero essere elementari: indipendenza da partiti e politici, e indipendenza da imprese e privati. Un giornalista deve poter fare il suo lavoro di ricerca e analisi senza interferenze nè politiche nè pubblicitarie. E' necessario finanziare questo tipo di giornali, proprio per la loro scelta di non avere introiti pubblicitari e quindi nessuna interferenza da parte di imprese private.
Questi che definirei i "minimi requisiti per un informazione credibile" sono merce rara, che neanche i maggiori giornali nazionali, Corriere e Repubblica, hanno. Il motivo? Costano, costano molto. Significa rinunciare all'appoggio politico e soprattutto agli introiti pubblicitari, che per i mass-media rappresentano la maggiore entrata economica. L'inserzionista viene prima del lettore, e si può dimostrare conducendo un accurato studio sui media.

Il giornalismo che sogno e ritengo valido invece incontra sempre più difficoltà, come dimostra l'esperienza del manifesto, nuovamente in crisi finanziaria [2]. Il manifesto non è di certo un quotidiano perfetto, ma alcuni requisiti li ha già, e lo ritengo un modello valido da migliorare e a cui ispirarsi se si vuole davvero dare una svolta a questo modo "clientelare" di fare informazione.

Note

[1] http://www.europaquotidiano.it/
[2]http://www.ilmanifesto.it/sottoscrizione2006/campagna.html

giovedì 15 febbraio 2007

"Berlusconi sfascia le ferrovie"

Questo è il titolo che forse sarebbe apparso sui giornali del passato se la stampa cosiddetta "di sinistra" utilizzasse le stesse tecniche di propaganda de "Il Giornale" e degli altri fidati quotidiani filoberlusconiani. E invece, molti italiani ancora pensano che il governo precedente abbia lasciato tutto in ordine, i conti pubblici in positivo, deficit e debito pubblico sotto controllo, e tanti splendidi cantieri aperti e avviati in seguito alla famosa "Legge Obiettivo" n.443 del 2001,[1] pronti a trasformare il volto dell'Italia.

Che c'entrano le ferrovie con Berlusconi? Basta rispolverare alcuni fatti del passato, quando nel progetto di grandi opere e infrastutture del precedente governo qualcosa non andava come doveva: lo ha dimostrato il buco da 3,5 miliardi trovato dal ministro delle infrastrutture Antonio Di Pietro appena insediatosi al suo ministero. Un mio vecchio articolo racconta questo episodio in chiave fantastica: "Le avventure di Berlocchio: Lunardino e i grandi buchi" [2].

Quella però era solo la punta dell'iceberg; piano piano si sono scoperti altri buchi e sempre più persone hanno chiesto fondi per continuare i tanti cantieri avviati.
E venne il turno di Trenitalia. Lo scorso Novembre, durante un audizione al Senato, l'amministratore delegato Moretti spiegò che "ci siamo trovati di fronte con la precedente Finanziaria a un azzeramento dei trasferimenti di cassa per il 2006 e con un definanziamento degli investimenti di competenza. Ciò ha determinato uno squilibrio enorme. Credo non fosse mai successo prima".[3]
Risultato? Il 31 ottobre 2006 Trenitalia aveva un ammontare di debiti complessivo pari a 7 miliardi 979 milioni di euro. Nel solo anno 2006 le perdite sono state di circa 1,7 miliardi.

Dal Vertice del 9 febbraio scorso, tra governo e i vertici di Trenitalia, si è stimato che per continuare a lavorare nei cantieri aperti e progettati dal Cipe servono circa 5 miliardi, che mancavano. [4] Antonio Di Pietro, che ha il pregio della chiarezza, ha riassunto la situazione: "alle Ferrovie è accaduto quello che è successo all'Anas. Per le opere previste dalla legge Obiettivo i soldi erano solo sulla carta, si tratta di risorse che dicevano che c'erano ed invece non ci sono".

