lunedì 27 marzo 2006

Un giocattolo che non funziona

Quale società può portare un uomo a gettarsi volontariamente sotto un treno in corsa?[1]

Quando capita una di queste tragedie, di solito viste solo in tv, proprio al treno su cui ti trovi al mattino per recarti all'università, magari sonnecchiando per la stanchezza, vieni investito da diverse emozioni; alla tristezza e il dispiacere iniziale per una vita umana sacrificata, si affianca presto la lucida rabbia interiore, e una domanda si delinea nella testa: come può accadere questo?

Pensandoci, è solo un episodio infinitamente piccolo, che però insieme ad altri milioni di episodi più o meno grandi, concorre a dimostrare il misero fallimento del nostro intero modello di sviluppo sociale, culturale ed economico. Altro che civiltà superiore, altro che società del benessere, altro che società dei consumi di massa e divertimenti per tutti: la nostra è una società malata, un organismo divorato da un cancro.

Abbiamo sviluppato, in pochi secoli, un modello di sviluppo economico fondato sul capitalismo sfrenato, la cosa più abominevole che l'uomo potesse creare.
Una società in cui l'individuo è inserito in un meccanismo per cui il principale scopo della giornata è far soldi. Le aziende, il piccolo negozio, la grande multinazionale, hanno come unico scopo il profitto. La regola di base del capitalismo, meschina e volgare, può essere riassunta in poche righe, poche parole che influiscono su praticamente ogni aspetto della vita su questo pianeta: massimizzare i profitti diminuendo i costi.

Tremendamente semplice, peccato sia devastante. Dov'è il rispetto per valori come la vita, la dignità umana, la vita di tutti gli essere viventi che condividono, ahi-loro, il pianeta con noi? Dov'è il rispetto per l'ambiente?

L'ambiente è forse la “cosa” più colpita, direttamente e non, da questo terribile modello di mercato e sviluppo. L'ambiente, questa “cosa” che non si capisce bene di chi sia, a chi debba interessare: serve a me? A voi? Serve a guadagnare?
Vorrei spiegare a questi signori ed a tutti quelli che considerano la natura una pattumiera gratuita e inesauribile, che è un bene di tutti, serve alla vita, e non si può comprare. Non basterà una montagna di soldi per salvarsi dalle catastrofi che stanno -e stiamo- provocando anche noi che nel bene e nel male viviamo in questa società.
Secondo la maggior parte della comunità di climatologi, il surriscaldamento dovuto ai nostri metodi di produzione provocheranno, tra le tante conseguenze, lo scioglimento delle calotte glaciali e il conseguente aumento del livello del mare  [2,3,4] sottrarrà spazio vitale alla specie umana. Questi signori potranno forse comprarsi fino all'ultimo spicchio di terra emersa, ma non potranno avere acqua pulita, libera dai loro scarichi, o aria respirabile, priva di ogni tipo di quelle sostanze che quotidianamente riversiamo nell'ambiente. O forse fanno affidamento su un evoluzione della specie umana che ci doterà di branchie?

Massimizzare i profitti diminuendo i costi. Dov'è il rispetto per la dignità umana in tutto ciò? Certo, non dimentichiamo che ci sono le cose scritte, le parole, le dichiarazioni...ma rileggendo l'articolo di Aerelin, “L'inutilità della parola”[5], viene il dubbio che forse, anche in questo caso, il linguaggio sia usato più come un'abitudine che come una volontà sincera di non arrecar danni ad uomini e ambiente; “la nostra azienda rispetta l'ambiente”, “questa azienda rispetta il lavoro”, sono belle parole che tutti scrivono, ma pochi, pochissimi, mettono in pratica.

Questo rispetto forse è nel fatto che oggi una vita di benessere è possibile per tutti?
E' vero: abbiamo il telefoninoconfotocamera2megapixelumtswapmp3, il lettoredvdinauto, laxboxanchenelcessodicasa, il carputer...questo poi merita qualche parola in più. Mostro[6] nato dalla fusione dei termini “car” e “computer”, è un pc montato nel cruscotto della vostra auto. Così mentre siete in autostrada a 130 all'ora con un auto da 300 milioni di euro che può arrivare a 300 km/h, potete scrivere un email, o giocare a campo minato. Lascio a voi i commenti.