E ora? Moretti ha da poco presentato il Piano d'impresa 2007-2011, con cui prevede di rimettere in pareggio i conti entro 3 anni, tagliare gli sprechi e a quanto sembra anche posti di lavoro [4]. Nella finanziaria ci sono fondi per la ricapitalizzazione dell'azienda e la diminuzione del debito. Soldi pubblici, somme importanti per un azienda pubblica come è giusto che sia. Dal 1 Gennaio sono scattati aumenti tariffari su tutti i treni, compresi gli interregionali, come tutti ci siamo accorti. Secondo il piano questi soldi "serviranno a comprare nuovi treni e a fare la manutezione degli esistenti"[4],
Noi ce lo auguriamo, e speriamo di poter avere, in un futuro non troppo lontano, un servizio pubblico ferroviario più efficiente.

All'orizzonte però si profila l'ennesima manovra ai danni dei cittadini italiani. Il presidente di Fs, Innocenzo Cipolletta, ha anch'egli aderito al grande affare delle liberalizzazioni: "Quando avremo la quadruplicazione dei binari con l’Alta Velocità sono convinto che ci saranno molti operatori che vorranno far correre i loro treni su queste linee. Stiamo cercando entro il 2009 di avere tutta la linea Alta Velocità Torino-Napoli completa. A quel punto avremo la possibilità di liberalizzare molto".[5]

L'Alta velocità viene e verrà costruita con massicci finanziamenti pubblici, come abbiamo visto, e servirà a far entrare altre imprese nel mercato ferroviario che lucreranno grandi profitti privati che non andranno mai a ripagare la collettività, ma finiranno nelle tasche di poche persone. Un po' di tempo fa si lessero dichiarazioni di Montezemolo che stava ideando una sua azienda di treni di lusso. Siamo sicuri che il libero mercato porterà vantaggi alla maggioranza della popolazione, ai pendolari e agli studenti? O forse sarà l'ennesima liberalizzazione che permetterà a pochi benestanti un comodo viaggio nelle cabine di Montezemolo, mentre il resto dovrà accontentarsi dei treni pubblici, magari sempre più decadenti?

Certamente il titolo iniziale serve più che altro a mettere in luce il meccanismo propagandistico della stampa filoberlusconiana. Sappiamo infatti che di questo problema sono responsabili sia i governi di centrodestra che quelli di centrosinistra che negli anni hanno sempre più svilito il settore pubblico; non dimentichiamoci che Prodi è stato pur sempre l''uomo delle liberalizzazioni. L'Alta Velocità, più che un esigenza concreta, ha più l'aria di un pacchetto-regalo da parte della politica ad alcuni amici imprenditori. Un dono costoso, ovviamente pagato con i nostri soldi.

Note

[1] http://www.parlamento.it/leggi/01443l.htm
[2] http://isoladikrino.splinder.com/post/8594915/
[3] http://www.corriere.it/Primo_Piano/Economia/2006/11_Novembre/14/treni.shtml
[4] Corriere della Sera, 9 febbraio 2007 - Allarme Fs, 5 miliardi o chiudono i cantieri
http://www.corriere.it/Primo_Piano/Economia/2007/02_Febbraio/09/cantieri.shtml
[5] http://www.corriere.it/Primo_Piano/Economia/2006/11_Novembre/17/ferrovie.shtml

giovedì 18 gennaio 2007

La Triplice Alleanza e altre storie

Quando Silvio Berlusconi afferma che l'Italia "è ostaggio della Francia e nemica degli Usa" e parla di una misteriosa "alleanza euroaraba",[1] sembra che parli di favole, racconti di un tempo antico.
Purtroppo le sue sono affermazioni serie, dalla facile presa e senza nessun fondamento nella realtà, e per questo è interessante smentirlo nei fatti; queste recenti dichiarazioni ce ne offrono l'ennesima opportunità.

C'era una volta un governo (il suo) che aveva "una politica estera chiara e filo-occidentale" e ha ottenuto "un grande prestigio e una grande credibilità".
Chissà perchè ma questo non risulta dalla stampa estera, che al contrario e senza distizione politica, non è stata molto entusiasta del quinquiennio berlusconiano. Dal New York Times al Wall Street Journal, che riportavano i dati sul declino economico dell'Italia mentre in casa ci raccontavano che tutto andava bene, e che i conti pubblici erano in regola. Qualche altro esempio dalla lunga lista: "The Economist" ha dedicato varie copertine al Cavaliere, e ha commesso l'errore di aver raccontato un po' di fatti sul suo impero televisivo e i suoi processi.[2,3] Ovviamente Berlusconi replicò non smentendo i fatti, ma accusando il giornale di essere pilotato dalla sinistra italiana.[4]

In Svezia ci hanno presi in giro per mesi con uno spot della televisione pubblica che recitava: "In Italia, il 90 per cento dei mass media è in mano a Silvio Berlusconi. Noi siamo una televisione libera". [5] Quindi il Cavaliere ha ragione, il prestigio c'è stato, ma in negativo.