Inutile continuare con questa lista, infinita, di oggetti. Attenzione, chiariamo che questa non è l'ennesima e monotona predica contro lo sviluppo tecnologico, perché non è quello il problema secondo me, anzi. La tecnologia ben venga, ma tecnologia utile.
Il punto è che un modello di sviluppo economico prima di tutto dovrebbe soddisfare i bisogni utili e fondamentali, per tutti; ma osservando questo nostro mondo non mi sembra che l'obiettivo sia stato centrato, né che ci sia l'intenzione di farlo.

E' interessante anche notare come questo modello, e le sue numerose negative conseguenze, si celi dietro un termine che esprime una positività, quasi rassicurante: “neoliberismo”. In effetti suona meglio di “capitalismo”, sembra una cosa innovativa, positiva, ed è sbandierato dalla destra così come dalla nostra sinistra “progressista”, che ormai si trascina, sterile, svuotata di ogni alternativa intelligente e credibile.

Lascerei a voi approfondire, trarre idee e conclusioni, magari discutendone sul blog, sul fatto che il neoliberismo possa essere considerato un modello di sviluppo da seguire.
Io continuerò a scrivere anche su questo argomento, ma penso che sarà arduo per qualcuno trovare qualcosa di positivo in un sistema, e le politiche ad esso connesse, che continua a costringere centinaia di milioni di persone del mondo alla fame, continua a tenere nella miseria i paesi del terzo mondo, trasformandoli in serbatoi di materie prime e risorse energetiche per i nostri paesi del benessere, grazie alle politiche di organismi come il Fondo Monetario Internazionale e la Banca Mondiale [7,8] e che continua a ridurre persone alla disperazione più assoluta, creando società sempre più degradate culturalmente.

Non penso che questo sia un sistema che funziona bene, e soprattutto che funziona garantendo a tutti una vita dignitosa. Se un giocattolo non funziona, lo si ripara o lo si cambia. Questo è un giocattolo che non funziona affatto. Non basta ripararlo, va cambiato del tutto.
Credo che bisogna iniziare a capire che è necessario promuovere un cambiamento, e non un semplicistico miglioramento di qualcosa che esiste ma che, per come è fondato, non potrà mai funzionare bene. Se i partiti politici che ci rappresentano non si fanno portavoce di questi cambiamenti, ci sarà bisogno di continuare ad informare e far informare correttamente le persone, per prendere coscienza di questo aspetto, ed agire collettivamente.

Ecco perchè l'uomo gettatosi sotto il treno diventa una metafora e un'immagine del misero fallimento a cui stiamo andando incontro, e a cui dobbiamo dire “basta”.

Note

[1] http://www.ansa.it/main/notizie/fdg/200603201007235249/200603201007235249.html
[2] Intergovernmental Panel on Climate Change - Climate Change 2001 http://www.grida.no/climate/ipcc_tar/wg1/index.htm
[3] http://www.zmag.org/Italy/johansen-globalwarming.htm
[4] http://www.disinformazione.it/riscaldamento.htm
[5] http://www.isoladikrino.splinder.com/post/7477409/L'inutilità+della+parola
[6] http://en.wikipedia.org/wiki/Carputer
[7] http://www.imf.org/external/pubs/ft/aa/aa01.htm
http://www.admin.ch/ch/i/rs/0_979_1/a1.html
[8] http://www.worldbank.

2 commenti:

  1. LuthienTinuvie27 marzo 2006 19:40

    bah io penso che a parole sia facile,sparare cosi' ma chi rinuncera' mai ad avere tutti questi provilegi,a stare "bene" anche se a spese degli altri?

    Un cambiamento ci sara' secondo me solo quando saremo con l'acqua alla gola.Fin quando la realta' ci viene trasmessa tramite gente come cecchi pavone o fede, ci estingueremo e nn ci saremo accorti di cio' che abbiamo fatto!

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  2. hai detto bene, fin quand la "realtà" ci verrà trasmessa da certa gente e tramite certi canali... ma non sono d'accordo sul fatto che nessuno sia disposto a rinunciare a qualcosa anche se è conscio che arreca danni ad altri.


    E poi, chi ha detto che cambiare sistema comporti per forza un impoverimento di ciò che abbiamo?

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