L'ex-premier ha anche parlato di un "asse con Parigi e Madrid", dipingendo l'Italia come "serva dell'ambizione francese di diventare un pilastro nell' equilibrio euro-arabico", con una politica basata "sull'esclusione degli Usa dall'influenza nel Mediterraneo".
Ora, sorvolando sulla curiosa teoria della Triplice Alleanza del ventunesimo secolo tra i 3 stati comunisti dell'Europa, l'ex-premier dà per scontato qualcosa che non è affatto scontato, e cioè che gli Usa debbano continuare a mantenere la propria influenza sul mediterraneo. Ma chi lo ha deciso? Eppure l'Europa dovrebbe essere abbastanza vecchia da saper badare a se stessa, se ne avesse la forza e la volontà.

Il cavaliere termina la sua analisi geopolitica con l'ultima chicca: "Questo governo strizza l'occhio ad Hezbollah e critica continuamente Israele che è l'unico avamposto di democrazia nel Medio Oriente".
Uno Stato nato dal nulla, che occupa militarmente un territorio, costruisce mura per delimitarsi i territori e ignora sistematicamente da decenni le risoluzioni ONU, direi che non rientra affatto nella definizione di Stato democratico e di rispetto del diritto internazionale.[6,7]
Riguardo Hezbollah, partito armato libanese, Berlusconi e i suoi mostrano di avere la memoria (volutamente?) corta, perchè dovrebbero ricordarsi che pochi mesi fa il Parlamento ha votato quasi all'unanimità la missione in Libano, (Legge n. 270 del 20-10-06) missione ONU che ricordo ha proprio il compito di proteggere Israele da ulteriori attacchi di Hezbollah![8] Altro che strizzatina d'occhio.

Insomma, l'ennesima dimostrazione che la propaganda di Berlusconi si basa sulle chiacchiere, e non sulla realtà. E soprattutto, può contare sull'appoggio di validi alleati, come giornali (in prima linea il Foglio, Libero e Il Giornale) e giornalisti pronti ad avallare le favole dell'ex-premier  cercando di darne un senso, risonanza e fornirne un'aura di serietà.

L'informazione ha un grave deficit. Si ci perde in chiacchiere perchè fanno vendere, ma quel che conta sono i fatti. E nei fatti l'Italia non è antiamericana, ma ha appoggiato e continua ad appoggiare gli interessi degli USA. Lo hanno dimostrato decenni di storia della Repubblica, e più recentemente il sì di Prodi all'ampliamento della base di Vicenza contro qualsiasi consenso popolare, e il viaggio di Emma Bonino negli States per convincere i magnati americani ad investire nel bel paese.[9]
Ma si sa, sui fatti si può discutere poco. Meglio le chiacchiere, altrimenti troppe persone non saprebbero di che vivere.

Note

[1] http://www.repubblica.it/2007/01/sezioni/politica/governo-caserta/berlusconi/berlusconi.html
[2] http://www.beppegrillo.it/2006/04/basta.html
[3]http://www.societacivile.it/memoria/articoli_memoria/dossier_economist.html
[4] http://www.repubblica.it/online/politica/campagnastampa/francesoir/francesoir.html
[5] http://www.repubblica.it/2005/b/sezioni/politica/tvsvezia/tvsvezia/tvsvezia.htm
[6] http://www.zmag.org/italy/chomsy-israelelibanopalestina.htm
[7] http://www.zmag.org/italy/chomsky.htm
[8] http://www.un.org/depts/dpko/missions/unifil/
[9] Caccia ai superfondi di Wall Street. Bonino: faremo le riforme, investite. Corriere della Sera, 17 gennaio 2007

giovedì 2 novembre 2006

Dossier su Cuba: introduzione

Cuba è un argomento trasversale, affrontato da media, intellettuali e personaggi di tutto il mondo e appartenenti a qualsiasi schieramento. C'è anche un'altra caratteristica , purtroppo molto diffusa in questo dibattito: la superficialità.

E' molto difficile parlare di Cuba senza che ogni tua parola possa farti finire nel girone dei comunisti pro-cubani o in quello opposto degli anti-cubani. A me piacerebbe parlarne senza pregiudizi, cercando di capire cos'è Cuba, la sua storia, come funziona e come si vive su questa isola, senza la superiorità morale di chi vive in occidente e pensa di avere il diritto di giudicare gli altri senza conoscerli. I pregiudizi negativi (e anche positivi) su Cuba sono tantissimi, le persone giudicano aspramente senza conoscere davvero i fatti, senza aver dedicato nemmeno un giorno della loro vita ad approfondire.

L'accusa principale rivolta a Cuba riguarda la repressione dei dissidenti, considerata molto più importante delle innegabili conquiste di Cuba in campo sociale e civile. Il tema è importantissimo, ma non capisco l'ipocrisia di chi continua a denigrare la scelta di Cuba per una diversa forma di governo puntando il dito proprio contro la repressione. Sia chiaro, è innegabile che questa esista, attualmente ci sono circa 300 dissidenti nelle carceri cubani. Ma chi critica è sicuro di conoscere davvero quali sono i fatti? Sa chi sono questi dissidenti, e cosa hanno fatto per meritarsi il carcere? Pensa che queste cose succedano solo a Cuba? Perchè si usano due pesi e due misure, ad esempio ignorando la Cina e tanti altri paesi del mondo con governi illiberali ma appoggiati dal mondo occidentale? Gennaro Carotenuto, ricercatore e studioso dell'America Latina, ha scritto che "Si esige la perfezione da Cuba perchè ha osato sfidare l'ordine naturale delle cose". E con questa citazione già si può rispondere in parte al problema.

A scuola dovrebbero insegnarci che la prima cosa da fare prima di aprir bocca su temi del genere è studiare il contesto storico e ambientale, non per avere scuse per giustificare certi comportamenti, ma per capirli a fondo ed evitare critiche non ragionate.
Prima di invocare la caduta di Fidel Castro, leader del governo cubano, bisogna forse rendersi conto del fatto che questa isola è sottoposta da decenni a pressioni politiche di ogni tipo, ad un durissimo embargo economico e ad azioni di terrorismo fisico e mediatico per distruggere il turismo, l'unica fonte di guadagno per l'economia di Cuba. Bisogna approfondire la realtà dei gruppi di anti-castristi della Florida che hanno attaccato per decenni l'isola, contaminando i raccolti, diffondendo virus negli allevamenti, abbattendo aerei di linea, il tutto col tacito appoggio degli Stati Uniti. Bisogna capire perchè si è arrivati a reprimere le voci di dissenso, e non condannare senza prima averne capito le eventuali ragioni.

Come è chiaro leggendo questo blog e i miei articoli, penso sia giusto denunciare la repressione del governo Cubano verso i dissidenti e auspicare un miglioramento delle condizioni attuali; non farlo sarebbe ipocrita e contrario al principio che vogliamo diffondere, e cioè della libertà di espressione e della democrazia partecipativa effettiva, che ricordo neanche nel nostro paese è ben sviluppata. Ma penso sia anche giusto non omettere alcun particolare, e spiegare tutta la storia, e non solo la parte che fa comodo alla nostra posizione.

Nei prossimi mesi approfondirò tutti i punti di questa introduzione e molti altri, dando vita ad una sota di "Dossier su Cuba". La mia idea è soprattutto di avere dei contatti con persone che sono nate e vivono a Cuba, appartenenti a diversi ceti sociali, e sentire direttamente, grazie alla comunicazione via internet, le loro esperienze e le loro idee. Penso sia un modo efficace e interessante, e pubblicherò le eventuali "interviste" su questo blog. A tal proposito, è gradito l'aiuto di qualche lettore che conosce un po' di spagnolo e può aiutare con la traduzione, oltre a domande, consigli o proposte che sono sempre gradite.

venerdì 20 ottobre 2006

Il giornalismo dello spettacolo

Forse una centralina elettriche esplosa, forse un tamponamento, forse un semaforo rosso non rispettato, forse...tutta Italia si sta chiedendo cosa abbia causato il terribile incidente nella metropolitana di Roma. [1]
In questi giorni da sotto le lamiere del convoglio sta fuoriuscendo un polverone di notizie, anticipazioni, commenti, dibattiti, pareri di esperti di ogni tipo sulle dinamiche misteriose dell'incidente, riversate ad ogni ora e su tutti i canali televisivi, senza eccezioni. Una copertura mediatica eccezionale che, oltre ai consueti speciali dei TG, ha interessato tutta una serie di trasmissioni che non hanno perso tempo a speculare soprattutto sui particolari più raccapriccianti. Domande ridicole ai sopravvissuti, come “hai pensato di morire”?

In questa folle e insensata corsa vince chi prima arriva, chi prima può vedere da vicino i feriti ed il sangue, chi può vantare di essere stato presente e poter raccontare la tragedia ai microfoni dei giornalisti, mentre il resto d'Italia ascolta affamata di particolari, forse poco sensibile alla tragedia ma molto recettiva al suo spettacolo. Si, perchè un incidente così come è raccontato in questi giorni non è che uno spettacolo, una diretta di cattivo gusto; stamattina sul sito di Repubblica vi era addirittura una foto del recupero degli oggetti smarriti.
Abbiamo davvero bisogno di sapere tutto ciò? Di sapere che “qualcuno perde sangue dalla testa, altri meno gravi hanno preso colpi in testa, o agli arti e alle gambe”[2], oppure che molte persone sono incastrate tra le lamiere e soffrono, o che “Un cadavere è stato estratto dalle lamiere.“?[2]

No, io non penso che un giornalismo serio e una televisione moralmente più responsabile abbiano bisogno di trasformare un incidente in uno show, in un dibattito da salotto. O peggio, nelle solite polemiche italiane, come quella riportata dai giornali di stamattina sulla accusa di Sandro Curzi, consigliere del Cda, ai ritardi del servizio informativo Rai, battuto sul tempo da Sky. Stare lì a contare quanti minuti prima gli operatori Sky erano sul posto mi sembra davvero troppo. Purtroppo nel giornalismo spesso il rispetto per il dolore dei coinvolti e dei loro familiari è superato di gran lunga dalla "necessità" di fare audience.

La politica poi, non si smentisce mai. Ad aprire le danze stavolta sono stati Storace e Alemanno, esponenti di Alleanza Nazionale, che hanno accusato il sindaco di Roma di non essersi interessato in tempo della sicurezza dei trasporti pubblici. [3] Lo squallido scontro politico si è poi esteso alle coalizioni, mettendo ancora una volta alla luce la pochezza morale dei nostri politici, che non esitano di fronte a nulla pur di farsi pubblicità e lanciare calunnie gratuite.

In Italia abbiamo una pessima abitudine: aspettiamo sempre che succeda un incidente per attivarci e migliorare gli standard di sicurezza. Ogni tanto, come in questa occasione, ci si inizia a lamentare che si poteva prevenire, che se quel componente elettrico non fosse stato difettoso non sarebbe accaduto nulla, e altri mille se. Tutti discorsi che finiscono puntualmente nel dimenticatoio dopo pochi mesi.
Certamente la colpa principale è della politica, basta pensare alle autostrade, un servizio pubblico dato poco felicemente in concessione ad un privato su cui però dovrebbero vigilare i nostri rappresentanti politici. Le nostre autostrade, soprattutto in alcuni tratti tristemente famosi, sono di una pericolosità inaudita, e causano migliaia di morti ogni anno. Perchè i signori Storace e Alemanno hanno accusato il sindaco di Roma (che avrà anch'egli le sue colpe)[3] ma in 5 anni di governo non hanno fatto pressioni per migliorare la viabilità della Salerno-Reggio Calabria, tanto per dirne una? Il loro ex-collega Lunardi, come sappiamo, era troppo intento ad aprire grandi cantieri (senza soldi) che a migliorare le infrastrutture. Le responsabilità sono un po' di tutti, e le polemiche di questi giorni sono solo strumentali.

La sicurezza è nelle nostre mani, perchè chi deve controllare solitamente è una singola persona e non può o non vuole svolgere il suo lavoro in modo efficiente. Magari non c'è abbastanza interesse economico per controllare, e quindi si lasciano degradare le cose. Così non funziona, basta guardarsi intorno nel proprio piccolo per accertarsene.

Io penso che se vogliamo davvero un cambiamento concreto dobbiamo prendere noi in mano le redini della nostra sicurezza, e responsabilizzarci, come già avviene in altri paesi europei.

La strada del proprio comune è piena di buche e costituisce un pericolo? Il ponte vicino casa ha fondamenta vecchie di 100 anni? Non aspettiamo che succeda l'ennesimo disastro, prendiamo in mano la situazione e segnaliamo a chi di competenza. Si potrebbero creare dei gruppi cittadini in ogni comune, per far valere con più forza le proprie richieste, e soprattutto far pressione sui politici affinché mantengano le promesse. Sarebbe sicuramente un buon inizio.

Mi farebbe piacere ascoltare il vostro parere su questa soluzione, e se possibile sentire l'esperienza di qualcuno impegnato su questo fronte, magari proprio in un gruppo cittadino.

Note

[1] http://www.ansa.it/main/collezioni/maincollection/awnplus_italia/2006-10-17_117955.html
[2]http://www.repubblica.it/
[3]http://www.corriere.it/Primo_Piano/Cronache/2006/10_Ottobre/18/fallai.shtml

giovedì 5 ottobre 2006

Pubblicità...pubblica

Personalmente non amo la pubblicità, non ne condivido il principio e soprattutto non capisco perché dobbiamo sorbirci ore e ore di pubblicità sulla televisione pubblica, pur pagando il canone. Da questi nuovi dirigenti della Rai lottizzata e succube di Mediaset e del suo palinsesto, non mi aspetto nulla, e nemmeno dal governo che in questo campo ha già dimostrato di voler mantenere una perfetta continuità col governo Berlusconi. La Rai è governativa e non si tocca. L'informazione libera, indipendente e aggressiva spaventa tutti, destra e sinistra (evidentemente perché si ha qualcosa da nascondere o si dicono un sacco di balle e non si vuole essere smascherati da giornalisti che siano in grado di farlo..).

E' così che la “telebasura”, la tv spazzatura che in Spagna sta venendo prontamente sostituita dopo la coraggiosa riforma televisiva di Zapatero,[1,2] in Italia resta e anzi aumenta di anno in anno, basta elencare qualcuno dei programmi che circolano al momento: sulla Rai abbiamo L'isola dei famosi e immancabili quiz vari, sulla Mediaset quella chicca che è “Pupe e Secchioni”, Reality Circus, la De Filippi che guida la classifica con Amici e C'è posta per te. Hanno tutti paura della cultura, di qualcosa che insegni alla gente cose utili e interessanti, e soprattutto che abitui la genter a ragionare con la propria intelligenza; la Rai ha inserito due documentari di RaiEdu rispettivamente alle 2 di notte su RaiUno e alle 23.40 su raiTre! Per fortuna Report costituisce un eccezione.

E' ampiamente constatato che non possiamo aspettarci nulla dall'alto, dobbiamo essere noi a fare richieste; mi meraviglio che tra milioni di Italiani siano pochi quelli che si lamentano e provano a fare qualcosa per migliorare questo servizio che, ricordo, è di tutti e non è gratuito. E non voglio credere che la maggioranza di chi paga il canone sia contento di ricevere in cambio programmi di quel livello.
Qualche mese fa si è conclusa una importante proposta di legge popolare [3] per proporre una riforma che liberi la tv pubblica dalla morsa dei partiti e dalla politica, e non si è riusciti a raggiungere le 50.000 firme,[4] a fronte di una popolazione nazionale di oltre 50milioni di persone. Il testo di legge è stato comunque depositato al parlamento, e forse sarebbe il caso di sollecitare il Ministro Gentiloni a prenderla in considerazione, magari con una veloce email.[5] Bastano poche righe.
Non è possibile pagare per guardare programmi demenziali in prima serata e qualcosa di decente alle 2 di notte, il tutto condito continuamente da pubblicità e interruzioni, senza che nessuno si lamenti ed esiga un minimo rispetto.

La televisione pubblica (questo è un discorso non solo italiano) oggi ha un urgente bisogno di liberarsi da due poteri, politico ed economico, che irrimediabilmente ne compromettono l'affidabilità. Finché ci saranno migliaia di imprese che pagheranno milioni di euro per trasmettere le proprie pubblicità, non ci sarà mai spazio per chi voglia mettere in discussione la bontà di un determinato prodotto, o addirittura dell'intero sistema economico su cui reggono le nostre società. Troveremo raramente un ingegnere che parla di un nuovo modo di costruire auto per risparmiare carburante, perché ci sarà sempre la minaccia di ritirare le pubblicità da parte di aziende come le compagine petrolifere. Non troveremo mai una persona come Beppe Grillo che parla di energie alternative attuabili subito, e rompe le scatole un po' a tutti e sopratutto alle imprese italiane.
Non troveremo mai un medico che ci illustra gli studi scientifici degli ultimi decenni che mostrano come il consumo di prodotti animali sia direttamente legato all'incidenza delle più diffuse malattie croniche, basta contare il numero impressionante di prodotti animali pubblicizzati.
I dirigenti di aziende televisive, come Confalonieri per Mediaset, nelle interviste parlano di introiti pubblicitari e accordi con le imprese, mentre i contenuti e la qualità del servizio sembrano non esistere: l'importante è aumentare gli introiti pubblicitari. L'informazione non è un servizio, è un imrpesa e il suo scopo è massimizzare i profitti, come l'economia ci insegna.

Avere informazioni chiare e basate sui fatti è possibile solo in quei media che non sono legati a vincoli commerciali o politici, e che ovviamente vogliono impegnarsi a fare vera informazione.

Ottenere questo dovrebbe essere il primo obiettivo di tutte le persone, gruppi e associazioni impegnate per il progresso civile, qualsiasi sia il campo in cui lavorano: ecologismo, animalismo, pacifismo, politica, diritti umani, etc.
Non propongo ovviamente di lasciar perdere questi ambiti e concentrarsi tutti su una riforma globale del sistema informativo. Dico però che tutti questi gruppi dovrebbero prendere coscienza del problema, discuterne, e riservare almeno una piccola parte del proprio tempo a battersi per un cambiamento in questo settore. Il perché voglio chiarirlo con un esempio.
In uno studio sui mass media, FAIR,[6] un gruppo americano per il controllo dell'informazione, ha esaminato tutte le interviste sulla guerra in Iraq (quando ancora se ne discuteva negli USA) trasmesse sui 4 principali notiziari: CBS evening news, NBC nightly news, ABC evening news e NewsHour. In due settimane, su 400 interviste soltanto 3 esprimevano un parere contrario alla guerra. 3 su 400.[7] Chi diceva che gli Stati Uniti vantano la stampa più libera e democratica?

E' chiaro che un sistema informativo nelle mani di questi poteri danneggia tutti i gruppi che si impegnano per il progresso civile e la pace, ed è necessario agire.

Ho iniziato a cercare alcune delle radio e tv indipendenti disponibili in rete, in lingua italiana e inglese (DemocracyNow è tra le più interessanti secondo me). Non sono certo tutte, vi invito dunque a fare le vostre segnalazioni in modo da avere a disposizione una serie di strumenti e risorse utili, e sopratutto più libere. Mi occuperò di tenere aggiornata la lista arricchendola di volta in volta.
Ovviamente anche su questi siti vanno sempre verificate le fonti e la veridicità di ciò che si legge o si scrive. La regola vale sempre.

In Italiano:
http://www.arcoiris.tv
http://italy.indymedia.org

In inglese:
http://www.democracynow.org/static/IMIATOW.shtml
http://www.alternativeradio.org/
http://www.indymedia.org/it/index.shtml
http://www.zmag.org/newvideos.htm

Note

[1] http://www.perunaltratv.it/index.php?id=10,29,0,0,1,0
[2] http://www.articolo21.info/notizia.php?id=2822
[3] Articolo 71, http://www.quirinale.it/costituzione/costituzione.htm
[4] http://www.perunaltratv.it/
[5]http://www.comunicazioni.it/it/index.php?Mn1=1
[6]http://www.fair.org/index.php
[7]http://www.democracynow.org/static/IMIATOW.shtml